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Enzo Raisi: la «trasparenza» di un (post?)fascista

Ora che le carte dell’Archivio Mitrokhin (agente del KGB fino al 1985) non sono servite ad alzare il polverone sperato intorno alla strage neofascista del 2 agosto 1980, Enzo Raisi chiede che siano «desegretate» in modo che tutti possano finalmente «conoscere tanti lati oscuri della storia recente del nostro paese».

In effetti, le carte Mitrokhin riguardano le attività coperte dei servizi segreti sovietici in Italia e il povero Raisi, non avendo trovato nemmeno un appunto sbiadito per scagionare i camerati Mambro e Fioravanti dal ruolo comprovato di esecutori della strage, si consola con la speranza di altre ghiotte rivelazioni…

Ovviamente, il buon Raisi non fa alcuna menzione del segreto di Stato italiano e delle insormontabili difficoltà di accesso alla documentazione storica italiana degli Affari riservati, dei Servizi segreti, del Dipartimento per la Sicurezza…

Quella di Raisi è una «trasparenza» a senso unico: proprio dagli archivi nostrani potrebbe uscire qualcosa sui mandanti politici delle stragi neofasciste e della «strategia della tensione».

Non sono noti, infatti, i mandanti di nessuna delle quattordici grandi stragi che hanno insanguinato l’Italia, ma sempre apparati e funzionari di Stato si sono distinti nell’organizzare depistaggi, nascondere indizi, proteggere i gruppi neofascisti che le avevano eseguite.

E intanto fino a un mese fa, per stare sul sicuro, i postfascisti e i leghisti mettevano il segreto di Stato un po’ su tutto: il traffico di armi, gli appalti, la ’ndrangheta lumbard

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