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Revisionisti e fascisti? Fuori da Bologna!

Ci giunge voce di questa iniziativa sulla strage del 2 Agosto

Abbiamo già denunciato numerose volte i tentativi di depistaggio messi in campo da fascisti e revisionisti.

Ora, giovedì 17 settembre alle ore 21, presso la Sala dell’Angelo, un gruppo di estremisti di destra vorrebbe tenere un’iniziativa per negare la matrice neofascista della Strage di Bologna.

Negare la matrice neofascista della strage è solo un modo per rivendicare la loro violenza e poterla riproporre in futuro.

Non abbiamo bisogno di verità alternative.

L’unica verità è che la strage è fascista!

 

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[BO] Sappiamo chi è STATO: domenica 2 agosto tutte e tutti in P.zza Nettuno alle ore 9.15

2 agosto 1980
Strage fascista – Strage di Stato

Nel 40° anniversario della strage del 2 agosto 1980, utilizzando le disposizioni anti-covid, le commemorazioni ufficiali chiudono alla possibilità della cittadinanza di partecipare in modo attivo e fattivo al ricordo ed alla costernazione per l’efferato delitto.

Ma noi non ci stiamo. Saremo in piazza per partire in corteo verso Piazzale Medaglie d’Oro.

La sera del 2 agosto 1980 Piazza Maggiore era gremita e a chi paventava l’incidente (una bombola di gas) la piazza rispose unanime: la strage è fascista, la strage è di stato.

Da 39 anni la cittadinanza bolognese e molte e molti che vengono anche da altre città, hanno percorso le vie di Bologna per non dimenticare, per chiedere verità, perché lo Stato apra i suoi archivi e permetta un accertamento giudiziario che da un punto di vista storico è ormai inoppugnabile.

Le disposizioni anti-covid non fermano invece la manifestazione negazionista/fascista che è prevista in piazza Carducci il 2 agosto alle 18. Una provocazione che va fermata ad ogni costo.

Le sottoscritte realtà metropolitane: collettivi, spazi, sindacati, associazioni, partiti, invitano la cittadinanza tutta a ritrovarsi in Piazza Nettuno alle 9,15 per poi partire in corteo verso la stazione di Bologna.

Noi non dimentichiamo. Noi sappiamo chi è STATO.

Ora e sempre resistenza.

Assemblea anarchiche e anarchici imolesi
Associazione Bianca Guidetti Serra
Associazione Primo Moroni
Circolo Anarchico Camillo Berneri
Coordinamento Antifascista Murri
Laboratorio Smaschieramenti
Noi Restiamo
Potere al Popolo Bologna e provincia
Pratello R’esisite
Sindacato Generale di Base
Sindacato Cobas Lavoro Privato

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Un altro prigioniero politico curdo impiccato in Iran

Oggi l’Iran detiene il primato mondiale per numero di prigionieri politici in rapporto alla popolazione ed è capillare la repressione di ogni dissenso politico, culturale, religioso o esistenziale: giornalisti, artisti, scienziati, studenti, insegnanti, femministe, attivisti per i diritti dei bambini, ambientalisti, attivisti per i diritti umani, minoranze religiose ed etniche, atei, persone LGBTQ…

UN ALTRO PRIGIONIERO POLITICO CURDO IMPICCATO DA TEHERAN
di Gianni Sartori

Ci risiamo. Pur sotto il tiro perenne della Casa Bianca, il regime iraniano non trova niente di meglio che intensificare la repressione. Sui curdi del Rojhilat (Kurdistan dell’Est, territori curdi sotto amministrazione-occupazione iraniana) in particolare.

Un altro militante curdo, Hedayat Abdollahpour, è stato impiccato e la famiglia – tenuta all’oscuro e a cui non era stata nemmeno concessa l’ultima visita – lo ha saputo soltanto 20 giorni dopo (il 10 giugno). Inoltre, come avviene regolarmente, il corpo non è stato restituito ai parenti ma sepolto in un luogo segreto.

