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Oggi Malik avrebbe avuto 57 anni

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento in ricordo di Malik Oussekine. In questi tempi in cui le lingue biforcute del Potere cercano in tutti i modi di legittimare la violenza poliziesca e la politica del manganello è importante ricordare che cosa siano gli Stati, la «legalità» e il cosiddetto «ordine pubblico».

Gli avvenimenti di questi giorni in Francia hanno riportato sui giornali i nomi di Zyed Benna e Bouma Traoré. La loro morte, il 27 ottobre 2005, fu la miccia per la grande rivolta delle banlieue in novembre. Ma il ricordo corre anche a un’altra «mort indigne», quella di Malik Oussekine.

A PARIGI QUELLA NOTTE ERA CALDO…
LA MORTE INGIUSTA DI MALIK OUSSEKINE

di Gianni Sartori

Sabato 6 dicembre 1986. La mezzanotte è passata da 20 minuti.

Nel garage della Prèfecture de Paris 43 poliziotti del Peloton de voltigeurs motoportés, (cagoule – passamontagna – nero e casco bianco, muniti di matraque – manganello – di legno lungo un metro) ricevono l’ordine atteso per oltre dieci ore: «PMV, en place!».

Un’ora e mezza più tardi Malik Oussekine incrocerà la strada di questi vigilantes di Stato motorizzati. Non ne uscirà vivo. Continued…

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Resistenze. Verso il 25 aprile e oltre…

Resistenze

Un ciclo di incontri e riflessioni sulle resistenze passate, presenti e future nelle relazioni di potere

Verso il 25 aprile e oltre…

Il Nodo sociale antifascista propone un percorso cittadino e plurale per confrontarsi sui violenti effetti delle trasformazioni economiche e socio-politiche che subiamo ogni giorno e sulla necessità di mettere in rete soluzioni praticabili, in embrione o già in essere qui o altrove, per sottrarci al dominio del grande capitale e alle diverse forme di fascismo che produce e sostiene.

L’idea è di dare spazio alle «pratiche e alle rivendicazioni organizzate o meno, individuali o collettive, occulte o visibili, semi-legali o criminali, di natura economica o post-materialiste che si affacciano nello spazio delle relazioni sociali e della città, producendo conflitto, evitandolo o negoziando margini silenziosi di autonomia» (Pietro Saitta, Resistenze. Pratiche e margini del conflitto nel quotidiano).

In questo senso vogliamo chiederci: quali sono oggi le forme individuali e collettive con cui si esprimono le resistenze che attraversano lo spazio pubblico? Come si attualizza la resistenza e la lotta partigiana al nazifascismo senza farla diventare solo un momento di commemorazione? Come organizzarsi e connettere le diverse resistenze praticate per conquistare spazi di agibilità e di liberazione dallo sfruttamento e dal dominio del potere e del denaro?

Riteniamo sia innanzitutto necessario creare e rafforzare reti di solidarietà in modo che le diverse forme di autogestione praticabili oggi possano avere un maggiore impatto sulla vita quotidiana dei settori più impoveriti della società e aprire ulteriori orizzonti di contestazione e destituzione dello sfruttamento e dell’oppressione.

Venerdì 10 febbraio ore 20: «L’autogoverno zapatista». Orsetta Bellani presenta Indios senza re. Conversazioni con gli zapatisti su autonomia e resistenza (La Fiaccola). Al Circolo anarchico Berneri, Piazza di porta Santo Stefano, Bologna.

Venerdì 3 marzo ore 19: «Educare alla libertà». Si discute di pedagogia libertaria con Gianni Sarno (Atene Llibertari Alomà di Tarragona), autore de Introducciόn alla pedagogia libertaria, genitori e insegnanti del Progetto di educazione libertaria i Prataioli (Pavullo) e della Fucina Buenaventura di Modena. Introduce e coordina il Nodo sociale antifascista. A Senape vivaio urbano via Santa Croce 10, Bologna.

