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Resistenze. Verso il 25 aprile e oltre…

Resistenze

Un ciclo di incontri e riflessioni sulle resistenze passate, presenti e future nelle relazioni di potere

Verso il 25 aprile e oltre…

Il Nodo sociale antifascista propone un percorso cittadino e plurale per confrontarsi sui violenti effetti delle trasformazioni economiche e socio-politiche che subiamo ogni giorno e sulla necessità di mettere in rete soluzioni praticabili, in embrione o già in essere qui o altrove, per sottrarci al dominio del grande capitale e alle diverse forme di fascismo che produce e sostiene.

L’idea è di dare spazio alle «pratiche e alle rivendicazioni organizzate o meno, individuali o collettive, occulte o visibili, semi-legali o criminali, di natura economica o post-materialiste che si affacciano nello spazio delle relazioni sociali e della città, producendo conflitto, evitandolo o negoziando margini silenziosi di autonomia» (Pietro Saitta, Resistenze. Pratiche e margini del conflitto nel quotidiano).

In questo senso vogliamo chiederci: quali sono oggi le forme individuali e collettive con cui si esprimono le resistenze che attraversano lo spazio pubblico? Come si attualizza la resistenza e la lotta partigiana al nazifascismo senza farla diventare solo un momento di commemorazione? Come organizzarsi e connettere le diverse resistenze praticate per conquistare spazi di agibilità e di liberazione dallo sfruttamento e dal dominio del potere e del denaro?

Riteniamo sia innanzitutto necessario creare e rafforzare reti di solidarietà in modo che le diverse forme di autogestione praticabili oggi possano avere un maggiore impatto sulla vita quotidiana dei settori più impoveriti della società e aprire ulteriori orizzonti di contestazione e destituzione dello sfruttamento e dell’oppressione.

Venerdì 10 febbraio ore 20: «L’autogoverno zapatista». Orsetta Bellani presenta Indios senza re. Conversazioni con gli zapatisti su autonomia e resistenza (La Fiaccola). Al Circolo anarchico Berneri, Piazza di porta Santo Stefano, Bologna.

Venerdì 3 marzo ore 19: «Educare alla libertà». Si discute di pedagogia libertaria con Gianni Sarno (Atene Llibertari Alomà di Tarragona), autore de Introducciόn alla pedagogia libertaria, genitori e insegnanti del Progetto di educazione libertaria i Prataioli (Pavullo) e della Fucina Buenaventura di Modena. Introduce e coordina il Nodo sociale antifascista. A Senape vivaio urbano via Santa Croce 10, Bologna.

Venerdì 3 marzo: «Resistenze in Cirenaica: Colonialismo e razzismo ieri e oggi»: h. 20 cena di autofinanziamento; h. 21 presentazione del libro di Gianluca Gabrielli Educati alla guerra. Nazionalizzazione e militarizzazione dell’infanzia nella prima metà del Novecento (Ombre corte, 2016); h. 22:30 reading/concerto «Dai campi di concentramento fascisti ai CIE, racconti di internate e internati», con le voci di Resistenze in Cirenaica e le musiche del Bhutan Clan. A VAG 61, Via Paolo Fabbri 131.

Sabato 4 marzo: «Resistenze in Cirenaica: Colonialismo e razzismo ieri e oggi»: h. 18:30 incontro «Fumetto e colonialismo italiano: dal Ventennio a oggi passando per Hugo Pratt» con Boris Battaglia, Gianfranco Manfredi, l’associazione Re:Common e altri; h. 20 cena di autofinanziamento; h. 21 «Che cosa sta succedendo nella valle dell’Omo?» Presentazione dell’inchiesta di Re:Common sul neocolonialismo italiano in Etiopia. A VAG 61, via Paolo Fabbri 131.

Venerdì 31 marzo ore 19: «Pratiche di resistenza abitativa». Andrea Staid presenta Abitare illegale. Etnografia del vivere ai margini in occidente e dialoga con inquilini del Garibaldi 2 (Calderara di Reno). Introduce e coordina Domenico Sarno (Nodo sociale antifascista). A Senape vivaio urbano via Santa Croce 10, Bologna.

