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Libertà per Kita: un appello all’azione solidale

Ripubblichiamo un appello alla solidarietà nei confronti di Kita, una nota musicista bielorussa arrestata per essersi opposta al regime di Lukashenko apparsa sui canali del gruppo polacco 161 Crew


Il 23 marzo, l’antifascista bielorussa Kita è stata arrestata dalla polizia a Mozyr.

È accusata di incitare all’odio. Rischia fino a 5 anni di carcere per le sue posizioni coraggiose nei post sui social bielorussi che attaccano il governo bielorusso e l’apparato di sicurezza, e per la sua opposizione all’attacco russo all’Ucraina.
Kita era alle prese con il governo da tempo. Ha usato il suo popolare account Instagram (oltre 15.000 follower) per criticare il regime di Lukashenko e la milizia, senza mai nascondere le sue opinioni.
(Abbiamo scritto delle detenzioni a Mozyr qui https://161crew.bzzz.net/aktualnosci-w-sprawie-kity-i-innych-aresztowanych-w-mozyrzu)

La cosa più importante ora è mostrare solidarietà da parte nostra e dare un chiaro segnale alle autorità bielorusse che Kita non è sola. A questo proposito, vorremmo fare qualcosa ad aprile come azione di solidarietà. Cosa puoi fare? Ecco alcune idee:

-Immagini con cartelli o striscioni “Free Whale”, individuali e di gruppo. Concerti, manifestazioni, plein air, presentazioni, ecc. – ogni occasione è buona per fare una foto. Inviacele (messenger, instagram o e-mail dzialajz161crew@riseup.net) e le ripubblicheremo. Sul sito di 161 Crew e sull’account Instagram @free.kitaanalena puoi trovare informazioni e grafiche a riguardo

-Mandale una lettera. Sarebbe bello se avessi molte pagine. Il testo deve essere scritto in russo. Anche una parola come “congratulazioni” o “tutto il meglio” va bene. Non c’è certezza che la corrispondenza le verrà mostrata, ma sappiamo che la posizione di interesse per i prigionieri bielorussi ha influenzato direttamente il fatto che la repressione potrebbe applicarsi a chi detiene il potere (Indirizzo 3 – Kristina Alexandrovna, SIZO-3 Cherenkova, ul. Knizhnaya 1A, 246003 Gomel, Białoruś)

-Ci vogliono parecchi soldi per il processo: in Bielorussia, gli avvocati sono spesso gli unici che possono visitare i prigionieri e mostrare loro informazioni. I detenuti vanno riforniti anche dei beni primari, medicine, ecc. Puoi fare offerte al seguente indirizzo
Paypal: a.charankova@gmail.com
Banca Santander
PL 70 1090 1098 0000 0001 3288 5405 (Euro)
PL 64 1090 1098 0000 0001 3725 7206 (Usd)
PL 04 1090 1098 0000 0001 4761 8177 (Pln)
SWIFT WBKPPLPP
ANASTASIYA CHARANKOVA

La solidarietà è la nostra arma!
161 Crew

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25 aprile di grande mobilitazione a Bologna

Anche quest’anno, oltre al corteo da p.zza dell’Unità, saranno tantissime le iniziative messe in campo per la ricorrenza della festa della liberazione, sia il 25 che nei giorni precedenti.

Cerchiamo di darvene almeno parzialmente conto in questo articolo.

Giovedì 21/4 dalle 18 in via Bentivogli > Nell’anniversario della Liberazione di Bologna, ritrovo alla lapide che ricorda i caduti della Resistenza. Porta un fiore, un cartello, un pensiero per le/i partigiane/i!

Venerdì 22/4 dalle 18 a Vag61 > Dopo la distribuzione della Colonna Solidale Autogestita, aperitivo resistente e mostra fotografica a cura del Centro di documentazione “Lorusso-Giuliani” sui movimenti contro la guerra.

Sempre giovedì 21 Aprile 2022 – 19:00 presso il centro sociale Villa Paradiso, via Emilia Levante 138, proiezione di “The forgotten front – la resistenza a Bologna“.