Venerdì 3 marzo: «Resistenze in Cirenaica: Colonialismo e razzismo ieri e oggi»: h. 20 cena di autofinanziamento; h. 21 presentazione del libro di Gianluca Gabrielli Educati alla guerra. Nazionalizzazione e militarizzazione dell’infanzia nella prima metà del Novecento (Ombre corte, 2016); h. 22:30 reading/concerto «Dai campi di concentramento fascisti ai CIE, racconti di internate e internati», con le voci di Resistenze in Cirenaica e le musiche del Bhutan Clan. A VAG 61, Via Paolo Fabbri 131.

Sabato 4 marzo: «Resistenze in Cirenaica: Colonialismo e razzismo ieri e oggi»: h. 18:30 incontro «Fumetto e colonialismo italiano: dal Ventennio a oggi passando per Hugo Pratt» con Boris Battaglia, Gianfranco Manfredi, l’associazione Re:Common e altri; h. 20 cena di autofinanziamento; h. 21 «Che cosa sta succedendo nella valle dell’Omo?» Presentazione dell’inchiesta di Re:Common sul neocolonialismo italiano in Etiopia. A VAG 61, via Paolo Fabbri 131.

Venerdì 31 marzo ore 19: «Pratiche di resistenza abitativa». Andrea Staid presenta Abitare illegale. Etnografia del vivere ai margini in occidente e dialoga con inquilini del Garibaldi 2 (Calderara di Reno). Introduce e coordina Domenico Sarno (Nodo sociale antifascista). A Senape vivaio urbano via Santa Croce 10, Bologna.

Venerdì 21 aprile ore 19: «Dalla Spagna ’36 all’odierno Kurdistan turco. Storie di volontariato internazionalista», incontro con Enrico Acciai, autore del libro Antifascismo, volontariato e guerra civile in Spagna. La Sezione Italiana della Colonna Ascaso e Claudia Albanesi (Servizio Civile Internazionale). Introduce e coordina Jacopo Frey (Il Caso S). A Senape vivaio urbano via Santa Croce 10, Bologna.

Venerdì 21 aprile e Sabato 22 aprile torna «Resistenze in Cirenaica». A VAG 61 e in quartiere.

Nodo sociale antifascista Bologna // staffetta.noblogs.org

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[BO] ven 24 feb h.20.30: show xenofobo della Lega Nord in Vicolo Bolognetti

Con il titolo razzista e allarmistico «Islam, contromisure alla sua diffusione», venerdì 24 febbraio dalle ore 20.30, presso la Sala Silentium in Vicolo Bolognetti 2, si terrà una serata di propaganda d’odio xenofobo targata Lega Nord.

Ci sarà Magdi Cristiano Allam con il suo recente romanzetto «Io e Oriana». Ci sarà il guitto leghista Umberto Bosco a cui si deve il progetto di legge regionale chiamato «antimoschee». Ci sarà la leghista neroverde Paola Francesca Scarano…

Non c’è che dire. In una città sempre più cupa, chiusa e aggressiva manganellate e razzismo vanno di pari passo. A destra e a sinistra si cantano le stesse ignobili canzoni solo per difendere profitti e privilegi.

Ora e sempre resistenza!

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[Chieti] Se screditare falsità storiche è vandalismo, allora sem tutt vandal!

A Chieti Scalo la targa di Largo Martiri delle Foibe è stata sanzionata prima ancora di essere inaugurata. Non si tratta certo di un atto vandalico, come i fascisti di CasaPound, il sindaco di Chieti e i giornali l’hanno definito.  Più dettagli su Transumanze.

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Le lingue biforcute del Potere

Agli assassini di Aldrovandi lo Stato italiano ha conferito il titolo di «vittime del dovere».

Secondo le autorità francesi, gli agenti che hanno seviziato con un manganello un 22enne procurandogli una lacerazione anale, lo avrebbero fatto con «un colpo non intenzionale».

