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La verità va gridata: strage fascista, strage di Stato!

Come avevamo annunciato e coerentemente con le parole conclusive di Paolo Bolognesi, che è tornato a denunciare con forza il coinvolgimento dello Stato nella strategia della tensione e nei depistaggi, oggi abbiamo abbandonato la Piazza della Stazione poco dopo il minuto di silenzio con cui ogni anno ricordiamo la strage del 2 agosto, perché non intendiamo più ascoltare le parole vuote e mediocri del sindaco e per sottolineare la necessità e l’urgenza di una società diversa, libera dallo sfruttamento, dalle guerre e dal terrore.

Auspichiamo che nessuno voglia speculare sulla provocazione che abbiamo dovuto subire da parte di una persona che ci ha ripetutamente gridato contro: «Fascisti! Fascisti!». La nostra reazione è stata più che composta.

Per noi la sola verità sullo stragismo è affidata ai vecchi slogan di quegli anni, confermati da tanti depistaggi di Stato, da tante testimonianze e risultanze processuali, da tante scandalose assoluzioni di stragisti legati ad agenzie statali:

«Le bombe nelle piazze, / le bombe alle stazioni, / le mettono i fascisti, / le pagano i padroni».

«Stazione di Bologna / si sa chi è stato / strage fascista / strage di Stato».

Non ci risulta che qualcuno ci abbia chiesto di tacere e anzi tante persone sono uscite con noi dalla piazza riconoscendosi negli slogan che abbiamo gridato e condividendo le verità scomode e ingombranti che ogni anno portiamo in piazza.

Fiducia nello Stato non ne abbiamo, l’antifascismo è nostro e non lo deleghiamo!

Nodo sociale antifascista

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Strage del 2 agosto: nulla da commemorare!

Che cos’è una commemorazione istituzionale?

Da alcuni decenni gli Stati europei non cessano di commemorare ogni genere di avvenimenti traumatici e luttuosi del passato in una sorta di inflazione della memoria pubblica e di ambiguo «risarcimento» per le vittime.

Più i governi moltiplicano i riti commemorativi, più si vede quanto i fatti del passato che ne sono l’oggetto siano per essi del tutto indifferenti nella loro verità e rilevanza politica, civile e morale.

Quello della commemorazione di Stato è un gesto logoro che non è mai accompagnato da alcuna specie di interiorizzazione senza la quale non si dà memoria.

Per lo Stato infatti la commemorazione è un gesto di facciata che non impegna ad alcun ritorno critico sugli eventi del passato, sul ruolo statale di promozione e favoreggiamento nella «strategia della tensione» e sulle sue responsabilità nelle guerre, violenze e devastazioni di ieri e di oggi.

Per lo Stato l’atto di commemorare non ha alcuna incidenza politica, ma serve solo a sbarazzarsi di un ricordo scomodo e ingombrante.

Ogni discorso istituzionale sembra sempre che dica: – Ecco, lo Stato ha pagato il suo tributo simbolico ed è alleggerito da ogni colpa e fardello.

La prima finalità delle commemorazioni istituzionali è di sgravare i governi del peso di dover assumere una qualche responsabilità riguardo a eventi passati dell’attività dello Stato.

Anno dopo anno, lo Stato ha sempre promesso di «far luce sulla verità» delle quattordici grandi stragi italiane in cui è coinvolto, ma abbiamo avuto solo una lunga serie di depistaggi, di polveroni mediatici, di ridicole commissioni parlamentari, di dietrologie innocentiste e autoassolutorie, di menzogne e «piste alternative».

Negli ultimi trent’anni lo Stato ha vergognosamente assolto quasi tutti i neofascisti di Ordine Nuovo coinvolti nelle stragi: Pino Rauti, Franco Freda, Giovanni Ventura, Delfo Zorzi, che, riparato in Giappone, ha voluto assumere il nome di «Hagen Roi», ossia Croce Uncinata. E ci sono voluti ben 41 anni per condannare gli ordinovisti Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte per la strage di Brescia del 1974, un neofascista e un uomo legato ai servizi segreti, entrambi ormai anziani. Nessuna verità, invece, sui mandanti e sul coinvolgimento delle gerarchie dello Stato.

Per questo parteciperemo alla manifestazione in ricordo della strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e ascolteremo le parole di Paolo Bolognesi, non come parlamentare di un governo arrogante e autoritario, ma come antifascista e come presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage.

Poi usciremo dalla Piazza della Stazione per non ascoltare le parole vuote del sindaco e del rappresentante del governo e per rilanciare la necessità e l’urgenza di una società altra, libera da paura e terrore.