Ancora a Villa Paradiso il 25 è prevista una giornata di iniziative antifasciste: “Anniversario della Liberazione ,una giornata importante per noi e il nostro paese da vivere insieme, un evento di collaborazione Centro Sociale Culturale Villa Paradiso e Armonie Associazione di donne. Vi aspettiamo”

Al Casone Partigiano di Ponticelli di Malalbergo si terrà, nelle giornate del 24 e del 25, l’edizione 2022 di “Suoni Resistenti”.
A partire dalle 17.00 presentazione insieme a Momo Edizioni e alle autrici Maria Chiara Gianolla e Erika Silvestri dei libri:
-A Black carol, A ghost story of fascism, Maria Chiara Gianolla
-Il Domani era venuto, Erika Silvestri
A seguire, in ordine sparso, suoneranno i seguenti gruppi:
-La MalaSementa
-Bonobo
-Balotta Continua
-Key o Sea
-Kartoni
Il 25 attività per bambine e bambini in chiave resistente!

Sempre nella giornata del 25 aprile è previsto, con partenza dalla rotonda Dodi Maracino , quartiere Barca un corteo indetto da “Antifasciste e Antifascisti”.
“Guerra e profitto, due faccie della stessa medaglia. Corteo dalla periferia al centro città. Per ricordare che la resistenza nelle sue infinite forme non deve finire mai!”

Infine segnaliamo l’iniziativa “Partigiano per scelta, partigiano per sempre”, martedì 26 aprile 2022, ore 17.00 in collaborazione con ASFAI Archivio Storico della Fai e Bim Biblioteca comunale di Imola, nella città romagnola in via Emilia 80: Conversazione con Wu Ming 1 (scrittore), con la presenza del prof. Alessandra Del Boca. Viaggio nella luna (La Mandragora 2011) è uno dei primi scritti di Angelo Del Boca (1925-2021), che racconta la sua vicenda da partigiano. Stampato nel 1955, finalista nel 1956 al Premio Strega, è ristampato nel 2011 dalla casa editrice Mandragora, per una scelta precisa dell’autore che riteneva che fosse uno dei suoi scritti migliori, se non il migliore. Ingresso secondo normative anticovid. Informazioni e prenotazione 0542/602619-602655

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IL PRIMO MAGGIO DI NUOVO I FASCISTI A BOLOGNA

Anche quest’anno il Movimento Nazionale Rete dei Patrioti – sigla nata nel 2020 dallo scioglimento del ben più noto partito fascista Forza Nuova e sotto cui si celano varie formazioni neofasciste – ha chiamato una manifestazione per il 1° maggio a Bologna.

Sorta cavalcando la grave situazione economico-sociale attuale e abbracciando strumentalmente problematiche ‘sociali’ con indicazioni ultranazionaliste, questa formazione ha come parole d’ordine la difesa delle tradizioni e della famiglia patriarcale, la rivendicazione identitaria ed etnicista, l’attacco al multiculturalismo e tutte le retoriche tipiche del fascismo mimetizzate e raccolte sotto nuove sigle a sfondo sovranista.

Gli ultimi due anni sono stati infatti teatro di sempre maggiori iniziative revisioniste e nazionaliste, col beneplacito di amministrazioni conniventi, che mentre celebrano l’antifascismo, spianano la strada alle destre xenofobe.

In una giornata di lotta e rivendicazione di lavoratrici e di lavoratori non lasceremo spazio a chi ha sempre difeso gli interessi del padronato ed ha sempre rappresentato il braccio armato della borghesia.

Nessuno spazio agli squadristi a Bologna

Invitiamo tutte le realtà e singole individualità che rigettano il fascismo in tutte le sue forme alla massima sorveglianza antifascista.

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Proiezione BÎR (Il Pozzo)

Segnaliamo la programmazione del documentario BÎR (Il Pozzo) di Veysi Altay presso la sala Borsellino (via Battindarno 123).
Il film racconta il caso di sette persone, tra cui quattro bambini, scomparsi nella città di Kerboran [Dargeçit] nel 1995 e la storia dell’instancabile ricerca delle loro famiglie per i resti dei loro cari.

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Contro la loro guerra – Al fianco dei popoli oppressi. Per un 25 aprile di lotta!