A Torino lo Stato «nato dalla Resistenza» ha onorato con la medaglia per le «Vittime delle Foibe» l’ennesimo repubblichino, tal Filippo Polito, che fu combattente volontario agli ordini del Nazismo.

Invece il governo tedesco ha preferito rinunciare a dare una medaglia ai due polizziotti «eroi di Sesto San Giovanni» dopo aver scoperto che nei loro profili c’erano «frasi di estrema destra e foto di Mussolini».

Intanto a Bologna le lingue biforcute si sono molto esercitate in questi giorni a giustificare una carica della celere fra libri e tavoli della Biblioteca di Discipline umanistiche. Pare che a Bologna ci siano in giro dei tossicodipendenti, anzi è la città che ha il record di decessi per droga… E non è certo sorprendente visto che per anni a Bologna il narcotraffico in odor di neofascismo ha avuto e forse ha ancora carta bianca…

Nonostante tutto, quest’anno però l’Archiginnasio d’Oro per la «Lingua più biforcuta» andrà certamente a Romano Montroni – noto perché da giovane non aveva «nessuna voglia di studiare» – che adesso ha dichiarato al «Resto del Carlino»:

«Rispetto molto le iniziative che prende l’Università per tutelare chi vuole studiare, l’ateneo è il luogo del sapere e i libri sono sacri: la biblioteca deve essere luogo di silenzio e studio. Probabilmente lì alcuni atteggiamenti sbagliati hanno portato a conseguenze irrituali, ma non è mai colpa di chi vuole tutelare chi studia. Atteggiamenti di violenza e di sopraffazione non devono essere più tollerati. All’estero tra l’altro queste cose non esistono».

All’estero! Ad esempio in Cile, in Romania, in Sud Africa, in Cina… dove vi sono state e vi sono dure proteste studentesche di fronte a un Potere corrotto, violento e manipolatorio…

Ora e sempre resistenza!

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[MO] Ancora sulla recente aggressione neofascista

Recentemente abbiamo scritto che l’ultima aggressione neofascista a Modena è avvenuta «in via Gallucci dove ha sede un pub frequentato spesso da ultras di destra».

Al riguardo abbiamo ricevuto una contestazione di cui riproduciamo il testo più sotto a titolo di replica e di rettifica.

Vorremmo tuttavia osservare che, se gli aggressori come pare venivano dal pub, risulta evidente che almeno in quel singolo caso il locale è stato «frequentato da ultras di destra».

Resta il fatto che abbiamo scritto «spesso». Non abbiamo però scritto «abitualmente» o che tale locale sia un «luogo di ritrovo». «Spesso» è un avverbio indefinito, che in italiano esprime un’impressione e non una determinazione. Se l’impressione è sbagliata, ce ne scusiamo ed esprimiamo anzi vivo apprezzamento per la condanna dell’aggressione neofascista avvenuta davanti al pub e per la presa di distanza rispetto al circolo di estrema destra «Terra dei Padri» espresse dai gestori o amministratori del locale.

Del resto, il gestore di un locale non è certo responsabile per la condotta dei suoi frequentatori, ma è nostro uso segnalare strade e luoghi in cui sono avvenute aggressioni neofasciste e dove è quindi possibile che ne avvengano di nuove.

***

Egr.Sigg.,

facendo seguito all’articolo pubblicato sulla Vs pagina in data 12/2/2017 al titolo: “Aggressione Neofascista a Modena”, e dissociandoci completamente dalle affermazioni riportate in tale articolo, Vi informiamo che provvederemo ad inoltrare, attraverso i nostri legali, una denuncia per diffamazione e dichiarazione di falso, oltre che all’uso del nostro nome “ Griffin” e l’associazione ai fatti, definendo la nostra attivita commerciale come  “ luogo di ritrovo di ultras di destra”.

