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[BO] mer 14 dic h.20: Nessuno spazio ai fascisti!

Dopo l’affollata assemblea del 2 dicembre, il prossimo momento di dibattito per costruire un percorso di attività e mobilitazioni antifasciste in città e in regione sarà il 14 dicembre dalle ore 20 presso il Circolo anarchico «Camillo Berneri» di Porta Santo Stefano 1a.

Dopo la chiusura delle sede bolognese di CasaPound, la galassia della destra estrema ha cercato di ricostituirsi, con nuovi attori e tentativi di accaparrarsi luoghi informali di aggregazione.

Da qui, un momento di discussione e socialità con aperitivo benefit per condividere informazioni su come, anche a Bologna, i neofascisti cerchino punti deboli in cui infilarsi.

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[BO] Il camerata Bignamen tocca il fondo del ridicolo…

bignami

Galeazzo «Svastica» Bignami (nella foto) chiede la revoca di ogni finanziamento all’ANPI per aver ritoccato l’inno d’Italia e aver cantato in solidarietà con profughi e migranti «Fratelli in Italia». Scrive Galeazzen:

«Durante una commemorazione alle Aldini Valeriani, l’ANPI (l’associazione partigiani) ha ritenuto di cambiare le parole del nostro inno nazionale da “Fratelli d’Italia” a “Fratelli in Italia”, per esprimere solidarietà e accoglienza ai clandestini, per farli sentire più a casa loro. Questi qua (non mi saprei esprimere maggior disprezzo) dimostrano ancora una volta di essere degli anti italiani, incapaci di amare la nostra Nazione e di essere orgogliosi della nostra identità nazionale».

Peccato che Goffredo Mameli fosse un fervente antirazzista e basta leggere il suo Inno a Roma per rendersene conto:

Dimenticate o popoli
l’ire d’un dì che muore,
sarà la terra agli uomini
come una gran città:
libera, grande, unita
vivrà una nuova vita
la stanca umanità…

Strinse fratelli insieme
slavi, africani ed itali
un duolo ed una speme:
hanno un sol campo i popoli
ed un sol campo i re.

Ai ventenni che nel 1848 si sollevarono in armi, Roma antica appariva come una «gran città» che aveva unito persone e popoli al di là dei piccoli confini identitari e aveva insegnato il valore irrinunciabile della libertà e della solidarietà.

Purtroppo Galeazzen sa leggere e ama soltanto gli scontrini per il rimborso chilometrico…

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[Brescia] sab 17 dic h.13: Antifa Parade!

Sabato 17 dicembre a Brescia – con concentramento in Piazza Cesare Battisti alle ore 13 – si terrà l’ANTIFA PARADE contro la recente apertura della sede provinciale di CasaPound.

brescia

CHIUDERE LE SEDI FASCISTE, CHIUDERLE SUBITO!

Non è uno slogan, ma la concreta risposta all’inaugurazione della sede di CasaPound Italia in via Costalunga 4 a Brescia.

Sabato 14 novembre eravamo in tanti al presidio antifascista a pochi metri dalla loro sede; ed ancora una volta si è assistito alla militarizzazione del quartiere da parte delle forze dell’ordine ed ai ratti nascosti nella loro fogna.

BISOGNA INSISTERE E FAR SENTIRE LORO IL FIATO SUL COLLO, il tempo fa uscire allo scoperto tutte le contraddizioni. Anche se i fascisti usano parole d’ordine e campagne proprie della sinistra rimangono sempre manovalanza al servizio dei padroni!

Si schierano con Assad a fianco del popolo siriano e poi fanno barricate per respingere i richiederti asilo in fuga dalla guerra, si lavano la faccia con campagne di solidarietà in favore di terremotati, a Montichiari 30 razzisti sono pronti a dare battaglia per impedire l’ospitalità nella caserma Serini, a Chiari c’è un tentativo di aprire una sede di «Fascismo e libertà»; e poi «Brescia ai bresciani» che semina odio e razzismo, minacce e aggressioni dentro le scuole e fuori dai locali pubblici, pestaggi pianificati come un mese fa a Lumezzane ad opera di Forza Nuova.

Questi rigurgiti del passato si infilano nelle pieghe della crisi economica, sociale e culturale cavalcando idee qualunquiste.

