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Faziosità di «Repubblica» sulla mobilitazione antifascista di Palermo

Come al solito, la «Repubblica» prosegue nell’opera di sdoganamento dell’ideologia neofascista e di normalizzazione del paese. Dopo la protesta antifascista a Palermo contro la presentazione del libro agiografico su CasaPound, uno dei tanti giornalisti aperti o amici ha evocato sulle pagine locali «antichi olezzi di carta bruciata, prodromi di successive nefandezze».

Non si è accorto che oggi sono altri quelli che propongono il rogo dei libri. Né ha considerato che un libro non è un oggetto al di sopra di ogni presa di posizione. Avrebbe scritto le stesse cose se si fosse trattato di un libro di palese istigazione all’odio razzista, sessista, omofobo o antisemita? O se si fosse trattato di una mitizzazione dell’eroismo dark di Cosa Nostra?

Ecco: si tratta di un libro neofascista, anzi della leggenda agiografica di un’organizzazione il cui programma politico riprende alla lettera la Carta del Lavoro fascista del 21 aprile 1927, e non a caso si dichiarano «fascisti del terzo millennio».

In tutt’Italia costoro praticano con sistematicità l’aggressione squadrista e il loro guru indiscusso, Gianluca Iannone, ha una spiccata e documentata attitudine per il pestaggio. «Nel dubbio mena» è uno dei motti preferiti e più applicati dai militanti di CasaPound, e recentemente hanno rivendicato il valore culturale del «pugno nello stomaco» e del «calcio nei denti».

Non sono solo parole: a Bologna il loro ex capo Alessandro Vigliani è un nazistoide condannato «per associazione per delinquere finalizzata alle lesioni personali, al porto abusivo di armi improprie, alla violenza privata ed alla discriminazione, all’odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi».

Ma godono però di ottime protezioni. Rotocalchi, case editrici, finanziamenti, coperture politiche governative. Pubblicano il loro libro con Rizzoli, lo presentano presso una libreria Mondadori, vengono coccolati dai giornali disinformativi di regime come appunto «Repubblica». Così scrive il compiacente giornalista Tano Gullo:

«Un confuso mix di Nietzsche, Dylan Dog, Tex Willer, Blek, don Chisciotte, Yanez, i Samurai, i Legionari, i Futuristi, James Dean, le gang giovanile del film West Side Story, Francis Drake, Corto Maltese, la band Zetazeroalfa, eroi con qualche macchia ma senza paura in perenne ricerca di anime belle da salvare dalle grinfie spuntate dei fighetti di sinistra, che vivono da ricchi e predicano da poveri».

Già, intanto questi romanticoni sono sempre ben protetti da uno spiegamento di blindati e forze dell’ordine che magari tirano lacrimogeni e persino sassi contro i manifestanti come si vede alla fine di questo video. E poi questi «eroi con qualche macchia» coniugano d’abitudine violenza reale e violenza simbolica, fomentando l’odio xenofobo e il nazionalismo razzista. Non sono diversi da quei «gruppetti di neofascisti cinesi» che, dopo l’incidente nucleare giapponese, hanno festeggiato la tragedia dell’odiato vicino. Era solo una festa?

Oggi bisogna guardarsi dalla normalizzazione strisciante promossa dagli ingegneri della cultura nazionale, dai media, dai grandi giornali, da politicanti e intellettuali d’ogni risma e colore. Una normalizzazione autoritaria che a quanto pare lambisce anche la pratica antifascista e cerca, nei modi più diversi, di valorizzare o risemantizzare i simboli ambigui del patriottismo, della bandiera e dell’onore.

Ora e sempre, resistenza d’idee e di azione! Solidarietà con chi si mobilita contro l’intolleranza, l’autoritarismo e il neofascismo!

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