Il 25 aprile è da sempre una data contesa. Tra chi pensa l’antifascismo come una memoria polverosa, una ricorrenza compatibile, una vuota retorica. E chi pensa invece il 25 aprile come una memoria viva di liberazione, di antifascismo militante, un simbolo delle lotte quotidiane.
Anche quest’anno a Bologna il 25 aprile vedrà un corteo partigiano muoversi insubordinato per la città, una manifestazione per le lotte di ieri, di oggi e di domani. Un corteo dell’antifascismo dei nostri giorni, che non può che concentrarsi sul rifiuto e il sabotaggio del dispositivo bellico che sempre più organizza il nostro presente. Questo 25 aprile sarà dunque in primo luogo un rilancio della solidarietà, di un nuovo internazionalismo, al fianco dei popoli oppressi, contro i confini e gli eserciti, di contrapposizione alle guerre volute dai padroni e dai potenti.
All’interno della narrazione sulla fine della storia si sono moltiplicati negli ultimi decenni gli scenari bellici, dai Balcani all’Afghanistan, dall’Iraq alla Libia, in un tragico elenco di devastazioni. I recenti avvenimenti in Ucraina aggiungono una nuova drammatica escalation, in cui l’imperialismo di Putin entra in rotta di collisione con quello della NATO. Stiamo assistendo a una corsa al riarmo che va assolutamente bloccata, sabotata, disertata. Nello scenario di guerra globale permanente si è inserito questo nuovo conflitto che ha riportato nel dibattito pubblico, come niente fosse, il richiamo a scontri nucleari e alla terza guerra mondiale.
La necessità e l’urgenza di opporsi a questo scenario che il capitalismo sta costruendo vedrà dunque un corteo il 25 aprile che con chiarezza e determinazione esprimerà il netto rifiuto alla politica del riarmo, alle strategie della NATO che coinvolgono l’Italia, all’invasione dell’Ucraina e a tutti gli imperialismi. Un 25 aprile antagonista, di liberazione ed emancipazione, per promuovere nuove pratiche collettive di lotta di liberazione. Un 25 aprile che vuole anche parlare il linguaggio delle lotte, del transfemminismo e dell’ecologismo, nei nostri territori. Un corteo che dunque porterà anche in primo piano le mobilitazioni diffuse contro il carovita e per l’aumento dei salari, le istanze contro l’oppressione di genere, e l’opposizione a opere come il Passante, emblema delle strategie di green washing dietro le quali si nasconde il rilancio del business as usual, del solito modello di sviluppo mortifero che indebita le generazioni future di costi ecologici inaffrontabili.
Per un mondo nuovo da costruire. Tutte e tutti in piazza il 25 aprile!

Concentramento del corteo: ore 10, piazza dell’Unità.

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PER UN 25 APRILE CONTRO LA GUERRA, INTERNAZIONALISTA E SOLIDALE

Perché il 25 aprile non è solo ricorrenza e memoria, ma simbolo di lotta quotidiana. Perché “antifascismo” non è solo una parola con cui riempirsi la bocca per accalappiare consensi, ma una pratica libera da dogmi e autoritarismi.
L’antifascismo è solidarietà e internazionalismo e come tale oltrepassa e spezza i confini, si oppone alle guerre volute da padroni e governi per i propri interessi particolari. Se media e personalità politiche più o meno influenti cercano di favorire una parte o l’altra, un esercito o un altro, noi ricordiamo come non siano quelle le posizioni da assumere, ma di come piuttosto vadano supportate le esperienze di autogestione e autorganizzazione che si creano al di fuori delle logiche di Stati e partiti, poiché solo queste possono portare all’emancipazione di tuttə.

Per questo il 25 aprile non può essere solo una data in cui ritrovarsi o ricordare, ma anche uno spazio in cui, tenendo conto di cosa il fascismo sia stato, si riconoscano le tante facce che sta assumendo oggi in questo e altri paesi e in cui si possano promuovere nuove pratiche collettive di lotta di liberazione.

Noi portiamo un mondo nuovo qui, nei nostri cuori. Quel mondo sta crescendo in questo istante.