Poteri forti, istituzioni, Partiti, forze di polizia li coprono; il tutto per scatenare lacerazioni sociali, sfruttare la rabbia, arricchire le clientele e distogliere dai problemi reali.

ALZIAMO IL GRIDO: SOPRA OGNI RIDICOLA «BARRICATA».

PER NOI ESSERE ANTIFASCISTI SIGNIFICA ESSERE UNA COMUNITÀ CHE ACCOGLIE RESPINGENDO OGNI INTOLLERANZA, SIGNIFICA SVILUPPARE PROPOSTE DI UGUAGLIANZA, RIEMPIRE LA PIAZZA E LE STRADE, SIGNIFICA PRENDERE PAROLA CONTRO IL RICHIAMO NEOFASCISTA fatto di ignoranza, luoghi comuni e false speranze.

PER QUARTIERI, PAESI E CITTÀ LIBERI DA OGNI RAZZISMO ED OGNI FASCISMO.

PER UNA BRESCIA ANTIFASCISTA.

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[Rimini] sab 10 dic h.19: benefit antifascista

Sabato 10 dicembre al Grotta Rossa di Rimini vi sarà una serata a supporto della lotta antifascista e delle recenti spese legali, a 6 mesi dalla singolare operazione repressiva che ha portato all’arresto di 6 persone colpevoli di essere state aggredite e/o accoltellate. È un caso lampante di come funziona la «giustizia» dello Stato: i neonazisti accoltellatori sono liberi e vengono invece perseguiti gli accoltellati… Qui un riassunto dei fatti.

rimini

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Una nuova, ignobile montatura sull’omicidio di Emmanuel

Aggiornamento del 7 dicembre. Alla fine viene fuori che la notizia riguardante la presenza della mafia nigeriana ai funerali di Emmanuel è una velina di polizia basata su una presunta «fonte confidenziale» e accreditata dal Marcello Gasparini vicequestore di Macerata:

«Al funerale di CHIDI NNANDI Emmanuel […] avvenuto in Fermo (FM) sono intervenuti membri della setta Black Axe, riconoscibili perché tutti indossanti abiti dal colore rosso e nero, al verosimile fine di rendergli manifestamente gli onori […]»

Ci sarebbe da ridere, se la manovra non fosse volta a garantire l’impunità a un neofascista e non confermasse, ancora una volta, la convergenza tra funzionari di polizia ed estrema destra.

Più dettagli su Informazione.TV e Giornalettismo.

Aggiornamento del 4 dicembre 2016.
Ora si scopre a che cosa serviva la bufala sul «Fatto quotidiano». La difesa del neofascista Amedeo Mancini ha depositato una richiesta di patteggiamento presso la cancelleria del tribunale di Fermo. Una persona violenta, che ha ucciso un uomo per razzismo, chiede ora allo Stato una pena solo formale, e anzi una sostanziale impunità. Per militanti e simpatizzanti di CasaPound sarebbe una sorta di licenza di uccidere.

* * *

Una nuova, ignobile montatura si aggiunge adesso alla storia dell’omicidio di Emmanuel Chidi Nnamdi, ucciso a Fermo lo scorso luglio.

Non solo il neofascista Amedeo Mancini, responsabile dell’omicidio, se ne è tornato a casa il 12 ottobre tra applausi e acclamazioni della tifoseria fermana, dopo mesi di menzogne, insinuazioni, false testimonianze e una campagna mediatica mistificatoria e innocentista.

Non solo il sindaco Calcinaro, che in luglio aveva strombazzato di volersi costituire parte civile contro Mancini, aveva finito per prendere di fatto le difese dell’assassino affermando che «la città si è schierata con Amedeo».

Ecco ora l’ennesima montatura innescata da Sandra Amurri sul «Fatto quotidiano» e ripresa dal solito «Resto del Carlino», da CasaPound, dal «Corriere adriatico», da Giovanardi…

Tornano ora in circolazione le vecchie balle sul palo stradale, insieme a uno stupefacente – si fa per dire – rapporto confidenziale che dipinge i nigeriani presenti al funerale – tutti peraltro debitamente «attenzionati» dalla questura! – e persino la vittima come membri della «pericolosa e vendicativa» Black Axe, la mafia nigeriana. Così, grazie al «Fatto quotidiano», il razzismo diventa finalmente sano senso di giustizia.

