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Ciao, comandante!

All’età di 95 anni ci lascia Luigi Fiori, uno dei protagonisti della Resistenza.

La cerimonia funebre per Luigi Fiori, il comandante «Fra Diavolo», si svolgerà martedì 2 giugno alle ore 16 presso il cimitero di Narbostro (Lerici). Verranno a rendergli omaggio le bandiere dell’ANPI e delle brigate partigiane.

Qui e qui un po’ della storia di un antifascista che ha sempre lavorato con passione e determinazione per trasmettere ai giovani l’eredità morale e politica della lotta di liberazione.

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[BO] sab 6 giu h.16: reddito, casa e dignità per tutte e tutti!

Social Log 2

Non v’è dubbio che le politiche autoritarie siano oggi l’effetto delle «grandi intese» fra centri di potere sempre più organici e strettamente collusi fra di loro.

In questa pianificazione organica del potere e dello sfruttamento, la Lega Nord con la sua corte di neofascisti e le sue provocazioni razziste non è altro che un appoggio esterno alle linee del governo di «centrosinistra».

In fondo, la pittoresca visibilità mediatica dell’onnipresente Salvini in felpa quale leader del centrodestra è funzionale unicamente a far sembrare il «Partito della Nazione» di Renzi una cosa seria, e le sue politiche fascistoidi e discriminatorie un «male minore».

Non si può però trascurare il fatto che a Bologna sia anzitutto il PD a promuovere una svolta autoritaria e perbenista in concorso con la Questura, la destra e la Lega Nord, svilendo la dignità, la cultura e la storia di questa città.

Per questo riteniamo che partecipare sabato 6 giugno alla Marcia delle Periferie non sia soltanto un atto di solidarietà, ma anche di resistenza collettiva dinanzi a un’amministrazione comunale che dà sempre più spazio alla destra fascista, razzista e leghista. È ora di dirgli che non passeranno! Reddito, casa e dignità per tutte e tutti!

Sabato 6 giugno
h.16 davanti all’ExTelecom Occupato di Via Fioravanti
La marcia delle Periferie torna al Centro!


Questo l’appello degli Occupanti e Comitato Inquilini Resistenti con Social Log:

Facciamo appello a tutta la città a stringersi intorno alle istanze della lotta per il diritto all’abitare e partecipare, ed invitare a partecipare ad una nuova grande giornata di lotta collettiva per mostrare la forza della ragioni di chi si schiera in difesa delle occupazioni abitative, per una moratoria degli sfratti e costruire insieme la nostra grande opera di rigenerazione urbana che inizia dalla casa, dal reddito e dalla dignità!

Come deciso all’assemblea cittadina per il diritto all’abitare dello scorso 20 marzo all’ex-Telecom Occupato vogliamo costruire una marcia della dignità che faccia tornare al centro la lotta per il diritto alla casa e all’accesso ad un welfare degno di questo nome oltraggiati e calpestati dagli ultimi governi e ridotti all’osso dalla crisi economica.

Si fermino gli sgomberi, gli scudi e i manganelli e si dirottino immediatamente le risorse pubbliche a favore dei ceti più massacrati dalla crisi economica della nostra società. In un contesto in cui il principio della rendita e dell’austerità continua spietato a distruggere vite e territori vogliamo affermare la forza del riscatto collettivo che sta vivendo nelle occupazioni abitative e nelle decine e decine di picchetti antisfratto.

Non abbiamo più bisogno delle briciole umilianti di un welfare pubblico che ci ha dato solo promesse e qualche spicciolo dopo uno sfratto o un licenziamento, con la lotta, la solidarietà e il mutualismo siamo tornati a volare insieme e non sarà una minaccia di sgombero a chiuderci le ali!

Rivendichiamo forte e chiaro:

La fine degli sgomberi e la difesa delle occupazioni abitative

L’abolizione dell’articolo 5 del Piano Casa

Una moratoria immediata degli sfratti

Il riconoscimento delle buone pratiche di autorigenerazione di stabili privati e pubblici sfitti, deteriorati e non utilizzati da anni

L’accesso alle graduatorie ERP ad Isee zero

Blocco della svendita e della privatizzazione del patrimonio dell’edilizia pubblica

La periferia in marcia per la dignità torna al centro città per difendere tutte le occupazioni abitative, resistere agli sfratti e costruire la nostra grande opera: casa, reddito e dignità!

