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Come è finita la storia di Emmanuel Chidi Nnamdi ucciso a Fermo da un neofascista

Negli episodi di violenza che si sono susseguiti quest’estate a Fermo fin da subito si è notata la gran sollecitudine dei poteri locali – poliziotti, politici, giornalisti, amministratori, benpensanti – nel deviare l’attenzione dall’evidente matrice neofascista e razzista di bombe e violenze. E nell’escludere che i diversi episodi fossero collegati da un unico filo nero che magari avrebbe potuto portare verso qualche esponente della buona borghesia locale.

Pare infatti che il neofascista Amedeo Mancini che ha ucciso Emmanuel con indosso la maglietta d’ordinanza di CasaPound, ricevesse soldi da alcuni negozianti del centro per allontanare profughi e migranti che chiedevano l’elemosina davanti ai loro esercizi. E così Mancini si sarebbe abituato a «tirare le noccioline ai negri», come ha dichiarato il fratello.

Ma ora la curva dei tifosi della Fermana non ha alcun problema a definire l’assassino «vittima» e persino «eroe»: «Non mollare perché… c’è una curva che lotta per te…».

E lo stesso sindaco di Fermo, Paolo Calcinaro, dichiara: «Non penso nulla di male contro Emmanuel, ma sicuramente la città si è schierata con Amedeo».  Un’opaca chiusura a difesa del proprio buon nome che rende ancora più terribile e inutile quella morte.  La moglie ha preferito andarsene dalle Marche. E il corpo di Emmanuel, che doveva rientrare in Nigeria, è ancora in Italia per motivi burocratici.

Ora si apprende che il neofascista, inseguendo Emmanuel che stava già allontanandosi, dapprima gli sferrò un calcio alla gamba sinistra procurandogli la rottura del tendine e poi lo colpì con un pugno sul volto facendolo cadere a terra.

E non c’è il dna di Emmanuel sul paletto che, secondo i «testimoni oculari», il nigeriano avrebbe usato per colpire Mancini. Invece sono le tracce di Mancini ad essere molto evidenti sul segnale stradale. Proprio come aveva detto la moglie, contro cui tanti giornali hanno promosso una campagna diffamatoria cercando di trasformare la vittima in aggressore…

Ma l’assassino ha comunque ottenuto gli arresti domiciliari fra un coro di «Amedeo è uno di noi» e «Amedeo ti voglio bene» orchestrato dal Blocco studentesco e da Fratelli d’Italia. E anche il Comune di Fermo, che a luglio aveva strombazzato di volersi costituire parte civile contro Mancini, ora assicura invece che non ne ha più alcuna intenzione: «non troverete l’amministrazione nell’aula giudiziaria a improvvisarsi ispettore Clouseau», ha dichiarato il sindaco Calcinaro con la sua consueta finezza.

Intanto a Camaiore, in provincia di Lucca, si fanno le prove della caccia allo straniero.

E Coop rosse & Comunione e Liberazione intascano 11 milioni di euro l’anno per sovrintendere a uno dei tanti ghetti di Stato per immigrati…

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[BO] Spettri in Piazza Verdi

Uno spettro si aggira per Bologna…

Nel corso degli anni Piazza Verdi è rimasta, volenti o nolenti, un luogo simbolo della rivolta alla normalizzazione autoritaria e alla socialdemocrazia repressiva. È il luogo in cui, quarant’anni fa, un partito uscito dalla tradizione rivoluzionaria del movimento operaio ha represso con violenza la grande contestazione di massa degli anni Settanta e le speranze di un mondo più libero e più giusto.

E adesso basta un po’ di musica in quelle strade per ridestare i timori e le ansie repressive dei benpensanti d’ogni colore.

C’è il PD che invoca al solito «stangate» e «telecamere»…

C’è Galeazzo «Svastica» Bignami – che ha ereditato il posto dal padre neofascista e si è dato alle «spese pazze» con 35.000 euro di soldi pubblici… – che dichiara sul «Resto del Carlino» del 28 settembre: «Bisogna usare gli idranti e i fogli di via».