Venerdì 21 aprile ore 19: «Dalla Spagna ’36 all’odierno Kurdistan turco. Storie di volontariato internazionalista», incontro con Enrico Acciai, autore del libro Antifascismo, volontariato e guerra civile in Spagna. La Sezione Italiana della Colonna Ascaso e Claudia Albanesi (Servizio Civile Internazionale). Introduce e coordina Jacopo Frey (Il Caso S). A Senape vivaio urbano via Santa Croce 10, Bologna.

Venerdì 21 aprile e Sabato 22 aprile torna «Resistenze in Cirenaica». A VAG 61 e in quartiere.

Nodo sociale antifascista Bologna // staffetta.noblogs.org

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Breviario dell’antifascista 11

Fare il proprio volo ogni giorno! Almeno un momento che può essere breve, purché sia intenso. Ogni giorni un «esercizio spirituale» – da solo o in compagnia di qualcuno che vuole anch’egli migliorarsi. Esercizi spirituali. Uscire dalla durata. Sforzarsi di spogliarsi delle tue passioni, della superficialità, del desiderio di rumore intorno al tuo nome (che, di tanto in tanto, prude come un male cronico). Fuggire la maldicenza. Deporre la pietà e l’odio. Amare tutti gli uomini liberi. Eternarsi superandosi.

Questo sforzo su di sé è necessario, questa ambizione giusta. Numerosi sono quelli che si immergono completamente nella politica militante, nella preparazione della rivoluzione sociale. Rari, rarissimi quelli che, per preparare la rivoluzione, se ne vogliono rendere degni.

Georges Friedmann, resistente francese, 1942

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L’albero della rivolta

Riceviamo e pubblichiamo questo ricordo nato dalla sovrapposizione tra la lotta di due ribelli, entrambi uccisi il 27 settembre 1975, entrambi vittime della repressione, ma capaci di mantenere intatta la loro vitalità e la loro libertà anche dentro i dispositivi dell’orrore di Stato. Anch’essi fanno parte del grande albero della rivolta che aspetta un’altra primavera.

«Tu chiamale, se vuoi, coincidenze…»
(in memoria del TXIKI e di Mark Frechette)

di Gianni Sartori*

Qui le «coincidenze» sono almeno due. Oltre alla data di cui si tratterà nell’articolo, il fatto che mi sia occupato (casualmente?) di questi eventi in momenti diversi, ma con uguale curiosità e passione.

Quella del Txiki era stata (come per Puig Antich e Bobby Sands) una «morte annunciata», un lutto a lungo non risolto. Invece nella vicenda di Mark Frechette, la scoperta che la sua morte non era stata propriamente accidentale venne molto più tardi. Continued…

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[BO] Aggressione neofascista a Scienze Politiche

Nella serata di giovedì 16 marzo, presso la Sala del Baraccano, l’estrema destra di Storace e Alemanno ha fatto una seconda convention del loro «Movimento nazionale. Per la sovranità» dopo quella del 6 febbraio presso l’Hotel Europa.

E non è certo un caso che, poco prima dell’inizio della convention, cinque neofascisti abbiano provato ad aggredire con un coltello alcuni studenti all’ingresso della Facoltà di Scienze Politiche in Strada Maggiore 45 mentre era in corso l’allestimento di una serata decisa in un’assemblea del pomeriggio. La prontezza della risposta collettiva ha però messo in fuga gli assalitori.

Resta il fatto che il Quartiere Santo Stefano e la Sala del Baraccano continuano ad essere un baluardo delle iniziative e attività neofasciste in città.

Basta sale pubbliche ai neofascisti e a chi li appoggia!

Vedi: Zic e ancora Zic.

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16 marzo 2003 – Per non dimenticare l’omicidio di Dax e il massacro dell’Ospedale San Paolo

Milano, 16 Marzo 2003 – La metropoli è reduce dal grande corteo contro la guerra del giorno prima. Centinaia di migliaia di persone hanno attraversato la città per dire il loro NO all’imminente invasione dell’Iraq lanciata dal presidente americano Bush. Sembra mancare sempre meno tempo all’ora dell’attacco (che infatti scatterà il 20 Marzo). Un attacco che produrrà una serie di reazioni a catena che oggi, nel 2017, ancora stiamo vivendo. Leggi tutto su Milano in movimento.