Assemblea Occupanti e Comitato Inquilini Resistenti con Social Log

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Leviathan, Bologna

Daniele Marchetti, consigliere regionale della Lega Nord in Emilia-Romagna, è stato eletto dalla maggioranza di centrosinistra come relatore del progetto di legge per lo smantellamento dei campi nomadi. E così il Partito Democratico adotta il testo della Lega Nord come base di partenza per arrivare a una legge regionale che, al solito, porterà soldi in tasca a cooperative e clientele bipartisan.

Per chi è fuori, invece, sgomberi, cariche, espulsioni, voli dalla finestra…

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[BO] mer 27 mag: CasaPound all’Hotel Savoia

Non da oggi CasaPound cerca di procurarsi coperture istituzionali per le sue attività locali di affarismo, spaccio ideologico e squadrismo.

A Gorizia hanno portato sul palco un assessore del PdL che non ha avuto nemmeno l’onestà di rivendicare la propria presenza tra i neofascisti e ha raccontato bugie.

Ma la sponda politica su cui oggi fanno conto i neofascisti è anzitutto la Lega Nord e per questo CasaPound ha trovato ora un ennesimo camuffamento: «Sovranità», ovvero «Nuovo progetto politico per chi ama la Nazione e vuole sostenere le idee di Matteo Salvini».

«Sovranità» è il partito politico creato dal neofascista Simone Di Stefano, esponente di spicco di CasaPound, per supportare la lista proleghista «Noi con Salvini», e mercoledì 27 maggio a Bologna, alle ore 21, presso l’Hotel Savoia di via del Pilastro 2, ci sarà la presentazione di «Sovranità Bologna». Qui i contatti dell’Hotel Savoia per chi volesse esprimere dissenso.

Ci saranno un paio di criptofascisti nostalgici con una patina di rispettabilità: la leghista antirom Lucia Borgonzoni e l’onorevole «postfascista» Alberto Arrighi. Ci sarà pure un milite di CasaPound che aspira alla poltrona, tal Giuseppe Eremita già candidatosi nel 2013.

Per decenni i neofascisti sono stati protetti e sponsorizzati dalla politica «moderata» e dai media. Ogni loro omicidio o aggressione era una «rissa fra balordi». Ogni provocazione omofoba o razzista era la «legittima espressione democratica di un’opinione». Ogni presidio o corteo di squadristi era sempre autorizzato e spalleggiato dalle questure d’Italia.

Noi sappiamo chi è questa gente. Nessuna agibilità a neofascisti e fasciomafie! Neofascisti fuori dalla storia!

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Un nome per la strage di Brescia, quarantun’anni dopo…

Il nome dell’ex parà Roberto Besutti, scomparso nel 2012, era più volte finito nelle indagini sugli estremismi di destra e sulle stragi neofasciste degli anni Settanta. Sempre senza conseguenze. Ma pare invece che c’entrasse eccome. E fino all’ultimo ha continuato senza problemi la sua attività di pedagogo

Di recente il neofascista veronese Giampaolo Stimamiglio ha dichiarato che nel 1974 Besutti istruì Marco Toffaloni, l’allora sedicenne neofascista che la mattina del 28 maggio si sarebbe trovato in Piazza della Loggia. «Ho avuto un ruolo non marginale nella strage», gli avrebbe confidato il giovane, «allievo» di Besutti e del fraterno amico di questi, Elio Massagrande. Toffaloni, che oggi ha 57 anni e risiede in Svizzera, adesso è accusato di concorso in strage dai magistrati di Brescia.

Quarantun’anni dopo…

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A Gorizia antifascisti italiani, sloveni e austriaci contro CasaPound

A Gorizia la manifestazione militarista e patriottica di CasaPound ha raccolto un migliaio di neofascisti in gran parte provenienti da Lazio e Campania. Molte bandiere, solite coreografie fintosacrali, ma pochi e tristi i camerati.