Ci vediamo mercoledì 30 marzo alle 21 presso il Centro Sociale della Pace in via del Pratello 53 per un’assemblea pubblica in preparazione al corteo del 25 aprile

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8 MARZO SCIOPERO TRANSFEMMINSTA: UNO SCIOPERO ESSENZIALE

L’ 8 MARZO 2022 sarà Sciopero Generale Transfemminista Transnazionale contro la Violenza maschile e di genere, giornata di lotta promossa dal movimento transfemminista NonUnaDiMeno nella data simbolo delle resistenze e battaglie femministe quotidiane.

Lo Sciopero è Generale nel senso classico del termine , cioè un’ astensione dal lavoro produttivo di 24 ore nel settore pubblico e privato, convocato e garantito dai sindacati che vi aderiscono. Ma è anche uno Sciopero Transfemminista, Transnazionale e contro la violenza di genere. Questo vuol dire che è uno Sciopero che ha come sua peculiarità  e obiettivo quello di intrecciare e far incontrare in un’ ottica di conflitto tutte le resistenze , le situazioni , le istanze , le ingerenze, le storie, vissute e situate in base alle  condizioni di  genere- classe-razza , all’invisibilità del proprio lavoro e della propria identità.

Condizioni, lotte e situazioni che , come sappiamo, sono connesse non solo tra di loro,  ma anche rispetto a tutte le violenze
sistemiche e strutturali che caratterizzano gli Stati tutti; per questo è anche “contro la violenza sulle donne e  di genere”.
Lo Sciopero  in questo caso, viene visto come un momento per aprire conflitti di ogni tipo, non solo quelli sul lavoro , ma anche per iniziare processi di rifiuto collettivo e organizzato rispetto a quanto succede nelle scuole , nello spazio pubblico dei territori ,
nelle politiche degli Stati. Non solo uno sciopero dl lavoro produttivo ma anche da quello “riproduttivo” cioè da tutto ciò che
riproduce quelle dinamiche di messa a valore nel senso capitalista degli stati neoliberali e di dinamiche di sfruttamento in base al
genere, anche fuori dai contesti di lavoro. Infatti le categorie e i motivi per cui si è invitate a scioperare sono molteplici, al di là
delle motivazioni strettamente sindacali (ricordiamo che non in tutti i settori e i tipi di contratto si può scioperare in senso
classico). Si sciopera contro il permesso di soggiorno legato solo allo sfruttamento lavorativo e alla famiglia :“ritornerei clandestina pur di lottare perché sfruttata sul lavoro senza dignità”, dice Luba , lavoratrice Yooux) , si sciopera dal lavoro di cura svolto in casa e non pagato , si sciopera perché mancano spazi pubblici e autogestiti di autodeterminazione per le donne, dalle molestie sul lavoro , perché a scuola ci vuole più educazione sessuale e alle differenze senza ingerenze no gender, perché lo smart working prevede che mentre lavori sei anche capace di badare almeno ad un neonato, perché esistono lavori essenziali ma invisibili (baby sitter) , essenziali ma sfruttati all’inverosimile (badanti), “essenziali” ma che per questo prevedono maggiore sfruttamento oltre che forti pressioni in caso di lotte sindacali o scioperi (lavoratrici del sociale , personale sanitario, maestre precarie ),  stigmatizzati e criminalizzati (sex worker); si sciopera perché l’ identità di genere è valorizzata se porta profitto, patologizzata o discriminata se dissidente da questo o portatrice di conflitto su altri fronti . Si Sciopera perché non abbiamo tempo e soldi, perché non è prevista un riconoscimento di famiglie alternative come quelle monogenitoriali o allargate, perché la precarietà lavorativa invade le nostre esistenza e in sintesi, lavoriamo tutte troppo per due spicci. L’elenco è lungo e le attiviste invitano a raccogliere, raccontare, esprimere queste motivazioni, sistematizzarle.
Si rifiutano e si combattono gli strumenti economici per le donne messi in atto dagli Stati come , nel caso dell’Italia , il PNRR o, a livello europeo, le varie linee guida dei  “Piani strategici per la parità di genere e la diminuzione del gender gap”. Entrambi hanno in comune una visione della donna la cui autodeterminazione passa attraverso l’empowerment aziendale, i fondi e le agevolazioni  per le donne sono destinati alla donna che fa impresa, fattura, ripropone il solito sistema di sfruttamento di manodopera femminile, migrante e dedita la lavoro di cura sottopagato, ricreando sempre le stesse dinamiche . Nel secondo caso, quello delle linea guida dei “Piani” la proposta dell’Unione Europea è simile, ma lascia libera interpretazione ai vari stati. Infatti , nell’Ungheria di Orban è tutto redatto anche  in chiave evidentemente familista e i fondi sono elargiti per favorire al meglio, il ruolo di madre e moglie lavoratrice.
Alcune di queste politiche si azzardano a parlare di parità salariale.
Ma, le attiviste chiedono: cos’è la parità salariale senza un salario minimo europeo ? A cosa serve l’ empowerment di una, quando essenziale è un reddito di esistenza incondizionato per autodeterminarsi  e , parimenti ,le lotte sul lavoro  e fuori dal
lavoro , per un mondo di liberi e uguali ,sono pratiche collettive?
Anche per questo, si sciopera l’ 8 marzo.
Martedì 8 Marzo  , essendo uno sciopero generale, è garantita la copertura sindacale nel settore pubblico e privato . I sindacati che hanno aderito sono : Usb, Cub, Cobas, Slai Cobas, Usi-Cit e, a livello informale , una frangia dissidente della Cgil che da anni fa pressioni per chiedere di aderire allo Sciopero.

