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Considerazioni e propositi per l’anno nuovo

Parlare della situazione odierna è diventato difficile. Mancano delle categorie comuni che permettano un confronto. E ciò è tanto più vero quando il contesto del confronto sia il mondo del lavoro. Continued…

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[BO] mer 20 feb h.18.30: La pacchia è finita lo diciamo noi! Presidio in Piazza dell’Unità contro la Lega e il governo

Mercoledì 20 febbraio le compagne e i compagni di Torino hanno lanciato un appello a manifestare ovunque contro le violenze continue e premeditate del governo. A Bologna è stato indetto un presidio in Piazza dell’Unità alle 18.30. Riceviamo e condividiamo l’appello e il volantino dell’iniziativa bolognese (vedi sotto il volantino).

La pacchia è finita lo diciamo noi! Giornata nazionale contro la Lega e il governo

Morti in mare, rastrellamenti, sgomberi, attacco alle lotte, caccia al povero, licenza di uccidere per la polizia. Questi i fatti, in linea con le politiche dei governi precedenti.

Taser, braccialetti elettronici, daspo induriti, aumento delle deportazioni, pene più severe per chi occupa case e blocca strade, ricatti ancora più forti per chi è straniero. Queste alcune delle imminenti minacce del disgraziato decreto Salvini.

Poi c’è il piano delle parole. “Marcisca in galera” (riferito a Battisti), “i poliziotti non portano cappuccini e brioche” (dopo l’omicidio di Empoli). Per arrivare al consigliere leghista di Torino, Alessandro Sciretti, che ha auspicato “un po’ di scuola Diaz” per chi è sceso in piazza dopo lo sgombero dell’Asilo e l’arresto dei compagni. “Un po’ di scuola Diaz” significa, letteralmente, un po’ di tortura, di teste e braccia rotte, di muri insanguinati, di terrore. A questo siamo arrivati. Abituarsi a certe parole, significa accettare i fatti che ne conseguono.

Adesso basta. Mercoledì 20 febbraio, mentre a Torino si terrà un presidio davanti alla circoscrizione dove è consigliere l’infame che vorrebbe farci torturare, scendiamo in piazza in tante città, magari davanti alle sedi della Lega, per ricordare la Diaz, contro la violenza poliziesca, contro il razzismo di Stato, contro il governo e in solidarietà con i compagni di Torino.

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[Mali] Sette ferrovieri, senza salario da 11 mesi, morti in sciopero della fame

Nonostante i “sovranisti di sinistra” cerchino di rispolverare la “questione nazionale” e di declinare la lotta contro il neoliberismo in senso identitario e autoritario, il conflitto è ovunque lo stesso e solo la solidarietà e la rivoluzione internazionale potrà davvero cambiare le cose. Riceviamo e condividiamo un intervento di Gianni Sartori.

MALI: SETTE FERROVIERI – SENZA SALARIO DA 11 MESI – MORTI IN SCIOPERO DELLA FAME
di Gianni Sartori

Così come Guccini quando cantava del suo macchinista ferroviere, anch’io “non so che viso avesse”.

Conosco invece, non solo “l’epoca dei fatti”, ma anche “come si chiamava”.

Mahamadi Sissoko, deceduto il 5 febbraio, è già il settimo ferroviere morto in sciopero della fame a Kita (Mali).

La protesta era iniziata due mesi fa per reclamare oltre dieci (ormai quasi undici) mesi di salario non corrisposto. La prima vittima dello sciopero (a cui partecipano quasi 500 ferrovieri) risale al 18 dicembre 2018. Tuttavia soltanto dopo questo settimo decesso lo Stato del Mali ha proposto il pagamento di tre mensilità. Incontrando però la legittima contrarietà del sindacato e dei lavoratori che – sentendosi “presi in giro” – hanno lanciato la parola d’ordine “O il pagamento integrale dei salari arretrati o la morte”. Continued…

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Libertà per Abdullah Ocalan e per tutti i prigionieri politici curdi

Vent’anni fa Abdullah Ocalan veniva rapito e imprigionato anche con la complicità del governo italiano dei D’Alema e dei Bertinotti. In questi mesi sono state ampie e coraggiose le mobilitazioni per la sua liberazione. Ieri, cinquemila persone hanno sfilato a Roma per la liberazione di tutti i prigionieri politici curdi e in sostegno alla rivoluzione del confederalismo democratico. Riceviamo e condividiamo un intervento al riguardo di Gianni Sartori.

1999-2019: FINALMENTE SI TORNA A PARLARE DI OCALAN (ma ora non dimentichiamolo per altri vent’anni)
di Gianni Sartori

Articoli di giornale, manifestazioni, appelli…

Grazie soprattutto al sacrificio dei militanti curdi – da mesi ormai in sciopero della fame – l’opinione pubblica è tornata a sentir parlare di Ocalan.

Bene, era ora. Ma sapendo come vanno le cose (passata la festa, gabbato lo santo…) sarebbe il caso di insistere. Altrimenti rischiamo di rivederlo in libertà magari tra un altro decennio, ben che vada.

Intanto vediamo di ripassare la questione rievocando il contesto e le circostanze del suo drammatico peregrinare in cerca di asilo politico. Vicenda conclusasi con il sequestro-rapimento a Nairobi. Continued…

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Per Franco Serantini

Gli antifascisti amano la memoria sociale e non gli anniversari di presunti «martiri» o «eroi». Perché la violenza del potere è sempre la stessa, «the same old story»… Per questo oggi, 10 febbraio, il nostro ricordo va a Franco Serantini e a tutti i giovani assassinati dallo Stato, in Italia, in mezzo alle città, con il plauso dei benpensanti e la benedizione dei governi.

