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17 dicembre giornata internazionale contro la violenza sullə sex worker

Condividiamo il video del collettivo Mujeres Libres e il comunicato di lancio dell’iniziativa a supporto dellə sex workers
I muri di Bologna parlano e ci dicono che il lavoro sessuale è lavoro e va riconosciuto in quanto tale, decriminalizzato e destigmatizzato. Ci vediamo venerdì per ribadirlo nelle piazze!
17 dicembre giornata internazionale contro la violenza sullə sex worker.
☔Il 17 dicembre, nella giornata internazionale contro la violenza sullə sex worker, scenderemo in piazza dell’Unità in presidio dalle 18:30.
🔥Scendiamo in piazza per opporci alla violenza maschile, razzista, omolebobitransfobica, misogina, istituzionale che si abbatte sullə sex worker.
🔻Per troppo tempo le mobilitazioni e rivendicazioni dellə lavoratrici sessuali sono state considerate marginali nella lotta transfemminista, perciò scendiamo in piazza affinché questa data sia considerata da tuttə una giornata fortemente politica.
🔻Il periodo della sindemia ha visto e vede ancora alcune categorie di lavori, quelli sommersi e non riconosciuti dallo stato, senza aiuti. Tra questi c’è anche quello sessuale che oltre a non essere riconosciuto viene fortemente stigmatizzato lə sex worker subiscono infatti una forte discriminazione e spesso sono costrettə a nascondersi questo lə porta a lavorare in condizioni di forte rischio. Lo stato per lə sex worker non prevede alcun sostegno, eppure dá ampia possibilità ai sindaci di addizionare restrizioni tramite il mezzo delle ordinanze, ad un lavoro che seppur non vietato esplicitamente dalla legge viene da questa fortemente scoraggiato.
✊🏽✊🏻Scendiamo in piazza perché vogliamo che al lavoro sessuale venga riconosciuta la stessa dignità di altri lavori.
Scendiamo in piazza per tuttə le sopravvissute al sistema infame della tratta.
Scendiamo in piazza per chiedere molto più della legge Merlin, in un’ottica di superamento dell’abolizionismo e per la decriminalizzazione del lavoro sessuale.
🎤Dalle 18:30 microfono aperto
🔻Se qualcunə volesse fare un intervento e non se la sentisse di esporsi può scriverci alla mail: viazambonifemminista@inventati.org e lo leggerà unə compagnə.
☔PORTA UN OMBRELLO ROSSO CON TE ☔
Ci saranno dei banchetti con materiali e vin brulè il cui ricavato andrà benefit a sex worker in difficoltà.

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Gli Ultras ai tempi della pandemia

Perchè gli Ultras possono essere un argomento di discussione per una forza antifascista tesa all’intervento sociale e politico nei territori?

Per rispondere a questa domanda andiamo indietro di oltre un anno. Siamo a Roma, nei pressi del Circo Massimo. E’ sabato 6 giugno 2020 e i “Ragazzi d’Italia” chiamano ad una grande parata neofascista, facendo appello e proselitismo tra le curve italiane: siamo appena usciti dalla prima parte della pandemia e slogan come “dittatura sanitaria” o “io apro” entrano nelle piazze e nelle chiacchiere da bar (all’aperto..), insieme alla voglia di “riprendersi la nazione”.

Quella del 6 giugno del resto non è la prima o l’unica iniziativa fascista in campo: nella stessa giornata è previsto il sesto atto delle Mascherine Tricolori di Casapound. Forza Nuova invece è già schierata con il negazionismo complottista della prima ora. Il covid è un inganno della plutodemocrazia, ma all’interno del partito di Fiore nel mentre si consuma un regolamento di conti che porta alla scissione e alla nascita della Rete dei Patrioti.

L’indizione del raduno romano trova – casualmente? – sponda anche nei media, la Repubblica in testa, tanto da obbligare decine di curve da nord a sud a redigere comunicati e striscioni con cui prendono distanza in maniera chiara da un raduno definito a tutti gli effetti come politico, e non Ultras.

Per onor di cronaca quella giornata non verrà poi ricordata dai camerati come un grande successo di piazza, tutt’altro. Castellino, responsabile romano di FN, si guadagna la scena prendendo a pizze in diretta tv Simone Carabella, personaggio cittadino con un curriculum politico che spazia dal PD a FdI passando per M5S ed MSI; ne segue un parapiglia che culmina nel lancio di oggetti verso i giornalisti. La giornata si conclude con un comizio lampo, bassa partecipazione e mal di pancia non del tutto digeriti tra gli organizzatori. E anche oggi, insomma, niente rivoluzione.