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[MO] sab 18 mar: ecco il festival dell’editoria nazifascista

Mentre a Verona vengono annullate le condanne per l’omicidio di Nicola Tommasoli e a Sassari avviene l’ennesima aggressione squadrista, invece a Modena sabato 18 marzo si terrà un festival dell’editoria neofascista e neonazista richiamando da più parti d’Italia militanti di estrema destra in gita squadrista in una terra di forte tradizione antifascista e antiautoritaria. Lo segnala Modena antifascista in un documento che commemora anche il suicidio per protesta dell’editore Angelo Fortunato Formiggini nel 1938 per rimarcare la differenza fra la propaganda d’odio del neofascismo e la vita culturale del nostro paese che ha sempre saputo resistere e combattere contro la violenza e la menzogna.

Si scrive editoria «non conforme», si legge editoria nazifascista

Sta tutta qui l’essenza dell’offerta «culturale» di Terra dei Padri. Basta sfogliare i cataloghi e i libri delle case editrici presenti a questo sedicente festival dell’editoria «identitaria» (bastava dire fascista…), per capire quali siano l’identità, i valori, le tradizioni, i miti e le ideologie che muovono questo circolo, base d’appoggio non solo dei militanti e dirigenti della destra neofascista modenese (Forza Nuova, Lealtà Azione, Casa Pound, Generazione e Azione Identitaria), ma anche di nostalgici e naziskin provenienti da tutta la regione.

Un circolo che, dietro l’apparentemente innocuo impegno culturale e «apartitico», vuole trasmettere alla città di Modena contenuti politici ben precisi, che essa ha sempre rigettato. Contenuti ancora oggi pericolosi, all’interno di una crisi economica e sociale di cui non si vede la fine, perché conformi a legittimare e riproporre quei modi di pensare, di vedere e agire la realtà che fanno dell’oppressione del più forte, della discriminazione, dell’esclusione e della violenza sui più deboli il modo di dividere gli sfruttati per tutelare gli sfruttatori.

Altro che ribelle: la cultura che propone Terra dei Padri è una cultura conforme alle peggiori pagine del Novecento europeo, conforme a quella che muoveva i regimi nazifascisti, conforme a quella nazionalista che esalta la guerra e l’identità razziale, conforme alla logica delle classi dominanti che scaricano i costi della crisi su chi fatica a campare e reprime chi alza la testa contro l’ingiustizia. Conforme alle nuove forme di razzismo e discriminazione che colpiscono ogni giorno, in forme sempre più violente, l’immigrato, lo straniero, o solamente il «diverso», come sta a dimostrare l’aggressione di qualche settimana fa, avvenuta a Modena, ai danni di un ragazzo colpevole di avere i capelli rasta, o l’attentato incendiario firmato con una svastica che l’anno scorso, a Mirandola, ha rischiato di dare fuoco a un palazzo perché reo di ospitare un negozio arabo.

Continued…

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2 agosto: un depistaggio «spontaneo» del procuratore Amato?

«Chiusa l’inchiesta sul presunto quarto uomo, ora la Procura stringe sui mandanti della strage», scriveva solo qualche giorno fa il «Corriere di Bologna», dopo la notizia del probabile rinvio a giudizio del neofascista Gilberto Cavallini per la bomba alla Stazione di Bologna che il 2 agosto 1980 causò 85 morti e oltre 200 feriti. Continued…

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Le cose non dette

Una delle caratteristiche proprie del neoliberismo quella di appropriarsi delle istanze delle diversità sessuali, delle donne, dei/delle migranti,delle minoranze oppresse, di appropriarsi dei diritti civili, per instaurare un controllo violentissimo sul fronte interno e per portare le guerre neocoloniali sul fronte esterno. Leggi tutto su Coordinamenta.