Quanto alla richiesta di informazioni avanzata dei familiari, per ora le autorità iraniane non l’hanno nemmeno presa in considerazione.

Hedayat Abdollahpour era stato arrestato nel giugno 2016 con altri sei curdi nei pressi di Oshnavieh (Azerbaidjan occidentale). Tutti loro erano accusati di aver fornito cibo e riparo a esponenti del PDKI (Partito democratico del Kurdistan d’Iran). Stando alle accuse mosse in tribunale, si sarebbe trattato di guerriglieri che poco prima si erano scontrati con alcuni Guardiani della rivoluzione, il braccio armato del regime.

Una prima condanna nei confronti di Hedayat (finora, a quanto è dato di sapere, l’unico condannato a morte tra i sette arrestati) era stata annullata dalla Corte suprema e rinviata al Tribunale rivoluzionario islamico di Oroumihe per essere riesaminata. Nuovamente condannato a morte, la sentenza veniva definitivamente confermata anche dalla Corte suprema.

Come in Bakur (territori curdi sotto amministrazione-occupazione turca) anche nel Rojhilat la popolazione curda subisce discriminazioni e repressione. Vive in condizioni di povertà (in buona parte dovute alla politica di Teheran nei confronti di questi territori) e viene penalizzata in ogni modo. Quello di non restituire i cadaveri dei giustiziati e di inumarli in località sconosciute è solo un esempio. Un inasprimento brutale, un ulteriore carico di sofferenza per i familiari.

Negli ultimi mesi nei territori curdi posti entro i confini iraniani si è registrato un incremento delle esecuzioni capitali. Per Hedayat Abdollahpour la cosa è stata ancora più grave in quanto l’impiccagione di un prigioniero il cui caso è ancora sottoposto alla Commissione di amnistia e di grazia risulterebbe illegale (stando alla legislazione iraniana). Non mancano tuttavia i precedenti. Nel settembre 2018 nella prigione di Rajai Chahrun veniva ugualmente impiccato un altro detenuto curdo, Ramin Hossein Panahi. E anche il suo caso avrebbe dovuto venir prima esaminato dalla Commissione di amnistia e di grazia.

Gianni Sartori

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[Vicenza] Attacco incendiario alla sede del Caracol Olol Jackson e manifestazione antifascista giovedì 18 giugno

Riceviamo e condividiamo la notizia di un attentato neofascista a Vicenza. Giovedì 18 giugno si terrà una manifestazione a Vicenza per protestare contro l’abolizione della cosiddetta “clausola antifascista” per la concessione di spazi pubblici e per denunciare la vicinanza della giunta a esponenti del neofascismo vicentino.

VICENZA: ATTACCO INCENDIARIO FASCISTA ALLA SEDE DI CARACOL OLOL JACKSON E DI ADL COBAS

È successo stanotte, è stata attaccata la realtà che maggiormente in questo momento a Vicenza rappresenta e pratica i valori della solidarietà e della giustizia sociale, una realtà che incarna l’antifascismo dalla A alla Z.

Durante il lockdown, nei festeggiamenti del 25 aprile, era stato attaccato uno striscione al primo piano del Caracol Olol Jackson e della sede sindacale di Adl Cobas con su scritto “Ieri partigiani, oggi antifascisti”.

Questa notte, ignoti lo hanno bruciato, tentando poi di dare fuoco alla pensilina di ingresso e facendo altri danni alla struttura, lasciando infine una croce celtica incisa sul portone di ingresso. Abbandonata sulla strada un’artigianale bottiglia incendiaria con un adesivo di stampo fascista con scritto “boia chi molla”.

A due giorni dalla cancellazione della clausola antifascista proposta da Silvio Giovine e approvata dal consiglio comunale, probabilmente qualcuno ora si è sentito più legittimato ad attaccare una sede sindacale e la sede del Banco aiuti alimentari di mutuo soccorso e della scuola popolare del Caracol Olol Jackson.