E gli Ultras? In larga parte si sono appunto sfilati da questo appuntamento, ribadendo l’apoliticità dei propri direttivi e di molte curve. Ma non è un caso se i promotori della manifestazione del 6 giugno chiamano alla mobilitazione invocando l’identità ultras.

Già durante la prima parte della pandemia gli Ultras sono stati tra i corpi sociali più lucidi nel capire il dramma che stavamo vivendo; utilizzando la loro capacità di mobilitazione molti gruppi sono riusciti a distinguersi per iniziative di solidarietà, raccolte di cibo e indumenti, striscioni di ringraziamento e solidarietà fuori dagli ospedali. Hanno saputo sfruttare il proprio bagaglio di aggregazione sociale per rispondere, in maniera organizzata, ad un periodo storico di emergenza. Tra le tante iniziative messe in campo, l’esempio più eclatante è senz’altro la costruzione dell’ospedale da campo di Bergamo, in cui gli Ultras dell’Atalanta hanno giocato un ruolo determinante. Forse con questa mossa i neofascisti cercavano un ulteriore scatto di agibilità all’interno dell’ambiente delle tifoserie?

Nel mentre, quando tutti i campionati sportivi erano ancora fermi, il sistema calcio è stato l’unico a poter chiedere ed ottenere la ripartenza, per salvaguardare le esigenze di pay tv e procuratori: uno spettacolo indecoroso, l’ennesimo, a cui il “calcio moderno” ci ha ormai da tempo abituati.

Per tutta risposta molti gruppi ultras europei, italiani in testa, hanno fatto sentire la loro voce, scrivendo un importante comunicato unitario: stopfootball – nofootballwithoutfans. Le tifoserie organizzate si schieravano apertamente contro la ripresa del campionato, ribadendo la propria contrarietà al rientro allo stadio: questo dovrà avvenire a emergenza conclusa, possibilmente con la reintroduzione della capienza al 100% degli impianti.

Alla ripresa dei campionati la linea dura e intransigente del o tutti o nessuno inizia a presentare le prime crepe; con l’apertura degli impianti al 50% alcuni gruppi scelgono di entrare, la maggior parte soppesa la decisione e decide di rientrare quando la capienza viene estesa al 75. Nel mentre altri gruppi si prendono una pausa di riflessione, altri ancora continuano decisi nella scelta impopolare di non entrare, non per questo rinunciando all’impegno sociale e ad altre iniziative.

Qui non centrano le mobilitazioni sul greenpass: la stragrande maggioranza dei tifosi, e degli Ultras, ha aderito alla campagna vaccinale e per molti identificare la certificazione verde come un “nefasto strumento repressivo” stona un po’.

Le curve degli stadi sono da più di 30 anni laboratorio d’eccellenza nella sperimentazione e applicazione delle misure liberticide più assurde e sofisticate (senza dimenticare la gran palestra fatta dai reparti celere, testimoniata per altro da molti fatti tragici). Coltivate nell’ambiente del tifo organizzato prima, esportate nel contesto politico, sociale e cittadino dopo, misure come il DASPO, l’arresto in flagranza differita o l’utilizzo dei lacrimogeni CS sono certamente gli esempi più eclatanti che rievocano un vecchio adagio, tanto caro a molti gruppi ultras attivi contro la repressione: “OGGI PER GLI ULTRAS, DOMANI IN TUTTA LA CITTA’”.

Eppure, una certa sinistra da salotto – ma anche di movimento – ha spesso giudicato in maniera approssimativa e non approfondita il complesso ed eterogeneo mondo Ultras. Paragonarlo ad un’informe selva di fascismi dimostra di non saper cogliere il valore aggregativo, umano e sociale delle curve.

E i fascisti? Anche e sopratutto su questo hanno campato, e in diversi casi proliferato, insieme al lento ma inesorabile nulla che avanza.

Ad oggi una quota sempre maggiore di gruppi ultras si è spostato a destra; da Lealtà e Azione, a Fortezza Europa, passando per il Veneto Fronte Skinheads, FN e CP, ognuno di questi gruppi può dirsi più o meno radicato nel mondo delle tifoserie organizzate. La curva di una stadio rispecchia le dinamiche di una città e il processo di infiltrazione e radicamento delle formazioni neofasciste ha potuto godere in molti casi della complicità e tolleranza di alcune Questure, spesso rigorose nell’applicare una repressione ingiustificata e spropositata nei confronti delle realtà Ultras più scomode e controcorrente, a prescindere dalla loro reale “pericolosità”. Pericolosità invece ben rappresentata in alcune curve dal connubio in essere tra estrema destra, imprenditori, criminalità e mafia.

