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Noi li odiamo i fascisti di piazza Galvani


Eravamo rimastə senza reddito.
Avevamo il sistema sanitario a terra.
Non avevamo i soldi la spesa
L’obbiettore non ci aveva garantito l’aborto.
C’era lo sgombero del centro sociale!
Era crollata la casa in affitto!
C’è stata una pandemia!
Una tremenda campagna elettorale!
Un comizio della Meloni!


Un vecchio adesivo, apparso per le strade bolognesi, esibiva l’effige dei Blues Brothers e recitava “i sovversivi non votano”. Sicuramente, però, i comizi dei fascisti li digeriscono ancora meno.
E come poteva finire, d’altronde, una campagna elettorale svoltasi durante una pandemia globale se non con il comizio di Giorgia Meloni? Dopo la Lega e Salvini alla Montagnola (in contemporanea con la festa dell’Unità), non poteva certo mancare il rituale quanto infame ritorno della leader di Forza Italia in piazza Galvani. Luoghi prontamente concessi, in un periodo storico in cui per sedersi ad un tavolo occorre districarsi fra decreti e regolamenti spesso confusionari, contraddittori e, perché no, in linea col peggior classismo nostrano, ma per organizzare una manifestazione condita con razzismo, sessismo e omofobia non esistono divieti. Non è un caso, d’altronde, che nella stessa Bologna si diano alcune delle prime proiezioni nazionali del “docu”-film Unplanned, ennesimo attacco all’autodeterminazione delle donne. Ed è sempre a Bologna che ormai trovare una stanza a prezzi accessibili è praticamente impossibile. Così come è a Bologna, la città che tanto paventa la propria dedizione ad equità e dignità, che gli obbiettori superano il 70%. Sempre Bologna, la città dove negli ultimi anni è in corso uno spietato ed incessante attacco a tutte le realtà sociali autogestite. Ma le piazze per fascisti e partiti affini non mancano mai.
Ed è così che domenica 26, ultimo giorno del festival Some Prefer Cake, cinema del festival lesbico, Giorgia Meloni ha tenuto un comizio elettorale in piazza Galvani, nel cuore della città e col beneplacito delle istitutzioni cittadine. Non è un caso che negli ultimi anni la presenza di queste figure in città sia diventata tristemente sempre più frequente. È altresì vero che, spesso, queste iniziative vengono comunicate all’ultimo momento per paura delle ovvie e giuste contestazioni, a dimostrazione di come il tessuto cittadino bolognese non abbia intenzione di lasciar passare con altrettanta facilità la presenza di queste losche figure. Poco tempo fa, infatti, l’eroica paladina della famiglia tradizionale, ha annunciato la presentazione della sua ultima “fatica letteraria” pochi giorni prima dell’evento stesso, avvenuto ai Giardini Margherita, militarizzati per l’occasione.
Ma ci dispiace comunicarlo: possono militarizzare una città intera e nascondersi nell’ombra quanto vogliono, ma non la passeranno liscia. Noi manterremo sempre alta l’attenzione sulle loro iniziative che non passeranno mai sotto silenzio e senza tutte le forme di contestazione che sapremo mettere in piedi. Non possiamo lasciare che siano la Meloni e le sue malfamate compagnie a esprimersi e a portare avanti i propri discorsi su famiglia, soggettività trans e non binarie, donne e migranti, apportando contenuti fortemente stereotipizzanti, sessisti, transfobici e razzisti.
Questa volta, però, non saremo fisicamente presenti: siamo troppo impegnatə a combattere gli effetti che la gestione di questa pandemia ha lasciato nel tessuto sociale di questa città (e non solo) per seguire anche noi il carrozzone elettorale, comportandoci come la stragrande maggioranza delle istituzioni cittadine che concentrano le proprie attenzioni su vuote reclam elettorali invece che proporre (e, menchemmeno, attuare) azioni concrete per venire incontro alle fasce sociali più deboli che affrontano difficoltà senza precedenti.

