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«No free man shall be imprisoned» (Magna Charta, 39)

«I CIE sono un inferno», hanno dichiarato a più riprese i parlamentari del PD, vent’anni dopo aver voluto la normativa razzista della legge Napolitano-Turco. Così oggi c’è chi dice che a Bologna il CIE non riaprirà mai più.

Tuttavia non è affatto detto che sia così. Non solo la Prefettura potrebbe indire un nuovo bando per la gestione del centro dal 2014, ma oggi la crisi economica, le ruberie e gli abusi nei CIE, il fallimento delle politiche migratorie porta verso sperimentazioni nuove di procedure informali di schedatura, contenimento, smistamento, sfruttamento, semiprigionia e semilibertà.

Ne è un esempio ciò che è accaduto a Messina con la tendopoli del PalaNebiolo come denunciato da due consiglieri comunali:

«La tendopoli montata su ordine del Prefetto accanto al PalaNebiolo è espressione di una nuova sperimentazione nella gestione dei migranti. Quella tendopoli è, infatti, il teatro di una sorta di campo di smistamento una via di mezzo tra un CIE ed un CARA, un non luogo replicabile in qualsiasi altra località. Chiuso dalle reti di recinzione e ordinato secondo norme che ne impongono la semilibertà ai suoi “ospiti”, è caratterizzato dal tratto oggettivamente spersonalizzante e straniante dell’attendamento».

Ne è un esempio ciò che è accaduto nel CARA di Mineo dove le donne migranti erano costrette a prostituirsi:

«Lo sanno tutti, compresi i mediatori culturali e la direzione, si girano dall’altra parte e fanno finta di non vedere. Qui dentro c’è un giro di prostituzione spaventoso e gli operatori del Cara sono i primi a “beneficiarne” in tutti i sensi».

Ora, sull’onda dell’emozione per i morti nel Mediterraneo e per le malversazioni razziste nel centro di Lampedusa, anche l’assessore bolognese Amelia Frascaroli dichiara che il CIE di via Mattei potrebbe riaprire in altra forma perché, a suo dire, tante «associazioni» starebbero chiedendo di «gestire il centro e farne una vera struttura di accoglienza per le emergenze e non più un carcere».

Non ci si può fidare della Politica e del linguaggio ipocrita del potere. Domani, quelle stesse persone che ora si cospargono il capo di cenere per gli orrori dei CIE, sono pronte a tornare a far affari rastrellando e imprigionando corpi «clandestini».

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