Tutte e tutti in Piazza Nettuno il 2 agosto 2016, ore 8.30. Tutte e tutti fuori dalla Piazza della Stazione dopo il minuto di silenzio!

La resistenza continua!

Nodo sociale antifascista

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Squadrismi estivi

Aggredito da una quindicina di squadristi di Forza Nuova a Treviso, all’ingresso della manifestazione «Suoni di Marca». La scorribanda è avvenuta il 4 agosto verso le 22.30. Nel mirino dell’estrema destra è finito un 54enne esponente dei centri sociali. Si è trovato improvvisamente accerchiato e si è difeso impugnando una sedia.

L’aggressione di stampo neonazista segue il blitz di due sere prima, sempre a «Suoni di Marca», e sempre da parte dell’estrema destra: armati di bombolette spray al peperoncino alcuni militanti hanno cercato di rovinare la festa e seminare il panico arrivando davanti al tendone del circolo marocchino Hilal.

È lo stesso partitino piazzista d’odio e violenza che a Bologna annuncia per settembre le sue «passeggiate della sicurezza» in Montagnola…

Intanto arriva a Bologna il procuratore Giuseppe «Ixodidae» Amato, noto persecutore di anarchici e antagonisti, e guarda caso riprendono le solite angherie congetturali contro un 20enne anarchico secondo il metodo ben sperimentato dell’«inquadramento concettualmente erroneo della materia oggetto di indagine»

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Culture omicide 3

Nel mondo il divario tra ricchi e poveri si allarga sempre di più. Attualmente, gli 85 uomini più ricchi del pianeta detengono una ricchezza pari a quella di metà della popolazione mondiale. Per gli altri c’è solo disperazione, miseria, soprusi, morte e ipocrisia.

E quel che oggi appare più tragico è che diseguaglianza, marginalità e dolore generano persone sradicate, confuse e manipolabili, pronte per le due industrie emergenti del terrore e della strage – quella fascioislamista e quella neonazista – sempre più simili fra loro, apparentemente concorrenti, ma oggettivamente alleate e complementari nell’avversare libertà e «multiculturalismo».

A Monaco di Baviera un 18enne tedesco di origine iraniana, vessato per anni a scuola, pieno di odio, ha ucciso nove persone, scegliendo le proprie vittime. Quattro erano turche, tre kossovare, una greca e una di origine rumena, quasi tutti ragazzi.

Secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung lo stragista di Monaco era un razzista di estrema destra. Sentiva come un «onore» il fatto di essere nato il 20 aprile, lo stesso giorno di Adolf Hitler. Menava vanto del fatto di essere di «razza ariana» in quanto di origine iraniana. Odiava turchi e arabi, rispetto ai quali si sentiva «superiore». E il suo modello era il neonazista Breivik, celebrato anche dall’estrema destra bolognese come «eroe anticoloniale».

Basta continuare a spargere il veleno lugubre del «sangue e suolo», dell’«invasione» o dello «scontro di civiltà», e poi aspettare qualche idiota che sogna vendetta e sangue…

Non è un caso che CasaPound Bologna abbia scelto, per la sua prima uscita dopo lunga vacanza, l’immagine dello scheletro secondo una liturgia funebre tipica dei neofascisti:

«Abbiamo voluto rappresentare la disperazione di tutti gli italiani che hanno a che fare col Comune e con l’Acer nel delicato problema dell’emergenza abitativa».

Ed è un modo obliquo per far intendere che gli «italiani» ormai ridotti a «scheletri» dovrebbero vendicarsi…

Non passeranno!

Vedi anche: Culture omicideCulture omicide 2

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Ecco gli allievi di Salvini & C.

Nel centro di Serravalle Scrivia un 21enne marocchino è stato accoltellato mentre cercava di soccorrere una anziana aggredita da un dobermann. Ad aver compiuto il tentato omicidio è un noto simpatizzante di estrema destra.

A Imperia, dopo l’aggressione a un 19enne senegalese di dieci giorni fa, ora un 20enne nigeriano è stato aggredito a freddo, al grido «Negro di merda, ti ammazzo». Prima è stato colpito sulla testa con una bottiglia di vetro. Poi, con i cocci taglienti della bottiglia rotta, ha subìto un tentativo di accoltellamento.