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Ospiti indesiderati

Oggi a Bologna si terrà il convegno nazionale del SAP (sindacato autonomo di polizia), sindacato, corporativo e reazionario, fedele alla destra postfascista e neofascista. Il SAP ha da sempre gestito una macchina del consenso che ha garantito e continua a garantire pieno appoggio a politici della destra locale e nazionale: non a caso ospite d’eccezione al primo congresso del sindacato fu un certo Giorgio Almirante. Grande spalla della destra xenofoba nella costruzione artificiale dell’emergenza sicurezza, il SAP si è sempre distinto nelle azioni di repressione del dissenso, da Napoli a Genova, dai NoTAV ai NoTAP, dal caso di Federico Aldrovandi a quello di Stefano Cucchi. Tema del convegno, che si terrà all’hotel Europa sarà “l’evoluzione tecnologica al servizio delle forze di Polizia”, tradotto: come menare mantenendo una facciata di umanità.

Nel pomeriggio Matteo Salvini tornerà a Bologna: l’appuntamento, annuncia la Lega, è alle 18, in piazza dei Colori, “una zona a rischio per spaccio e degrado. Da lì, non lontani dal Pilastro, Salvini e tutta la squadra lanceranno le loro proposte per una città finalmente bella e sicura”.

Noi come sempre ci sentiamo di dire che il veri degrado nei quartieri sono fascisti e polizia e che la vera libertà e sicurezza sarebbero svegliarci una bella mattina e vederli spariti dalla circolazione.

Invitiamo tutte/i alla massima sorveglianza antifascista

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L’antifascismo non si processa!

Riceviamo e ripubblichiamo questo scritto che sta girando sulla condanna di 4 compagne e compagni in seguito alle lotte e all’opposizione all’apertura della sede di Casapound a Cesena di qualche anno fa.
La richiesta del comunicato, oltre a quella che venga condiviso il più possibile e fatto girare, è che gruppi, collettivi e spazi che condividono lo scritto e/o vogliono aggiungere la propria solidarietà possono farlo scrivendo direttamente alla mail fornita alla fine del comunicato medesimo. Se lo faranno, verranno successivamente aggiunti i loro nomi via via che l’elenco crescerà.
Di seguito il comunicato delle compagne e dei compagni.

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■ IL TRIBUNALE DI FORLÌ CONDANNA L’ANTIFASCISMO! ■
Solidarietà alle antifasciste e agli antifascisti condannatx per essersi oppostx all’apertura di un covo fascista a Cesena.

Mercoledì 15 settembre 2021 al Tribunale di Forlì si è tenuta l’udienza definitiva di primo grado, con relativa sentenza, del processo che vedeva imputate 5 persone per diversi reati riguardanti la composita opposizione contro l’apertura della sede di Cesena di Casapound aperta in Via Albertini 28/D nel gennaio 2018.
Nella fattispecie, i fatti si riferiscono a delle “pressioni” – che sarebbero avvenute subito prima dell’apertura del covo dei fascisti del terzo millennio – nei confronti dei proprietari del negozio che sarà poi di fatto affittato proprio al gruppo di estrema destra, e a un volantino che ricordava le complicità di chi concede i propri locali a questi gruppi affisso per Cesena, con indicati nomi e cognomi dei summenzionati proprietari.