A questo punto c’è forse da chiedersi se l’unione tra polizia, repressione di stato, maghi, politica e squadracce non possa presto o tardi diventare un mix difficilmente sopportabile, non solo all’interno degli stadi e delle curve – o per meglio dire, di quello che ne è rimasto – ma anche nelle mobilitazioni di strada, nell’atteggiamento della società e nel poter salvaguardare la capacità di leggere e agire sul presente in maniera critica e propositiva.

L’allerta antifascista rimane alta!

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A Roma saremo marea!

Il 27 Novembre 2021 il movimento transnazionale e tranfemminista Non una di Meno tornerà per le strade di Roma con la sua marea di amore e rabbia per la Giornata Internazionale contro la Violenza Maschile sulle Donne ( 25 novembre) e la violenza di genere.

Una marea che, dopo lo stop causato dalla sindemia, scende in piazza per la quarta volta (la prima è stata nel novembre 2016), composta da collettvi tranfemministi, centri antiviolenza, lavorator* e operaie in lotta, donne migranti, reti di insegnanti per un’educazione liberatria e di genere, collettivi e associazioni lgbtq+, movimenti e associazioni di soggettività trans, sex worker, associazioni anticarcercerarie, gruppi in difesa di ecologia e territori, associazioni per il diritto alla casa, reti per l’autodeterminazione della salute e l’autogestione dei consultori, gruppi antifascisti intersezionali e per la rivoluzione sociale ma anche mediche, avvocate, giornaliste. Il comune denominatore che tiene uniti movimenti così diversi è il riconoscere nella violenza patriarcale una violenza sistemica e strutturale che, in modi diversi e a discrezione dei privilegi che si hanno o non hanno, colpisce tutti e in tutto il mondo, in primis donne, soggettivitè lgbtqa+, migranti e sex worker; la strategia è l’intersezionalità di queste lotte, partire dai bisogni e dai desideri per renderli terreno di conflitto politco allargato e dilagante ma anche di dare voce, forme e sostanza alla rabbia di fronte ad uno stato di cose; anche per questo si definisce marea.

Lo stato di cose da cambiare, purtroppo, non è nuovo perché strutturale e su questo Non Una di Meno nel 2017 ha scritto un piano: “Abbiamo un piano. Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere”; tuttavia la Sindemia ha rivelato come questa situazione strutturale è evidente e in realtà, lo Stato e le ammnistrazioni, attente alle quote rosa quando serve, non ne tengano conto, neanche in una situazione di emergenza (figurarsi quando l’emergenza non c’è, verrebbe logico da dire). Infatti con l’avvento della Sindemia il 99% dei disoccupati sono donne e cittadini non italiani , chi non ha perso il lavoro ha subito un peggiormaneto delle condizioni di lavoro, per esempio nella logistica e nell’e-commerce con la richiesta di turni di lavoro massacranti che non tengono conto di nulla ma si legittimano davanti al ricatto della bossi–fini (come ci raccontano le compagne della Yoox), le chiamate al 1522 sono aumentate del 119% perché sono aumentte tutti i tipi di violenza (fisica, psicologica, economica, sessuale, aggressioni per strada) nonostante le iniziali difficoltà ad accedere al servizio dovendo stare chiuse in casa spesso con l’aggressore, alcuni ospadali hanno tagliato servizi essenziali tipo l’interruzione volontaria di gravidanza nonostante l’alto tasso di obiezione di coscienza, i consultori di quartiere e le associazioni di primo soccorso e mutuo aiuto costrette a chiudere per mancanza di fondi e impossibilitate a sostenersi e finanziarsi. Neanche di fronte a questo è venuto in mente alle istituzioni di prendere in mano quel piano. I centri antiviolenza non hanno ricevuto dei fondi in più, nessuna donna licenziata o con un lavoro in nero ha ricevuto reddito, gli alloggi per chi non ha casa o le strutture per le vittime di violenza non sono aumentati, chi subisce violenza ed è in un percorso di fuoriuscita continua a dover vivere con 400 euro. Eppure Non Una di Meno, tra le sue richieste, sono anni che chiede un reddito di autodeterminazione incondizionato (insieme a molte altre cose che trovate sul piano).

