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[BO] mar 2 ago h.8.30 in Piazza Nettuno: dal 25 aprile al 2 agosto, la resistenza è liberazione!

Bologna 2016
Dal 25 aprile al 2 agosto, la resistenza è liberazione!

Il corteo dello scorso 25 aprile composto da più di mille antifascisti-e, che da piazza dell’Unità è confluito nel Pratello R’Esiste, ha fatto tappa davanti alla stazione ferroviaria, dove dal microfono è stata ribadita l’unica verità possibile sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980: la mano è fascista, il mandante è lo Stato.

Noi conosciamo la storia: il fascismo non è morto con l’insurrezione dell’alta Italia della seconda metà di aprile del 1945. Anzi si è innervato nella costituenda Repubblica italiana sotto l’egida degli «alleati» nella logica delle frontiere anticomuniste. Quel fascismo in doppio petto che ha ordito e, in parte, realizzato le trame oscure che hanno insanguinato gli anni della rivolta studentesca e operaia. Quel fascismo che si è fatto docile strumento della reazione affiancando e, quando necessario, oltrepassando le forze istituzionali dedite al mantenimento dell’ordine costituito. Quel fascismo che ha compiuto la strage alla stazione di Bologna il 2 agosto del 1980 (85 morti e 200 feriti): e che le forze istituzionali hanno continuato a coprire dietro il segreto di stato.

La Resistenza e l’antifascismo sono per noi valori necessari, oggi più di ieri. Resistenza è per noi anche liberazione dalle menzogne e dai depistaggi di chi ogni anno, a ridosso del 2 agosto, prova a intorbidire ancora le acque per nascondere la verità sulla strage alla stazione di Bologna.

Le manifestazioni del 2 agosto, alla quale abbiamo sempre partecipato nel rispetto del dolore dei famigliari delle vittime, hanno assunto, via via, un’impronta commemorativa, mentre ancora manca «verità e giustizia».

Giudichiamo la logica di far prendere la parola ai rappresentanti del governo ai vari livelli offensiva e fuorviante, in quanto si continua così a dare legittimità a chi semina illusioni e menzogne, e persino a chi è contiguo alla destra reazionaria e xenofoba e fornisce copertura agli squadristi di oggi.

Queste scelte non hanno mancato di suscitare ampie e sonore contestazioni agli organizzatori della manifestazione.

Noi stiamo dalla parte di chi contesta una commemorazione di facciata che aiuta, volente o nolente, il depistaggio e le insabbiature.

Dal 25 aprile al 2 agosto: l’antifascismo è nostro e non lo deleghiamo!

Tutte-i in piazza il 2 agosto 2016, ore 8.30, piazza Nettuno.

La resistenza continua!

Nodo sociale antifascista // Bologna

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Ecco il «Resto del Razzismo»…

Al suo solito, il «Resto del Carlino» continua a spoliticizzare l’omicidio di Emmanuel per mano di un pugile neofascista vicino a CasaPound, cercando di sminuire o smentire quella che definisce la «strada scivolosa e sbagliata del caso razziale».

Dopo aver agitato senza alcun fondamento la «legittima difesa», ecco che ora il giornalista Beppe Boni prova a mescolare stucchevole pietismo e palesi menzogne:

Negli occhi di Amedeo Mancini è rimasto poco o nulla dello sguardo spavaldo che appare nelle fotografie pubblicate a raffica sui giornali nelle settimane scorse. Parla con voce pacata, quasi volesse rivolgersi a Chinyery, la vedova del profugo nigeriano che dopo sei testimonianze affiorate a bocce ferme e il polverone mediatico-politico ha infine cambiato versione ammettendo: «Fu Emmanuel a colpire per primo Mancini, ma poco prima lui ci aveva offesi e insultati».

Tuttavia, il pugile dilettante Mancini è tutt’ora in carcere perché giudicato pericoloso, incapace di dominare la propria furia, tanto da colpire a morte Emmanuel quando i vigili li avevano già divisi.

Mentre nei giorni scorsi la Procura stessa ha dovuto correggere con un intervento ufficiale i report locali, secondo i quali la vedova Chiniery avrebbe ritrattato la propria versione: la donna non ha cambiato versione, per la semplice ragione che non è stata risentita né ha ritrattato nulla.