Dopo diverse udienze – e diversi presidi antifascisti solidali di fronte al Tribunale – il giudice, Ilaria Rosati, ha assolto una di queste cinque persone e condannato le altre quattro. Tre di queste sono state condannate, con pena sospesa, ad una multa di 800 euro a testa per diffamazione, per la diffusione del già detto volantino, sebbene non ci fosse una sola prova a carico nei loro confronti: né un fermo di polizia con identificazione, né immagini di telecamere e nemmeno il sequestro del volantino in questione. É bastata la sola testimonianza di un paio di poliziotti che dicono di averle viste affiggere il volantino per farle condannare, anche se queste hanno sempre affermato di aver distribuito un volantino differente da quello preso in esame (un volantino esistente, effettivamente diffuso davanti a negozi sfitti, che genericamente, senza far nomi, invitava i proprietari a non affittare i propri spazi a movimenti fascisti).
Un’altra persona è stata invece condannata a sette mesi di carcere, con pena sospesa, per tentata violenza privata, con l’accusa di avere tentato verbalmente di convincere i proprietari a non affittare il loro negozio ad un manipolo di picchiatori fascisti dichiarati.
Oltre alle condanne, c’è da aggiungere anche il pagamento complessivo delle spese legali e processuali e un risarcimento di circa 9.000 euro in totale per i proprietari del negozio, Daniele e Francesco Lombardini, padre e figlio (quest’ultimo avvocato) costituitisi come parte civile, che hanno lamentato un danno di immagine e psicologico, telefonate di persone risentite per la scelta di affittare il negozio a un gruppo di fascisti ed esprimendo il timore di ipotetiche ritorsioni.
In tutto si parla quindi di circa 15.000 euro da dover sborsare se in appello la sentenza di condanna dovesse essere confermata.
Come già detto altre volte, senza voler fare qui dello sterile vittimismo, queste persone pagano anche per le tante iniziative e lotte antifasciste portate avanti a Cesena a seguito dell’apertura della sede di Casapound (sede che fu oggetto anche di esposti da parte dei condomini dello stabile in cui era situata, che certo non gradivano questo tipo di vicinato, e che oggi risulta in vendita e frequentata pochissimo, con parte del gruppo di Casapound impegnata come settore attivo nell’organizzazione dei cosiddetti “No Paura Day” ed un’altra transitata sul carro di Fratelli d’Italia, partito che in città ha recentemente aperto una sua sede in piazza del Popolo, dove prima c’era la sezione del PD).
Ancora di più, anche se non una novità, queste condanne ci sembrano il frutto del clima che respiriamo oggi in Italia, dove tra discriminazioni etniche e di genere, aggressioni ai lavoratori in lotta da parte di squadracce private pagate dalle imprese, manovre poliziesche e giudiziarie contro l’opposizione dal basso agli ultimi governi e sempre nuovi e affinati strumenti repressivi non ci deve stupire che un giudice nell’epoca attuale si senta giustificato a condannare quattro antifascistx….per antifascismo! In questo modo legittimando indirettamente la presenza dei gruppi fascisti e delle loro gesta sui territori.
Ovviamente, è chiaro che le antifasciste e gli antifascisti che sono statx condannatx andranno sostenutx, anche riguardo l’aspetto solidale-monetario per quella che ci appare come una vera e propria estorsione da migliaia di euro.
Il tentativo palese è quello di intimidire le persone disposte a lottare per un’idea di esistenza in totale contrapposizione con l’ideologia autoritaria, sfruttatrice e sostanzialmente fascista.
Spetta a tutte e tutti noi – antifasciste e antifascisti, persone libere, solidali – dimostrare che non hanno raggiunto lo scopo, e dimostrare che chi lotta non è mai solx!

