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25 NOVEMBRE CONTRO LA VIOLENZA PATRIARCALE E DI GENERE

Anche quest’anno la marea transfemminista, composta da collettvi tranfemministi, centri antiviolenza, lavorator* e operaie in lotta, donne migranti, reti di insegnanti per un’educazione liberatria e di genere, collettivi e associazioni lgbtq+, movimenti e associazioni di soggettività trans, sex worker, associazioni anticarcercerarie, gruppi in difesa di ecologia e territori, associazioni per il diritto alla casa, reti per l’autodeterminazione della salute e l’autogestione dei consultori, gruppi antifascisti intersezionali e per la rivoluzione sociale ma anche mediche, avvocate, giornaliste, scende in piazza.

Il comune denominatore che tiene unite queste realtà di tutto il terrritorio nazionale è il riconoscere la violenza di genere e patriarcale come una violenza sistemica e strutturale della società che, in modi differenti e a discrezione dei privilegi posseduti o meno, colpisce tuttə  in tutto il mondo e, in particolare, le donne, le soggettività dissidenti, migranti e sex workers.
In quest’ultimo anno siamo andatə incontro a un radicale cambiamento dell’assetto politico che ha visto Giorgia Meloni premier la quale non ha aspettato troppo per iniziare a proporre leggi che minano l’autodeterminazione delle donne e delle soggettività dissidenti. In pochi giorni, infatti, sono state proposte tre nuove leggi che ostacolano e ostruiscono il diritto all’aborto, come la proposta avanzata da Gasparri.
Non desta stupore l’avanzata sempre più evidente dei gruppi Nochoice e Provita che continuano a voler entrare all’interno dei consultori e degli ospedali per ostruire l’accesso all’IVG alle donne e/o persone con utero che desiderano non portare a termine la gravidanza; così come non destano stupore i sedicenti gruppi nazi-fascisti che scendono in piazza al grido di “BASTA STUPRI SULLE NOSTRE DONNE”, apportando la solita narrazione razzista e xenofoba.
L’attacco al diritto all’aborto che si sta mettendo sul campo in questo ultimo periodo è il chiaro esempio di come si stia cercando di minare e limitare sempre di più la libertà di autodeterminazione delle donne e delle persone con utero.

Ma questo è il campo in cui la destra italiana si colloca: nell’autoritarismo di uno Stato in linea con la deriva ultra-cattofascista europea. L’Italia di Giorgia Meloni non si è di certo sottratta e si sta ben allineando con i governi della Polonia e dell’Ungheria, degli USA e dei regimi autoritari, anche nella criminalizzazione di stili di vita considerati “devianti” all’interno di una lettura delle nuove generazioni ritenute pericolose. Un esempio esemplare della deriva autoritaria è l’urgenza con cui è stato proposto il decreto anti-rave, utilizzato strumentalmento per limitare spazi di libertà fuori dalle logiche del mercato e di agibilità politica.

Scendiamo nelle piazze per porre fine ai femminicidi che ogni anno aumentano di numero: solo nel 2022 in Italia sono avvenuti 91 femminicidi che si vanno a sommare  ai 103 dell’anno scorso e a quelli degli anni precedenti. Le molestie e le aggressioni sono all’ordine nel gorno e si consumano nel totale silenzio di un Governo che volge il suo sguardo al migrante, alle classi meno abbienti, troppo impegnato a portare avanti una lotta a favore della moralità catto-fascista che quotidianamente concima il terreno del patriarcato.

Scendiamo nelle piazze per constrastare la violenze contro le sex workers e contro lo stigma sul sex work che non poco tempo fa ha palesato ancora una volta la violenza con cui si scaglia contro le lavoratricə sessuali.

In questo quadro nazionale, scendiamo nelle piazze convintə che la lotta contro il sistema patriarcale non è slegato dalla lotta contro le guerre sui nostri corpi, sulle nostre vite e sulla libertà dei popoli. E’ per questo che mandiamo la nostra solidarietà e supporto alle compagne del Rojava e al popolo curdo che in questo momento è di nuovo sotto attacco da parte della Turchia e al popolo ucraino che sta ancora subendo gli attacchi da parte della Russia.

Per tutto questo la lotta tranfemminista, antisessista, antifascista è necessariamente una lotta intersezionale che riguarda realtà politiche e soggettività diverse. Per questo il Nodo Antifascista di Bologna invita tuttə a scendere oggi in piazza affianco alle compagne tranfemministe e nuovamente domani 26 Novembre a partecipare alla manifestazione nazionale a Roma.

