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[Cuneo] mer 8 mag h14: presidio antifascista al processo per gli scontri contro CasaPound

Viveva tranquillamente in Germania da tanti anni uno degli aguzzini del campo nazista di Auschwitz, in cui furono sterminate oltre un milione di persone, in gran parte ebrei, ma anche prigionieri politici, omosessuali, immigrati, testimoni di Geova, «asociali», rom e sinti.

È uno dei tantissimi criminali nazifascisti a cui la Giustizia borghese – notoriamente bendata – non ha mai prestato alcuna attenzione. Dall’«Armadio della vergogna» al «Boia di Piazzale Loreto»

Invece, se non si parla di omicidi su scala industriale ma di civilissima militanza antifascista, ecco che la Giustizia borghese si toglie subito la benda della sua presunta imparzialità e persegue anche quello che non c’è…

Riceviamo e condividiamo:

Mercoledì 8 Maggio ore 14
Cuneo, Piazza Galimberti
Presidio solidale con gli imputati nel processo per gli scontri contro CasaPound

Il prossimo 8 Maggio, dopo ripetuti rinvii, si dovrebbe finalmente tenere un’importante udienza del processo che, dal gennaio 2012, vede imputati gli antifascisti accusati di aver tentato concretamente di chiudere il covo di CasaPound a Cuneo nel giorno della sua inaugurazione, nel febbraio 2011. Continued…

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[BO] mer 8 mar h20.30: «In territorio nemico» a Xm 24

Non vi è dubbio che oggi la Resistenza sia tutt’altro che remota o inattuale. Più la difesa del privilegio e della diseguaglianza diventa l’unico vero obiettivo della Politica istituzionale, più la memoria di una guerra di liberazione ritorna nitida e dirompente nell’intelligenza e nell’immaginazione collettiva.

Non il ricordo falsificante di una Resistenza «nazionale», ma quello di una Resistenza internazionalista e rivoluzionaria che si è combattuta e si combatte ovunque, ieri e oggi, in ogni angolo d’Europa e del mondo.

Riceviamo e condividiamo:

Mercoledì 8 maggio

Rassegna MeryXm
Xm24, via Fioravanti 24, Bolognina, BO
http://www.ecn.org/xm24/1854/mercoledi-meryxm-concerto-cani-dei-portici

Ore 20.30

Presentazione del libro
«In territorio nemico»
(Minimum fax, 2013)
SIC, Scrittura Industriale Collettiva

Mai la seconda guerra mondiale era stata “recuperata” dagli scrittori delle nuove generazioni con tanta dovizia di particolari. Questo è possibile perché SIC è un collettivo di oltre cento autori che, per realizzare questo romanzo ha raccolto innumerevoli testimonianze orali di chi durante la guerra c’era. Il risultato è un racconto più vivo e toccante, ma anche più ambiguo, di quello proveniente da qualunque ricostruzione ufficiale.

http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/609
http://www.carmillaonline.com/archives/2011/02/003791.html

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Alba sbiadita

Alle elezioni comunali di Alagna in provincia di Pavia concorrono due liste nere le cui denominazioni sono tutto un programma: «Fascismo e Libertà» (attivi anche a Bologna con il concorso “involontario” di Questura e Comune: 1, 2)  e il «Movimento nazionalista e socialista dei lavoratori».

Il primo gruppuscolo, fondato nel 1991 dall’ex missino Giorgio Pisanò, intende «portare avanti con fedeltà e coerenza l’ideologia incorrotta e sempre giovane del duce Benito Mussolini».

Il secondo è di ispirazione direttamente nazista. Nel 2006 Pierluigi Pagliughi, il coordinatore del «Movimento», si espresse così: «Sono nazista da quando ho vent’anni. Non vedo nulla di strano, siamo una formazione politica indipendente, ispirata al partito nazional-socialista: prendiamo spunti dagli ideali dei partiti che in diversi Stati hanno accolto le istanze nazionaliste e socialiste, portate alla massima espressione dalla Germania di Hitler».

Intanto a Cremona centinaia di persone hanno partecipato alla manifestazione antifascista contro l’apertura di una sede di CasaPound e per ribadire che nessuna forma di fascismo è tollerata in città. Più dettagli su Infoaut.

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[Parma] Vandalizzata la sagoma di un partigiano

Atto vandalico a Parma, questa notte, contro la sagoma del partigiano Domenico Tomasicchio esposta nella mostra «10 volti per la Liberazione», realizzata dal Centro studi movimenti nell’ambito delle iniziative per il 25 aprile. La sagoma è stata imbrattata e decapitata. Tomasicchio (Taranto, 1897- Parma, 1944) fu «vice comandante partigiano della Piazza di Parma, venne arrestato su delazione» e «per estorcergli confessioni sull’organizzazione e sull’attività antifascista – racconta il comitato provinciale per le celebrazioni del 25 aprile – fu sottoposto ad atroci torture e sevizie dalla Brigata nera e dalla Sd nazista fino alla morte». Vedi Zic.

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Fuente Ovejuna!

Non è affatto detto che chi subisce l’oppressione sia una persona più capace di capire e combattere le forme di oppressione. Un bambino che ha preso un calcio da uno più grande, tira un pugno a uno più piccolo.

Allo stesso modo, è facile censurare la rabbia magari impulsiva e scomposta di chi subisce oppressione, intimidazione, violenza. Ma la rabbia può essere anche un gesto vitale e liberatorio.