Si vede bene come il razzismo in Italia sia un fenomeno che cresce anche grazie a politici, giornalisti, amministratori locali

«È così che i piccoli dispotismi riescono a ridurre a nulla la forza della pubblica opinione» (Stendhal, La Cerosa di Parma, cap. XXII).

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[Fermo] Un filo nero dietro la violenza razzista

Quel che più colpisce negli episodi di violenza che si sono susseguiti negli ultimi tempi a Fermo è la sollecitudine dei poteri locali – poliziotti, politici, giornalisti, amministratori, benpensanti – nel deviare l’attenzione dall’evidente matrice neofascista e razzista di quelle bombe, di quelle violenze. E nell’escludere che i diversi episodi siano «collegati» da un unico filo nero che magari potrebbe portare verso qualche esponente della buona borghesia locale.

Pare che il neofascista che ha ucciso Emmanuel con indosso la maglietta d’ordinanza di CasaPound, ricevesse soldi da alcuni negozianti del centro per allontanare profughi e migranti che chiedevano l’elemosina davanti ai loro esercizi. E così si sarebbe abituato a «tirare le noccioline ai negri», come ha detto il fratello.

Né si può escludere che anche la serie di bombe xenofobe contro le parrocchie di Fermo che ospitano profughi e migranti siano in qualche modo state commissionate da qualche benpensante che ritiene di essere danneggiato dall’accoglienza di «stranieri» in città.

D’altra parte, anche la dinamica dell’omicidio di Emmanuel non pare del tutto accidentale. Non è infatti la prima volta che un migrante viene pubblicamente accusato di furto e poi violentemente malmenato. Nell’agosto del 2015 a Fermo un giovane pakistano ha subito un pestaggio alla fermata San Francesco in maniera analoga: prima una falsa accusa di furto e poi pugni calci e frasi razziste da parte di due «italiani». E di un altro pestaggio di due profughi somali davanti a un bar, dà notizia Angelo Ferracuti sul «Manifesto».

Sta di fatto che il clima a Fermo non è quello di un sereno approfondimento comune di ciò che è accaduto, ma – paradossalmente – quello di un’opaca e ambigua chiusura a difesa del proprio buon nome.

«Dopo Emmanuel la gente ha fatto quadrato, se non falange, in modo infastidito e trasversale a difesa delle sacre mura», scrive Massimo Del Papa su Lettera43.

«Ciò che non dovrebbe appartenere all’ordine delle cose è invece il ritorno sempre più sconcio della vasta “zona grigia” in una società disertata dai valori dell’umanesimo», commenta Moni Ovadia sul «Manifesto».

È un perbenismo violento che, là dove non viene riconosciuto e contrastato, continua a crescere in tutt’Italia e anche a Fermo.

Nel 2012 una banda di neofascisti aveva effettuato varie spedizioni contro prostitute. Ad esempio, al grido di «Viva il Duce!», quattro giovani neofascisti avevano assalito armati di estintori e di una tanica di gasolio un gruppo di prostitute romene e trans italiani, che si prostituivano lungo la Statale 16, a Porto Sant’Elpidio.

E poco tempo dopo le istituzioni locali, invece di condannare il gesto, lo avevano avvallato con una disposizione che prevede multe fino a 200 euro a Porto Sant’Elpidio, Fermo e Porto San Giorgio per coloro che si vestono o «atteggiano» in modo tale da «sembrare» una prostituta. Un controllo sulla «moralità» delle donne affidato, dopo le aggressioni neofasciste, ai vigli urbani…

Ora queste violenze portano un segno preciso ed evidente: quello di CasaPound Fermo.

Non a caso i primi a sottoscrivere i messaggi facebook dei bombaroli xenofobi sono stati proprio alcuni esponenti del Blocco Studentesco di Fermo.

Non a caso il 28 maggio 2013 a Porto San Giorgio un antifascista, dopo aver cercato di togliere un manifesto abusivamente affisso da CasaPound, è stato aggredito da un gruppo di «fascisti del terzo millennio» subendo un violento pestaggio.