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Un frammento di memoria storica

Oggi la memoria sociale della barbarie e delle lotte che l’hanno combattuta non è affatto una questione secondaria. A dimostrarlo basterebbe anche solo il fatto che gli Stati abbiano cercato in ogni modo di addomesticarla o di cancellarla. Proprio per questo la nostra memoria è fatta di frammenti interrotti e acuminati o – come diceva Walter Benjamin – è «un ricordo che balena nell’istante del pericolo». E il pericolo, oggi, è straordinariamente grande. Riceviamo e per questo pubblichiamo un frammento di memoria storica di un tempo insieme lontano e vicino.

CORREVA L’ANNO 1970… (Eride e i suoi fratelli)
di Gianni Sartori

Era una nebbiosissima serata di novembre. L’anno il 1970. Dopo la riunione, avevo accompagnato Tiziano Zanella verso casa. Progetti, speranze, dubbi che si affacciavano alla mente di due diciottenni già schierati politicamente e poco disposti a pazientare. A dire il vero, anche se sarebbe stata più in sintonia, la riunione non era per organizzare manifestazioni o picchetti, ma una spedizione alla grotta denominata «Buso della Rana», all’epoca ancora la più lunga d’Italia (tra quelle conosciute, ovviamente). Presumo quindi fosse venerdì, serata canonica per gli incontri del Club Speleologico Proteo. Lo stradone dello stadio affogava nella densa nebbia che fuoriusciva dal fiume Bacchiglione. A mala pena si distingueva un alone lattiginoso attorno ai lampioni. I tigli siberiani sull’argine, ombre nere che si perdevano verso l’alto. Impossibile distinguere il ponte della ferrovia e, sull’altra riva, il piccolo monumento ai «Dieci martiri». Tra i giovani resistenti fucilati per rappresaglia dai fascisti sulla striscia di terra che separa il Bacchiglione dal Retrone, anche quattro partigiani sinti prelevati dal carcere di Padova.

Improvviso un rumore di passi nelle tenebre, forse una voce. Un’immagine che ricorderò per sempre. Cinque figure allineate, di corsa, che si tenevano per mano occupando quasi l’intera carreggiata. Nessuno restava indietro. Sull’argine, per un attimo, due sagome evanescenti subito dissolte. Le persone in realtà erano sei. Una madre con i suoi figli. Il più piccolo, avvolto in uno scialle, appeso al collo. Continued…

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[FC] No al fascismo turistico! No alla riaccensione del faro di Mussolini!

Ormai anche il «turismo» diventa pretesto per speculazioni, strette securitarie e nostalgie autoritarie. Adesso vicino a Meldola vorrebbero riaccendere il cosiddetto «faro di Mussolini». Sull’argomento riceviamo e pubblichiamo la presa di posizione dell’Assemblea Antifascista Forlivese e, per chi avesse qualcosa da ridire sulla proposta di riaccendere il faro fascista di Rocca delle Caminate, segnaliamo che l’ente competente è l’Ufficio Patrimonio – Servizio Tecnico Infrastrutture e Trasporti della Provincia di Forlì-Cesena, telefono 0543/714.297.

CONTRO LA RIACCENSIONE DEL FARO DI ROCCA DELLE CAMINATE
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Il castello medievale di Rocca delle Caminate, nel Comune di Meldola (FC), a pochi chilometri dal capoluogo Forlì, fu una delle residenze estive di Benito Mussolini, il dittatore italiano a capo del fascismo.

Su quel castello lo stesso Mussolini fece installare nel 1927 un faro in cima alla torre, che emetteva un fascio tricolore visibile a oltre 60 chilometri di distanza, per comunicare, da Rimini a Imola, la sua presenza in Romagna. Un esempio di vanità, superbia e arroganza di chi, anche con questa trovata, cercava di esaltare quel culto della personalità di cui era intriso quel regime sanguinario che Mussolini incarnava. Oggi c’è chi pensa di riaccendere quel faro.

La proposta è stata approvata dalla Provincia di Forlì-Cesena, con voto bipartisan del centro-sinistra e del centro-destra. Ma a livello locale i più agguerriti sostenitori del progetto sono i dirigenti del PD, il sindaco di Meldola di centro-destra e i partiti post-fascisti.