Poi ecco Egeria Di Nallo – docente a Scienze Politiche e madre della prof. Francesca Rescigno, che insegna anch’essa, guarda caso, a Scienze Politiche!… – che scrive sempre sul «Resto del Carlino» del 28 settembre: «Gli schiamazzi, i disordini non possono avere giustificazione né politica, né ideologica, né umana».

Invece la corruzione, il familismo e i plagi accademici di un’Università sempre più oziosa, incompetente e affarista hanno sicuramente tante giustificazioni politiche e ideologiche e umane. Infatti un mondo che non offre alcun futuro decente se non ai figli di papà è per politici, baroni, mafiosi e industriali il migliore dei mondi possibili…

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[Finlandia] Antifascista assassinato durante una marcia neonazista

Il 10 settembre durante una marcia contro i rifugiati del gruppo nazista Suomen Vastarintaliike (SVL) un giovane antifascista, Jimi Joonas Karttunen, è stato violentemente aggredito da un gruppo di manifestanti.

I neonazisti hanno poi pubblicato sul loro sito (ora chiuso) un testo in cui rivendicavano l’accaduto come un «atto di disciplina» contro chi era venuto a contestare la loro presenza allegando alcune foto e video dell’aggressione in cui si vede Jimi a terra sanguinante.

Portato all’ospedale in stato di incoscienza Jimi è morto venerdì scorso per l’emorragia causata dal pestaggio. Più dettagli su Infoaut e Radio onda d’urto.

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Quell’amorevole squadrista del PD

Qualche mese fa Forza Nuova ha inviato una tessera ad honorem a un esponente del PD che si candidava come sindaco di Genova, Simone Regazzoni, per le sue dure prese di posizioni su immigrazione, sicurezza e degrado.

A Firenze il sindaco del PD Dario Nardella ha ricevuto ora una denuncia per «apologia del Fascismo» visto che difende e garantisce la propaganda di Forza Nuova e CasaPound. Del resto, qualche settimana fa il sindaco Nardella non aveva invitato nessun partigiano a parlare dal palco nel giorno della Liberazione della città.

A Bologna la presidente di quartiere Rosa Amorevole e tutto il PD invocano «stangate» contro una serata musicale pianificando… «decise azioni di prevenzione e repressione concordate con tutte le forze dell’ordine al Tavolo per la Sicurezza». È la solita solfa tanto per nascondere che Bologna e l’Emilia-Romagna sono diventate un’ampia area di riciclaggio del denaro sporco e di spaccio mafioso di droghe nocive e pericolose…

Intanto è passato anche il «Fertility Day», un’iniziativa fascista, razzista e sessista del PD contestata anche a Bologna

Al riguardo riceviamo e condividiamo un volantino prodotto dal Laboratorio Antifascista di Pescara:

Sfertility

(S)FERTILITY DAY ovvero… l’alba dei morti viventi!

 

IL 22 SETTEMBRE VIENE CELEBRATO IL “FERTILITY DAY”, GIORNATA DEDICATA ALLA FERTILITÀ E ALLA «PROCREAZIONE COME BENE COMUNE».

Utilizzando una retorica movimentista e linguaggi contemporanei, i post-fascisti del Partito Democratico dichiarano che il corpo delle donne deve essere messo a disposizione dello Stato italiano, per sfornare nuovi bimbi italioti, bianchi e sani, affinché in qualche modo sostengano le basi di un welfare ormai allo sbando.

Eppure queste parole non ci suonano nuove: richiamano alla mente tempi e idee lontani (o forse no?) in cui le Donne (maiuscolo d’obbligo), «madri della Patria», erano considerate semplici incubatrici pronte ad espellere nuovi cadetti e balilla. Quando QUALCUNO, per incentivare la procreazione, cercava di corrompere le fragili famiglie regalandogli intere batterie di pentole nuove.

Nel 2016 tutto questo sembrerebbe impossibile… e INVECE pochi giorni fa la Lorenzin ha pubblicamente detto che la fertilità va riletta come «bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società, promuovendo un rinnovamento culturale in tema di procreazione». Per riscoprire il «Prestigio della Maternità». In sintesi: i fascio-zombie son tornati!