Per la cultura di destra conta solo il «vuoto» che produce la parola sacra, il lutto insondabile dell’identità che diventa violenza contro il diverso, la fascinazione lugubre degli anniversari, dei riti sacrificali, della morte. Non a caso i neofascisti gridavano comicamente «Siam pronti alla morte!»…

Commemorare i terribili, insensati massacri della Grande Guerra solo per rilanciare l’identità nazionale in senso xenofobo e autoritario è un gesto sordido, da sciacalli della memoria.

Dall’altra parte, più di mille antifascisti italiani, sloveni e austriaci si sono ritrovati per una festa libertaria, antimilitarista e antirazzista promossa dall’Osservatorio regionale antifascista del Friuli-Venezia Giulia al fine di ribadire, con Kafka, che «la guerra non suggerisce nessuna idea degna».

Durante il corteo è stata cantata fra l’altro «Gorizia tu sei maledetta», composta da un soldato anonimo durante la battaglia per Gorizia che, fra il 9 e il 14 agosto 1916, costò oltre 100.000 morti. Chi in quei giorni veniva sorpreso a cantarla, era accusato di disfattismo e fucilato. È questa la «patria» assassina celebrata dai «fascisti del terzo millennio».

Qui e qui due video della manifestazione antifascista. Qui un bel resoconto. E intanto si scopre che tra i neofascisti c’era pure una politicante del PdL, l’assessore Silvia Romano, che insulta dal palco il corteo antifascista e poi si giustifica dicendo bugie.

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Contestazioni e cortei in tutta Italia contro le Sentinelle in Piedi

Per oggi, sabato 23 maggio, il gruppo che da qualche tempo si presenta col nome di «Sentinelle in Piedi» aveva organizzato presidi nelle piazze di molte città italiane. A dispetto dell’immagine di pacifico cittadinismo in difesa della libertà di espressione di cui si auto-proclamano portatori, il vero volto di questo gruppo è ormai ben noto: un’accozzaglia di invasati cattolici, omofobi e fascisti (non a caso le loro manifestazioni trovano il supporto esplicito di varie sigle della galassia di estrema destra) che propagandano odio e intolleranza, levando scudi in difesa di un modello eteronormativo di famiglia e sessualità contro la libera scelta di chiunque non vi si voglia adeguare, così alimentando una retorica discriminatoria omofoba e sessista. Leggi tutto su Infoaut.

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I devastatori del «Carlino» e l’Aula C

Per venticinque anni l’Aula C antifascista è stata un luogo aperto e plurale di confronto, di dibattiti, di pranzi autogestiti, di feste, di ironia e fratellanza, di presentazioni di libri, di cineforum, di mobilitazioni sociali e civili, di presa di coscienza di un mondo reale ben diverso dai racconti istituzionalizzati. Dal 1989 almeno due generazioni di attivisti l’hanno attraversata e, in quell’auletta, abbiamo tutte e tutti imparato qualcosa.

Come Nodo sociale antifascista, in quell’aula abbiamo organizzato nel corso degli anni tante iniziative, fra cui la prima presentazione della Controrivoluzione preventiva di Luigi Fabbri.

Tutti sanno che la campagna di criminalizzazione condotta caparbiamente dal «Resto del Carlino» era un vezzo immotivato di giornalisti mediocri, servili e vendicativi.

Tanti studenti lo hanno dichiarato a Radio Città del Capo e qualcuno ha affermato che era il «minimo» fare qualche scritta:

«Il sequestro dell’aula è stato immotivato, non era cambiato niente rispetto agli anni passati. Ciò che è cambiato riguarda la forte volontà politica di criminalizzare lo spazio, fomentata dai giornali. L’aula è stata attraversata sempre da persone diverse. Non c’erano buoni motivi per sgomberarla».

Ma il «Resto del Carlino» subito grida alla devastazione. Non che abbia molte persone disponibili alla sua opera di propaganda. Un giorno intervista tal prof.ssa Egeria Di Nallo, docente a Scienze Politiche, che dichiara che «gli anarchici dell’Aula C sono feccia». Poi il giorno dopo il «Carlino» intervista anche la figlia della Di Nallo, prof. Francesca Rescigno, che insegna anch’essa – guarda caso! – a Scienze Politiche… e dice intrepida: «Pensiamo alla Siria: ci scandalizziamo per i monumenti distrutti e poi però quando imbrattano in nostri palazzi nessuno apre bocca».