In quell’occasione il Collettivo antifascista di Fermo dichiarò:

«In sintesi quello che è avvenuto martedì sera è il risultato dello sdoganamento politico di organizzazioni come CasaPound Fermo, che dietro ad un linguaggio e ad un’immagine giovanilistica e moderna nascondono le campagne di odio razziale, la violenza squadrista e la solita apologia del fascismo. Essere seguiti e aggrediti a calci in faccia sotto casa, dopo aver ripulito un muro della città dalla loro retorica delirante, è un primo campanello d’allarme; la possibilità che Porto San Giorgio, da sabato, possa diventare una piazza politicamente agibile per questa organizzazione sarebbe un’ulteriore beffa per tutti coloro che si dichiarano antifascisti».

Quel campanello d’allarme continua a suonare e ci segnala che il neofascismo non sta in piedi da sé, ma per sostenersi ha sempre bisogno di poliziotti, giornalisti, notabili locali, soldi, conformismo, menzogne e miseria morale.

Basta leggere giornali come il «Resto del Carlino» o «Repubblica» che hanno subito avvallato i depistaggi dei carabinieri a salvaguardia degli squadristi del terzo millennio:

«Stando alle prime informazioni, i due arrestati potrebbero appartenere all’area anarchica. Un’ipotesi sostenuta dal fatto che a casa di uno dei due sono stati trovati anche libri anarchici» («Resto del Carlino»).

Sicché, se avessero avuto in casa anche i Promessi sposi, forse li avrebbero chiamati terroristi manzoniani

«Gli arrestati hanno entrambi 36 anni e vivono di lavori saltuari. Secondo le prime indiscrezioni, sarebbero in qualche modo legati ad Amedeo Mancini, in carcere per l’omicidio del profugo nigeriano. Uno dei due sarebbe una sorta di ideologo, convertito dai valori ultrà di destra a quelli anarchici. In casa dell’uomo i carabinieri hanno trovato e sequestrato alcuni libri che testimonierebbero questo passaggio e gli orientamenti ideologici dell’indagato» («Repubblica»).

Senza dubbio è per questo acrobatico «passaggio» che l’ideologo continua ad apprezzare gli slogan neonazisti di Militia e i video di Matteo Salvini

Inoltre vi è anche la farsa delle lettere di rivendicazione «anarchica», accreditata però solo sulle cronache locali, tanto era ridicola.

Come in un vecchio fumetto di Topolino, si tratta di due lettere scritte con lettere ritagliate da giornali inviate al «Corriere Adriatico».

La prima risale a marzo, dopo le prime bombe, e dice: «La chiesa è corruzione, pedofilia, ripetuti abusi sessuali e di potere. Boom!», con un A cerchiata per firma. E già si vede benissimo che c’è ben poco di anarchico.

La seconda viene recapitata l’11 luglio, dopo che don Vinicio Albanesi aveva ipotizzato un collegamento tra le bombe contro le chiese e l’area dei neofascisti fermani, ed è ancora più comica e rivelatrice: «Le bombe alla chiesa sono di matrice anarchica. Don Vinicio smetti di dire cazzate», senza firma.

Di fronte a questo evidente tentativo di depistaggio attuato dai neofascisti e avvallato dai carabinieri, i media sono riusciti soltanto a fare qualche bel titolo sulle «bombe anarchiche» rendendosi complici in qualche misura della menzogna e della violenza.

Non si può combattere il neofascismo senza contrastare chi lo sostiene! Non passeranno!

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[BO] lun 25 lug h.18.30: mobilitazione contro il presidio xenofobo di Forza Nuova a Lama di Reno

Aggiornamento. Alla fine Appennino Tricolore, «tenuto conto del clima creatosi», ha annullato la manifestazione xenofoba del 25 luglio recriminando per «la strumentalizzazione che artatamente è stata posta in essere da soggetti che hanno attribuito appartenenze ideologiche inesistenti». Non solo lo stile esilarante del comunicato è identico a quelli di Forza Nuova, ma in precedenza Appennino Tricolore aveva dato come riferimento telefonico lo stesso numero del coordinatore regionale di Forza Nuova! Toglietevi pure i baffi, vi abbiamo riconosciuto!