E infatti, mentre ci sembra di vivere un’apocalisse, tra cambiamenti climatici, guerre senza fine e popoli in crisi, i fascio-pop del PD ci parlano di problema demografico, asserendo che:

– una donna non è libera di scegliere quando, come e se procreare: deve farlo per il bene di tutt*, perché il suo utero è «un bene comune»; d’altronde, se fai figli sei una donna, mentre se non ne fai, sarai al massimo un’isterica zitella. Anni e anni di lotte femministe e di «il corpo è mio e me lo gestisco io» finiscono seppelliti da immagini stigmatizzanti di donne con l’orologio biologico quasi scarico. Cosa vuoi che siano, poi, nove mesi di gravidanza, travagli e parti affidati alla pubblica sanità precarizzata, mesi e mesi di allattamento e cura mentre l’Unione Europea, tramite i suoi paladini, decreta la fine delle misure di welfare e la celebrazione della flessibilità attraverso le sue politiche di austerità?

– Mentre persone dello stesso sesso reclamano il diritto di avere figli, così come persone single reclamano la possibilità di adottare… mentre interi popoli chiedono asilo fuggendo dalle loro terre martoriate dalle nostre bombe… mentre figli di genitori di un altro colore chiedono di essere in qualche modo considerati… lo Stato investe per sottolineare il bisogno di coppie italiane, bianche, giovani ed eterosessuali, ribadendo l’unico modello di vita obbligatorio: quello riproduttivo.

MA NOI COSA VOGLIAMO?

RIVENDICHIAMO la libertà di decidere riguardo i nostri corpi! Così come di decidere quando, come e se fare figli; e rivendichiamo pure il diritto all’aborto, in un paese in cui più del 70% del personale medico si rifiuta di praticare interruzioni volontarie di gravidanza con la scusa dell’obiezione di coscienza.

Rivendichiamo la nostra improduttività in un sistema che ci fagocita e che cerca di trarre profitto da ogni aspetto della nostra esistenza, e per questo…

COMINCIAMO UNA RIVOLTA RIVENDICANDO la libertà di fare sesso per puro piacere, consumando e sprecando le nostre energie riproduttive, scegliendo di non cadere nella trappola sesso = procreazione. In un momento di crisi, difronte ai morti viventi di sempre, cambiamo le sorti dell’apocalisse… che sia queer!!!

LAB ANTIFA

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[MO] «Le cinque giornate di Modena» dal 21 al 25 settembre

Modena antifa

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[BO] Ancora vandalismi neofascisti

Nei giorni scorsi una svastica è stata tracciata con vernice nera sulla saracinesca dell’osteria «La Frasca» di via Andrea Costa ed è stata subito cancellata.

In via Broccaindosso è stata bruciata la corona commemorativa che ricorda il partigiano pianorese Giancarlo Romagnoli, fucilato dai fascisti all’età di 19 anni.

Alcuni abitanti della via hanno prontamente attaccato alcuni mazzi di fiori con un cartello con scritto: «C’è ancora bisogno dei partigiani dato che ci sono ancora i fascisti».

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[Piacenza] Fascismo padronale!

Nel 2013 la Questura di Piacenza emetteva alcuni fogli di via triennali contro il coordinatore del Sì Cobas e altri attivisti per aver partecipato alle lotte prima della TNT e GLS e poi dei lavoratori Ikea, con una precisa scelta politica antioperaia.

Adesso, nella notte tra il 14 e il 15 settembre, Abd Elsalam Ahmed Eldanf, un operaio 53enne della GLS di Piacenza, è stato travolto e ucciso con un camion dopo che un dirigente dell’azienda avevano incitato il conducente a forzare il picchetto davanti ai cancelli.

La Procura di Piacenza fa quadrato e continua ad accreditare la tesi dell’incidente. Ma d’altro canto non ha mai speso nemmeno una parola contro gli abusi sistematici, i ricatti, le minacce e le violenze commessi da molte aziende della logistica.

Sono questi i frutti avvelenati delle politiche fascistoidi sul lavoro!

