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[BO] 05/03 ore 20.30 assemblea pubblica verso il corteo del 25 aprile

Il Nodo Sociale Antifascista vi invita

all’assemblea pubblica
per organizzare il corteo cittadino del 25 aprile 2020

che si terrà giovedì 5 marzo alle ore 20.30

presso il circolo anarchico Berneri
piazza di porta santo Stefano 1

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[Canada] Arrestati sei manifestanti moicani

Ancora gendarmi al servizio del profitto e della devastazione ambientale. Tutto il mondo è paese. Tutto il mondo è la nostra patria. Solidarietà con chi resiste!

ARRESTATI SEI MANIFESTANTI MOICANI IN CANADA
di Gianni Sartori

Il 24 febbraio la Polizia provinciale dell’Ontario (PPO) è intervenuta contro i manifestanti che da quasi venti giorni bloccavano i binari della ferrovia a Tyendinaga. Qui, portata avanti dai Mohawks locali, si stava svolgendo una delle iniziative di solidarietà, scoppiate numerose in tutto il Canada, per la lotta della nazione Wet’suwet’en i cui territori sono stati invasi dalla Gendarmeria reale canadese.

I Wet’suwet’en si oppongono alla costruzione di un oleodotto – lunghezza prevista 670 chilometri – della TC Energy che dovrebbe trasportare idrocarburi prodotti con il fracking, un metodo ritenuto devastante dal punto di vista ambientale.

Sul posto i poliziotti – stipati in una quindicina di SUV – sono arrivati verso le ore 8 e 10 dirigendosi immediatamente alle barricate e arrestando sei persone. Il giorno prima la PPO e la Canadian National Railway Company avevano apostrofato i militanti, nativi e ambientalisti, minacciandoli di denunce e apertura di inchieste nei loro confronti nel caso non avessero smobilitato entro la mezzanotte di domenica 23 febbraio. Ma le richieste della polizia venivano immediatamente rispedite al mittente dai Mohawks.

Gianni Sartori

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Turchia: liberare tutti!

Ogni giorno, fra il rumore della disinformazione permanente, trapelano le notizie di un mondo sempre più violento e atroce in cui anche cantare può essere un reato…

TURCHIA: LIBERARE TUTTI!
di Gianni Sartori

Il 24 febbraio il prigioniero politico comunista Ibrahim Gökçek (bassista della band Grup Yorum), in sciopero della fame dal 17 maggio 2019, è stato rilasciato. Secondo i medici dell’Istituto di Medicina Forense che lo avevano visitato, il suo stato di salute, le sue condizioni fisiche sono incompatibili con la carcerazione.

E finalmente, dopo mesi, i due membri della band Helin Bolek (in data 25 febbraio in sciopero della fame da 253 giorni) e Ibrahim (da 253) hanno potuto abbracciarsi di nuovo. Insieme nella Casa della Resistenza di Grup Yorum nel quartiere di Küçük Armatlu (Istanbul) continueranno la loro battaglia per la libertà artistica e di espressione. Infatti, com’era del resto prevedibile conoscendo la determinazione di tali militanti, Ibrahim intende proseguire nella sua radicale, estrema per certi versi, azione di protesta. Continuerà quindi lo sciopero della fame con Helin. Entrambi attualmente pesano poco più di 40 chilogrammi, con i piedi che iniziano a farsi lividi. Segnale preoccupante del peggiorare implacabile delle loro condizioni di salute.

E non cambiano le loro richieste:

– Liberazione per tutti i membri del Grup Yorum (quattro sono ancora in carcere) e proscioglimento delle imputazioni nei loro confronti

– Fine dei raid della polizia nel loro Centro Culturale

– Rimozione delle taglie nei confronti dei membri della band e cancellazione del mandato di arresto

– Rimozione del divieto per i loro concerti

Da quando lo sciopero della fame è iniziato quattro prigionieri sono stati rilasciati, ma altri due sono stati arrestati durante un raid della polizia contro il Centro culturale di Idil. Continued…

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Albania come da manuale: la repressione garantisce lo sfruttamento (e i profitti)

Politiche antipopolari, autoritarismo, criminalizzazione del dissenso, sfruttamento capitalista e violenza squadrista vanno ovunque di pari passo e si incrementano ogni giorno di più in ogni angolo del pianeta. Non c’è antifascismo senza rivoluzione sociale!