Per avere info su come scioperare , puoi vedere qui. 8 MARZO 2021, IL VADEMECUM DELLO SCIOPERO | Non Una di Meno Firenze (noblogs.org).

Tuttavia, per partecipare allo Sciopero sono previsti molti modi, ne ricordiamo alcuni : scioperare dal lavoro domestico e di cura per un giorno ; raccontare la tua “storia di sciopero” nei due momenti pubblici previsti o  sui canali di NonUnaDiMeno ; non comprare niente; mettere un messaggio di risposta  automatica dalla vostra casella di posta e canali social dove venite contattate per il lavoro per ribadire l’ assenza e la protesta; partecipare alla piazza dello Sciopero e alle varie  attività e laboratori in programma al mattino, insieme  alle lavoratrici , alle insegnanti  e alle studenti , alle precarie, alle operatrici del sociale e dei centri antiviolenza, ai collettivi transfemministi del territorio, alle  accademiche e alle  lavoratici del settore della cultura; partecipare ai discorsi e alle proposte dei collettivi degli studenti in lotta ; indossare qualcosa di fuxia e nero in maniera evidente soprattutto sui luoghi di lavoro dove non si può scioperare ma anche per strada, esserci al corteo. Insomma, esserci e non fare oggi quello che tutti gli altri giorni ci rende una vita più ingiusta.
GLI APPUNTAMENTI DELLA GIORNATA SONO :
Piazza Nettuno/Maggiore ore 9: Piazza dello Sciopero Transfemminista
Piazza Verdi ore 15 : concentramento corteo delle studenti universitarie che si
unirà al corteo principale
Piazza XX Settembre : Concentrmento ore 17 , corteo ore 18
Per maggiori informazioni sulla giornata , segui gli aggiornamenti qui
Non una di meno (wordpress.com) o sui social.

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Le merde fasciste in piazza

Ci corre l’obbligo di segnalare che è annunciata una manifestazione sabato 5 marzo 22 alle 11 in piazza Santo Stefano con il titolo “la Nato verso sangue d’Europa” indetta da “BULAGGNA” sigla riconducibile al Movimento Nazionale una delle costole di Forza Nuova.
Avviso ai naviganti e a tutte le staffette antifasciste per fare in modo che queste merde non possano esercitare agibilità politica in città.
Ma ci corre anche l’obbligo di segnalare come questi fascisti, come altri, vogliano prendere parola in difesa delle ragioni della Russia. Meraviglia? NO! Come segnalavamo qui https://staffetta.noblogs.org/post/2022/02/23/ucraina-2022-la-frittata-e-fatta/ lo schema secondo il quale la Nato è sostenuta da destra e l’Otsc (Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, la Nato di Putin) sia sostenuta da sinistra e fasullo.
Gli schemi antimperialisti sono fuorvianti e tendono a prendere parte e, quindi, ad asservirsi agli interessi delle potenze in conflitto. Noi ribadiamo che gli interessi popolari trovano prospettiva solo in una dimensione internazionalista e antimilitarista. Siamo antifasciste anche per questo.
Lo dimostrano le iniziative che stiamo, via via, segnalando; sia dall’Ucraina che dalla Russia molte, coraggiosamente, si schierano contro la guerra e i rispettivi eserciti sviluppando iniziative di solidarietà autogestita ma anche di resistenza antimilitarista.
La guerra è contro di noi. Noi contro la guerra.
Né con Putin, né con la Nato.