L’obiettivo dichiarato della riaccensione è quello di attrarre i turisti nei luoghi che furono frequentati da Mussolini. Un turismo nostalgico ben noto nel forlivese e soprattutto a Predappio, che vede ogni anno l’invasione di migliaia di deficienti in camicia nera.
La riaccensione del faro di Rocca delle Caminate, legata indissolubilmente alla presenza di Mussolini, che non merita certo di essere ricordato, è una provocazione inaccettabile. Ancor più grave se si pensa che Rocca delle Caminate fu la prima sede della RSI e poi un carcere dove furono segregati e torturati decine di antifascisti e oppositori del regime.

Contro la riaccensione del faro si sono in questi mesi schierati storici e docenti universitari, i parenti dei partigiani uccisi a Rocca delle Caminate, la comunità ebraica e enti come l’Istituto storico della Resistenza. Ai politici però sembra non interessare. Si saranno fatti due calcoli e avranno pensato che è più importante salvaguardare i proventi derivanti da quei 150mila fascisti che ogni anno si riversano nel forlivese e a Predappio, ad ammirare cripte, monumenti, luoghi e manufatti del loro infame regime e a fare acquisti nei negozi di «souvenir» nostalgici. Un bel business per negozianti di chincaglieria fascista, ristoratori e albergatori che si sfregano le mani e per le forze politiche che li rappresentano.

C’è poi l’incognita della gestione della Rocca, che dovrebbe essere affidata tramite bando. A chi? Un imprenditore privato, Domenico Morosini, ha fatto sapere di essere interessato. È lo stesso Morosini che gestisce, in maniera apologetica, Villa Carpena trasformata nel «museo» di Villa Mussolini, nonché proprietario di uno dei negoziacci di Predappio e che sul turismo nostalgico ci campa.

Sulla vicenda anche le sezioni dell’ANPI provinciale e locale, controllate per buona parte da esponenti del PD, si sono dette vergognosamente favorevoli al progetto. La cosa ha evidentemente creato imbarazzi all’interno dell’ANPI regionale e nazionale, che hanno dovuto correre ai ripari ribadendo invece la loro contrarietà.

Sul territorio forlivese abbiamo già la casa natale di Mussolini e la cripta a Predappio, il monumento di Icaro e la ex GIL, la casa-museo di villa Carpena, la casa del Fascio ancora a Predappio che dovrebbe divenire museo nazionale del fascismo ed ora si vorrebbe anche il faro acceso a Rocca delle Caminate. È ora di dire basta! Il fascismo fece dei monumenti e dell’architettura strumenti per l’obbedienza di massa e per la propria ricerca d’immortalità. L’«arte» fascista riflette l’idea che l’ha partorita ed è un’idea che non può essere riqualificata, ricelebrata o rivalutata, tra l’altro estrapolandola dal suo contesto originario. Che l’ANPI a Forlì questo non lo capisca, la dice lunga sulla lungimiranza della sue sezioni locali.

Assemblea Antifascista Forlivese – febbraio 2017

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Quei feticisti della Lega Nord…

Nel suo saggio sul Feticismo del 1927, Sigmund Freud scriveva che il feticismo consiste in un diniego o negazione (Verleugnung) della realtà correlato però con il suo riconoscimento.

Ci si continua a comportare come se non si fosse preso coscienza della realtà, ma nello stesso tempo si mostra di tenerne conto.

Il feticcio diventa allora il segno sostitutivo della presenza e dell’assenza di una verità che ci inquieta e che ci allarma.

In altre parole, la negazione permette al rimosso di entrare nella coscienza sotto forma di feticcio.

Ai leghisti e perbenisti del suo tempo, Freud ricordava che l’allarmismo sociale è il feticcio di un’altra verità e di altre oscure pulsioni.

«Forse l’adulto sperimenta un panico analogo, che porterà a conseguenze illogiche non dissimili, quando qualcuno grida ai quattro venti che il trono e l’altare sono in pericolo» (S. Freud, La negazione e altri scritti teorici, Torino, Bollati Boringhieri, 1981, p. 72).

Non a caso leghisti e fascisti agitano il feticcio di ogni vero o presunto delitto o stupro commesso da «stranieri» e non hanno mai nulla da dire sui tanti furfanti, sfruttatori, stupratori, femminicidi e assassini di casa nostra…

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