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[Cesenatico] Concerto neofascista in riviera

Venerdì 1 agosto, sulla riviera romagnola tra Cesenatico e Ravenna, si terrà l’ennesimo concerto di gruppi neofascisti sotto il titolo di «White kriminals summer party».

Secondo il programma pubblicato su facebook, si comincia nel pomeriggio con l’aperitivo in spiaggia, poi il concerto nostalgico e razzista, e infine «la possibilità di dormire gratuitamente in tenda, in parco privato (non attrezzato) adiacente al luogo del concerto».

Presumibilmente si troveranno ancora presso il Bagno Levante a Cesenatico che è stato già il punto d’incontro per un’analoga iniziativa il 5 luglio.

Si tratta di eventi che sono sempre accompagnati da episodi di squadrismo ed è importante che non passino sotto silenzio.

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[BO] Il CIE riapre come CARA

Sembra passato tanto tempo da quando, nel 2008, il sindaco-sceriffo Sergio Cofferati voleva mettere l’esercito a guardia del CIE di Bologna per evitare possibili fughe di «clandestini». Nel 2013, il suo vice di allora – che sul CIE ha continuato a tacere per un decennio – Virginio Merola ha parlato tutt’a un tratto di quel carcere razzista come di un «cuore di tenebra». E ora si appresta a riaprirlo con un nome nuovo (CARA) e, dicono, con funzioni d’accoglienza, «una battaglia di civiltà vinta»…

Oggi in Italia, sotto la parola «accoglienza», si sta compiendo una nuova sperimentazione nella gestione dei migranti con la costituzione di campi di smistamento a metà strada tra CIE e CARA, chiusi da reti di recinzione e ordinati secondo norme che impongono una sorta di semilibertà ai loro «ospiti», in un quadro di «assistenza» oggettivamente spersonalizzante e straniante.

Quello dei molteplici nomi della violenza istituzionale è un gioco tipico del potere: CPT (Centri di Permanenza Temporanea), CPTA (Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza), CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione)…

Fra il 1999 e il 2002, prima che approntassero le gabbie alte cinque metri del CIE-CPT di via Mattei, nel Centro di Bologna si poteva entrare e uscire, parlare con i migranti, solidarizzare, portare quanto fosse necessario.

Poi nel dicembre del 2000 il Comune di Bologna chiuse gli uffici dell’ISI che si occupavano di integrazione e di interculturalità e, poco dopo, nel 2002 fu inaugurato il «cuore di tenebra» di via Mattei con le sue gabbie razziste alte 5 metri.

È che questi «centri», questi «campi», una volta istituiti, restano in mano alle burocrazie statali e si riempono di significati diversi ma affini a seconda del clima storico. Sono oggetti pericolosi che andrebbero distrutti e non rinominati con nuove sigle.

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2 agosto: l’ipocrisia e la memoria

Con il pretesto della semplificazione e dell’efficienza, il Governo Renzi sta portando avanti una stretta autoritaria su più fronti. Anzitutto nelle politiche del lavoro, che vanno in direzione di una maggiore atomizzazione dei lavoratori e istituzionalizzano il principio per cui l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro debba passare per un periodo prolungato di lavoro gratuito o semi-gratuito. Nelle politiche abitative, con la legge Lupi sulla casa e l’agghiacciante articolo 5 che vieta residenza e utenze agli occupanti. Nel riassetto sempre più chiuso e autoreferenziale del potere, con una legge elettorale truffa e riforme costituzionali condotte di concerto con la destra oscura di Silvio Berlusconi (tessera 1816 della Loggia massonica P2).

E pare che sarà proprio Matteo Renzi, in cerca di legittimazione a sinistra, a tenere il discorso commemorativo per l’anniversario della strage del 2 agosto in Piazza della Stazione.

Ma se la strage è di Stato, i rappresentanti dello Stato non dovrebbero avere alcun diritto di parlare in piazza il 2 agosto. Se lo Stato ha intralciato e intralcia tuttora la verità, essi non rappresentano altro che la loro ipocrisia, le loro parole vuote e i loro ininterrotti depistaggi.

Quella piazza non è né del sindaco, né del questore, né delle istituzioni, né dello Stato, né tantomeno di un governo come quello odierno che opera in accordo con gli eredi e beneficiari della strategia piduista e stragista.