Ci vorrebbe la penna del giornalista Beppe Boni per dire che razzismo e fascismo non c’entrano…

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[BO] A Lama la destra xenofoba gioca a nascondino

Bignami

Galeazzo «Savastica» Bignami con lama in cintura

Poveretti! L’estrema destra annulla pubblicamente la manifestazione xenofoba di Lama di Reno del 25 luglio… per poi farla a sorpresa 5 km più in là. Prima si erano dichiarati «apartitici» stracciandosi le vesti per l’attribuzione di «appartenenze ideologiche inesistenti». Poi invece hanno sfilato in dieci con l’equipaggiamento d’ordinanza dell’ultradestra. E alla testa vi era Galeazzo «Svastica» Bignami – nella foto sopra – noto per 35mila euro di «spese pazze» in Regione e soprattutto per la sua vasta collezione di scontrini presi da ogni dove per incassare il «legittimo» rimborso chilometrico!…

Non c’è che dire. Bisogna ammettere che in questi ultimi anni il postfascista Galeazzo Bignami ha enormemente affinato la grettezza e l’insipienza che fu del suo gran progenitore Marcello Bignami, da cui ha ricevuto in eredità la sedia a cui si mantiene così saldamente aggrappato. Eia eia trallallà! Buon sangue non mente.

Ecco un estratto del comunicato dell’ANPI Marzabotto:

La stampa locale riporta di un’allegra «improvvisata» avvenuta ieri [il 25 luglio] per le strade di Marzabotto. Una decina di attori senza arte né parte hanno dato vita ad una triste rappresentazione per le vie del paese deserto vigilati da una trentina di carabinieri. In prima fila nella banda degli sbandieratori – le bandiere abbondavano, le mani un po’ meno – il capogruppo consiliare Morris Battistini ed altri politici locali del centro destra capitanati dal consigliere regionale Galeazzo Bignami. Ringraziamo quest’ultimo per aver evitato di sfoggiare i suoi tradizionali abiti da cerimonia (da addio al celibato), in effetti aldilà del coupe de théâtre, avremmo trovato oltremodo fuori luogo una divisa nazista a Marzabotto.

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Ecco il «Resto del Razzismo»…

Al suo solito, il «Resto del Carlino» continua a spoliticizzare l’omicidio di Emmanuel per mano di un pugile neofascista vicino a CasaPound, cercando di sminuire o smentire quella che definisce la «strada scivolosa e sbagliata del caso razziale».

Dopo aver agitato senza alcun fondamento la «legittima difesa», ecco che ora il giornalista Beppe Boni prova a mescolare stucchevole pietismo e palesi menzogne:

Negli occhi di Amedeo Mancini è rimasto poco o nulla dello sguardo spavaldo che appare nelle fotografie pubblicate a raffica sui giornali nelle settimane scorse. Parla con voce pacata, quasi volesse rivolgersi a Chinyery, la vedova del profugo nigeriano che dopo sei testimonianze affiorate a bocce ferme e il polverone mediatico-politico ha infine cambiato versione ammettendo: «Fu Emmanuel a colpire per primo Mancini, ma poco prima lui ci aveva offesi e insultati».

Tuttavia, il pugile dilettante Mancini è tutt’ora in carcere perché giudicato pericoloso, incapace di dominare la propria furia, tanto da colpire a morte Emmanuel quando i vigili li avevano già divisi.

Mentre nei giorni scorsi la Procura stessa ha dovuto correggere con un intervento ufficiale i report locali, secondo i quali la vedova Chiniery avrebbe ritrattato la propria versione: la donna non ha cambiato versione, per la semplice ragione che non è stata risentita né ha ritrattato nulla.

Si vede bene come il razzismo in Italia sia un fenomeno che cresce anche grazie a politici, giornalisti, amministratori locali

«È così che i piccoli dispotismi riescono a ridurre a nulla la forza della pubblica opinione» (Stendhal, La Cerosa di Parma, cap. XXII).

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[Fermo] Un filo nero dietro la violenza razzista

Quel che più colpisce negli episodi di violenza che si sono susseguiti negli ultimi tempi a Fermo è la sollecitudine dei poteri locali – poliziotti, politici, giornalisti, amministratori, benpensanti – nel deviare l’attenzione dall’evidente matrice neofascista e razzista di quelle bombe, di quelle violenze. E nell’escludere che i diversi episodi siano «collegati» da un unico filo nero che magari potrebbe portare verso qualche esponente della buona borghesia locale.

Pare che il neofascista che ha ucciso Emmanuel con indosso la maglietta d’ordinanza di CasaPound, ricevesse soldi da alcuni negozianti del centro per allontanare profughi e migranti che chiedevano l’elemosina davanti ai loro esercizi. E così si sarebbe abituato a «tirare le noccioline ai negri», come ha detto il fratello.