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Resistenza femminista contro la guerra

Accogliamo l’appello a diffondere il comunicato delle femministe russe che da alcuni giorni è stato pubblicato da diverse testate italiane e internazionali:

“Quello che segue è un appello delle femministe russe che si sono unite contro l’occupazione e la guerra in Ucraina. Il femminismo è uno dei pochi movimenti di opposizione nella Russia contemporanea a non essere stato devastato dalle ondate di persecuzione lanciate dal governo di Vladimir Putin. Al momento, diverse dozzine di gruppi femministi di base operano in almeno trenta città russe. In questo testo, le femministe che prendono parte a manifestazioni contro la guerra in tutto il paese invitano le femministe di tutto il mondo a unirsi per opporsi all’aggressione militare lanciata dal governo di Putin.”

Il 24 febbraio, intorno alle 5:30 ora di Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato un’«operazione speciale» sul territorio dell’Ucraina per «denazificare» e «smilitarizzare» questo stato sovrano. L’operazione era in preparazione da tempo. Per diversi mesi le truppe russe si sono spostate fino al confine con l’Ucraina. Nel frattempo, la dirigenza del nostro paese negava ogni possibilità di attacco militare. Ora sappiamo che si trattava di una menzogna

La Russia ha dichiarato guerra al suo vicino. Non ha concesso all’Ucraina il diritto all’autodeterminazione né alcuna speranza di una vita pacifica. Dichiariamo, e non per la prima volta, che la guerra è stata condotta negli ultimi otto anni su iniziativa del governo russo. La guerra nel Donbas è una conseguenza dell’annessione illegale della Crimea. Crediamo che la Russia e il suo presidente non siano e non siano mai stati preoccupati per il destino delle persone a Luhansk e Donetsk, e il riconoscimento delle repubbliche dopo otto anni è stato solo una scusa per l’invasione dell’Ucraina con il pretesto della liberazione.

Come cittadine russe e femministe, condanniamo questa guerra. Il femminismo come forza politica non può essere dalla parte di una guerra di aggressione e occupazione militare. Il movimento femminista in Russia lotta per i soggetti più deboli e per lo sviluppo di una società giusta con pari opportunità e prospettive, in cui non ci può essere spazio per la violenza e i conflitti militari.
Guerra significa violenza, povertà, sfollamenti forzati, vite spezzate, insicurezza e mancanza di futuro. Tutto ciò è inconciliabile con i valori e gli obiettivi essenziali del movimento femminista. La guerra intensifica la disuguaglianza di genere e mette un freno per molti anni alle conquiste per i diritti umani. La guerra porta con sé non solo la violenza delle bombe e dei proiettili, ma anche la violenza sessuale: come dimostra la storia, durante la guerra il rischio di essere violentata aumenta di molto per qualsiasi donna. Per questi e molti altri motivi, le femministe russe e coloro che condividono i valori femministi devono prendere una posizione forte contro questa guerra scatenata dalla leadership del nostro paese.

La guerra in corso, come mostrano i discorsi di Putin, è anche combattuta all’insegna dei «valori tradizionali» dichiarati dagli ideologi del governo, valori che la Russia avrebbe deciso di promuovere in tutto il mondo come missione, usando la violenza contro chi rifiuta di accettarli o intende mantenere altri punti di vista. Chiunque sia capace di pensiero critico comprende bene che questi «valori tradizionali» includono la disuguaglianza di genere, lo sfruttamento delle donne e la repressione statale contro coloro il cui stile di vita, autoidentificazione e azioni non sono conformi alle ristrette norme del patriarcato. La giustificazione dell’occupazione di uno stato vicino con il desiderio di promuovere norme così distorte e perseguire una «liberazione» demagogica è un altro motivo per cui le femministe di tutta la Russia devono opporsi con tutta la loro forza a questa guerra.