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "BASTA GUERRE SUI NOSTRI CORPI RIVOLTA TRANSFEMMINISTA 26 NOVEMBRE ORE 14 Corteo nazionale CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE GENERE PIAZZA DELLA REPUBBLICA 27 NOVEMBRE ORE 10 Assemblea nazionale FACOLTÀ LETTERE ROMA TRE VIA ISTIENSE, 236 AULÁ MAGNA DIMENO"
 

Posted in 25 Novembre, Agenda.


Nostalgia canaglia

Che dire caro Galeazzo, ce l’hai fatta. Certo ce lo aspettavamo che il governo Meloni pullulasse di volti controversi, ma che stupore quando abbiamo letto il tuo nome! Ma quanta strada hai fatto? A quanto pare pestare merde lungo la strada porta fortuna per davvero. Non ci dilunghiamo elencando tutte le figuracce che hai collezionato, sarebbe troppo facile, ma invitiamo chiunque legga a documentarsi anche qui, su Staffetta. Beh, ci mancherai, Bologna non sarà più la stessa senza il tuo fare a metà tra lo sbirresco e il martire. Però ci domandiamo: ora che hai la poltrona riuscirai a ritagliarti qualche minutino ancora per coccolare i fascistelli del bolognese quando frignano? Siamo leggermente preoccupat*, perché ora i giovini virgulti italici dovranno vedersela da soli senza le tue dirette Facebook quando le buscano dopo aver minacciato di stupro le compagne in zona universitaria. Ti mancheremo, di’ la verità. Dopotutto senza di noi zecche non avresti mica la fama di cui godi. Suvvia, su col morale, è un arrivederci, mica un addio. Noi però, intanto vogliamo ricordarti così, nella maniera in cui piace anche a te. 

Se avanzo, seguitemi!

Se muoio, vendicatemi!

Se indietreggio, non fate scherzi.

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Cento sfumature di rossobruno

L’omicidio di Jîna Amini, avvenuto a Teheran il 16 settembre di quest’anno per mano della polizia morale iraniana sta avendo un’eco mondiale. Non si tratta certo della prima donna uccisa dalle forze di repressione della Repubblica Islamica. Tuttavia, le rivolte scaturitesi ormai quasi un mese fa, non stanno dando alcun segno di affievolimento. 
Jîna era donna e kurda. In uno stato come quello della Repubblica Islamica dell’Iran, questo significa subire il doppio. Ma le rivolte nate in questi giorni non solo a Teheran, ma soprattutto in Rojhelat (la regione del Kurdistan sotto dominio iraniano), non vanno solo contro le violenze dello stato iraniano, bensì si scagliano rabbiosamente contro tutto un sistema che non è solo in Iran: il popolo kurdo è represso da più di un secolo dagli stati in cui è “spartito”, il patriarcato invece uccide con e senza l’appoggio istituzionale in tutto il mondo, nessun posto al mondo escluso. 
Tuttavia, c’è chi non solo non ha speso una sola parola sull’accaduto, ma addirittura si schiera contrariamente alle rivolte. Il perché? Semplice: le rivolte sono a guida statunitense. Non solo: Jîna non è morta per mano della polizia morale, ma ha avuto un semplice malore che le è stato fatale. Addirittura, Alessia Piperno, cittadina italiana arrestata in Iran il 28 settembre, sarebbe dei servizi segreti.
Ovviamente viene da chiedersi chi potrebbe sostenere queste teorie. I nomi principali che saltano subito fuori sono quelli di Giorgio Bianchi e del blog di news Giubbe Rosse (Bianchi, si noti bene, era candidato nelle fila di Italiana Sovrana e Popolare alle elezioni appena trascorse). Il filo conduttore tra questi due nomi? Semplice, la loro grandissima passione per la Russia di Putin. Non si tratta solo di loro, specialmente su Telegram se ne trovano a decine di canali simili (“casualmente” anche questi caratterizzati da un amore spropositato per lo zar Putin), con migliaia di iscritti ad essi. 
Il motivo per il quale hanno questa repulsione per la libertà è delle più standard: l’Iran è alleato economico della Russia e della Cina, che sono a loro volta nemici del capitalismo made in U.S.A. Poiché proprio dal paese dello zio Sam sono arrivati segnali di solidarietà (attenzione: solidarietà via social, figuriamoci aiuti concreti) alle rivolte in Iran, questi figuri hanno subito capito tutto, con una rapida occhiata: le proteste sono capeggiate da agenti della C.I.A. 
Mettersi a smontare queste idee sarebbe operazione tanto facile quanto lunga. Piuttosto, la nostra attenzione dovrebbe focalizzarsi su ben altra cosa: questi figuri stanno collezionando tra i loro accoliti sempre più persone che si definiscono “compagni e compagne”. Riducendo l’anticapitalismo e l’antimperialismo a semplice antiamericanismo si stanno sempre più avvicinando (e non solo metaforicamente!) ai fascisti nostrani rendendosi portavoce di quell’altro capitalismo imperialista, patriarcale e omotransfobico quello a guida russa. La loro logica potrebbe essere riassunta con “il nemico del mio nemico è mio amico”. Mettendosi nella posizione borderline in cui da una parte fanno i personaggi emarginati perché gli unici a dire la verità e dall’altra come i nuovi partigiani contro il sistema sostengono le logiche di quel capitalismo che si differisce solo nel non essere a guida NATO. 
I nomi, oltre a quelli appena detti, li si conosce, in quel grande circo appena concluso chiamato “campagna elettorale” sono riusciti a conquistarsi qualche fan. Anche se spesso e volentieri non li si vede fare fronte comune, è bene ricordarsi che sono presenti nelle nostre strade. È bene ricordarsi pure che non serve obbligatoriamente dichiararsi fascisti per essere tali.