Se pensate di intimidirci, avete perso il vostro tempo, la sede sindacale ha già riaperto, il banco aiuti alimentari continua le sue attività quotidiane di consegna di spese alle famiglie in difficoltà e giovedì 18 giugno saremo in Piazza Castello alla manifestazione antifascista, perché “l’antifascismo è una responsabilità morale”, come ci dicono dalle piazze “Black Lives Matter” di questi giorni negli Stati Uniti.

Caracol Olol Jackson

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Scioperi della fame di Grup Yorum

Continuano e si inaspriscono gli orrori repressivi dello Stato turco contro ogni forma di dissenso. Riceviamo e condividiamo un intervento di Gianni Sartori.

SCIOPERI DELLA FAME DI GRUP YORUM
di Gianni Sartori

Premessa a carattere personale, quasi intima.

La morte di Helin Bolek (curda, cantante della band Grup Yorum) mi aveva lasciato… come dire? attonito, tetanizzato…

Al punto che avevo deciso di non scriverne più. Perlomeno di scioperi della fame fino alla morte. Troppi ricordi, troppe analogie. Non solo con quelli irlandesi del 1981. Anche con altri scioperi in Turchia, quelli del1996 (12 vittime) e poi del 2000 e oltre. Con oltre un centinaio di vittime tra prigionieri e familiari.

Poi è morto anche Mustafa Koçak e questa ennesima tragedia annunciata aveva rinforzato la mia decisione.

Ma solo in un primo momento. Quasi inconsapevolmente, poi ho cambiato idea.

Al momento di scrivere non è dato di sapere se Ibrahim Gökçek (39 anni, bassista di Grup Yorum, in sciopero della fame dal 17 maggio 2019) sia ancora in vita. In ogni caso le sue condizioni rimangono disperate e personalmente non mi faccio illusioni sulle conclusioni.

Ricapitoliamo.

Helin Bolek è morta il 3 aprile dopo 288 giorni di sciopero della fame (trasformato da gennaio in death fast) nella sua abitazione nel quartiere Sariyer.

Era stata arrestata l’anno scorso insieme a Ibrahim Gokcek durante una perquisizione domiciliare nel Centro culturale Idil a Istanbul. Entrambi venivano accusati di far parte del Fronte rivoluzionario di liberazione del popolo (DHKP-C), organizzazione di sinistra illegale. Rilasciata nel novembre 2019 aveva proseguito nella sua azione di protesta contro la repressione nella “Casa della Resistenza”. Continued…

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Verso un 25 aprile che allarghi gli spazi di libertà

Siamo in una situazione complicata. Non riusciremo, come vorremmo, a invadere le strade della città per festeggiare la memoria di una lotta di liberazione che non si è mai fermata e per rivendicare le battaglie di oggi per la libertà, l’eguaglianza e la giustizia sociale.

In questa situazione le norme varate dal governo peggiorano costantemente le condizioni materiali di milioni di persone che stanno perdendo lavoro e reddito, possibilità di espressione dei propri bisogni mentre ancora non si vede la fine dell’emergenza sanitaria. Il massacro prodotto dai tagli al welfare pubblico oggi si manifestano in tutta la loro atrocità proprio nella questione sanitaria.

Ma come realtà antifasciste bolognesi non siamo state e non staremo con le mani in tasca.
Ognuna di noi è immersa in attività solidali per aiutare chi ha più bisogno, in iniziative che denunciano le contraddizioni e le ingiustizie di questo sistema, in lotte specifiche che rivendicano reddito e dignità per tutte, condizioni di sicurezza per tutte.

Per il 25, attorno al 25 aprile, numerose iniziative sono in corso; per lo più iniziative di comunicazione che potrete vedere e ascoltare sui canali a disposizione per il movimento. Dalle radio, ai servizi streaming, ai blog, ai siti, ai servizi social già dal 21 aprile (data delle liberazione di Bologna dal nazi-fascismo) e a seguire nei prossimi giorni potrete utilizzare innumerevoli contributi.