Dalla strage di piazza Fontana del 1969 a quella di Bologna del 1980, l’Italia ha sperimentato dolorosamente una lunga «strategia delle stragi» condotta da uomini degli apparati più coperti dello Stato e da neofascisti da essi personalmente organizzati, indirizzati, finanziati e protetti.

Si vorrebbe far credere che il terrorismo sia un qualcosa di esterno senza rapporti con lo Stato e le sue strategie di potere, i politicanti destri e sinistri lo ripetono da decenni tra i fischi, ma il 2 agosto sta a ricordarci che la loro ipocrisia è un oltraggio alle vittime e alla verità storica.

Oggi, sulle sedie della Sala d’aspetto della strage dormono di notte tante persone senza casa, senza lavoro, travolte da un mondo ipocrita e violento che è stato costruito reprimendo nella paura e nel sangue la volontà diffusa di una diversa e più giusta organizzazione sociale.

Noi sappiamo, noi non dimentichiamo!

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Il lato oscuro della morte di Ciro Esposito

Neofascisti ed estrema destra, destra in doppiopetto e partiti nelle istituzioni. Viaggio nella galassia nera che ruota attorno all’omicidio del tifoso del Napoli. Leggi tutto su Qcodemag.

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[BO] Saluti romani sotto il sacrario partigiano

Martedì 15 luglio, un gruppo di ultras del gruppo «Beata Gioventù», la parte della curva del Bologna Calcio vicina all’estrema destra, ha provocato con insulti e saluti romani il corteo che protestava contro i bombardamenti su Gaza al suo arrivo in Piazza Maggiore. Sono stati allontanati dai manifestanti e poi scortati via dalla polizia. Vedi Zic, Radio Città del Capo e qui un video dell’episodio.

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Misteri in CasaPound

La doppia vita e i misteri del giovane membro del commando che ha ucciso il cassiere di Mokbel. Nella “sua” pizzeria di Arco nessuno l’ha mai visto, mentre le foto documentano attività all’estero a fianco del leader di CasaPound. Leggi tutto sul Fatto Quotidiano.

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È morto William Michelini, partigiano 1922-2014

(in) memoria di William Michelini partigiano 1922-2014

Ciao, William

La camera ardente sarà aperta fino a giovedì dalle 9 alle 17, in sala Tassinari a palazzo d’Accursio.

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[BO] «La notte delle bombe»

Da settimane i giornali locali, con in testa il «Resto del Carlino», non hanno fatto altro che invocare «guerra» e «pugno di ferro» contro occupanti di case, antifascisti, rom, centri sociali, anarchici, graffitisti, e chiunque non assomigli al modello unico del benpensante bianco eterosessuale.

Da più parti l’idea è quella di fare dell’antitesi fra «sicurezza» e «degrado» il tema fondamentale della gestione della città e, implicitamente, della prossima campagna elettorale per l’elezione del sindaco nel 2016. Una modica strategia della tensione per disciplinare la gente intorno a un problema assai marginale se non inconsistente, e distoglierla da questioni più concrete e rilevanti, come una vita decente, la casa, il salario, un minimo di giustizia sociale.

Già uno dei primi teorici dello Stato moderno come Jean Bodin sosteneva che il modo più efficace per conservare il potere e garantirsi dalle proteste è quello di inventarsi un nemico: «le plus beau moyen de conserver un Etat et le garentir de rébellions, séditions et guerres civiles, et d’entretenir les subiects en bonne amitié, est d’avoir un ennemi auquel on puisse faire tête» (Bodin, Les six livres de la République).

Così han fatto Ilaria Giorgetti & Galeazzo Bignami nella loro campagna pubblica contro occupazioni e centri sociali. E lo stesso può dirsi per il sindaco Virginio Merola con la sua «armata della sicurezza» e i suoi «cittadini di serie A» nei panni di guardie civiche, paragonati dai giornali nientemeno che ai Caschi blu dell’ONU.

Non sorprende che in questo clima ci possa essere anche qualcuno che cade nella trappola delle dichiarazioni di «guerra» e inscena un po’ di spettacolo a beneficio dei media borghesi, o forse che vuole invece incrementare la militarizzazione del territorio perché si sente o è realmente collaterale alle politiche di normalizzazione. Ed è peraltro un’ottima occasione per rilanciare le consuete, estenuanti montature investigative e giornalistiche contro l’attivismo anarchico, con i soliti sequestri di utensili di uso comune e bandiere No Tav.