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Lunedì 25 luglio, alle ore 20, i neonazisti di Forza Nuova scenderanno in piazza contro l’arrivo dei primi richiedenti asilo a Lama di Reno, frazione di Marzabotto. In tutto si tratta di 18 profughi che parteciperanno a un progetto di accoglienza e formazione professionale alla ex Cartiera Burgo. Ma per Forza Nuova si tratta di «difendere l’identità del territorio». E non si capisce di quale «identità» parlino, se non dell’ideologia neonazista del «sangue e suolo»…

A promuovere la manifestazione xenofoba è la sigla «apartitica» Appennino Tricolore, secondo una tattica tipica di Forza Nuova che, per mettere radici, cerca sempre di camuffarsi da comitato di cittadini come «Forlì ai Forlivesi», «Mantova ai Virgiliani», «Rimini ai Riminesi».

Né sorprende di trovarvi coinvolto anche il solito Galeazzo «Svastica» Bignami che ha paragonato l’accoglienza a una discarica: «L’Appennino si sta trasformando in una sorta di centro d’accoglienza a cielo aperto».

Camerati, la vostra «identità» è solo merda, fatevene una ragione!

Una mobilitazione antifascista promossa dall’ANPI Marzabotto si terrà in Piazza Sonnino a Lama di Reno dalle ore 18.30.

ANPI

Fuori i fascisti da Marzabotto!

Marzabotto

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Un italiano su cinque ha pregiudizi contro gli ebrei

Oggi, per governare la crisi e garantire i profitti, gli Stati puntano sul compattamento nazionalista e razzista della società e i risultati si vedono un po’ ovunque.

Secondo il Rapporto sull’antisemitismo in Italia realizzato dall’Osservatorio del Centro di documentazione ebraica contemporanea, in Italia si sono registrati nel 2015 ben 90 episodi di antisemitismo. Sul web dilaga la violenza verbale e intanto «gruppi» che diffondono idee antisemite partecipano «alle campagne elettorali e sono alleati delle forze politiche in Parlamento». Per di più, il 21% degli italiani, ossia uno su cinque, ha pregiudizi contro gli ebrei: il triplo di quanto succede in Francia e Gran Bretagna. Leggi tutto su Lettera 43.

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Arrestati due neofascisti a Fermo, ma per i carabinieri sono «ultrà anarchici»

Trabocca di fascismo e razzismo il profilo facebook di Martino Paniconi, fermato insieme a Marco Bordoni perché ritenuti gli autori degli attentanti xenofobi alle chiese di Fermo, eppure i media parlano di «dissennatezza» o di «ultrà anarchici»

Addirittura c’è un post con una scritta murale di Militia, noto gruppo romano neonazista, tradizionalista e antisemita.

Evidentemente gli inquirenti fanno di tutto per depistare l’opinione pubblica e per coprire le responsabilità dei «fascisti del terzo millennio» nella serie di intimidazioni e violenze che ha interessato Fermo negli ultimi anni e che è culminata con l’omicidio di Emmanuel Chidi Namdi. Il che dimostra che, ancora una volta, la «zona grigia» delle contiguità e complicità col neofascismo si estende ben dentro le istituzioni.

Su questa vicenda tragica e ridicola vedi Mazzetta e Informazione Tv.

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Breviario dell’antifascista 9

Né l’esercito né la polizia opposero resistenza all’abbattimento del fascismo in Italia, ma come mostrano i recenti avvenimenti in quel Paese, la persistenza dell’apparato burocratico risalente al periodo fascista, rende quasi impossibile la soluzione di alcuni concreti problemi politici. L’osservazione marxiana che le rivoluzioni non possono limitarsi a «prendere possesso della macchina statale bell’e pronta e piegarla ai suoi propositi», per quanto possa sembrare invitante farlo, è più attuale oggi che nel 1872  quando fu formulata.

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Ancora propaganda razzista e fascista

Mentre le istituzioni e i media si prodigano nello spoliticizzare l’omicidio di Emmanuel Chidi Namdi non chiamando le cose con il loro nome e legittimando indirettamente i «fascisti del terzo millennio», il tribunale di Cremona ha condannato due antifascisti per resistenza e lesioni in seguito alla giornata di rabbia e lotta del 24 gennaio 2015, indetta dopo l’attacco del 18 gennaio contro il Centro sociale Dordoni, durante il quale un gruppo di squadristi di CasaPound mandò in coma Emilio.