Di fatto, chi ha scritto questo articolo, dovra’ dimostrare alle Autorita’ competenti, la veridicita’ delle informazioni e siamo sicuri che non sara’ in grado di confermare quanto riportato nell’articolo stesso.

Essendo citato il Sindaco di Modena, Dott. Muzzarelli, provvederemo a recapitare copia dell’articolo e chiederemo una convocazione presso la residenza Comunale per discutere dell’accaduto e denunciando ancora una volta la Vs redazione ed il responsabile dell’articolo stesso.

Ribadiamo la nostra completa dissociazione ai fatti ed a quanto riportato e ci dissociamo per ogni altra diffamazione dovesse esserci in futuro collegata a movimenti “fascisti” e non.

In attesa di avviare il procedimento contro la Vs Redazione,

Cordialmente

[Segue la firma]

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Con la Bologna che resiste!

Una parte di questa città si stringe grata e solidale a quegli studenti universitari che oggi lottano contro la crescente stretta autoritaria promossa dai vertici delle istituzioni bolognesi.

Che cosa vi sia dietro ai «tornelli» nella Biblioteca universitaria di Discipline umanistiche lo ha mostrato bene la celere in assetto antisommossa a manganellare fra i tavoli da studio e gli scaffali dei libri di consultazione.

E non è nemmeno la prima volta che succede perché la stessa cosa era accaduta nella sala studio di Scienze Politiche nel marzo scorso.

Sono due fra i tanti episodi che mostrano la progressiva militarizzazione di una città sempre più triste, chiusa e aggressiva.

Non sorprende che il procuratore Giuseppe Amato, noto persecutore di antagonisti in odore di neofascismo, difenda ora l’operato della polizia considerandolo «corretto» e «pienamente condivisibile».

Ma è evidente a tutti che non vi sono «discipline umanistiche» che possano essere studiate fra tornelli e manganelli!

Non è certo difficile capire che lo squadrismo poliziesco è il contrario e la negazione di quel che si fa in una biblioteca o in un luogo d’insegnamento!

Così adesso il procuratore Giuseppe Amato cerca di mettere in campo i suoi collaudati schemi persecutori ipotizzando addirittura una «associazione a delinquere».

Non la speculazione, non lo sfruttamento, non il razzismo, non la corruzione, non la ’ndrangheta, non l’odio sessista, non il neofascismo, non il narcotraffico…

Già l’11 luglio 2015 il capo uscente della Procura denunciava il fatto che a Bologna politica e magistratura vivono all’ombra di un «sistema corruttivo» coperto da omertà e affari per cui Bologna e l’Emilia-Romagna sono diventate «terra di ’ndrangheta».

Ma su queste cose il procuratore Giuseppe Amato non ha nulla da eccepire…

Noi siamo al fianco della Bologna che contesta e che resiste! Contro la Bologna clientelare e corrotta della repressione e dell’austerità! Sara e Orlando liberi!

Nodo sociale antifascista

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[MO] Aggressione neofascista a Modena

Riceviamo e condividiamo la notizia di un’aggressione avvenuta a Modena in via Gallucci dove ha sede un pub frequentato spesso da ultras di destra.

Aggressione fascista a Modena: ora basta!!

A nemmeno un mese dall’apertura in città del circolo Terra dei Padri, purtroppo dobbiamo constatare che le nostre preoccupazioni e previsioni si sono avverate.

Infatti ieri notte (10 febbraio) davanti ad un pub in pieno centro storico a Modena un ragazzo è stato aggredito e percosso da 4 persone che sfoggiavano simboli fascisti. Il motivo delle violenze, a detta degli aggressori, è a causa del look alternativo del ragazzo più volte apostrofato «zecca» e minacciato verbalmente.

Come già denunciamo da mesi, l’apertura del covo fascista Terra dei Padri, grazie alla propaganda «culturale» di estrema destra, ha sdoganato e incoraggiato atteggiamenti e scorribande di stampo neofascista, dando oltretutto un luogo fisico a questa teppaglia dove riunirsi e organizzarsi.