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Stop all’invasione turca del Rojava!


Accogliamo e rilanciamo l’appello delle compagne curde per una mobilitazione che chieda l’interruzione immediata dell’uso di armi illegali da parte della Turchia e il ritiro immediato delle sue truppe dai territori che occupano in Rojava.

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Meloni, no grazie

Giunge notizia che Giorgia Meloni sarà giovedì 15 settembre alle 17,30 in piazza Galvani. Lo spettacolino elettorale non risparmia neanche stavolta il povero scienziato.

Invitiamo tuttə alla massima sorveglianza antifascista.

Bologna non vi vuole, andatevene via!

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Alta Intensità Antifascista

Anche quest’anno, nell’ultimo weekend di Agosto torna il festival “Alta Intensità Antifascista” a Carpi.

Il festival- completamento autogestito e costruito dal basso- prevede una tre giorni ricca di spettacoli, musica, socialità e antifascismo!

 

 

𝐕𝐄𝐍𝐄𝐑𝐃𝐈 𝟐𝟔 𝐀𝐆𝐎𝐒𝐓𝐎
ORE 18: Apertura Festival
ORE 20: Banda Putiferio in “Flessibilina” – Spettacolo Musicato
dalle ORE 22: Internazionale Trash Ribelle DJ set

𝐒𝐀𝐁𝐀𝐓𝐎 𝟐𝟕 𝐀𝐆𝐎𝐒𝐓𝐎
ORE 16: Patate e Cipolle in “Come Steve McQueen” – Spettacolo teatrale liberamente tratto da “Amianto – Una storia operaia” di Alberto Prunetti
ORE 18: Dibattito “Il lavoro a pezzi – Crollo dei diritti e dei salari” con Simone Fana e Federico Chicchi. Ultimo appuntamento del ciclo di incontri “Il lavoro al centro del conflitto”
ORE 21: Inizio concerti
– Vallanzaska
– Madbeat

𝐃𝐎𝐌𝐄𝐍𝐈𝐂𝐀 𝟐𝟖 𝐀𝐆𝐎𝐒𝐓𝐎
dalle ORE 11: Aperitivo con live painting musicato – Con l’artista Mattia ‘Hike’ Pedrazzoli e il violoncellista Daniele Rossi
ORE 13: 🍝 GRANDE PRANZO DI AUTOFINANZIAMENTO!
ORE 15: Un caffè con l’autrice Sara Manzoli ed il collettivo di badanti protagoniste del suo libro “Mi devi credere!” – Accompagnate dal collettivo Mutuo Soccorso Poetico
ORE 16: Presentazione mostra “2chiacchiere Tour” con Militanza Grafica
ORE 18: Presentazione del libro “Insorgiamo – Diario collettivo di una lotta operaia (e non solo)” con ospiti i lavoratori e le lavoratrici del Collettivo di Fabbrica GKN di Firenze
ORE 21: inizio concerti
– Ventre
– Sonido Envolvente
– Legni Vecchi

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2 Agosto, terrorista è lo stato!