Bisogna comunque ringraziare Giovanardi perché nel suo apologetico pamphlet sull’omicidio di Fermo, Opposti razzismi a confronto, ha pubblicato un provvedimento del tribunale di Ancona – che rigettava la richiesta di scarcerazione per Mancini – dal quale si apprende che il neofascista ha sferrato il pugno fatale quando l’ordine era già stato, per così dire, ristabilito, cioè davanti a ben due agenti della municipale che, probabilmente, stavano guardando gli uccellini!

«risulta, invece, inequivocabilmente, sia dal rapporto di servizio dei vigili urbani MUCCICHINI STEFANO e ROGANTE ALBERTO, sia dalle s.i.t. di entrambi e del Rogante in particolare, che, nel momento in cui è stato sferrato il pugno letale, essi erano già intervenuti a ripristinare l’ordine; in particolare il Rogante dichiara nelle s.i.t. dell’8.7.2016: “ho fatto cenno ad Amedeo di venire verso di me con l’intenzione di portarlo verso la macchina di servizio; egli si è scoperto la spalla sinistra e mi ha indicato la gamba sinistra, mostrandomi dei segni di percosse, asserendo che fossero stati causati dall’uomo di colore con l’ausilio di un palo segnaletico stradale. Specificatamente ricordo che diceva: m’ha tirato lu segnale, guarda qua. Io mi sono voltato verso la macchina di servizio ed ho udito un rumore sordo, come un tonfo, mi sono girato ed ho visto la persona di colore stesa a terra”»

Bisogna anzitutto ricordare che non c’è il dna di Emmanuel sul paletto che, secondo i presunti «testimoni oculari», il nigeriano avrebbe usato per colpire Mancini. Invece, ad essere molto evidenti sul segnale sono le tracce di Mancini. Proprio come aveva detto la moglie, contro cui tanti giornali hanno promosso una campagna diffamatoria cercando di trasformare la vittima in aggressore…

Va poi considerato che Stefano Muccichini è il vicecomandante dei vigili urbani di Fermo. Mentre l’eroico Alberto Rogante era già balzato agli onori delle cronachette locali per le sue provocazioni contro i venditori abusivi.

Non sarebbe certo la prima volta che gli uomini in divisa risultano reticenti per coprire un omicidio.

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Nessun albero è fascista! Fuori CasaPound dai giardini!

Rimuovere e cancellare i simboli, gli slogan e la propaganda del neofascismo è sempre un’attività utile e sensata. Contro i «fanatici», come scrisse Voltaire, «ogni atto d’intolleranza è di diritto umano» (Voltaire, Trattato sulla tolleranza, XVIII). Riceviamo e volentieri condividiamo le foto di questo trattamento di liberazione arborea.

Prima…
prima

e dopo…
dopo

Nell’adesivo vi è scritto: «Razzisti, sessisti, autoritari e omofobi, fuori dai quartieri! Cesena antifascista».

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[BO] Un’altra operazione «Ixodidae»?

Da alcuni mesi a capo della Procura di Bologna si è insediato Giuseppe Amato, noto persecutore di anarchici e antagonisti e alquanto disattento o poco reattivo contro mafie, affarismo, corruzione e inquinamento ambientale. Per di più, un magistrato in odore di estrema destra che nel 2012 chiamò l’operazione contro gli anarchici trentini con il nome latino delle «zecche», «ixodidae».

Poi vi è la Procura del «Resto del Carlino», sempre fervida di montature e stalking contro l’antagonismo bolognese. L’ultima sentenza pronunciata dal «Resto del Carlino» del 29 novembre è quella di Gilberto Dondi sotto il titolo a caratteri cubitali:

«Terrorismo: Fuoriluogo, la solita impunità».

Con l’ironia di un ovviamente, Gilberto Dondi riesce a mettere sullo stesso piano un attentato incendiario contro una caserma dei carabinieri e un sacrosanto lancio di uova contro un banchetto di estrema destra caduto ora in prescrizione:

«L’impunità continua. Proprio ieri, all’indomani dell’attentato alla caserma dei carabinieri per cui gli inquirenti battono la pista anarchica, uno dei tanti processi agli anarchici dell’ex circolo Fuoriluogo (i quali nulla hanno a che fare, ovviamente, con la bomba di sabato notte) si è concluso con un nulla di fatto per prescrizione».