– ANTIFASCISTE ED ANTIFASCISTI DI FORLÌ E CESENA
– INDIVIDUALITÀ LIBERTARIE

Per sottoscrivere il presente comunicato, da parte di gruppi, collettivi, spazi, etc, la mail a cui fare riferimento è questa: cesenantifa@inventati.org

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Mailbombing per “Unplanned”

Riceviamo e ripublichiamo l’appello del “collettivo Mujeres Libres” per il boicottaggio del documentario antiabortista di cui abbiamo già parlato in questo articolo.
La novità è che la proiezione è in programma anche al cinema Chaplin in Saragozza.
Invitiamo tutt* a partecipare a questa importante iniziativa.
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Cosa fare per partecipare al mailbombing:
– copia e incolla nella mail il testo che trovi in fondo al post o a questo link: https://pad.cisti.org/p/r.b019f69256254e5860442f6f6965368c
– aggiungi come oggetto “UNPLANNED – RICHIESTA ANNULLAMENTO PROIEZIONE”
– manda la mail a amministrazione@cinebo.it e a cineforumimage@gmail.com.
Il film, di cui vogliamo boicottare la proiezione è “UNPLANNED – LA STORIA DI ABBY JOHNSON”, prodotto e distribuito da Dominus Production e verrà proiettato dal Cinema Fossolo e dal Cinema Chaplin.
Questo docufilm si prefigge di trattare la questione dell’aborto come omicidio del feto, affermando che “sia l’uccisione di una vita innocente nel grembo materno, luogo in cui, grande paradosso, un bambino dovrebbe essere maggiormente custodito”.
Se anche tu sei stancx di queste narrazioni, bombarda di mail il cinema!
✊✊✊
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OGGETTO: “Unplanned”: richiesta annullamento proiezione
Gentilissime e Gentilissimi,
nella programmazione del cinema Fossolo di Settembre abbiamo notato la proiezione di “Unplanned. La storia vera di Abby Johnson”. Riteniamo che il film in questione sia lesivo della dignità delle donne, irrispettoso delle  scelte che compiono e scientificamente infondato.
Nel film viene propinata l’idea che l’aborto – e citiamo testualmente – “sia l’uccisione di una vita innocente nel grembo della propria madre, luogo in cui, grande paradosso, un bambino dovrebbe essere maggiormente custodito” colpevolizzando e giudicando le decisioni individuali delle persone che scelgono di abortire. Anche solo questa citazione risulta faziosa. È inesatto infatti parlare di “bambini”. La letteratura scientifica preferisce parlare, nei primi tre mesi di gravidanza, di embriogenesi e di aggregato di cellule, nessun bambino quindi.
Nel film viene mostrata la scena di un aborto a cui assiste sbigottita Abby Johnson, è chiaro che la protagonista sia atterrita da ciò che vede perché, anche in questo caso, non c’è alcun fondamento scientifico: prima di tutto viene mostrata la pratica dell’aborto di un embrione alla dodicesima settimana ma quello che viene presentato sullo schermo sembra essere invece ben formato, come se si trattasse di un feto al nono mese; altro elemento scientificamente infondato è il fatto che l’aborto chirurgico nel film viene sottoposto ad una paziente orientata, lucida e collaborante che soffre visibilmente, quando in medicina gli aborti chirurgici vengono eseguiti di consuetudine in anestesia totale o comunque premurandosi che la paziente non soffra.
Ultimo elemento, ma forse tra i più importanti, il fatto che nel film viene proposta l’immagine fantascientifica di un embrione che si ribella all’aborto, convinzione avvalorata nel film da Johnson che dichiara nel suo diario che “vedere il bambino che lottava e resisteva allo strumento di aborto, mi ha fatto capire che c’era una vita umana nel grembo”. Una relazione pubblicata dal “British Medical Journal” dal dottor Stuart Derbyshire, psicologo presso l’università di Birmingham sostiene che i feti non siano in grado di provare dolore. Il dottor Derbyshire sostiene che, durante la gestazione, i meccanismi che consentono di avvertire il dolore, tra cui le terminazioni nervose e le reazioni ormonali, si sviluppano entro la ventiseiesima settimana. A suo parere, tuttavia, il fattore cruciale è la nascita stessa. “Il dolore è un fenomeno che deriva dalla nostra esperienza e che si sviluppa grazie allo stimolo e all’interazione umana”, ha affermato, “Comprende concetti quali l’ambiente, sensazioni di fastidio e percezione del dolore”, ha dichiarato al sito della BBC.
Lo studio da lui condotto sostiene che nell’utero il feto è di fatto addormentato a causa dell’ambiente chimico fornito dalla placenta. Al momento della nascita, il mondo degli stimoli si dischiude attivando le vie del dolore del bambino.