Per la giornata del 25, poi, abbiamo immaginato un “corteo virtuale” cioè un palinsesto di contributi audio e video che tocchino i nodi della realtà bolognese connessi sia alla memoria partigiana che alla situazione attuale.

Accanto a tutto questo striscioni e bandiere antifasciste e della resistenza di ieri e di oggi (no tricolori che a questo ci pensano già i fascisti) ai balconi, alle finestre, sulle biciclette.

L’invito è quello di connettersi a Radio Spore (radiospore.oziosi.org), la radio autogestita di Xm24 dalle ore 10:00 del mattino fino alle 22:00 per la diretta speciale con contributi live, collegamenti telefonici e aggiornamenti dai quartieri. Ma soprattutto, per diffondere musica con impianti stereo casalinghi dai propri balconi, l’appuntamento è alle 13.12, in contemporanea all’esposizione di bandiere e striscioni, per far risuonare in ogni strada una playlist di musica partigiana fino alle 13.30.

Raccogliamo poi tutto questo materiale per dare conto di come anche in una situazione complicata l’antifascismo è nostro e non lo deleghiamo.

Ci vogliono chiuse e impaurite nelle nostre case, nei nostri tuguri, nelle nostre prigioni.

Rispondiamo rivendicando ancora, qui ed ora, spazi di libertà.

Realtà antifasciste bolognesi

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[BO] 05/03 ore 20.30 assemblea pubblica verso il corteo del 25 aprile

Il Nodo Sociale Antifascista vi invita

all’assemblea pubblica
per organizzare il corteo cittadino del 25 aprile 2020

che si terrà giovedì 5 marzo alle ore 20.30

presso il circolo anarchico Berneri
piazza di porta santo Stefano 1

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[Canada] Arrestati sei manifestanti moicani

Ancora gendarmi al servizio del profitto e della devastazione ambientale. Tutto il mondo è paese. Tutto il mondo è la nostra patria. Solidarietà con chi resiste!

ARRESTATI SEI MANIFESTANTI MOICANI IN CANADA
di Gianni Sartori

Il 24 febbraio la Polizia provinciale dell’Ontario (PPO) è intervenuta contro i manifestanti che da quasi venti giorni bloccavano i binari della ferrovia a Tyendinaga. Qui, portata avanti dai Mohawks locali, si stava svolgendo una delle iniziative di solidarietà, scoppiate numerose in tutto il Canada, per la lotta della nazione Wet’suwet’en i cui territori sono stati invasi dalla Gendarmeria reale canadese.

I Wet’suwet’en si oppongono alla costruzione di un oleodotto – lunghezza prevista 670 chilometri – della TC Energy che dovrebbe trasportare idrocarburi prodotti con il fracking, un metodo ritenuto devastante dal punto di vista ambientale.

Sul posto i poliziotti – stipati in una quindicina di SUV – sono arrivati verso le ore 8 e 10 dirigendosi immediatamente alle barricate e arrestando sei persone. Il giorno prima la PPO e la Canadian National Railway Company avevano apostrofato i militanti, nativi e ambientalisti, minacciandoli di denunce e apertura di inchieste nei loro confronti nel caso non avessero smobilitato entro la mezzanotte di domenica 23 febbraio. Ma le richieste della polizia venivano immediatamente rispedite al mittente dai Mohawks.

Gianni Sartori

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Turchia: liberare tutti!

Ogni giorno, fra il rumore della disinformazione permanente, trapelano le notizie di un mondo sempre più violento e atroce in cui anche cantare può essere un reato…

TURCHIA: LIBERARE TUTTI!
di Gianni Sartori

Il 24 febbraio il prigioniero politico comunista Ibrahim Gökçek (bassista della band Grup Yorum), in sciopero della fame dal 17 maggio 2019, è stato rilasciato. Secondo i medici dell’Istituto di Medicina Forense che lo avevano visitato, il suo stato di salute, le sue condizioni fisiche sono incompatibili con la carcerazione.