Se le istituzioni democratiche e il Primo cittadino Muzzarelli non prenderanno provvedimenti nei confronti di questo sedicente circolo sappiano che come antifascisti/e modenesi non siamo disposti a tollerare questi episodi nella nostra città e ci impegneremo affinché il covo fascista Terra dei Padri venga chiuso al più presto.

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Bologna Irredenta: la propaganda sulle foibe approda nelle scuole dell’Emilia-Romagna

Ormai è scritto persino sui libri di storia che chi vuol governare ha tre validi strumenti per garantire il proprio potere: la repressione, la discriminazione di soggetti socialmente deboli contro cui indirizzare il malcontento e il nazionalismo.

Una trinità che a Bologna il Partito Democratico ha fatto ampiamente propria. Sgombera le occupazioni abitative e gli spazi sociali. Manda la celere contro chiunque, lavoratori o studenti, provi a protestare. Dedica il proprio tempo a scrivere ordinanze proibizioniste e a invocare telecamere, camionette e militari armati ad ogni angolo. Non contenti, per nascondere le politiche di tagli all’assistenza sociale, la precarizzazione del lavoro e l’aberrante speculazione edilizia – con annessi e connessi di inquinamento a livelli stratosferici – scatena campagne terroristiche contro venditori di birra, lavavetri e persone che chiedono l’elemosina.

Infine, per sancire il proprio ruolo di «Partito della Nazione», mancava solo una bella tinteggiata di nazionalismo e irredentismo.

Già dovrebbe dare da pensare la schizofrenia di presentarsi in pompa magna alle commemorazioni del 25 aprile e del 2 agosto mentre poi la giunta del PD ha sempre garantito piena agibilità ai gruppi neofascisti nella città che governa.

Senonché si tratta di una contraddizione apparente: l’antifascismo del PD è un antifascismo tricolore e apolitico, un antifascismo da commemorazione che non impegna a nulla, né a ricordare il colonialismo stragista del Fascismo in Africa e nei Balcani, né a condannare le odierne violenze e pestaggi neofascisti.

L’ingrediente base del nazionalismo è, si sa, il vittimismo che serve a deresponsabilizzarsi e a demonizzare l’altro per giustificare le proprie mire.

In questo senso, da qualche anno a questa parte, stiamo assistendo a un sempre maggiore impegno nella costruzione del mito delle «Foibe» come un immaginario «genocidio di italiani» e non come un evento minore della guerra che l’Italia fascista scatenò nei territori jugoslavi. Come un dogma e non come un fatto storico da indagare con i metodi della storiografia moderna.

Ora pare che il PD bolognese, dopo aver superato a destra Bignami & Lega Nord nel promuovere lo sgombero di XM24, voglia appropriarsi anche dei discorsi preferiti di Forza Nuova & CasaPound sulle «Foibe». Infatti, secondo il «Corriere di Bologna», l’Ufficio Scolastico dell’Emilia Romagna e l’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia stanno «per chiudere un accordo con l’Ufficio scolastico per organizzare un corso di formazione per i docenti delle superiori». Un’Associazione così serena e obiettiva sull’argomento che, nel suo Statuto, auspica addirittura un’azione per «agevolare il ritorno delle Terre Italiane della Venezia Giulia, del Carnaro e della Dalmazia in seno alla Madrepatria».

Insomma, mentre mancano i fondi per ristrutturare gli edifici scolastici o per assumere abbastanza personale scolastico anche solo per raggiungere il livello minimo e per non pigiare trenta studenti per volta in una classe, di certo non mancano i soldi per promuovere un bel Minculpop odierno al servizio della propaganda nazionalista, né la faccia tosta di stupirsi poi regolarmente che razzismo, bullismo e squadrismo prendano sempre più piede nelle scuole.