ALBANIA COME DA MANUALE: LA REPRESSIONE GARANTISCE LO SFRUTTAMENTO (E I PROFITTI)
di Gianni Sartori

Contraddizioni (eufemismo) del capitalismo. Nonostante le esportazioni di cromo producano oltre 100 milioni di euro annuali, le famiglie di Bulqiza (la cui stessa sopravvivenza dipende dalle miniere) sono tra le più povere dell’Albania. La costituzione del Sindacato unitario dei minatori di Bulqiza risaliva al 17 novembre dell’anno scorso. Erano trascorsi soltanto cinque giorni e già il presidente di tale organizzazione veniva poco elegantemente licenziato dalla società mineraria AlbChrome (una delle società che fanno parte della Balfin di Samir Mane, la più potente associazione di società minerarie presente nella regione).

Pronta la risposta delle maestranze che entravano in sciopero esigendo la reintegrazione del sindacalista sul posto di lavoro, la fine della repressione antioperaia e un congruo aumento salariale.

Apriti cielo! Non l’avessero mai fatto! Nei giorni successivi è scattata la rappresaglia e altri sindacalisti, sia dirigenti che semplici iscritti, sono stati fermati, incarcerati – se pur temporaneamente – e interrogati dalla polizia. E agli inizi del dicembre 2019, un altro membro del comitato sindacale veniva licenziato. Tutto questo senza che i media ne dessero notizia. Sotto il tiro incrociato della proprietà e delle forze di polizia, i minatori decidevano allora di sospendere lo sciopero in cambio della – per quanto vaga – garanzia che la questione dei sindacalisti allontanati forzatamente sarebbe stata riesaminata dall’Ispettorato del lavoro.

Ma in realtà tutto era poi continuato come prima. Sia per quanto riguarda i numerosi e gravi incidenti in miniera, sia con le minacce di licenziamento per alcuni sindacalisti e retrocessione di qualifica per altri. In gennaio, mentre alcuni “mazzieri” sul libro paga di Samir Mane devastavano un luogo di ritrovo dei minatori, la polizia arrestava altri militanti intenti a distribuire un volantino di protesta contro l’AlbChrome.

Con la fantasiosa accusa di “turbare l’ordine pubblico” e di “provocare il panico tra la cittadinanza”.

Gianni Sartori

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Nazional-anarchismo? No, grazie!

AGGIORNAMENTO. Mentre ci sono pervenute segnalazioni che anche nel centro di Bologna sono comparse scritte con croce celtica e A cerchiata affiancate, riceviamo la notizia della sospensione del dibattito del 22 febbraio sulle “micro-nazioni” che avrebbe dovuto svolgersi all’interno dello spazio Stella Nera di Modena.

In uno spazio anarchico di Modena, lo Stella Nera – che non è collegato alle occupazioni omonime di qualche anno fa, – il 22 febbraio si terrà un’iniziativa legata al tema delle “micro-nazioni”, poi ridefinite, in seguito alle critiche, “comunità autonome”.

Tale iniziativa è organizzata dall’associazione culturale “Il Bardo” e da un personaggio locale conosciuto come fascistoide, che ultimamente si definisce “nazional-anarchico” e ha il supporto di qualche altro fascista travestito da anarchico che ama le magliette con su scritto “National-Anarchism” e le citazioni di Julius Evola…

Oggi, in Europa, il “nazional-anarchismo” è l’ennesimo travestimento mimetico di gruppi nazistoidi e tradizionalisti, particolarmente legati al concetto di “sangue e suolo”, che in questa chiave mescolano ecologia, veganismo, mistica, arte, rituali paganeggianti con l’obbiettivo di costituire micro-comunità autonome e di “razza pura”…

Il “nazional-anarchismo” è un fenomeno che ha una certa diffusione fra i neonazisti tedeschi e i fascisti di lingua inglese, ma è ancora praticamente ignoto in Italia e forse c’è chi sta pensando di importarlo anche da noi.