In questo stato di sindemia, l’unica resistenza possibile è stata l’organizzazione dal basso: sex workers che organizzano raccolte fondi per altre sex workers (soprattutto vittime di tratta), lo stesso da parte di collettivi queers verso rifugiati e non lgbtqa+, i centri sociali (tra l’altro chiusi) per le famiglie e i migranti, le transfemministe che si occupano di fornire un supporto telematico per l’acesso all’ivg. La risposta dal basso e la solidarietà è stata l’unica risposta attiva e concreta tuttavia non è sostenibile sostituire un servzio d emergenza a lungo tempo se nella “normalità” non posso autogestirlo. Infatti nella normalità quello che fa lo stato e le amministrazioni è di sgomberare i tentativi dal basso di consultorie autogestite, di scoraggiare e non sostenere case di accoglienza per persone trans, di far fuori tutto quello che non sia una prestazione a pagamento, sia questa fatta dentro un consultorio o dentro un centro sociale con uno sportello autogestito. La marea transfemminista scende in piazza anche per questo, per essere contenitore di lotte e di rabbia di fronte non solo allo stato nazione ma ad uno stato di cose.

La rabbia di uno stato di cose dove in Italia nel 2021 ci sono stati ad oggi 103 femminicidi con un’incremento sia generale sia di quelli compiuti dal partner, mentre nel mondo sono morte ammazzate 375 persone transgender e non conforming, di cui il 58% erano sex worker e il 43% migranti.

Uno stato di cose che non è in Italia, ma nel mondo, un mondo che sembra andare indietro, in molti sensi, rispetto alle conquiste fatte. Infatti mentre nel 2021 la Turchia esce dalla Convenzione di Istanbul, la Polonia (anch’essa in corsa per uscire dalla convenzione) nel 2020 approva una modifica di legge che rende accessibile l’aborto solo in caso di violenza sessuale, incesto e pericolo di vita, l’Ungheria rende obbligatorie a scuola materie basate sul genere suddivise in maschili e femminili sotto lo statuto di “educazione alla famiglia”, l’Italia permette a comuni e regioni la delibera per l’ingresso di personale cattolico e movimenti antiabortisti in luoghi laici come gli ospedali, i consultori, i cav. In questo stato di cose, gli argomenti comuni sono il ripristino totale del valore della famiglia tradizionale e impedire ogni tentativo e messa in discussione di questi principio, la stessa famiglia tradizionale ritenuta da pubblici dati il primo luogo di femminicidi e violenza.

L’altro argomento comune è la solita e solida alleanza con le destre e i neofascismi. È un caso che si vada indietro nelle conquiste delle lotte da parte delle minoranze mentre i neofascismi prendono spazio e cercano di organizzarsi attraverso discorsi populisti e alleanze con gruppi cattolici più e meno potenti? NO. Purtroppo sappiamo chi sono Erdogan e Orban, sappiamo quanto sia cattolica e nazionalista la Polonia e che le giunte che favoriscono l’ingresso degli antiabortisti nei luoghi pubblici sono quelle di Lega e Fratelli d’Italia oltre ai soliti gruppuscoli. Sappiamo come antifascismo e antisessismo sono insieme, o non saranno! Per questo saremo il 27 per le strade di Roma, concentramento ore 14.00 Piazza della Repubblica, e ogni giorno accanto Non una di Meno e il movimento transfemminista.

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Fratelli fascio-leghisti d’Italia all’arrembaggio