In questa cornice d’allarmismo si spiega quel che il «Carlino» ha enfaticamente chiamato la «notte delle bombe».

Un grosso petardo fatto esplodere nella notte tra la saracinesca e l’ingresso della sede di CasaPound, guarda caso proprio quando i neofascisti non pagavano più l’affitto da otto mesi ed erano in procinto di traslocare in altra sede che intendono tener segreta.

Un finto congegno costituito da una tanica di benzina e due bombole di gas da campeggio che pare non potesse esplodere, rinvenuto sul retro di una sezione del PD in via Dozza.

Infine, ma senza che i media locali dessero risonanza all’episodio, la vetrina di un bar antifascista sfondata a colpi di mattone, e con strappati i cartelli all’ingresso che intimano a fascisti, sessisti, lesbofobi, transofobi, omofobi e razzisti di stare alla larga dal locale.

Ma quello che le cronache dei giornali non dicono è che l’attuale chiusura della sede di CasaPound è il frutto della continua, molteplice e a quanto pare anche efficace campagna di controinformazione che senza sosta Bologna Antifascista e il Coordinamento Murri hanno portato avanti con volantinaggi, presidi, cortei, feste antirazziste e antifasciste.

Se i vertici di CasaPound hanno deciso di smettere di investire denaro sulla sede di Bologna, non lo si deve certo a tardivi petardi notturni, ma a una mobilitazione sociale diffusa che ha coinvolto migliaia di persone e che ha precluso ogni spazio sociale alla cultura autoritaria e violenta del neofascismo. Altrimenti avremmo avuto forse anche a Bologna un Gianluca Casseri, un Giovanni Battista Ceniti.

Sono le politiche della «sicurezza» a favorire una saldatura sottotraccia fra istituzioni, forze dell’ordine e squadrismi di destra. Oggi appare ormai evidente come il cumulo di pacchetti-sicurezza, leggi e norme tesi a discriminare, inferiorizzare, perseguitare immigrati e rom abbia ottenuto anche un secondo scopo: favorire la propaganda neofascista, promuovere lo squadrismo contro i «diversi», accendere le torce dei raid contro i campi nomadi, armare la mano di killer razzisti.

È un fatto che le politiche della «sicurezza» – che a Bologna hanno fatto il loro ingresso nel 1999 con Giovanni Preziosa, amico dei poliziotti assassini della Uno Bianca – non abbiano mai portato fortuna ai politicanti che le hanno fomentate e alle città che le hanno dovuto subire.

Basta guardare la Roma del post-Alemanno di queste ultime settimane. Un liceale picchiato e finito in ospedale perché antifascista. Un assalto omofobo all’associazione Dì Gay Project al grido di «Vi bruceremo tutti». Faide e agguati fra neofascisti per spartirsi i guadagni, come l’ultimo conflitto a fuoco che ha visto coinvolto un dirigente di CasaPound…

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[BO] sab 5 lug h.17: «No al festival del regime eritreo»

Dal 4 al 7 luglio si svolgerà a Bologna un «festival» organizzato dal governo eritreo come strumento di propaganda e per ottenere un avvallo internazionale. Mobilitando migranti e rifugiati eritrei da tutte le parti d’Europa, il Coordinamento Eritrea Democratica sta organizzando l’opposizione a questo festival e a qualsiasi forma di appoggio istituzionale al governo eritreo, responsabile di detenzioni arbitrarie, servizio militare a tempo indeterminato, casi documentati di tortura e sistematica negazione della libertà di stampa, di opinione e di credo religioso. Leggi tutto su Zic.

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Ancora convegni neri al Baraccano

Che il Quartiere Santo Stefano sia oggi una centrale della peggior destra è un fatto che salta gli occhi a chi consideri le numerose provocazioni degli ultimi anni.

Stasera, presso la Sala del Baraccano di via Santo Stefano 119, in occasione dell’anniversario della nascita di Giorgio Almirante si terrà un pubblico encomio del neofascismo sotto il titolo di «Giorgio Almirante. Storia di un italiano» promosso dal gruppo giovanile «FUAN-Azione universitaria». Partecipano l’ex squadrista del FUAN Galeazzo Bignami, e altri politicanti della medesima risma come Francesco Storace, Stefano Morselli, Massimiliano Mazzanti, Alberto Balboni.

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