Il 2 agosto 1980, alle 10.25 di mattina, una bomba scoppia alla stazione di Bologna. Il suo risultato: 85 morti. Fin da subito, chi di dovere si occupa di depistare le indagini, lasciando una scia di false informazioni che si protrae ai giorni nostri. Fortunatamente, la verità viene fuori e la matrice dell’attentato appare chiara: si tratta di una bomba ordinata dallo Stato e messa dai fascisti. Una bomba che si inquadra in una strategia stragistica maturata tra pezzi di Stato e massoneria. La sentenza di primo grado con cui pochi mesi fa è stato condannato l’ex militante di Avanguardia Nazionale Paolo Bellini come co-esecutore dell’attentato ha messo nero su bianco il ruolo di primo piano di un alto dirigente del ministero dell’Interno e ricostruito il flusso di denaro partito dalla loggia P2 di Licio Gelli per finanziare fascisti e depistatori. Ma nessuno dei fatti precedenti aveva fatto tanti morti quanti sono quelli della bomba a Bologna. I fascisti Fioravanti, Ciavardini e Mambro, con svariate complicità dentro e fuori lo Stato, hanno lasciato un segno profondo di 85 morti e centinaia di feriti, passando per processi-farsa e revisionismi anche da parte istituzionale. Tutt’oggi, gli eredi della destra di quegli anni spingono per una revisione storica e morale di quel giorno, puntando a scagionare i camerati da ogni implicazione con la strage. Macchinazione avvenuta per affossare lotte e tentativi di cambiare la società, e per la quale quegli anni sono stati il banco di prova. Tutt’oggi, infatti, pratiche da parte dello Stato atte a colpire le lotte dal basso, sono ancora attuate. Hanno smesso con le bombe, ma non sono meno efficienti.

È il caso dei sindacalisti Si Cobas e Usb che in questi giorni hanno ricevuto misure cautelari e perquisizioni ai quali va tutta la nostra solidarietà e che la Procura vorrebbe far passare per delinquenti comuni che campavano sulle spalle dei compagni, affossando quelle che sono tutt’ora -nonostante la repressione- delle lotte dal basso. Lo stesso meccanismo lo vediamo in moto nei confronti di Askatasuna e della lotta No Tav a Torino e in Val Susa dove si vuole fare passare per associazione a delinquere quelle che sono le lotte sociali.

Anche quest’anno, la città di Bologna ricorderà quella triste giornata al fianco di chi, quella mattina, ha perduto persone care. Persone che non hanno mai smesso di cercare la verità fino in fondo, poiché non basta sapere solo chi la bomba l’ha messa: i vuoti lasciati dai depistaggi non sono pochi e sono profondi. Ma, volenti o nolenti, una cosa risulta chiara: lo Stato ordina, i fascisti eseguono. Niente e nessuno, può nasconderlo o proporre una lettura diversa. Per questo, il 2 agosto di quest’anno, prenderemo parte al corteo che ogni anno si svolge qui a Bologna.

2 AGOSTO 2022 H8:30, PIAZZA DEL NETTUNO.
TERRORISTA E’ LO STATO!

Realtà Antifasciste Bolognesi

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FERMARE ERDOGAN DIFENDIAMO LA RIVOLUZIONE DEL ROJAVA

PRESIDIO IN PIAZZA NETTUNO – BOLOGNA
MARTEDÌ 19 LUGLIO ORE 18.30

Il Memorandum d’intesa tra Turchia, Svezia e Finlandia, voluto fortemente da Erdogan per dare il suo via libera all’adesione dei due paesi nordici all’adesione alla NATO, oltre a chiarire una volta di più l’ipocrisia dell’Alleanza Atlantica dà il via libera all’esercito turco e alle miliziae jihadiste da esso sostenute per una nuova invasione della Siria.
Il Governo Draghi va nella stessa direzione intensificando i rapporti col regime turco – con la stipula di protocolli ministeriali bilaterali su energia (con il rilancio del TAP), controllo delle frontiere, cooperazione militare ed economica – mentre restringe all’interno del paese i margini di agibilità per i/le curdi/e e i/le loro solidali ed aumenta i tributi all’economia di guerra.