A Forlì pochi giorni fa sono comparse, l’una a fianco all’altra, svastiche e A cerchiate per firmare scritte antisemite e il fatto che a farle siano stati ragazzini tredicenni potrebbe essere il segno che vi è un’attività di propaganda rivolta ai più giovani e ai più influenzabili.

Avvelenare i pozzi della rivolta è sempre stata una strategia del capitalismo e l’origine storica del Fascismo risale proprio al tentativo controrivoluzionario di imitare la lotta di classe in termini di nazionalismo, razzismo e gerarchizzazione della vita sociale.

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole… Ma invitiamo tutti e tutte a non dare il minimo spazio a discorsi ambigui o incoerenti e a contrastare il fascismo, il razzismo e l’antisemitismo sotto qualsiasi travestimento o bandiera si presentino.

Invitiamo i fratelli anarchici dello Stella Nera a non concedere alcuno spazio a fascisti e razzisti in panni rossoneri che parlino di “nazionalismo” e “leggi di madre Natura”…

Pensare la rivoluzione sociale vuol dire anche evitare equivoci, storture, trappole e inganni. Non facciamoci confondere da quelle ideologie e da quei discorsi che fanno solo finta di essere rivoluzionari!

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Comunicato dell’Unione per una Repubblica Kabila a sostegno del popolo curdo

Riceviamo e condividiamo un comunicato dell’Unione per una Repubblica Kabila (URK) a sostegno del popolo curdo. Sotto pubblichiamo il testo francese e qui di seguito una nostra traduzione italiana.

Comunicato dell’Unione per una Repubblica Kabila (URK) a sostegno del popolo curdo:

«Il mondo conferma ogni giorno quanto agisca ingiustamente nei confronti dei popoli oppressi, massacrati e in certi casi decimati in un’odiosa indifferenza generale. Ogni volta che un regime dittatoriale fa guerra alla libertà e alla dignità di un popolo, le democrazie occidentali brillano per la loro indifferenza, se non per l’ignobile complicità, mentre si nascondono dietro dichiarazioni di facciata per difendere un onore che non hanno mai avuto. Non è inutile ricordare che la situazione dei Curdi divisi tra quattro stati-nazione costruiti ex novo è colpa dell’Occidente.
Continued…

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[Toulouse] Mobilitazione antifascista contro Robert Ménard

Anche a Toulouse proseguono le mobilitazioni contro l’estrema destra razzista e identitaria…

MOBILITAZIONE ANTIFASCISTA A TOULOUSE CONTRO ROBERT MENARD
di Gianni Sartori

Organizzata a Toulouse da un gruppo di estrema destra (il “Cercle des Capitouls”), mercoledì 12 febbraio avrebbe dovuto svolgersi una conferenza con l’intervento di Robert Ménard, sindaco di Béziers. La città dell’Occitania è nota per il massacro subito dai Catari (e anche da altre minoranze, in particolare ebrei, qui pacificamente conviventi) nel 1209. Vien fatto di pensare che la memoria storica dei cittadini di Béziers sia quanto meno difettosa, visto il sindaco che hanno eletto. Discendente da una famiglia pied-noir, Ménard era conosciuto come fondatore di RSF (Reporters sans frontières) e del sito Boulevard Voltaire. Dopo una militanza giovanile a sinistra è andato spostandosi gradualmente sempre più a destra, fino a raggiungerne l’estrema. Nel 2014 è diventato sindaco di Béziers grazie al sostegno di partiti e organizzazioni principalmente di destra (Front National, Mouvement pour la France, Debout la République).

Per contestare l’iniziativa di “chiara marca”, decine di antifascisti si sono riuniti davanti alla sala comunale messa a disposizione nel centro di Toulouse.