Continua l’ascesa delle peggiori figure a ricoprire incarichi di varia natura; l’ultimo caso è quello di Paolo Petrecca promosso a direttore di RAINEWS in quota Fratelli d’Italia. Ma anche il direttore, confermato, del TG2, Gennaro Sangiuliano, non è da meno, rivendicando la sua “militanza” in quota Lega. Nella logica spartitoria dei posti di potere ormai la quota spettante “all’opposizione” (il partito fascista della Meloni) si allarga di giorno in giorno. Negli scorsi anni abbiamo denunciato l’intrufolarsi di loschi figuri nei gangli del governo (https://staffetta.noblogs.org/post/2011/12/30/il-fascio-console-di-un%e2%80%99itaglia-ignobile/); oggi una simile denuncia risulta risibile visto il diffondersi delle “quote tricolori” in ogni dove.
D’altro canto il partito fascio-leghista è completamente sdoganato con mazzieri e guardie d’onore che passano da una  parte all’altra ma non mancano mai di prendere l’ascensore verso le posizioni di potere.
Ma non c’è da meravigliarsi se, a partire da Carlo Azeglio Ciampi, i presidenti della repubblica hanno fatto del nazionalismo, del tricolore, dell’inno di Mameli elementi costitutivi dell’identità nazionale.
Humus perfetto per i nazionalisti tricolori; tratto caratterizzante di ogni fascismo, xenofobia, pulsione autoritaria. Sono veramente pochissimi i gruppi politici istituzionali che non portano il tricolore nel loro simbolo.
Essere antifascisti oggi, nella repubblica nata dalla Resistenza, rappresenta un’eccezione. Non che i fascisti fossero mai stati epurati (dalla togliattiana Salerno in poi) ma la disinvoltura con la quale questi figuri si muovono nello spazio pubblico è davvero avvilente.
Noi siamo di quelli che non hanno mai avuto fiducia nello Stato e, purtroppo, i fatti continuano a darci ragione. Ci piacerebbe essere smentiti.

 

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Tutt* a Roma il 27 Novembre

Andiamo tutt* a Roma il 27 novembre per manifestare contro la violenza maschile e di genere!

In occasione della giornata internazionale del 25 novembre contro la violenza maschile sulle donne e di genere, le compagne e i compagni di tutta Italia si riuniranno in piazza per ribadire qual è il nostro obiettivo: eliminare ogni forma di violenza patriarcale e sistemica, che viviamo ogni giorno nelle nostre vite, sui nostri corpi, sulle nostre menti, nelle nostre strade, scuole, posti di lavoro.
Ormai è chiarissimo come maschilismo e sessismo siano strettamente connessi all’ascesa del neofascismo, dei partiti di destra, dei gruppi cattolici e anti-scelta. È per questo che la lotta antisessista, femminista e transfemminista è necessariamente lotta intersezionale che riguarda realtà politiche e soggettività diverse: per questo il Nodo Antifascista di Bologna vi invita tutt* a partecipare alla mobilitazione nazionale del 27 novembre.

Andata/ritorno: 27 Novembre
-Ritrovo a Bologna presso l’autostazione alle 7.00
-Partenza alle 7.30
-Partenza da Roma alle 20.00
-Prezzo: 25€ andata e ritorno* (prezzo intero)
*se non puoi permettertelo vieni lo stesso a prendere il tuo biglietto
al prezzo solidale di 20€ o chiedi un rimborso totale o parziale!
*se puoi permettertelo: sostieni disoccupate e precarie pagando un po’
di più del prezzo intero o compra un “biglietto sospeso” e paga il
viaggio a un@ compagn@!

Dove e quando comprare i biglietti:
-MALAconsilia ogni venerdì dalle 12 alle 14 in Via Zamboni, 34 + in
occasione delle iniziative pubbliche
-Al mercatino di Campi Aperti con le le Mujeres Libres in via Paolo Fabbri 110, ogni martedì dalle 18:00 alle 20:00
-Alla distribuzione della Colonna Solidale Autogestita con le Mujeres Libres a Vag 61 in via Paolo Fabbri 110, il venerdì  dalle 17.00 alle 19.00
-Ogni lunedì al Guernelli in via Antonio Gandusio 6, dalle 18:30-20 con le Mujeres  Libres
-Ogni giovedì al Barattolo in via del Borgo di S. Pietro 26/A, dalle 18:00 alle 20:00  con le Mujeres Libres
-Al Cassero in via Don Giovanni Minzoni 18:
Mer 10 dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 18:30 alle 20:00
Gio 11 dalle 9:30 alle 12:30
Mar 16 dalle 18:30 alle 20:00
Mer 17 dalle 9:30 alle 12:30
Gio 18 dalle 9:30 alle 12:30
-Libreria delle donne, Via S. Felice, 40122 Bologna BO
ogni lunedì: 15:30-19:30
Da Martedì a sabato: 10-13, 15:30-19:30

Inoltre i biglietti saranno acquistabili durante tutte le prossime assemblee di novembre Non Una Di Meno Bologna. Per più informazioni e chiarimenti puoi contattare Non Una Di Meno Bologna via mail (nonunadimeno@gmail.com) o sulla pagina Facebook


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In solidarietà con le/gli antifascisti cesenati