Né si può escludere che anche la serie di bombe xenofobe contro le parrocchie di Fermo che ospitano profughi e migranti siano in qualche modo state commissionate da qualche benpensante che ritiene di essere danneggiato dall’accoglienza di «stranieri» in città.

D’altra parte, anche la dinamica dell’omicidio di Emmanuel non pare del tutto accidentale. Non è infatti la prima volta che un migrante viene pubblicamente accusato di furto e poi violentemente malmenato. Nell’agosto del 2015 a Fermo un giovane pakistano ha subito un pestaggio alla fermata San Francesco in maniera analoga: prima una falsa accusa di furto e poi pugni calci e frasi razziste da parte di due «italiani». E di un altro pestaggio di due profughi somali davanti a un bar, dà notizia Angelo Ferracuti sul «Manifesto».

Sta di fatto che il clima a Fermo non è quello di un sereno approfondimento comune di ciò che è accaduto, ma – paradossalmente – quello di un’opaca e ambigua chiusura a difesa del proprio buon nome.

«Dopo Emmanuel la gente ha fatto quadrato, se non falange, in modo infastidito e trasversale a difesa delle sacre mura», scrive Massimo Del Papa su Lettera43.

«Ciò che non dovrebbe appartenere all’ordine delle cose è invece il ritorno sempre più sconcio della vasta “zona grigia” in una società disertata dai valori dell’umanesimo», commenta Moni Ovadia sul «Manifesto».

È un perbenismo violento che, là dove non viene riconosciuto e contrastato, continua a crescere in tutt’Italia e anche a Fermo.

Nel 2012 una banda di neofascisti aveva effettuato varie spedizioni contro prostitute. Ad esempio, al grido di «Viva il Duce!», quattro giovani neofascisti avevano assalito armati di estintori e di una tanica di gasolio un gruppo di prostitute romene e trans italiani, che si prostituivano lungo la Statale 16, a Porto Sant’Elpidio.

E poco tempo dopo le istituzioni locali, invece di condannare il gesto, lo avevano avvallato con una disposizione che prevede multe fino a 200 euro a Porto Sant’Elpidio, Fermo e Porto San Giorgio per coloro che si vestono o «atteggiano» in modo tale da «sembrare» una prostituta. Un controllo sulla «moralità» delle donne affidato, dopo le aggressioni neofasciste, ai vigli urbani…

Ora queste violenze portano un segno preciso ed evidente: quello di CasaPound Fermo.

Non a caso i primi a sottoscrivere i messaggi facebook dei bombaroli xenofobi sono stati proprio alcuni esponenti del Blocco Studentesco di Fermo.

Non a caso il 28 maggio 2013 a Porto San Giorgio un antifascista, dopo aver cercato di togliere un manifesto abusivamente affisso da CasaPound, è stato aggredito da un gruppo di «fascisti del terzo millennio» subendo un violento pestaggio.

In quell’occasione il Collettivo antifascista di Fermo dichiarò:

«In sintesi quello che è avvenuto martedì sera è il risultato dello sdoganamento politico di organizzazioni come CasaPound Fermo, che dietro ad un linguaggio e ad un’immagine giovanilistica e moderna nascondono le campagne di odio razziale, la violenza squadrista e la solita apologia del fascismo. Essere seguiti e aggrediti a calci in faccia sotto casa, dopo aver ripulito un muro della città dalla loro retorica delirante, è un primo campanello d’allarme; la possibilità che Porto San Giorgio, da sabato, possa diventare una piazza politicamente agibile per questa organizzazione sarebbe un’ulteriore beffa per tutti coloro che si dichiarano antifascisti».

Quel campanello d’allarme continua a suonare e ci segnala che il neofascismo non sta in piedi da sé, ma per sostenersi ha sempre bisogno di poliziotti, giornalisti, notabili locali, soldi, conformismo, menzogne e miseria morale.

Basta leggere giornali come il «Resto del Carlino» o «Repubblica» che hanno subito avvallato i depistaggi dei carabinieri a salvaguardia degli squadristi del terzo millennio:

«Stando alle prime informazioni, i due arrestati potrebbero appartenere all’area anarchica. Un’ipotesi sostenuta dal fatto che a casa di uno dei due sono stati trovati anche libri anarchici» («Resto del Carlino»).

Sicché, se avessero avuto in casa anche i Promessi sposi, forse li avrebbero chiamati terroristi manzoniani

«Gli arrestati hanno entrambi 36 anni e vivono di lavori saltuari. Secondo le prime indiscrezioni, sarebbero in qualche modo legati ad Amedeo Mancini, in carcere per l’omicidio del profugo nigeriano. Uno dei due sarebbe una sorta di ideologo, convertito dai valori ultrà di destra a quelli anarchici. In casa dell’uomo i carabinieri hanno trovato e sequestrato alcuni libri che testimonierebbero questo passaggio e gli orientamenti ideologici dell’indagato» («Repubblica»).