“Il dolore diventa possibile a causa di uno sviluppo psicologico che inizia alla nascita quando il bambino viene separato dall’atmosfera protetta dell’utero e stimolato a svolgere le attività tipiche dello stato di veglia”, ha affermato il dottor Derbyshire.
Nella “scheda didattica” del film, al punto 4, sotto la voce “lettura Biologica” viene riportato il numero annuo di decessi per aborto presentato dall’ Oms, che è di “150 donne in Europa (e nel resto del mondo decine di migliaia)”. La cifra si aggira circa sui 47mila casi di morte per aborto, quello che non viene spiegato, o volutamente omesso, nella scheda è che la causa di morte non è l’aborto in sé ma l’aborto clandestino o non sicuro.
Le donne in questo caso sono vittime di un sistema legislativo che di fatto non permette l’accesso a cure mediche di base. Nella scheda didattica si afferma inoltre che la pillola per l’interruzione di gravidanza (RU486),“moltiplica per dieci volte il rischio di morte”, in realtà i rischi dell’assunzione della Ru, secondo il parere dei medici, sono ridotti rispetto a quelli dell’aborto chirurgico (quello mediante isterosuzione o raschiamento) poiché si tratta di una pratica molto meno invasiva e che non prevede alcun contatto con i genitali interni della paziente. Viene specificato dagli esperti che la pillola abortiva, come qualunque altro farmaco, presenta controindicazioni ed effetti collaterali ben descritti nel foglietto illustrativo e dal personale sanitario. Il maggior numero di decessi per  ivg tramite Ru è stato registrato negli Stati Uniti: 14 casi su 1,52 milioni, meno dello 0,001%. Tra le cause di morte associate all’assunzione della RU486 viene segnalata in alcuni paesi la comparsa di infezioni batteriche letali: quella da Clostridium sordellii, da Clostridium Septicum, da Clostridium Perfringens e da streptococco. Ma, considerato che in passato il farmaco non era disponibile in forma orale, ma veniva somministrato per via intravaginale, non è difficile credere che, in condizioni di scarsa igiene, in seguito alla terapia potessero insorgere complicazioni di questo tipo. E in particolare nel caso di aborti clandestini; ritorniamo quindi al problema della reale accessibilità alle cure mediche che alcuni stati vietano.
Nelle ultime righe del punto 4 di questa scheda didattica viene citata la “sindrome post abortiva (PSA)” affermando che si tratti di una serie di disturbi ossessivi e suicidari tale da far vivere alla persona che ha abortito una sorta di “schizofrenia”. L’associazione Luca Coscioni, associazione autorevole che si batte per i diritti civili e il diritto alla scienza, afferma che la sindrome post abortiva “non è riconosciuta da alcuna società scientifica e non trova posto in alcuna nosografia”, di nuovo informazioni senza alcun fondamento scientifico.
Proprio perché sono stati presentati in maniera così dettagliata dati che risultano essere parziali, ci teniamo a fornire anche noi alcuni dati rilevanti riguardo l’aborto:
>> 24 paesi in tutto il mondo non consentono l’accesso all’aborto in NESSUN CASO.
> 90 milioni di donne in età riproduttiva vivono in questi paesi, il 5% delle donne nel mondo;
>> 42 paesi garantiscono l’aborto SOLO quando la vita della donna è a rischio.
> 360 milioni di donne in età riproduttiva vivono in questi paesi, il 22% delle donne nel mondo;
>> alcuni paesi consentono l’aborto SOLO per motivi sanitari o terapeutici.
> 225 milioni di donne in età riproduttiva vivono in questi paesi, il 14% delle donne nel mondo.
Questo significa che 675 milioni di donne nel mondo non hanno accesso in maniera libera, gratuita e sicura all’aborto.
In Italia in media il 66,7 % dei medici sono obiettori di coscienza, sfiorando il 90% in alcune regioni e rendendo di fatto inaccessibile l’accesso all’ivg.
Per le motivazioni di cui sopra, chiediamo di togliere la proiezione del documentario “Unplanned. La storia vera di Abby Johnson”, nonché eliminarlo dal programma del Cinema stesso.
Riteniamo che la diffusione di informazioni errate, così come la manipolazione e la diffusione di dati errati e/o ommessi atti ad appoggiare un’ideologia cattolica e fascista danneggi gravemente non solo l’informazione scientifica all’interno della sfera medica riguardante l’ivg, ma miri a ledere i diritti di scelta delle donne reiterando processi di colpevolizzazione e controllo sul corpo delle donne e delle persone gestanti mediante discorsi falsi e scientificamente errati.
Pertanto, chiediamo quindi l’annullamento della proiezione e una presa di distanza dal film, da tutte le informazioni che mira a divulgare, così come i discorsi alla base delle suddette, dai movimenti catto-fascisti – guidati dalle destre mondiali- e da qualsiasi Associazione appoggi tali movimenti e discorsi.