Intanto continua la propaganda razzista e fascista della destra.

Tommaso Foti, eletto alla Regione Emilia-Romagna con Fratelli d’Italia, ha esposto in assemblea regionale il poster di un’adunata fascista, incorniciato a spese del contribuente…

Francesco Minutillo, segretario di Forlì e Cesena di Fratelli d’Italia, chiede nuove leggi razziali «contro islamici e negri»

E il leghista Fabio Rainieri, anche lui eletto in Regione e già implicato nel crac da 40 milioni di euro dell’Agricola Emiliana di Pavullo, ha lanciato una campagna razzista contro i costumi da bagno integrali usati da donne mussulmane in piscine pubbliche…

Nelle istigazioni all’odio sociale di integralisti cattolici, leghisti o criptofascisti vi è una precisa responsabilità morale e civile come mandanti che sollecitano un clima di violenza razzista e fomentano la barbarie dello «scontro di civiltà».

Intanto a Bolzano neofascisti vicini a CasaPound aggrediscono un ragazzo perché cantava «Bella ciao».

A Imperia una squadra di razzisti se la prende con un diciannovenne senegalese.  Gli hanno tirato una pietra in testa, nascosti dietro i cespugli, sul lungomare cittadino, approfittando del buio della notte. Poi, quando la vittima ha appoggiato la bicicletta per terra, sanguinante, sono usciti fuori, allo scoperto. Erano in sei, tutti italiani. «Perché? Perché mi avete tirato quella pietra? Cosa vi ho fatto?», ha chiesto il giovane nordafricano. Un paio di secondi di silenzio e poi l’esplosione di violenza. Assurda. Calci e pugni ripetuti, al volto e al torace. «Sei un negro di merda, vattene via dall’Italia».

Contro ogni fascismo! Non passeranno!

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[Fermo] Un altro omicidio razzista all’ombra della Lega Nord

Riceviamo e condividiamo il comunicato del Csoa Officina Trenino 211 sull’assassinio di Emmanuel a Fermo, per mano di uno di quei «fascisti del terzo millennio» sostenuti e difesi dalla Lega Nord.

Giovedì 7 luglio ore 21,30 Assemblea Pubblica al Csoa Officina Trenino, Viale della Vittoria 211, Porto San Giorgio.

SULLA VILE AGGRESSIONE E UCCISIONE A FERMO DI EMMANUEL, RICHIEDENTE ASILO DI 36 ANNI.

Nel primo pomeriggio del 5 luglio, a Fermo, a pochi passi da Piazza del Popolo, viene aggredito di fronte alla moglie, Emmanuel, richiedente asilo fuggito dalla Nigeria e dalle persecuzioni di Boko Haram. Il motivo dell’aggressione è evidente: la sua compagna viene chiamata scimmia, l’uomo si volta e inizia l’aggressione, gratuita, verbale infine fisica e devastante.

L’uomo cade a terra sotto reiterati colpi di spranga ed entra subito in coma, ma la violenza continua con calci e pugni, tanto che la parte destra della testa e del corpo di Emmanuel è completamente tumefatta. Il giorno dopo il giovane viene dichiarato clinicamente morto. Ironia della sorte, fuggito dalle bestie fasciste dell’isis, viene ucciso dalle bestie fasciste indigene: bianche, poco “ariane” ma ben inserite nel contesto sociale della città.

La notizia viene fatta trapelare il giorno successivo, per decisione della struttura in cui la coppia era ospitata, della prefettura e del commissariato, questo per evitare rivolte degli altri richiedenti asilo.