Non è la sola. Anche l’ex rettore Fabio Roversi Monaco paventa sul «Carlino» le distruzioni dell’ISIS: «Facendo così poi si arriva a distruggere i siti archeologici. Se uno è un po’ meno educato, un po’ più incavolato, poi abbatte le mura come quelle di Palmira. Il filone è quello». Peccato che pure l’ex rettore abbia all’attivo vari atti di devastazione e assai più gravi di qualche scritta: ad esempio la devastazione di Piazza Minghetti o lo «scempio barbarico» dell’Accademia di Belle Arti. Insomma, un bel «filone» anche il suo…

Ma dove c’è la volpe, c’è anche il gatto. Ecco il critico d’arte Vittorio Sgarbi che si associa prontamente suggerendo di «tagliare le mani» agli imbrattatori. Proprio lui che in tutt’Europa è universalmente noto per il tentato trafugamento di preziosissimi volumi dal Courtauld Institute of Art di Londra…

Chi imbratta e distrugge quel poco di buono e di bello che abbiamo ereditato dal passato, sono proprio queste belle combriccole di poteri clientelari e corrotti che intristiscono e devastano le nostre vite, l’ambiente, la cultura, la città intera e la sua memoria sociale e civile.

Ora e sempre resistenza!

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[BO] sab 23 mag: la Lega Nord contro la Legge Merlin in Piazza San Francesco

Ultim’ora: pare che il gazebo sia stato annullato.

Sabato 23 maggio a Bologna dalle ore 9.30 alle ore 18.30 la Lega Nord ha annunciato un gazebo in Piazza San Francesco per raccogliere firme contro la Legge Merlin.

Com’è noto, la legge Merlin non persegue la prostituzione in sé, ma il favoreggiamento, l’induzione e lo sfruttamento della prostituzione.

A cominciare dai sindaci «centrosinistri» della Riviera romagnola, sono anni che partiti, amministratori e benpensanti sognano di poter aprire degli «expo a luci rosse» per un turismo sessuale «sicuro»: appartato, tassato e garantito da test medici obbligatori.

Dopo aver diffamato sinti e rom per settimane ed essere andati in giro per la Bolognina cercando di istigare al razzismo qualche «onesto cittadino», ecco che la Lega Nord ora copia dai «centrosinistri» una ulteriore proposta autoritaria di segregazione sociale per «tutelare la salute pubblica e combattere il degrado»…

S’inventerebbero qualsiasi cosa pur di orientare la rabbia sociale diffusa verso le persone più povere e marginali e ottenere in tal modo qualche voto in più.

Invitiamo tutti coloro che si riconoscono nei valori dell’antifascismo a vigilare perché nessun messaggio di istigazione all’odio razziale, omofobo o sessista sia diffuso da questi politicanti a caccia di voti.

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Ancora Ungheria nera

L’ultimo caso di intolleranza e intimidazione in Ungheria riguarda un italiano trentenne. Da otto anni a Budapest, appassionato di arte e fotografia, attivista dei movimenti per i diritti civili viene costantemente minacciato di morte e su di lui il gruppo di estrema destra dei «Motociclisti dal sentimento nazionale» ha messo una taglia da 10 mila euro per chi lo ammazza.

Lo hanno aspettato sotto casa, sono andati a cercarlo nell’ufficio in cui lavora, ha già cambiato tre volte l’indirizzo di residenza e dieci volte domicilio. La sua unica «colpa» è quella di aver fatto della satira sul gruppo fascista e antisemita all’ultimo Gay Pride di Budapest disegnando un fallo al posto della loro moto.

Il movimento dei motociclisti, come ha raccontato il quotidiano tedesco «Der Tagesspiegel», è legato a Jobbik, il partito neonazista, xenofobo e razzista, i cui militanti da anni compiono assalti anche mortali contro le minoranze rom. Affine ideologicamente ai neonazisti italiani di Forza Nuova, Jobbik ha raccolto alle ultime elezioni il 20,7 % dei voti ed è alleato con il partito di governo Fidesz, guidato da Viktor Orbàn. Più dettagli qui e qui.

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