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Ivo Zini oggi avrebbe sessant’anni

Oggi avrebbe sessant’anni e magari avrebbe potuto contribuire a cambiare qualcosa in meglio, o mettere in pratica i suoi ideali di comunista, o persino essere felice, o star per diventare nonno, o qualsiasi altra cosa.

Si era laureato da poco in Scienze Politiche e la sera del 28 settembre 1978 con due amici si era avvicinato alla bacheca dell’«Unità» di una sezione romana del PCI per vedere che cosa c’era quella sera al cinema. Mentre leggevano, da una Vespa bianca scesero due neofascisti a volto coperto ed esplosero quattro colpi sui tre ragazzi. Ivo morì quasi subito.

Tanti attivisti di sinistra sono stati assassinati così: senza una ragione palese, perché erano malvestiti, avevano i capelli lunghi, o avevano un giornale «sbagliato». In quel caso avrebbe anche potuto trattarsi di un’azione mirata perché pare che i tre giovani avessero partecipato mesi prima a qualche manifestazione antifascista.

Verso le 11 di sera l’omicidio fu rivendicato dai neofascisti dei Nuclei Armati Rivoluzionari con una telefonata al giornale «Il Messaggero».

Ci fu un lungo processo ma – come al solito quando si tratta di neofascisti – nessuna certezza, nessuna spiegazione, nessun mandante e nessun colpevole. Fu accertato solo che i due sicari erano forse da ricondurre alla sede romana del FUAN in Via Siena 8.

Oggi resta qualche vecchia foto e una lapide nel luogo dell’agguato che recita «A Ivo Zini barbaramente assassinato dai fascisti | i cittadini del Quartiere Alberone | Roma 28 settembre 1978». Ma l’eco di quegli spari fa ancora rumore.

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