Le femministe sono una delle poche forze politiche attive in Russia. Per molto tempo le autorità russe non ci hanno percepito come un movimento politico pericoloso, e quindi rispetto ad altri gruppi politici siamo state temporaneamente meno colpite dalla repressione statale. Attualmente più di quarantacinque diverse organizzazioni femministe operano in tutto il paese, da Kaliningrad a Vladivostok, da Rostov-on-Don a Ulan-Ude e Murmansk. Chiediamo ai gruppi femministi russi e alle singole femministe di unirsi alla Resistenza femminista contro la guerra e unire le forze per opporsi attivamente alla guerra e al governo che l’ha iniziata. Chiediamo anche alle femministe di tutto il mondo di unirsi alla nostra resistenza. Siamo tante e insieme possiamo fare molto: negli ultimi dieci anni, il movimento femminista ha acquisito un’enorme forza mediatica e culturale. È tempo di trasformarla in potere politico. Siamo l’opposizione alla guerra, al patriarcato, all’autoritarismo e al militarismo. Siamo il futuro che prevarrà.

Chiediamo alle femministe di tutto il mondo:

– Di partecipare a manifestazioni pacifiche e lanciare campagne offline e online contro la guerra in Ucraina e la dittatura di Putin, organizzando le proprie azioni. Sentitevi libere di usare il simbolo del movimento femminista di resistenza contro la guerra nei vostri materiali e pubblicazioni, così come gli hashtag #FeministAntiWarResistance e #FeministsAgainstWar.

– Di diffondere informazioni sulla guerra in Ucraina e sull’aggressione di Putin. Abbiamo bisogno che il mondo intero sostenga l’Ucraina e si rifiuti di aiutare in alcun modo il regime di Putin.

– Di condividere questo appello con altre. È necessario dimostrare che le femministe sono contrarie a questa guerra e a qualsiasi tipo di guerra. È anche fondamentale far vedere che ci sono ancora attiviste russe pronti a unirsi per opporsi al regime di Putin. Siamo tutte a rischio di persecuzione da parte dello stato e abbiamo bisogno del vostro appoggio.

La resistenza femminista contro la guerra ha un canale Telegram con informazioni ulteriori (in russo).

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“Resistenza radicale contro l’invasione di Putin”

Pubblichiamo la traduzione di un’intervista realizzata da crimethink.com al “Comitato di Resistenza” di Kiev. Riteniamo importante dare voce allə compagnə che si trovano in questo momento sotto le bombe russe, al netto di qualsiasi arguta considerazione geopolitica.

 

“Abbiamo condotto un’intervista audio con un portavoce del “Comitato della Resistenza”, il gruppo di coordinamento anarchico appena formato in Ucraina. Indagheranno pubblicamente su ciò che gli anarchici stanno facendo e sperimentando in Ucraina qui . Abbiamo trascritto l’intervista mentre parlavamo.

“Il Comitato di Resistenza” è un centro di coordinamento che collega gli anarchici che stanno partecipando alla resistenza all’invasione in vari modi. Alcuni sono attualmente sul fronte; alcuni sono impegnati nel lavoro mediatico sulle condizioni sorte durante questa resistenza, nella speranza di chiarire la situazione in Ucraina a coloro che non ci sono mai stati e di spiegare agli anarchici altrove perché credono che resistere a Putin sia collegato alla liberazione. Il progetto si impegnerà anche in alcuni progetti di sostegno a ciò che resta della società civile ucraina mentre l’invasione procede – ad esempio, a Mariupol’, alcuni partecipanti hanno portato sostegno materiale al centro che ospita i bambini rimasti orfani a causa della guerra – e assisterà alcuni compagni nel in fuga dalla zona del conflitto, anche se “decine e decine” di anarchici e antifascisti partecipano alla resistenza.

A partire da ora, i partecipanti stanno osservando per vedere quali progetti di mutuo soccorso emergeranno a Kiev dagli sforzi della popolazione nel suo insieme e quali possono partecipare più efficacemente come anarchici.