Senza dubbio è per questo acrobatico «passaggio» che l’ideologo continua ad apprezzare gli slogan neonazisti di Militia e i video di Matteo Salvini

Inoltre vi è anche la farsa delle lettere di rivendicazione «anarchica», accreditata però solo sulle cronache locali, tanto era ridicola.

Come in un vecchio fumetto di Topolino, si tratta di due lettere scritte con lettere ritagliate da giornali inviate al «Corriere Adriatico».

La prima risale a marzo, dopo le prime bombe, e dice: «La chiesa è corruzione, pedofilia, ripetuti abusi sessuali e di potere. Boom!», con un A cerchiata per firma. E già si vede benissimo che c’è ben poco di anarchico.

La seconda viene recapitata l’11 luglio, dopo che don Vinicio Albanesi aveva ipotizzato un collegamento tra le bombe contro le chiese e l’area dei neofascisti fermani, ed è ancora più comica e rivelatrice: «Le bombe alla chiesa sono di matrice anarchica. Don Vinicio smetti di dire cazzate», senza firma.

Di fronte a questo evidente tentativo di depistaggio attuato dai neofascisti e avvallato dai carabinieri, i media sono riusciti soltanto a fare qualche bel titolo sulle «bombe anarchiche» rendendosi complici in qualche misura della menzogna e della violenza.

Non si può combattere il neofascismo senza contrastare chi lo sostiene! Non passeranno!

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[BO] lun 25 lug h.18.30: mobilitazione contro il presidio xenofobo di Forza Nuova a Lama di Reno

Aggiornamento. Alla fine Appennino Tricolore, «tenuto conto del clima creatosi», ha annullato la manifestazione xenofoba del 25 luglio recriminando per «la strumentalizzazione che artatamente è stata posta in essere da soggetti che hanno attribuito appartenenze ideologiche inesistenti». Non solo lo stile esilarante del comunicato è identico a quelli di Forza Nuova, ma in precedenza Appennino Tricolore aveva dato come riferimento telefonico lo stesso numero del coordinatore regionale di Forza Nuova! Toglietevi pure i baffi, vi abbiamo riconosciuto!

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Lunedì 25 luglio, alle ore 20, i neonazisti di Forza Nuova scenderanno in piazza contro l’arrivo dei primi richiedenti asilo a Lama di Reno, frazione di Marzabotto. In tutto si tratta di 18 profughi che parteciperanno a un progetto di accoglienza e formazione professionale alla ex Cartiera Burgo. Ma per Forza Nuova si tratta di «difendere l’identità del territorio». E non si capisce di quale «identità» parlino, se non dell’ideologia neonazista del «sangue e suolo»…

A promuovere la manifestazione xenofoba è la sigla «apartitica» Appennino Tricolore, secondo una tattica tipica di Forza Nuova che, per mettere radici, cerca sempre di camuffarsi da comitato di cittadini come «Forlì ai Forlivesi», «Mantova ai Virgiliani», «Rimini ai Riminesi».

Né sorprende di trovarvi coinvolto anche il solito Galeazzo «Svastica» Bignami che ha paragonato l’accoglienza a una discarica: «L’Appennino si sta trasformando in una sorta di centro d’accoglienza a cielo aperto».

Camerati, la vostra «identità» è solo merda, fatevene una ragione!

Una mobilitazione antifascista promossa dall’ANPI Marzabotto si terrà in Piazza Sonnino a Lama di Reno dalle ore 18.30.

ANPI

Fuori i fascisti da Marzabotto!

Marzabotto

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Un italiano su cinque ha pregiudizi contro gli ebrei

Oggi, per governare la crisi e garantire i profitti, gli Stati puntano sul compattamento nazionalista e razzista della società e i risultati si vedono un po’ ovunque.

Secondo il Rapporto sull’antisemitismo in Italia realizzato dall’Osservatorio del Centro di documentazione ebraica contemporanea, in Italia si sono registrati nel 2015 ben 90 episodi di antisemitismo. Sul web dilaga la violenza verbale e intanto «gruppi» che diffondono idee antisemite partecipano «alle campagne elettorali e sono alleati delle forze politiche in Parlamento». Per di più, il 21% degli italiani, ossia uno su cinque, ha pregiudizi contro gli ebrei: il triplo di quanto succede in Francia e Gran Bretagna. Leggi tutto su Lettera 43.

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