Nel frattempo però il luogo della conferenza veniva spostato altrove, non molto lontano. Pare nella residenza o negli uffici di un ex sindaco. Qui gli antifascisti, nuovamente riuniti, si sono scontrati con un servizio d’ordine costituito principalmente da esponenti di Génération Identitaire, altra organizzazione di estrema destra. Circondati, i fascisti sono rimasti letteralmente assediati nella sala fino all’arrivo della polizia. Vista la mala parata, Robert Ménard ha ritenuto opportuno salutare e rinunciare al suo intervento.

Gianni Sartori

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Ma quali servizi deviati? Chi è Umberto Federico D’Amato, l’organizzatore della strage di Bologna

I giorni dopo l’avviso di fine indagini del nuovo processo sui mandanti della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, i principali organi di informazione hanno fatto riferimento ai “servizi deviati” quali responsabili di depistaggi e coperture.

La cosa in realtà è un po’ diversa e conferma quanto andiamo ripetendo da decenni: i vertici dei servizi segreti sono i diretti responsabili della strage.
Organizzatore principale è stato Federico Umberto D’Amato. Nato a Marsiglia nel 1919, figlio di un collaboratore dell’Ovra, entra in servizio al Ministero dell’interno il 1 agosto 1943. Nel 1944 convince i principali esponenti della polizia segreta fascista e della Repubblica di Salò a cambiare bandiera, legandosi all’Oos (poi Cia) guidata da James Angleton, portando a termine, tra l’altro, il salvataggio di Junio Valerio Borghese, l’uomo militarmente più potente della Repubblica di Salò e capo della X Mas.

Capo dell’Ufficio politico della questura di Roma dal 1950, dal 1960 D’Amato passa all’Ufficio affari riservati del Ministero dell’interno, di cui assume la vicedirezione nel 1969 e la direzione nel 1971. L’Ufficio affari riservati nasce nel 1948 sulle ceneri della vecchia Divisione affari generali e riservati che operava sotto il fascismo per coordinare le attività delle questure; sotto Tambroni diventa una polizia parallela al servizio del Ministero degli interni. Nel 1963 Paolo Emilio Taviani, principale referente politico di Gladio e Stay Behind, ne avvia la ristrutturazione, aumentandone le funzioni e le competenze. D’Amato ha il compito di coordinare le squadre periferiche che sono attive in diverse città italiane e che gestiscono informatori disseminati in varie formazioni politiche (movimenti extraparlamentari compresi) e giornalistiche. È lui, da quegli anni, il cardine e il capo di quello che diventa un vero e proprio Ufficio stragi, sciolto ufficialmente nel 1974 dal ministro Taviani, dopo la strage di Piazza della Loggia a Brescia.

D’Amato, grazie ai buoni rapporti con i vertici della Cia, nel frattempo è diventato anche capo delle delegazione italiana presso il Comitato di sicurezza della Nato (una struttura che riunisce i principali servizi di sicurezza dei paesi Nato) e nel 1965 è tra i fondatori di un organismo informale, poi denominato Club di Berna, che coordina le polizie europee, col risultato che egli è il maggiore referente sia dei servizi di informazione o sicurezza più o meno segreti sia delle informative e delle attività delle forze di polizia.

Dopo lo scioglimento dell’Ufficio nel 1974, D’Amato è trasferito alla direzione della polizia stradale, ferroviaria, postale e di frontiera, continuando a svolgere attività di intelligence. Iscritto alla loggia P2 con tessera n. 1643, appartiene al gruppo centrale della loggia raggiungendo il grado terzo (“maestro”). Collocato in pensione nel 1984, continua la sua collaborazione col mondo giornalistico (tiene una rubrica di gastronomia per L’espresso), per morire a 77 anni il 1 agosto 1996.

D’Amato ha avuto uno smisurato potere grazie anche ai suoi rapporti con la Cia e con i servizi europei, con i capi dei vari servizi di informazione italiani, militari e non, con fascisti e golpisti di ogni risma. La sua posizione economica, depositata in banche svizzere e francesi, è definita da Licio Gelli “rilevantissima” ed è sostenuta da versamenti americani. Egli è da considerarsi un elemento centrale dei servizi italiani nella stagione delle stragi, da quella di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 a quella di Bologna del 2 agosto 1980, delle quali figura tra i principali mandanti e responsabili.