Riprendiamo il comunicato dell’ottobre scorso con il quale Cesena antifascista annunciava le condanne in primo grado per 5 compagne/i che si erano opposte a vario titolo all’apertura della sede di Casa Pound a Cesena.
https://osservatorioantifaromagna.noblogs.org/il-tribunale-di-forli-condanna-lantifascismo/
I fatti relativi all’imputazione si riferiscono al gennaio 2018 ma la sentenza è stata pronunciata nel settembre di quest’anno.
Come Nodo Sociale Antifascista sosteniamo la raccolta di fondi solidali per affrontare le spese legali che dovranno essere sostenute; i/le compagne cesenati hanno fatto sapere di non voler pubblicare un recapito specifico e quindi diamo i riferimenti locali per raccogliere i fondi:
Il martedì dopo le 18 potete passare a VAG61; il giovedì dopo le 21 potete passare al Berneri.

■ IL TRIBUNALE DI FORLÌ CONDANNA L’ANTIFASCISMO! ■
Solidarietà alle antifasciste e agli antifascisti condannatx per essersi oppostx all’apertura di un covo fascista a Cesena.
Mercoledì 15 settembre 2021 al Tribunale di Forlì si è tenuta l’udienza definitiva di primo grado, con relativa sentenza, del processo che vedeva imputate 5 persone per diversi reati riguardanti la composita opposizione contro l’apertura della sede di Cesena di Casapound aperta in Via Albertini 28/D nel gennaio 2018.
Nella fattispecie, i fatti si riferiscono a delle “pressioni” – che sarebbero avvenute subito prima dell’apertura del covo dei fascisti del terzo millennio – nei confronti dei proprietari del negozio che sarà poi di fatto affittato proprio al gruppo di estrema destra, e a un volantino che ricordava le complicità di chi concede i propri locali a questi gruppi affisso per Cesena, con indicati nomi e cognomi dei summenzionati proprietari.
Dopo diverse udienze – e diversi presidi antifascisti solidali di fronte al Tribunale – il giudice, Ilaria Rosati, ha assolto una di queste cinque persone e condannato le altre quattro. Tre di queste sono state condannate ad una multa di 800 euro a testa per diffamazione, per la diffusione del già detto volantino, sebbene non si sia portata una sola prova a carico nei loro confronti: né un fermo di polizia con identificazione, né immagini di telecamere e nemmeno il sequestro del volantino in questione. É bastata la sola testimonianza di un paio di poliziotti che dicono di averle viste affiggere il volantino per farle condannare, anche se queste hanno sempre affermato di aver distribuito un volantino differente da quello preso in esame (un volantino esistente, effettivamente diffuso davanti a negozi sfitti che, genericamente, invitava i proprietari a non affittare i propri spazi a movimenti fascisti).
Un’altra persona è stata invece condannata a sette mesi di carcere, con pena sospesa, per tentata violenza privata, con l’accusa di avere tentato verbalmente di convincere i proprietari a non affittare il loro negozio ad un manipolo di picchiatori fascisti dichiarati.
Oltre alle condanne, c’è da aggiungere anche il pagamento complessivo delle spese legali e processuali e un risarcimento di circa 9.000 euro in totale per i proprietari del negozio, Daniele e Francesco Lombardini, padre e figlio (quest’ultimo avvocato) costituitisi come parte civile, che hanno lamentato un danno di immagine e psicologico, telefonate di persone risentite per la scelta di affittare il negozio a un gruppo di fascisti ed esprimendo il timore di ipotetiche ritorsioni.
In tutto si parla quindi di circa 15.000 euro da dover sborsare se in appello la sentenza di condanna dovesse essere confermata.
Come già detto altre volte, senza voler fare qui dello sterile vittimismo, queste persone pagano anche per le tante iniziative e lotte antifasciste portate avanti a Cesena a seguito dell’apertura della sede di Casapound (sede che fu oggetto anche di esposti da parte dei condomini dello stabile in cui era situata, che certo non gradivano questo tipo di vicinato, e che oggi risulta in vendita e frequentata pochissimo, con parte del gruppo di Casapound impegnata come settore attivo nell’organizzazione dei cosiddetti “No Paura Day” ed un’altra transitata sul carro di Fratelli d’Italia, partito che in città ha recentemente aperto una sua sede in piazza del Popolo, dove prima c’era la sezione del PD).
Ancora di più, anche se non una novità, queste condanne ci sembrano il frutto del clima che respiriamo oggi in Italia, dove tra discriminazioni etniche e di genere, aggressioni ai lavoratori in lotta da parte di squadracce private pagate dalle imprese, manovre poliziesche e giudiziarie contro l’opposizione dal basso agli ultimi governi e sempre nuovi e affinati strumenti repressivi non ci deve stupire che un giudice nell’epoca attuale si senta giustificato a condannare quattro antifascistx….per antifascismo! In questo modo legittimando indirettamente la presenza dei gruppi fascisti e delle loro gesta sui territori.
Ovviamente, è chiaro che le antifasciste e gli antifascisti che sono statx condannatx andranno sostenutx, anche riguardo l’aspetto solidale-monetario per quella che ci appare come una vera e propria estorsione da migliaia di euro.
Il tentativo palese è quello di intimidire le persone disposte a lottare per un’idea di esistenza in totale contrapposizione con l’ideologia autoritaria, sfruttatrice e sostanzialmente fascista.
Spetta a tutte e tutti noi – antifasciste e antifascisti, persone libere, solidali – dimostrare che non hanno raggiunto lo scopo, e dimostrare che chi lotta non è mai solx!
– ANTIFASCISTE ED ANTIFASCISTI DI FORLÌ E CESENA
– INDIVIDUALITÀ LIBERTARIE