E finalmente, dopo mesi, i due membri della band Helin Bolek (in data 25 febbraio in sciopero della fame da 253 giorni) e Ibrahim (da 253) hanno potuto abbracciarsi di nuovo. Insieme nella Casa della Resistenza di Grup Yorum nel quartiere di Küçük Armatlu (Istanbul) continueranno la loro battaglia per la libertà artistica e di espressione. Infatti, com’era del resto prevedibile conoscendo la determinazione di tali militanti, Ibrahim intende proseguire nella sua radicale, estrema per certi versi, azione di protesta. Continuerà quindi lo sciopero della fame con Helin. Entrambi attualmente pesano poco più di 40 chilogrammi, con i piedi che iniziano a farsi lividi. Segnale preoccupante del peggiorare implacabile delle loro condizioni di salute.

E non cambiano le loro richieste:

– Liberazione per tutti i membri del Grup Yorum (quattro sono ancora in carcere) e proscioglimento delle imputazioni nei loro confronti

– Fine dei raid della polizia nel loro Centro Culturale

– Rimozione delle taglie nei confronti dei membri della band e cancellazione del mandato di arresto

– Rimozione del divieto per i loro concerti

Da quando lo sciopero della fame è iniziato quattro prigionieri sono stati rilasciati, ma altri due sono stati arrestati durante un raid della polizia contro il Centro culturale di Idil. Continued…

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Albania come da manuale: la repressione garantisce lo sfruttamento (e i profitti)

Politiche antipopolari, autoritarismo, criminalizzazione del dissenso, sfruttamento capitalista e violenza squadrista vanno ovunque di pari passo e si incrementano ogni giorno di più in ogni angolo del pianeta. Non c’è antifascismo senza rivoluzione sociale!

ALBANIA COME DA MANUALE: LA REPRESSIONE GARANTISCE LO SFRUTTAMENTO (E I PROFITTI)
di Gianni Sartori

Contraddizioni (eufemismo) del capitalismo. Nonostante le esportazioni di cromo producano oltre 100 milioni di euro annuali, le famiglie di Bulqiza (la cui stessa sopravvivenza dipende dalle miniere) sono tra le più povere dell’Albania. La costituzione del Sindacato unitario dei minatori di Bulqiza risaliva al 17 novembre dell’anno scorso. Erano trascorsi soltanto cinque giorni e già il presidente di tale organizzazione veniva poco elegantemente licenziato dalla società mineraria AlbChrome (una delle società che fanno parte della Balfin di Samir Mane, la più potente associazione di società minerarie presente nella regione).

Pronta la risposta delle maestranze che entravano in sciopero esigendo la reintegrazione del sindacalista sul posto di lavoro, la fine della repressione antioperaia e un congruo aumento salariale.

Apriti cielo! Non l’avessero mai fatto! Nei giorni successivi è scattata la rappresaglia e altri sindacalisti, sia dirigenti che semplici iscritti, sono stati fermati, incarcerati – se pur temporaneamente – e interrogati dalla polizia. E agli inizi del dicembre 2019, un altro membro del comitato sindacale veniva licenziato. Tutto questo senza che i media ne dessero notizia. Sotto il tiro incrociato della proprietà e delle forze di polizia, i minatori decidevano allora di sospendere lo sciopero in cambio della – per quanto vaga – garanzia che la questione dei sindacalisti allontanati forzatamente sarebbe stata riesaminata dall’Ispettorato del lavoro.

Ma in realtà tutto era poi continuato come prima. Sia per quanto riguarda i numerosi e gravi incidenti in miniera, sia con le minacce di licenziamento per alcuni sindacalisti e retrocessione di qualifica per altri. In gennaio, mentre alcuni “mazzieri” sul libro paga di Samir Mane devastavano un luogo di ritrovo dei minatori, la polizia arrestava altri militanti intenti a distribuire un volantino di protesta contro l’AlbChrome.

Con la fantasiosa accusa di “turbare l’ordine pubblico” e di “provocare il panico tra la cittadinanza”.

Gianni Sartori

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