È falso e fuorviante scrivere di servizi deviati. La strategia delle stragi è stata concepita e realizzata dai vertici dei servizi segreti a disposizione dello Stato italiano: la figura di D’Amato ci sembra, in tal senso, esemplare.

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[BO] 29/2 – Orso partigiano tra i partigiani, Orso torna in Cirenaica!

Le targhe vanno e vengono, la memoria e la libertà si seminano nelle strade

Sabato 29 febbraio h15 – giardino Lorenzo Giusti

“Non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, uguaglianza e libertà”
Lorenzo ‘Orso’ Orsetti, nome di battaglia Tekoser, lo scorso marzo è morto a 33 anni in Siria, combattendo al fianco dei curdi nelle unità Ypg per sconfiggere l’Isis e difendere la rivoluzione del Rojava. Un antifascista, un internazionalista, un partigiano. Il suo nome, tre mesi fa, si era aggiunto a quello delle/i tant/i antifasciste/i, internazionaliste/i, partigiane/i a cui sono intitolate quasi tutte le strade della Cirenaica. In una piccola area verde senza nome, all’inizio di via Sante Vincenzi, era stata affissa una targa in suo ricordo: “Giardino Lorenzo Orsetti detto Orso – Partigiano (1986-2019)”. Un’intitolazione informale, spontanea, come tante altre iniziative già realizzate in Cirenaica per ribadire un concetto tanto semplice quanto spesso rimosso: la memoria è materia viva, non rito nè burocrazia.

Quella targa è presto sparita e con essa il nome di Orso, gettato magari tra i rifiuti, perchè l’amministrazione comunale ha ufficalmente dato allo stesso giardino un altro nome (quello di Giancarlo Susini, storico). Molte voci, tra cui quella di Alessandro Orsetti, padre di Orso, hanno criticato la decisione di rimuovere la targa e il Comune, non senza imbarazzo, ha cercato di giustificarsi snocciolando una sfilza di motivazioni tecniche e burocratiche. Nel farlo, la Giunta ha definito quella di Orso “una figura importante”, ipotizzando altre soluzioni per dedicargli uno spazio della città. Ne prendiamo atto, ma facciamo nostre le parole della famiglia di Orso: “Sappiamo che il potere ricorda i suoi personaggi importanti e noi i nostri. Continuiamo la lotta senza perdere la speranza!”.

Per questo sabato 29 febbraio ci ritroveremo insieme, con il padre di Lorenzo, in Cirenaica. Appuntamento alle 15 nel giardino di via Ilio Barontini (partigiano), intitolato a Lorenzo Giusti (partigiano). Un altro Lorenzo, un altro antifascista e combattente internazionalista, proprio come Orso, che nel 1936 accorse in Spagna per partecipare alla Resistenza antifranchista. “Pubblico amministratore”, aveva scritto con pudore il Comune sulla targa del giardino. “Combattente antifascista” e “ferroviere anarchico”, sono i segni tracciati in quel luogo dalla memoria resistente del quartiere.

Dal giardino Giusti ci muoveremo per la Cirenaica. Perchè il ricordo di Orso torni a vivere tra le/gli altre/i partigiane/i, com’è giusto che sia. Perchè in Rojava, dopo l’offensiva turca, si continua a combattere e a morire, pur nell’indifferenza dei media e della politica internazionale: come abbiamo fatto molte volte nei mesi scorsi, torneremo in strada per difendere il confederalismo democratico, femminista ed ecologista nella Siria del nord e dell’est e per esprimere tutta la nostra solidarietà a Eddi, Paolo e Jacopo che devono subire in Italia le restrizioni della sorveglianza speciale perchè, come Orso, hanno combattuto contro l’Isis e per la libertà.

“Sono tempi difficili, lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza; mai!”