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Rudy in movimento

Continuano numerosi i post in ricordo di Rudy. Qui vogliamo segnalare https://storieinmovimento.org/2021/10/28/ciao-rudy-negazionismo-web/ un ricordo di Rudy che ci lega alla sua compagna, Vincenza, che di queste storie in movimento continua ad essere una animatrice.
Cogliamo anche l’occasione per pubblicare una foto che vede Rudy alla testa di una manifestazione bolognese ai tempi della Pantera, testimonianza della capacità di coniugare attivismo e attività culturale e intellettuale.

 

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Ciao Rudy

Rudy Leonelli ci ha lasciato dopo una lunga e straziante malattia.
Ma qui lo vogliamo ricordare per l’intensità della sua attività nel movimento ed in particolare in quell’attività antifascista che lo ha portato nell’Assemblea Antifascista Permanente prime e nel Nodo Sociale Antifascista poi.
Sceso da Porretta Terme a Bologna nei primi anni ’70 si buttò a capofitto nelle dinamiche del movimento bolognese; prima costituendo con altre compagne e compagni la Federazione Comunista Anarchica attiva soprattutto in Emilia-Romagna (di quell’esperienza il lascito più significativo sono le pagine della rivista Comunismo Libertario edizione bolognese), “sciogliendosi” poi nel movimento del ’77 di cui fu un’attivista (allora si sarebbe detto un militante) instancabile.
Studioso determinato ha legato la sua notorietà ai profondi lavori su Foucault; per quest’attività ha passato diversi anni a Parigi.
Anche negli anni del “riflusso” non ha mai mancato di sostenere, promuovere e partecipare alle innumerevoli iniziative di movimento e, anche con animo polemico, a sostenere la necessità di un antifascismo militante, non rituale, attento alle dinamiche della destra radicale ma anche alle involuzioni autoritarie delle forze politiche “costituzionali”.
Un saggio in questo ricordo di un compagno: https://zic.it/opinioni-febbraio-1992-la-bologna-antifascista-rifiuta-il-revisionismo-di-nolte/
Animatore di riviste come Invarianti e Altreragioni ha animato il dibattito politico e culturale italiano e europeo.
Un forte abbraccio alla compagna Vincenza ed al figlio Vlady da tutte noi.

Ciao Rudy

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Noi li odiamo i fascisti di piazza Galvani


Eravamo rimastə senza reddito.
Avevamo il sistema sanitario a terra.
Non avevamo i soldi la spesa
L’obbiettore non ci aveva garantito l’aborto.
C’era lo sgombero del centro sociale!
Era crollata la casa in affitto!
C’è stata una pandemia!
Una tremenda campagna elettorale!
Un comizio della Meloni!


