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[BO] Manes Bernardini: «Noi non abbiamo certo l’anello al naso»

Manes, il demone etrusco di Porretta, ha dichiarato che la coalizione di centrodestra «non ha certo l’anello al naso»: non sono insomma degli ingenui “selvaggi”, ma solo autentici razzisti e fascisti “dal volto umano”, come scrivono compiacenti i giornali.

Ecco Manes che va in Piazzola e cosa dice? «Temo per il continuo diminuire della presenza di commercianti italiani rispetto a quelli extracomunitari».

Ogni volta Manes non sa dire altro: non punta su altro che sull’odio sociale. Eccolo di nuovo: «Precedenza ai cittadini italiani residenti in città nell’assegnazione degli alloggi pubblici».

C’è la guerra contro la Libia, centinaia di migranti muoiono in mare, e Manes cosa ne pensa? «Bossi dice “immigrati föra di ball”? Dico lo stesso anch’io, ma in bolognese. Non è una questione di razzismo. Il problema è che noi non abbiamo proprio la capacità di accogliere queste persone. C’è gente, da noi, che cerca una casa e che ha bisogno di assistenza. In queste circostanze non possiamo permetterci di accogliere i profughi del Nord Africa. Bisogna lasciarli in Sicilia e da lì riportarli subito a casa loro. Poi gli si dà una mano nei loro paesi di origine».

Va detto che, senza lo sfruttamento del lavoro migrante, questo paese sarebbe già in bancarotta, lo Stato non potrebbe pagare le pensioni, né tenere aperte le scuole, e gente come Manes finirebbe a lavorare in fonderia o a raccogliere pomodori a 2 euro l’ora.

Ma il razzismo leghista è soltanto uno schermo per l’affarismo dei faccendieri lumbard. Coprire le buche? Sì, si può fare, ma per questa ardua impresa bisognerà vendere Hera agli amici degli amici: «I soldi? – dichiara Bernardini – bisogna ragionare sulle quote di Hera, ossia i proventi derivanti da cessioni di quote in partecipate che devono essere investiti per esigenze tangibili sul territorio e non destinati a colmare ammanchi di bilancio».

È una vecchia ricetta che in Lombardia risale all’età di Maria Teresa d’Austria & figli, come cantava nel 1785 l’abate Giuseppe Parini: «E fingendo nova esca / al pubblico guadagno, / l’onda sommuovi, e pesca / insidioso nel turbato stagno». Poi però venne l’età delle rivoluzioni.

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