RiseUp4Rojava!

Jin, Jîyan, Azadî!

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[India] Guerriglieri maoisti contro lo sfruttamento turistico-sessuale degli indigeni Adivasi

In un’età di disuguaglianze sempre più devastanti, anche il turismo diventa una componente del dominio e della valorizzazione capitalistica contro cui occorre lottare. E forse siamo tra gli ultimi a prenderne coscienza…

GUERRIGLIERI MAOISTI CONTRO LO SFRUTTAMENTO TURISTICO-SESSUALE DEGLI INDIGENI ADIVASI
di Gianni Sartori

Il 15 gennaio combattenti dell’Esercito guerrigliero di liberazione popolare (PLGA) hanno attaccato un hotel ad Attamala, nel distretto di Wayanad, in Kerala. La struttura, un resort di recente realizzazione, veniva utilizzata per lo sfruttamento sessuale di donne Adivasi da parte dei turisti in vacanza.

Dopo aver distrutto porte e finestre e incendiato mobili e altro, i guerriglieri hanno appeso cartelli e manifesti alle pareti. Nel testo si leggeva: “L’attacco è contro la rappresentazione degli Adivasi come una merce da esporre e mettere a disposizione dei turisti. Tutti i proprietari di resort che rappresentano una minaccia all’esistenza pacifica degli Adivasi saranno sloggiati con la forza”. È probabilmente superfluo osservare che per la guerriglia maoista la difesa dell’identità indigena non viene vista automaticamente come una semplice contrapposizione tra quanto viene universalmente percepito come il “nuovo” (l’ulteriore espandersi del capitalismo anche in aree rimaste finora relativamente non contaminate) e un cosiddetto “vecchio”, ossia l’economia e la cultura tradizionali dei tribali (il “pittoresco” che piace ai turisti). Piuttosto viene interpretata come una componente fondamentale della Resistenza di ampi settori popolari (oltre agli Adivasi, i Dalit, i contadini poveri, le classi subalterne…) nei riguardi dei distruttivi meccanismi neoliberisti che devastano, annichiliscono territori e ambiente (oltre alle popolazioni).

Arrivando, i maoisti indiani, a mettere in discussione, pur nell’ambito della teoria marxista, gli stessi paradigmi del pensiero positivista (e produttivista) che ha contraddistinto l’Occidente e la colonizzazione. Privilegiando quindi un’elaborazione autoctona del pensiero critico e dell’azione politica (partendo dalla “periferia” e non dal “centro”). Volendo azzardare qualche analogia, si potrebbe pensare alla riscoperta in America latina del pensiero di José Carlos Mariategui da parte dei movimenti indigenisti e in Kurdistan dell’ecologia sociale e del comunalismo libertario rivisitati da Ocalan.

Questa azione diretta del 15 gennaio non è la prima tra quelle intraprese dal PLGA, soprattutto nel distretto di Wayanad, contro hotel in cui si pratica turismo sessuale. Nel 2014 era stato attaccato l’Agraham Resort di Thirunelli e un altro, di proprietà statale, veniva reso inagibile nel 2015. Più recentemente, l’anno scorso, veniva assalito il resort Upavan di Vythiri.

Qualche giorno dopo, all’alba del 27 gennaio, si è avuta notizia di uno scontro a fuoco tra un gruppo di maoisti (presunti almeno) e la polizia nel distretto di Rayagada.

La CRPF (Forza di polizia centrale di riserva) stava svolgendo un’operazione di rastrellamento avviata nelle aree di Muniguda e Kalyansinghpur (Rayagada) e di Bijapur (Kalahandi). I guerriglieri avrebbero aperto per primi il fuoco, ma poi incalzati dalla polizia si erano ritirati nella foresta. Stando a quanto riferiscono gli addetti ai lavori, i guerriglieri del PLGA avrebbero in dotazione un discreto armamento moderno da guerra. Esiste poi una “seconda linea” costituita da forze ausiliarie con armi più rudimentali (archi e frecce principalmente), ma comunque efficaci.

Gianni Sartori

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