Un vecchio adesivo, apparso per le strade bolognesi, esibiva l’effige dei Blues Brothers e recitava “i sovversivi non votano”. Sicuramente, però, i comizi dei fascisti li digeriscono ancora meno.
E come poteva finire, d’altronde, una campagna elettorale svoltasi durante una pandemia globale se non con il comizio di Giorgia Meloni? Dopo la Lega e Salvini alla Montagnola (in contemporanea con la festa dell’Unità), non poteva certo mancare il rituale quanto infame ritorno della leader di Forza Italia in piazza Galvani. Luoghi prontamente concessi, in un periodo storico in cui per sedersi ad un tavolo occorre districarsi fra decreti e regolamenti spesso confusionari, contraddittori e, perché no, in linea col peggior classismo nostrano, ma per organizzare una manifestazione condita con razzismo, sessismo e omofobia non esistono divieti. Non è un caso, d’altronde, che nella stessa Bologna si diano alcune delle prime proiezioni nazionali del “docu”-film Unplanned, ennesimo attacco all’autodeterminazione delle donne. Ed è sempre a Bologna che ormai trovare una stanza a prezzi accessibili è praticamente impossibile. Così come è a Bologna, la città che tanto paventa la propria dedizione ad equità e dignità, che gli obbiettori superano il 70%. Sempre Bologna, la città dove negli ultimi anni è in corso uno spietato ed incessante attacco a tutte le realtà sociali autogestite. Ma le piazze per fascisti e partiti affini non mancano mai.
Ed è così che domenica 26, ultimo giorno del festival Some Prefer Cake, cinema del festival lesbico, Giorgia Meloni ha tenuto un comizio elettorale in piazza Galvani, nel cuore della città e col beneplacito delle istitutzioni cittadine. Non è un caso che negli ultimi anni la presenza di queste figure in città sia diventata tristemente sempre più frequente. È altresì vero che, spesso, queste iniziative vengono comunicate all’ultimo momento per paura delle ovvie e giuste contestazioni, a dimostrazione di come il tessuto cittadino bolognese non abbia intenzione di lasciar passare con altrettanta facilità la presenza di queste losche figure. Poco tempo fa, infatti, l’eroica paladina della famiglia tradizionale, ha annunciato la presentazione della sua ultima “fatica letteraria” pochi giorni prima dell’evento stesso, avvenuto ai Giardini Margherita, militarizzati per l’occasione.
Ma ci dispiace comunicarlo: possono militarizzare una città intera e nascondersi nell’ombra quanto vogliono, ma non la passeranno liscia. Noi manterremo sempre alta l’attenzione sulle loro iniziative che non passeranno mai sotto silenzio e senza tutte le forme di contestazione che sapremo mettere in piedi. Non possiamo lasciare che siano la Meloni e le sue malfamate compagnie a esprimersi e a portare avanti i propri discorsi su famiglia, soggettività trans e non binarie, donne e migranti, apportando contenuti fortemente stereotipizzanti, sessisti, transfobici e razzisti.
Questa volta, però, non saremo fisicamente presenti: siamo troppo impegnatə a combattere gli effetti che la gestione di questa pandemia ha lasciato nel tessuto sociale di questa città (e non solo) per seguire anche noi il carrozzone elettorale, comportandoci come la stragrande maggioranza delle istituzioni cittadine che concentrano le proprie attenzioni su vuote reclam elettorali invece che proporre (e, menchemmeno, attuare) azioni concrete per venire incontro alle fasce sociali più deboli che affrontano difficoltà senza precedenti.

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Ospiti indesiderati

Oggi a Bologna si terrà il convegno nazionale del SAP (sindacato autonomo di polizia), sindacato, corporativo e reazionario, fedele alla destra postfascista e neofascista. Il SAP ha da sempre gestito una macchina del consenso che ha garantito e continua a garantire pieno appoggio a politici della destra locale e nazionale: non a caso ospite d’eccezione al primo congresso del sindacato fu un certo Giorgio Almirante. Grande spalla della destra xenofoba nella costruzione artificiale dell’emergenza sicurezza, il SAP si è sempre distinto nelle azioni di repressione del dissenso, da Napoli a Genova, dai NoTAV ai NoTAP, dal caso di Federico Aldrovandi a quello di Stefano Cucchi. Tema del convegno, che si terrà all’hotel Europa sarà “l’evoluzione tecnologica al servizio delle forze di Polizia”, tradotto: come menare mantenendo una facciata di umanità.

Nel pomeriggio Matteo Salvini tornerà a Bologna: l’appuntamento, annuncia la Lega, è alle 18, in piazza dei Colori, “una zona a rischio per spaccio e degrado. Da lì, non lontani dal Pilastro, Salvini e tutta la squadra lanceranno le loro proposte per una città finalmente bella e sicura”.

Noi come sempre ci sentiamo di dire che il veri degrado nei quartieri sono fascisti e polizia e che la vera libertà e sicurezza sarebbero svegliarci una bella mattina e vederli spariti dalla circolazione.

Invitiamo tutte/i alla massima sorveglianza antifascista

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