Vedi: Zic, Internazionale, Manifesto

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Breviario dell’antifascista 10

«Mussolini si serve dello Stato per dominare il partito e del partito, solo in parte, nei momenti difficili, per dominare lo Stato».

Antonio Gramsci, Quaderni II, 75.

Su Gramsci vedi ora l’archivio digitale del GramsciProject e il Dizionario gramsciano.

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È nata la rete «Emilia Antifascista»

La rete «Emilia Antifascista» nasce dall’incontro di diverse individualità reggiane e modenesi provenienti dai movimenti antagonisti e anarchici.

Qui si può leggere il testo dell’opuscolo che la rete «Emilia Antifascista» ha prodotto e distribuito a partire da luglio 2016.

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Nasce l’«Osservatorio per la libertà di ricerca sui fascismi di ieri e di oggi»

Osservatorio per la libertà di ricerca sui fascismi di ieri e di oggi

(English and French below)

In Italia da alcuni anni la ricerca storica e delle scienze sociali è insidiata dal fenomeno crescente di citazioni a giudizio e querele per diffamazione da parte di soggetti motivati da avversione ideologica o miranti a ottenere cospicue somme a titolo di risarcimento.

In particolare, questo fenomeno riguarda chi studia i fascismi, trovandosi inoltre – in non rare occasioni – oggetto di intimidazioni da parte di esponenti di formazioni politiche e/o culturali ispirate in vario modo al mussolinismo.

Si tratta di una strategia giudiziaria determinata da valutazioni ideologiche e di nessun rischio per i promotori poiché, anche quando (come accade nella maggioranza dei casi) dopo anni di istruttoria il giudice archivierà il fascicolo, essi avranno comunque conseguito l’obiettivo di provocare fastidi, preoccupazioni e perdite di tempo a intellettuali sgraditi.

Diversi studiosi collocati su posizioni antifasciste e democratiche sono bersagliati – per essersi occupati (in libri, articoli, tesi, ricerche…) della storia e dell’attualità dei movimenti di matrice fascista – da minacce, intimidazioni, querele, citazioni a giudizio.

Si tratta di situazioni che, valutate complessivamente, hanno una precisa valenza politica e investono il diritto alla libertà di ricerca e di espressione, garantiti sia dalla Costituzione della Repubblica italiana sia dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (2012/C 326/02): Le arti e la ricerca scientifica sono libere. La libertà accademica è rispettata (art. 13). Crediamo nell’importanza di questo diritto e rivendichiamo la libertà di ricerca e di espressione contro ogni forma di intimidazione, inclusa l’autocensura.

All’interno di un contesto preoccupante per vari altri soggetti, il costituendo Osservatorio intende concentrarsi sulle peculiari problematiche incontrate da studiosi del mondo contemporaneo interessati a fenomeni sociali, storici e politici legati a fascismo, nazismo, radicalismo di destra, razzismo.

In particolare, ci si propone di:

– censire il fenomeno (quante querele e denunce, mappatura dei processi in corso, quali forme intimidatorie e minacce, iter e conclusione delle varie iniziative) in un Osservatorio permanente via via aggiornato;

– comprendere le motivazioni che spingono i giudici a procedere nelle varie fasi di giudizio invece di archiviare immediatamente iniziative spesso pretestuose;

– condividere le linee di difesa degli avvocati e verificare la possibilità di assistenza legale in condizioni ottimali;

– confrontarci sul rapporto autori-editori dinanzi ad azioni legali;

– creare una rete di solidarietà per chi è minacciato e/o denunciato;

– costituire una banca-data delle sentenze;

– raffrontare la situazione italiana con quella europea, per verificare se e come in altri contesti si manifesta l’offensiva giudiziaria e paragiudiziaria contro gli studiosi di fascismi e neofascisti.

Diffondiamo questo appello con preghiera di segnalazione a persone potenzialmente interessate, affinché aderiscano all’Osservatorio e contribuiscano alla raccolta di informazioni.

Indirizzo email per invio di materiali e/o richiesta di informazioni:

osserva.fascismo@gmail.com

7 Settembre 2016
Continued…

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