Gli assassini sono in due e sono a piede libero:

Uno dei due è legato a doppio filo con l’estrema destra, lo ricordiamo in prima fila al tentativo di comizio di Matteo Salvini a Porto San Giorgio, lo conosciamo anche come personaggio tollerato negli ambienti della curva fermana. Si sa come vanno le cose oggi, due braccia forti e una voce in più per un coro, fanno sempre comodo, non importa se sei nazista, questa non è più una pregiudiziale, almeno nell’ambiente fermano dello stadio di oggi. La narrazione lo vuole anche sotto il palco lo scorso anno, esultante per l’elezione dell’attuale giunta fermana: in quell’occasione esultarono un pò tutti, sia a destra, sia a sinistra, ma questa è un’altra storia.

Dell’altro personaggio nulla si sa, su Fermo in queste ore è scesa una cappa densa di omertà, non ci sono testimoni alle 14,30 in pieno centro. Quindi i due fenomeni in questione sono tutt’ora incredibilmente a piede libero. Stranezze e barbarie della tranquilla e pacata provincia.

I neofascisti fermani:

L’ambiente neofascista fermano è relativamente giovane, ma perfettamente integrato nel tessuto sociale della città: c’è una sede studentesca a Fermo e forti legami con Ascoli, un manipolo di “bravi” ragazzi utili all’ipocrisia di chi ora si sveglia di colpo e dice che “qui”, queste cose non devono accadere e anzi, non sono mai accadute. Ne siamo sicuri? Non serve un libro di storia per ricordare Kadar a cui fu spaccata la testa dopo essere stato apostrofato come “sporco negro”, oppure Mustafà e Avdyl, che furono uccisi dal proprio datore di lavoro, imprenditore fermano, per aver preteso la paga che gli spettava. Senza contare le intimidazioni ai danni di studenti e militanti passate in sordina come ragazzate, mezze risse o come dice oggi il sindaco di Fermo: “frizioni, tensioni e umori tra fazioni che nella nostra città non esistono”, chiaro il concetto?

L’omicidio del 5 Luglio, rappresenta il prodotto di questo atteggiamento di tolleranza verso la xenofobia, uno stomachevole perbenismo verso il razzismo, che ormai non è più il cuore pulsante solo delle zone periferiche metropolitane o dei grandi agglomerati urbani, ora tutto questo appartiene anche alla nostra tranquilla provincia, ora sono qui.

MA CI SIAMO ANCHE NOI, CHE LOTTIAMO PER RESTARE UMANI.

Csoa Officina Trenino 211 viale della vittoria 211, Porto San Giorgio.

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All’armi all’armi, anarchici d’Italia!

Un compagno dell’Archivio Storico Popolare di Medicina ha ritrovato un canto antifascista sopra un foglietto sequestrato a un anarchico bolognese durante una perquisizione ai primi del settembre 1921. Ne trascriviamo il testo modernizzando solo la punteggiatura:

All’armi all’armi, anarchici d’Italia!

La Guardia bianca è già scesa in piazza,
alla plebe proletaria dà la caccia
capitanata dalla Guardia regia:
uccide prima, e dopo se ne frega.

Noi l’accettiamo questa battaglia
ed il fascismo presto sparirà!
A costo di galera in vita
questa battaglia si deve accettar!

All’armi all’armi, anarchici d’Italia!

La nostra patria è senza confini,
la nostra legge è la libertà assoluta!
Fascisti mantenuti e salamuti
v’aspetteremo sulle barricate!

Ci dicono che siamo nel futuro, ma la lotta che si combatte è sempre la stessa. Quella tra privilegio e sfruttamento. Quella tra violenza statale e libertà per tutte e tutti. Quella contro i «fascisti mantenuti e salamuti» di ogni risma e colore.

Sui rapporti fra anarchismo e antifascismo armato nel biennio 1921-1922 è stato or ora ripubblicato il libro di Andrea Staid sugli Arditi del Popolo:

Andrea Staid, Gli Arditi del popolo. La prima lotta armata al fascismo 1921-22, Milano, Milieu edizioni, 2015, 128 pagine, € 11.90

Qui una recensione del libro.

E al riguardo vanno anche ricordati due volumi apripista nel ricostruire la prima resistenza al Fascismo:

Marco Rossi, Arditi, non gendarmi! Dalle trincee alle barricate: arditismo di guerra e arditi del popolo (1917-1922), Pisa, BFS, 2011.

Eros Francescangeli, Arditi del popolo. Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista (1917-1922), Roma, Odradek, 2008.

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