Franco Fortini
PER SERANTINI

Il cinque di maggio del Settantadue nella città
di Pisa in Italia in mezzo alla città
alcuni miei concittadini armati
agenti della polizia repubblicana scatenati
coi fucili rompendogli le ossa del cranio hanno ammazzato
e a calci un giovane manifestante chiamato
Franco Serantini. A quelli che lo hanno ucciso
il governo ha benedette le mani con un sorriso.
Alla radio hanno parlato dei nostri doveri.
La gente ha altri pensieri.
Negli anni della mia vita le vittime innocenti
hanno coperto di corpi i continenti
e ogni giorno il potere squarcia e distrugge chi non
accetta chi non acconsente chi non si consuma con
rabbia e devozione. Lo so perché io
guardo dalle due parti come un ridicolo iddio.
Non voglio impietosire, non lo mostro denudato
con la fronte nera che i grandi gli hanno spezzato.
E potrei farvi piangere saprei farvi gridare
ma non serve al difficile lavoro che abbiamo da fare.
Per questo queste parole non sono poesia
se non per una rima debole che va via
di riga in riga sibilo e memoria
o augurio o rimorso di qualcosa che fu gloria
o pietà per la nostra storia feroce
canto che serbò un nome voce che amò una croce.
Non c’è ragione che valga il male né vittoria una vita.
La mia lo sa che tra poco sarà finita.
Ma se tutto è un segno solo e diventano i destini
uno solo – e noi portiamo Serantini
finché possiamo.

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Il dottor Torquato Tasso e la «religio mortis» di Fratelli d’Italia

Nel nazionalismo nostrano vi è una bizzarra contraddizione di fondo. Quanto più l’estrema destra si dichiara patriottica identitaria e italianissima, tanto più mostra di non conoscere quasi nulla delle glorie autentiche del nostro passato e di sapere solo scrivere la parola “Tradizione” con la ti maiuscola, senza aver la minima idea delle tradizioni vive e molteplici del paese in cui abitano. Continued…

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«Mi sono persino trattenuto»…

«Mi sono persino trattenuto», ha dichiarato Alessandro Ciro Sciretti, consigliere della Lega a Torino dopo aver scritto su Facebook un messaggio per sollecitare una maggiore violenza di Stato:

«Nessuna pietà, nessuna, per queste persone. Le forze dell’ordine sono troppo limitate nei loro poteri. Ci vuole un po’ di scuola Diaz».

La scuola Diaz fu un luogo di terribili violenze e vili menzogne da parte delle forze dell’ordine e pochi giorni fa 16 ufficiali della polizia italiana sono stati condannati a un risarcimento di 110 mila euro per le torture inflitte al giornalista inglese Mark William Covell, uno fra i tanti che portano su di sé le ferite di Genova 2001… Continued…

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«The Milky Way»: crowdfunding per un docu-film sulla rotta migratoria alpina

Ci eravamo abituati ad andare in Francia senza controlli. Oggi, chi ha la faccia da europeo continua a farlo. Gli altri invece rischiano di morire sulla frontiera. E vi muoiono.

I migranti, poco preparati e mal equipaggiati per un’impresa del genere, imboccano i sentieri di notte, sfidando il buio, il freddo e i controlli delle autorità francesi.

All’aprirsi della rotta migratoria è seguita la militarizzazione del confine, con l’aumento dei controlli, dei posti di blocco e ovviamente degli arresti, delle multe e delle denunce per tutti coloro che hanno cominciato a offrire solidarietà concreta alle persone in viaggio.

Nonostante questo, una parte non esigua di abitanti delle valli ha deciso di non abbassare la testa e di non girare lo sguardo di fronte a quanto accade lungo i sentieri delle proprie montagne. La storia si ripete.

Ora, per raccontare quelle storie e fare memoria dell’ingiustizia e della violenza degli Stati, vi è il progetto di un docu-film indipendente, The Milky Way. Per sostenere il progetto con una donazione, vedi qui.

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È morto soltanto un altro kolbar…

Mentre anche l’ONU certifica gli «unimaginable horrors» che i profughi subiscono in Libia con forti complicità del locale Ministero dell’Interno e della Difesa, ma su mandato e con gli aiuti economici dell’Italia e dell’Europa, ovunque i poveri continuano ad essere sfruttati, torturati e uccisi, in un mondo in cui sopravvivere è già una colpa e il razzismo o l’indifferenza dei ceti medi diventa di giorno in giorno più feroce. Riceviamo e condividiamo un intervento di Gianni Sartori.

È MORTO SOLTANTO UN ALTRO KOLBAR…
di Gianni Sartori

Un altro kolbar curdo è morto in circostanze non chiare – presumibilmente assassinato dalle forze di sicurezza frontaliere di Ankara o di Teheran. Il fatto è accaduto il mese scorso nel Rojhilat, il Kurdistan sotto amministrazione iraniana. Continued…

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Red Land (Rosso Istria): un film di pura propaganda fascista

Riceviamo e condividiamo un resoconto di Alessandra Kersevan relativo a un recente film di propaganda dell’estrema destra, coprodotto dalla RAI.

Red Land (Rosso Istria): un film di pura propaganda fascista
di Alessandra Kersevan

Resoconto dopo la visione (molto sofferta…) del film RED LAND

Il film è costruito con metodo goebbelsiano, punta molto sull’emotività, non si preoccupa della coerenza ma dell’impatto psicologico; il punto di vista è sempre quello degli italiani (e dei fascisti) per cui anche quando vengono dette delle frasi che sembrerebbero portare qualche elemento di informazione storica, la cosa viene subito superata dalla visione di un fatto tragico di segno contrario. La storia è completamente decontestualizzata e nei particolari in buona parte inventata. Continued…

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[Parma] dom 10 feb h.10.30: Foibe e Fascismo

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