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Fascisti sotto la tonaca


Unplanned, la vera storia di Abbey Johnsonn, è un documentario che racconta con pretese scientifiche come la direttrice di una clinica dove si praticano anche aborti, improvvisamente si rende conto di come praticare aborti sarebbe un omicidio a cui i feti stessi oppongono resistenza per cercare di stare in vita. Il film è  prodotto dalla Dominus Production e viene pubblicizzato con toni sensazionalistici tipo “il film verità più censurato di sempre”. Lo scopo è dimostrare come l’aborto sia scientificamente un omicidio. Vi preghiamo di non Googlare troppo per non aumentare le visualizzazioni. A Bologna la sua proiezione è  prevista per il 15 settembre al cinema parrocchiale Fossolo.

Dal 2013 in Italia si inizia a parlare di unioni civili. In sordina, ecco comparire sulla scena la Teoria del gender e a combatterla ecco scendere in campo “Manif pour tous”, “Pro Vita”, “Giuristi per la Vita”, “Difendiamo i nostri figli”, solo alcuni dei movimenti nati negli ultimi 20 anni. Tra i principali loro obiettivi, arginare la conquista dei diritti per le persone LGBT.

Sono ormai evidenti i danni della campagna reazionaria lanciata dal Vaticano contro il concetto di genere e i movimenti di protesta che l’hanno incarnata in numerosi Paesi europei, dalla Francia all’Italia, dalla Germania alla Polonia, dalla Croazia alla Slovacchia, in un inquietante fronte che riunisce gruppi anti-abortisti, tradizionalisti, membri dei movimenti ecclesiali e gruppi neo-fascisti.

Si fa sempre più necessario rinforzare il contrasto all’ascesa dirompente dei cattofascisti nei piu disparati contesti e nelle loro variegate forme, più o meno evidenti ma sempre pericolose. Ormai sono note le relazioni tra neofascismo, partiti di destra, gruppi cattolici reazionari internazionali e anti-scelta.

Negli ultimi anni la situazione è decisamente peggiorata e i fascisti, da quattro gatti che erano, ce li ritroviamo nei luoghi del potere, nei grossi partiti populisti, nelle scuole, nei teatri, nei cinema, a condurre i telegiornali coi rosari al collo e con enormi risorse di denaro.

Occorre costruire mobilitazioni  il più intersezionali possibili, tenendo insieme, costruendo e decostruendo le pratiche Antifasciste.

 

Di seguito un’interessante bibliografia che ci sentiamo di consigliarvi

– il sito di Massimo Prearo

– L’ipotesi neocattolica (2020) – Massimo Prearo

– La crociata anti-gender dal Vaticano alle manif pour Tours (2017) – Massimo Prearo e Sarà Garbagnoli

– “Aborto le nuove crociate” – video documentrario di Alexandra Jousset e Andrea Rawlins-Gaston

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2 Agosto 2021

Anche quest’anno siamo tornate al fianco dei familiari delle vittime del 2 agosto consapevoli che lo stato prosegue nelle sue politiche di terrore.

Per questo abbiamo abbandonato la piazza dopo il minuto di silenzio e continueremo a ribadire che la presenza di esponenti del governo in questa giornata è completamente fuori luogo. Non c’è soluzione di continuità fra i governi che hanno coperto e organizzato la strategia della tensione per fermare le lotte operaie studentesche e quelli odierni.

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Noi sappiamo chi è STATO, Noi non dimentichiamo

Concentramento ore 9.00, Piazza del Nettuno

Ricorre l’anniversario della strage alla stazione di Bologna e come negli ultimi 40 anni saremo in piazza, accanto all’associazione dei familiari delle vittime ma distinti e distanti dalle istituzioni che a vari livelli portano la corresponsabilità di quella strage come delle innumerevoli stragi che hanno martoriato l’Italia.

Le più anziane fra noi erano già in piazza la sera del 2 agosto 1980, alcune impegnate nei soccorsi e a chi parlava di incidente, di scoppi accidentali, ribattevamo che dell’ennesima strage si trattava e che le responsabilità andavano cercate all’interno degli apparati statali.
Anche il lento incedere delle inchieste giudiziarie e dei vari processi che si sono susseguiti (non solo concernenti la strage alla stazione di Bologna) stanno facendo emergere stralci di ricostruzioni storico-giudiziarie che confermano quello che abbiamo sempre affermato con forza: fascisti prezzolati istigati, coordinati, finanziati, coperti da gangli tutti interni alle istituzioni statali. Alti funzionari civili e militari, lobbisti di ogni risma, personaggi “influenti” della politica e dell’economia erano tutti collegati nel miasma che voleva reprimere ogni istanza di libertà e di autodeterminazione per mezzo del terrore, quando la “normale” repressione non fosse bastata.

Continueremo a gridare che la strage è di stato, che le bombe nelle stazioni le mettono i fascisti ma le pagano i padroni, che l’antifascismo è nostro e non lo deleghiamo.
Non si tratta di condannare un generico terrorismo ma di individuare con chiarezza le politiche liberticide ed antisociali che il potere politico-giuridico-militare continua a perpetrare. Il nostro antifascismo non è rituale. Oggi più che mai individua il nemico non solo nei nostalgici in orbace ma in tutte quelle manifestazioni che tendono a reprimere il diritto inalienabile alla libertà. Libertà a tutto tondo che non può essere conculcata in base a criteri emergenziali e deve essere esercitata in prima persona
da tutte noi.
La strategia neoliberale e autoritaria dello Stato si è composta di stragismo, di morti in mare (abbiamo parlato negli anni scorsi di Str-agi/Naufr-agi di Stato), e nell’ultimo anno pandemico ha visto Confindustria – che allora pagava i fascisti per distruggere i picchetti operai – intervenire e influenzare le decisioni su ogni aspetto della politica sanitaria, dall’apertura delle fabbriche durante il lockdown alle pressioni per lo sblocco dei licenziamenti, dalla copertura delle morti sul lavoro alla polarizzazione del dibattito sull’obbligo vaccinale creata allo scopo sempre di arricchire la classe dirigente, protetti dal paravento di una presunta difesa della salute quando al contrario nulla di serio è stato fatto per potenziare il sistema sanitario pubblico. Stessi attori di allora, stesse pratiche criminali e liberticide.