L’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord Est ha dichiarato lo stato di emergenza per opporsi all’imminente invasione e ha invitato tutt* le/i compagn* a mobilitarsi.
Come sabato 11 giugno in centinaia abbiamo manifestato per le strade di Bologna in sostegno alla resistenza curda e contro le aggressioni in Iraq del nord e nella Siria del Nord Est da parte della Turchia, invitiamo tutt* a partecipare al presidio in Piazza Nettuno nel decimo anniversario della Rivoluzione del Rojava, iniziata con la liberazione di Kobane dal regime di Assad e continuata con la lotta delle forze di autodifesa YPG e YPJ contro DAESH.

Biji YPG! Biji YPJ! Biji ROJAVA!

Di seguito l’appello arrivato dalla Siria del Nord-Est.

“A tutte le reti di rise up for rojava, a tutti gli amici della rivoluzione e a tutti i compagni e le compagne che combattono contro il fascismo. Oggi, 7 luglio 2022, l’amministrazione autonoma ha dichiarato lo stato generale di emergenza per tutte le regioni del nord est della Siria. Nelle ultime settimane gli attacchi dello stato turco su tutti i fronti del Rojava, bombardamenti massicci sia aerei sia di artiglieria, sono intensamente aumentati. Allo stesso tempo quotidianamente militanti e civili vengono presi di mira e uccisi dai droni. Dopo l’ultimo incontro NATO a Madrid è diventato chiaro come la NATO e i suoi attori principali: USA, Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia hanno dato il via libera alla Turchia per una nuova invasione del rojava- Siria del nord. Al momento la situazione sta diventando quotidianamente più critica, i mercenari turchi sono mobilizzati al confine, armi pesanti vengono portate al confine e grandi convogli militari sono stati mandati nella regione. Non possiamo dire esattamente quando ci sarà un’escalation della situazione, ma una cosa è chiara, l’escalation è imminente. Dobbiamo capire cosa significa ciò. In pochi giorni celebreremo il decimo anniversario della rivoluzione. Dieci anni fa, il 19/07/2012, il popolo di Kobane ha preso il proprio destino in mano, liberato il proprio territorio e ha dato il via alla rivoluzione del Rojava. Da allora il popolo del Rojava, nelle più difficili condizioni e con enormi sacrifici, ha costruito la propria vita e il proprio territorio a mani nude. Questa rivoluzione ha generato una ripresa dell’internazionalismo nel 21esimo secolo e ha creato una realtà di lotta che è ispirazione per noi tutti. Tutti i successi degli ultimi dieci anni sono a rischio in questo momento. Una nuova invasione della Turchia in Rojava significherà o la fine del progetto socialista del Rojava o diventerà il motivo del collasso del fascismo turco. La regione qui cadrà in un’era buia oppure il sole della libertà splenderà alto nel cielo e brillerà di speranza nell’orizzonte verso le quattro direzioni del mondo. Per questa ragione facciamo appello a tutti perché capiscano la gravità della situazione e perché si preparino di conseguenza. Mandate la vostra solidarietà al Rojava il 19 luglio, preparatevi per il giorno X, costruite iniziative locali di rise up for Rojava e siate voi stessi creativi. Insieme ci alziamo contro la NATO, insieme distruggeremo il fascismo turco, insieme difenderemo la rivoluzione e insieme lotteremo per il Rojava.
Vi diciamo serkeftin e vi mandiamo i nostri saluti rivoluzionari e il nostro rispetto dal rojava”

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Di nuovo gli antiabortisti in città

L’11 giugno, alle ore 14, nella piazzetta di San Giovanni in Monte, si ritroverà il comitato no194, per svolgere una preghiera e in seguito una “riflessione” per promuovere le ignobili idee antiabortiste. Già dai manifesti presenti in città si può capire il livello di infamia di tale raduno.
Si legge infatti: “Evento di preghiera e riflessione sull’olocausto dimenticato di oltre 6.000.000 di vite di bambini soppresse in maniera legale e sicura”.
Che si può dire di un comitato che mette sullo stesso piano l’Olocausto (quello vero) messo in pratica in maniera sistematica dai regimi nazista e fascista e la libera scelta di una donna di interrompere una gravidanza? Eppure sembra quasi strano che condannino il regime nazista, poiché nel 2020 il presidente del comitato, Pietro Guerini (“casualmente” un uomo, che non dovrà mai portare avanti una gravidanza personalmente né partorire), ha affermato che “la fredda pianificazione delle gravidanze è frutto di una visione totalitaria, espressione della cultura da cui si origina la legalizzazione dell’aborto volontario, ricordo che il primo paese che ha effettuato tale legalizzazione è stato significativamente l’URSS nel 1921, paese a cui sono seguiti altri regimi comunisti dell’Est, con una sola eccezione: la Germania nazista di Hitler”. In pratica, secondo questa visione, almeno sotto il regime nazista era vietato per legge l’aborto, il che lo rende, se non un buon regime, il meno peggio.