La persona con cui abbiamo parlato si trova attualmente a Kiev; altri sono già partiti per partecipare alla difesa territoriale nelle regioni circostanti Kiev. A Kiev molte persone stanno lasciando la città, ma non ci sono stati bombardamenti aerei dalla mattina, quando l’aviazione russa ha attaccato obiettivi militari intorno alla città e ha colpito anche alcune aree abitative civili nelle città periferiche, tra cui Brovary, uccidendo decine di persone .

A Kiev l’atmosfera è tesa, ma in città non ci sono ancora combattimenti, solo gli attacchi aerei del mattino. Finora, gli anarchici non hanno subito vittime conosciute, ma stanno affrontando seri pericoli. È una situazione difficile, ma finora il morale dei partecipanti è alto.

La maggior parte dei partecipanti a questo progetto si aspettava che l’invasione iniziasse presto, in generale, ma non se l’aspettava oggi e non era del tutto preparata mentalmente. In effetti, hanno pianificato e preparato per mesi, ma ora stanno scoprendo tutto ciò che è rimasto incompiuto nei loro preparativi. Tuttavia, nel corso di incontri frettolosi, hanno messo insieme questo progetto di coordinamento.

Il portavoce ha descritto il loro obiettivo immediato: non è proteggere lo stato ucraino, ma proteggere il popolo ucraino e la forma della società ucraina, che è ancora pluralistica, anche se lo stesso stato ucraino è neoliberista e uno stato nazionale con il nazionalismo e tutto il resto cose terribili che ne derivano. “La nostra idea è che dobbiamo difendere lo spirito di questa società dall’essere schiacciati dal regime di Putin, che minaccia l’intera esistenza della società”.

Facendo una panoramica indietro rispetto a quell’obiettivo immediato, il portavoce ha affermato che sperano di affrontare l’aggressione militare russa promuovendo al contempo prospettive anarchiche sia all’interno della società ucraina che in tutto il mondo, per dimostrare che gli anarchici sono coinvolti in questa lotta, che si sono schierati in essa, non con lo stato, ma con le persone che sono state colpite dall’invasione, con la società delle persone che vivono in Ucraina.

“Non è esagerato dire che l’intera popolazione sta affrontando l’invasione. Certo, alcune persone stanno fuggendo, ma qualsiasi forza che abbia un qualsiasi investimento nello sviluppo politico di questo luogo in futuro deve essere dalla parte della gente qui in questo momento. Vogliamo fare qualche passo avanti verso l’essere in contatto con le persone qui su scala più ampia, verso l’organizzazione con loro. Il nostro compito a lungo termine, il nostro sogno, è diventare una forza politica visibile all’interno di questa società al fine di garantire una reale opportunità per promuovere un messaggio di liberazione sociale per le persone”.

In risposta all’affermazione che “l’intera popolazione sta affrontando l’invasione”, abbiamo chiesto se ciò includesse le persone nelle “repubbliche”, la Repubblica popolare di Luhansk [LPR] e la Repubblica popolare di Donetsk [DPR], le regioni dell’est Ucraina che è stata occupata dalle forze separatiste armate e finanziate dalla Russia dal 2014, che Putin ha appena riconosciuto come “indipendente”.

“Sinceramente”, ha risposto il portavoce, “ho poca prospettiva sulle persone nelle cosiddette repubbliche; Ho vissuto qui solo per diversi anni” – essendo cresciuto in un paese vicino – “e non sono mai stato a sud-est. È vero che ci sono stati alcuni conflitti sulla lingua e le persone di estrema destra locali hanno esacerbato questi conflitti inutilmente e gravemente. Per questo nelle ‘repubbliche’ abbiamo visto alcune persone sventolare bandiere di stato russe per accogliere le truppe, anche se questa ‘indipendenza’ significherà il contrario, significherà essere totalmente sottomessi a Putin. Allo stesso tempo, vicino alle trincee, dall’altra parte delle linee di battaglia, abbiamo visto migliaia di persone sventolare le bandiere nazionali dell’Ucraina. Anche questo non ci piace, come anarchici, ma significa che le persone sono pronte a combattere, che sono pronte a difendere la propria indipendenza non solo come stato ma come società”.

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