Non possiamo poi non ricordare che quello stesso Stato si è reso responsabile delle stragi nelle carceri a seguito delle rivolte scoppiate ad inizio pandemia per la mancanza di quella stessa sicurezza sanitario di cui le istituzioni si riempiono la bocca, nonché dei pestaggi e delle torture documentate nei giorni successivi, tristemente una pratica costante nel sistema carcerario. E le istituzioni chiamate a parlare saranno rappresentate proprio dalla Ministra della Giustizia Cartabia, che pur dovendo timidamente prendere posizione dopo i video sui selvaggi pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, nulla ha detto dei 12 morti, di cui 9 nel carcere di Modena.

Infine non possiamo non ricordare che quelle stesse istituzioni che, mentre piangono lacrime di coccodrillo, si rifiutano di desecretare i documenti relativi alle stragi fasciste, sono le stesse che perseverano nel perseguire i processi di lotta di quegli anni – nei mesi passati la richiesta di estradizione degli esuli francesi o le condizioni inumane a cui sono sottoposti tuttora i prigionieri politici lo stanno a dimostrare, in quella che non si può definire altro che vendetta di stato.

Continueremo quindi ad affermare che la presenza di esponenti del governo in questa giornata è completamente fuori luogo. Non c’è soluzione di continuità fra i governi che hanno coperto e organizzato la strategia della tensione per fermare le lotte operaie studentesche degli anni ‘60 e quelli odierni.

Da piazza Fontana, a Brescia, passando per l’Italicus, a Bologna, al rapido 904 a San Benedetto val di Sambro, dalla Uno Bianca alla Falange Armata, dal Fronte Nazionale ai NAR, a Forza Nuova, a Casa Pound:

Noi non dimentichiamo.
Noi sappiamo chi è STATO.

Ora e sempre resistenza.

Realtà Antifasciste Bolognesi

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La loro sicurezza non è che fascismo

Diapositiva di un tipico militante della legaApprendiamo dai media mainstream della morte di “Youns El Bossettaoui, 40 anni di origini marocchine”, ucciso da un colpo della pistola di Massimo Adriatici assessore alla sicurezza del comune di Voghera, avvocato ed ex funzionario di polizia, da ottobre del 2020 militante della Lega.

Adriatici dal momento della sua nomina ad assessore è stato autore di svariate ordinanze antidegrado e si è più volte pronunciato a favore di una più ampia interpretazione del concetto di legittima difesa.

Le speculazioni sulla intenzionalità di questo gesto ci interessano ben poco. Siamo certə che l’assessore pensasse di brandire un mazzo di fiori.

La realtà è che episodi di questo genere nascono nel contesto della guerra culturale che i neofascisti portano avanti in questo paese siano essi mascherati da naziskin, nogender o vichinghi dagli elmi cornuti.
Queste persone propagandano incessantemente odio e paura nei confronti del diverso. Quel che è successo a Voghera altro non è che uno dei frutti del loro lavoro.

Ora più che mai è fondamentale mantenere attiva la vigilanza e il contrasto nei confronti di questo genere di immondizia.

Noi siamo amanti della pulizia e ci faremo trovare ai nostri posti.

Eja eja alla larga!

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Patrioti a Bologna? Alla larga!

Sabato 1 maggio, ci giunge notizia, alle ore 15, in P.zza della Pace avrà luogo un raduno dei soliti disgustosi personaggi, questa volta sotto l’insegna del “patriottismo”.

La patria è un concetto per cui milioni di persone sono state sacrificate nel corso della storia a beneficio delle classi dominanti. È significativo che questi soggetti vi facciano riferimento.

Bologna eroica città della resistenza non può accettare che le venga fatto un tale sfregio, tanto più il 1 maggio, giornata internazionale di lotta per le lavoratrici e i lavoratori.