Appare chiaro che il comitato no194 ripropone la solita logica patriarcale della donna come sforna-bimbi. Sempre il già citato Guerini: “la nascita di una figlia o di un figlio dovrebbe essere considerata il più grande regalo che una donna possa farsi e se fossi una donna consigliata di abortire non esisterei a scaricare metaforicamente a pedate chiunque per invidia, interesse economico, irresponsabilità, ideologia, comodità o altro mi desse tale consiglio”. Non risparmia neanche le compagne femministe e chi si batte per l’autodeterminazione dei corpi, tutti i corpi, “le femministe non rappresentano le donne ma solo la loro sottomissione al comunismo culturale se non politico, molto ben organizzato, pur se non come in passato, e che detiene la democrazia sostanziale in Italia, dominando i programmi di approfondimento televisivo, con conduttrici che addirittura tolgono platealmente l’audio a chi (anche votato da milioni di elettori) esprime concetti non condivisi”. Femminismo=cattivo, uomo oppressore=buono, quindi.

La città più progressista dell’Emilia-Romagna non è da meno. E’ oramai evidente come il Comune di Bologna dia spazio e visibilità a queste associazioni catto-fasciste mediante l’affissione di manifesti anti-abortisti negli spazi appositi comunali e, successivamente, permettendo loro di organizzare giornate di preghiera durante le quali, ancora una volta si avanzano istanze contro l’aborto, contro l’autodeterminazione delle donne di poter scegliere sui propri corpi, così come giornate di preghiere davanti agli ospedali, se non davanti ai padiglioni di ginecologia durante i giorni in cui viene effettuate l’ivg. In  precedenza abbiamo assistito a piazze e presidi della Papa Giovani XXIII, così come le sfilate dei NoGender in Piazza Maggiore e la libertà di suddetti gruppi di poter entrare e veicolare le direzioni all’interno delle strutture ospedaliere e dei consultori.

Leggendo tutto questo, oltre alla rabbia, viene spontaneo domandarsi quanto ancora ci si dovrà battere per la conquista dell’autodeterminazione, contro l’oppressione istituzionalizzata o meno di chi ritiene giusto il diritto a possedere e regolare il corpo delle donne. Inoltre, viene spontaneo anche guardare con avversione non solo chi queste idee le tiene vive e le porta nelle strade, ma anche chi concede loro di farlo, rendendosi loro complice nel nome della “libera espressione”.

ABORTO LIBERO, SICURO, GRATUITO PER TUTTə

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Antifascisti con la Z?

Purtroppo una parte dell’antifascismo bolognese é caduto vittima della propaganda di guerra russa.

Anni passati piú o meno consapevolmente ad addobbarsi di simboli militaristi russi (uno su tutti: l’indifendibile nastro di san giorgio) hanno creato una situazione paradossale.

Dei compagni che si dicono antifascisti ma si fanno vessiliferi di formazioni come la brigata prizrak, ai margini del neonazismo e impegnata nello sforzo bellico russo.

Che rivendicano un pacifismo radicale per poi difendere l’eulogia di edy ongaro, morto combattendo per Putin e per la Federazione russa.

Queste contraddizioni palesi scaturiscono da un enorme sforzo di disinformazione russo, che a partire dalla strage del due maggio in Odessa ha lavorato in modo capillare ( tramite i propri fantocci di Borotba e altri bugiardi, incluso Salvini) per diffondere violenza, polarizzare, intorbidire le acque e impedire unitá a sinistra contro l’imperialismo russo.

Il risultato é che questi antifascisti e pacifisti, vittime dell’arma piú raffinata a disposizione della federazione russa (la propaganda), hanno aperto le porte a bologna a un po’di quella guerra a cui credevano di opporsi (con il linguaggio e i simboli di chi quella guerra la fa attivamente).

E´una situazione terrificante. Per fortuna qualcun* si prende la briga di denunciarla per quello che é (vedere volantino).

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