Peccato che lo stesso Tribunale di Bologna, dopo quasi un decennio di pedinamenti, intercettazioni, controlli, fermi, soprusi, angherie di ogni tipo…, abbia stabilito che il processo contro gli anarchici di Fuoriluogo era una montatura bella e buona costruita sul nulla, ovvero su un «inquadramento concettualmente erroneo della materia oggetto di indagine»

Ma ovviamente Gilberto non lo sa…

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Una cartolina da Cesena

Riceviamo e volentieri condividiamo questa cartolina che abbiamo ricevuto da Cesena.

cesena-antifascista

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Trentanove anni fa i neofascisti assassinavano Benny Petrone

Mentre ogni anno l’estrema destra commemora tutti i suoi quattro o cinque morti con saluti romani e gran trafiletti sui giornali, le decine e decine di attivisti di sinistra assassinati dai neofascisti risultano oggi quasi rimossi dalla memoria collettiva.

Benedetto «Benny» Petrone lottava contro l’espulsione dei ceti popolari da Bari vecchia. Trentanove anni fa, fu aggredito e ucciso a 18 anni da una squadra di neofascisti dell’MSI il 28 novembre 1977. Oggi avrebbe 57 anni.

Mentre chiacchierava con amici, fu aggredito da una squadra di neofascisti e, rallentato nella fuga dai postumi della poliomielite che lo aveva colpito da bambino, venne ucciso a colpi di coltello e cacciavite. Nonostante le molteplici testimonianze che parlavano di un folto gruppo di picchiatori, l’unico condannato fu il giovane missino Franco Piccolo che si suicidò in carcere.

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[Imola] Un altro ordine del giorno «antifascista» che non cambia nulla

Nella primavera del 2016 l’ANPI di San Lazzaro di Savena chiedeva di vietare la concessione di spazi pubblici a chi non rinnega il fascismo, in modo da impedire che realtà come Forza Nuova, CasaPound e simili potessero svolgere le loro iniziative in piazza.

Si trattava di rivedere il regolamento comunale per la concessione del suolo pubblico in modo che le richieste di occupazione temporanea da parte di partiti e associazioni fossero concesse «solo dopo previa sottoscrizione di una dichiarazione di adesione ai principi della Costituzione con particolare riferimento alla XII disposizione transitoria e finale» secondo cui «è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista».

Ma il consiglio comunale di San Lazzaro approvò una modifica del regolamento di concessione di suolo e spazi pubblici inserendo una semplice postilla secondo cui partiti, associazione e gruppi devono firmare un documento in cui dichiarano semplicemente «di aver preso visione della XII disposizione finale della Costituzione». Nessuna adesione a nulla, insomma.

La stessa cosa adesso accade a Imola, dove erano state raccolte oltre 1300 firme per contrastare manifestazioni pubbliche ispirate al neofascismo o alla discriminazione razzista, etnica, religiosa o sessuale.

A Imola, infatti, è stato approvato in consiglio comunale un ordine del giorno sul tema dell’antifascismo presentato dalla consigliera Giulia Barelli portavoce dei Giovani ANPI e approvato all’unanimità. Ma modificando però il testo dell’appello di ImolaAntifascista ed eliminando proprio il paragrafo che riguardava la deriva xenofoba e violenta di movimenti e partiti di destra.

Insomma, un altro ordine del giorno meramente simbolico che non cambia quasi nulla. E che anzi rischia di diventare un ulteriore freno all’azione sociale diretta e alla capacità di intrecciare percorsi e relazioni dal basso, di creare controcultura e consapevolezza del presente.

Scrive al riguardo ImolaAntifascista: «Difendiamo l’antifascimo ogni giorno dell’anno, non solo in occasione del 25 aprile. Pertanto invitiamo gli/le antifasciste a non adagiarsi sugli allori, ma a impedire che discorsi omofobi, razzisti e fascisti possano inquinare l’aria che respiriamo».

Leggi il comunicato di ImolaAntifascista sul sito di Brigata 36.

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