Invitiamo tutte e tutti a partecipare alle iniziative di mobilitazione messe in campo il Primo Maggio

Patrioti? Eja eja, alla larga!

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25 aprile, contro tutti i fascismi ora come sempre!

«Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza. Mai!»
Lorenzo Orsetti – Orso Tekoşer

Scarpe rotte eppur bisogna andar

Il 76° anniversario della liberazione dal nazifascismo si presenta con alle
spalle oltre un anno di pandemia globale gestita in maniera fallimentare sia dal punto di vista sanitario che sociale. Il covid-19 ha rivelato la debolezza di un sistema liberista sempre più antisociale, a partire dalla privatizzazione della sanità che non è in grado di rispondere alle necessità popolari, ed è fondamentale individuare le responsabilità politiche precise di chi ci ha portato in questa situazione.

In nome dell’emergenza si calpestano i diritti dei/lle più deboli e si prospetta una situazione sempre più desolante in materia di occupazione, casa, reddito, diritti democratici e autodeterminazione.

Non siamo tuttə sulla stessa barca. Lo dice il numero delle donne licenziate, lo dice la situazione disumana e di abbandono in cui sono costrette le persone migranti nei centri di accoglienza che di accogliente hanno solo il nome, lo dice il sovraffollamento delle carceri, lo dice chi non si può permettere una sanità privata.
La retorica sulla quarantena felice ha fatto pena da subito lasciando il posto a persone con reddito dimezzato o annullato, aumento della violenza domestica a discapito delle donne, aumento delle difficoltà per chi lavora in nero o con contratti con poche garanzie. Il tutto ahinoi aumentando una guerra tra poveri di cui si nutrono consapevolmente le istituzioni e i padroni.

La retorica del destino comune si contrappone alla necessità di rispondere a quella che sembra essere l’approfondirsi di una guerra di classe dall’alto per l’affermazione delle logiche di mercato in ogni ambito delle nostre vite. Un sempre più pervicace autoritarismo si esercita in virtù di un emergenzialismo che permette per via amministrativa di conculcare libertà fondamentali.
Che cosa fare in questa situazione? Di fronte all’impossibilità delle consuete mobilitazioni potevamo stare in un angolo a lagnarci e invece abbiamo riscoperto come ancora una volta il mutuo appoggio sia una forma attiva di conflitto e resistenza.

In questo anno abbiamo visto nascere progetti dal basso di autorganizzazione e solidarietà, che hanno saputo mettere in campo dinamiche di mutuo soccorso e pratiche di resistenza alla crisi sociale.
Sicuramente non sufficienti, ma che dimostrano come l’autogestione e l’esistenza di spazi e collettivi siano punti di riferimento fondamentali per rompere il meccanismo della solitudine e fondamentali per chi viene lasciat* indietro.

Il governo nazionale guidato da Draghi ha il sostegno di tutto l’arco parlamentare, in continuità con le politiche di distruzione dei diritti civili, sociali e sindacali che sono il patrimonio delle lotte delle classi popolari.

Il 25 aprile non è solo un fatto cerimoniale o commemorativo ma è il giorno in cui quelle lotte fatte di antifascismo antirazzismo e femminismo tornano a imporsi nello spazio pubblico per dire che un altro mondo è possibile, un mondo senza sfruttatə e senza sfruttatori.

È per noi infatti centrale che questa giornata non guardi solo al passato, ma soprattutto al futuro: un futuro che sembra sempre più oppressivo e distopico, se non ci adoperiamo sin da oggi per rompere questo presente attraverso la lotta e l’opposizione a coloro che ci governano.

A partire dalla richiesta di copertura vaccinale per tutte e tutti, senza subire i ricatti degli interessi privati, che lapolitica tutta antepone alla salute benessere pubblico, dal pretendere la sicurezza sui posti di lavoro, uniche attività ancora permesse, la sicurezza nelle strutture scolastiche, il diritto alla socialità, ma soprattutto rivendicando il diritto a mobilitarsi contro la drammatica crisi che avanza.

Per questo chiamiamo un concentramento domenica 25 aprile, alle ore 10, IN PIAZZA DELL’UNITA’ a cui seguirà un corteo.

Se unione deve essere, che sia di interessi popolari e, per dare un senso alle parole, ora e sempre resistenza!

Realtà Antifasciste Bolognesi.

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