Non mancheranno «una ventina di iniziative, tra la città di Bologna e la provincia», fra cui «grazie al bando di concorso destinato alle scuole saranno premiate sei classi il 10 febbraio in Sala Rossa di Palazzo D’Accursio, prima della seduta solenne del Consiglio comunale, a cui parteciperà il professore emerito dell’Alma Mater, Giuseppe De Vergottini. Gli studenti riceveranno una borsa di studio e parteciperanno al viaggio a Trieste, Pola e Rovigno, incontrandosi con le comunità italiane del luogo. L’iniziativa ha ricevuto un contributo da parte del Consiglio comunale». Non a caso vi sarà Giuseppe De Vergottini, un emerito massone… un barone inquisito per concorsi truccati

Chissà, alla prossima «commemorazione partigiana» i rappresentanti delle istituzioni locali nate dalla Resistenza potrebbero andare in confusione, magari complice qualche spritz di troppo, e dichiarare che vent’anni di dittatura furono guidati dai lavavetri e che la strage di Sant’Anna di Stazzema fu compiuta da centri sociali e immigrati… Ma sicuramente, non si confonderanno nel prendere le distanze da chi combatte i fascisti culturalmente, politicamente e per strada, preparandosi magari a concedere una piazza a Roberto Fiore implicato a suo tempo nello stragismo nero o a Matteo Salvini con le sue continue istigazioni all’odio e alla discriminazione.

Ora e sempre resistenza!

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Razzismo & ruberie in Emilia-Romagna

A forza di promuovere la politica della paura e dell’odio, anche in Emilia-Romagna si direbbe che stiano crescendo gli episodi di razzismo.

Ce n’è per tutti i gusti. A Modena c’è l’apartheid in discoteca. A Bologna, l’annuncio «Non si affitta agli africani». A Rimini, gli atti di bullismo e razzismo fra ragazzini a scuola. Ancora a Bologna, svastiche e scritte «Neri al rogo».

Poi ci sono gli insulti razzisti e i saluti romani nel calcio. È accaduto anche in una partita regionale in cui un giocatore della Bazzanese se l’è presa col nero Daouda Cisse del La Miccia Formigine urlandogli insulti razzisti ed esibendo platealmente il saluto fascista.

E quest’ultima è una vicenda esemplare di un razzismo ormai normalizzato che non desta né sconcerto né riprovazioni adeguate, ma solo indulgenza e impunità.

Subito dopo i fatti, l’arbitro ha dichiarato di aver visto e sentito tutto e che avrebbe preso provvedimenti, ma a fine partita non è arrivato l’intervento promesso dal direttore di gara, che dopo lunga consultazione col commissario arbitrale ha deciso di non prendere alcun provvedimento nei confronti né del giocatore né della squadra.

Del resto, per ogni episodio di razzismo attestato da un qualche articoletto di cronaca locale, ve ne sono tanti, troppi che restano nell’ombra.

Anni fa, cose simili da queste parti sarebbero state davvero impensabili, ma ora tutti i benpensanti razzisti e fascisteggianti si sentono rassicurati dal clima di completa impunità e dall’acquiescenza di chi dovrebbe fare da arbitro…

Già, poi ci sono gli arbitraggi della Politica… Basta guardare alle «spese pazze» della Regione Emilia-Romagna. All’ex capogruppo del PD sono contestate ruberie per oltre 600.000 euro; a Gian Guido Naldi (Sel-Verdi), per oltre 100.000 euro; a Roberto Sconciaforni (Federazione della Sinistra), per circa 90.000 euro; ad Andrea Defranceschi (M5S), per 67.000 euro…

E il magistrato ha persino concesso uno sconto del 15% tanto che, di riffe e di raffe, un gran lader come il neroazzurro Galeazzo Bignami dovrà rifondere all’erario solo 22.300 euro con il condono degli scontrini

Ora e sempre resistenza!

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