Un criminale in grande stile come Mussolini, responsabile diretto e indiretto di un cumulo impressionante di cadaveri e di dolore, venne fucilato il 28 aprile 1945 secondo una condanna a morte emessa dal Comitato di Liberazione Nazionale. Ma la condanna del Duce fu approvata da un legittimo, ampio moto di rabbia popolare che, dopo l’esecuzione, impiccò il Duce a testa in giù a Piazzale Loreto, dove meno di un anno prima, il 10 agosto 1944, i militari fascisti della R.S.I. avevano assassinato quindici persone innocenti.

Theodor Saevecke, il «boia di Piazzale Loreto», è stato condannato all’ergastolo soltanto il 9 giugno 1999, ma non è mai stato estradato in Italia né ha subito mai alcun processo in Germania. È morto libero nel 2004 a 93 anni.

È con un certo dispiacere che vediamo un luogo antiautoritario e antifascista come «Femminismo a Sud» assumere quest’anno il ruolo ormai consunto del censore revisionista delle rabbie altrui. Pare che un simbolo dell’antifascismo come il cadavere del tiranno appeso a testa in giù, usato variamente e icona nel 2010 anche del «Festival sociale delle culture antifasciste», sia diventato qualcosa di riprovevole e degenere:

«Ma anche basta festeggiare questa giornata condividendo le foto di cadaveri di fascisti a testa in giù. Sarebbe un monito? Un segno di R-Esistenza? Io lo trovo lugubre e tremendo. Sono passati tantissimi anni e ogni azione va collocata storicamente nel tempo e nel luogo in cui è stata compiuta.»

Sono sì passati tantissimi anni: anni di stragi neofasciste, di tentativi di golpe, di logge massoniche zeppe di ex repubblichini, di forze dell’ordine prima fasciste e poi fascistoidi, di minacce, violenze, aggressioni squadriste, omicidi, razzismo… Ognuno colloca storicamente il passato secondo la propria personale esperienza del mondo. Per noi il tiranno appeso per i piedi è un simbolo di autodifesa sociale rispetto a una minaccia che non ci sta solo alle spalle, in un lontano passato.

In Fuente Ovejuna di Lope de Vega, commedia spagnola del 1619, il tiranno di una città andalusa è abbattuto e fatto a pezzi tanto che il lacerto più grande che ne resta è l’orecchio, e quando infine viene istituito un processo tutti gli abitanti – donne, uomini, ragazzini, – sottoposti a tortura, dichiarano che l’uccisore è «Fuente Ovejuna», il nome della città, tutti quanti.

Lope de Vega non era certo di animo violento o impulsivo: è che sapeva bene che così si trattano i tiranni. Nemmeno noi amiamo particolarmente le cose lugubri e cupe. Ma oggi riprodurre l’immagine del tiranno a testa in giù è la stessa cosa che dire, in quel paese andaluso, «Fuente Ovejuna!»: siamo stati tutti, lo rifaremmo se fosse necessario.

Ci dispiace che un messaggio simile passi da «Femminismo a Sud» che tanto ha fatto, fra le altre cose, per denunciare gli sdoganatori di CasaPound e le molteplici forme di oppressione della «cultura di destra». Continued…

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The Resistance is far from dead

Non vi è dubbio che oggi la Resistenza sia tutt’altro che morta o inattuale. Più la difesa del privilegio e della diseguaglianza diventa l’unico vero obiettivo della Politica istituzionale, più la memoria di una guerra di liberazione ritorna netta e viva nell’intelligenza collettiva.

Non il ricordo celebrativo della Resistenza, ma quello di una Resistenza che, dal 1919 a oggi, non ha mai cessato di opporsi al Fascismo, al Nazismo e poi al neofascismo guidato, favorito, sovvenzionato dai centri oscuri del potere istituzionale.

Non il ricordo falsificante di una Resistenza «nazionale», ma quello di una Resistenza internazionalista e rivoluzionaria che si è combattuta e si combatte ovunque, in ogni angolo d’Europa e del mondo.

Non sorprende che in questi ultimi anni si vadano moltiplicando le scritture narrative sulla Resistenza. E basti qui qualche esempio:

Walter de Hoog, Tulipano
«Tulipano» è il racconto degli avvenimenti cui Walter de Hoog, ragazzo olandese trapiantato in Italia – chiamato, appunto, Tulipano dai compagni della Resistenza – partecipò fra Milano, il Sud Tirolo e la Svizzera, nella fase finale della guerra di liberazione.

Paola Soriga, Dove finisce Roma
Attraverso la figura di una giovanissima staffetta partigiana, nella Roma che sta per essere liberata dall’occupazione tedesca, il libro racconta un modo di sentire il mondo e la storia che le parole di oggi non sanno più nominare.

Scrittura industriale collettiva, In territorio nemico

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[MI] MappAntifa – Milano e Monza

La mappAntifa segnala la presenza di sedi nazifasciste a Milano e Monza. Nasce all’interno del percorso di avvicinamento al decimo anniversario dall’assassinio di Davide “Dax” Cesare, ucciso dai fascisti il 16 marzo 2003. Ricordare Dax nel 2013 ha significato dare nuovo impulso alla battaglia per togliere agibilità politica e fisica ai soggetti intolleranti attivi nelle nostre metropoli. Più dettagli su “Dax vive”.

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Stasera 25 aprile: “Il ribelle” su Rai Storia

Res presenta Il Ribelle in onda giovedì 25 aprile alle 23.00 su Rai Storia – Digitale terrestre e TivùSat.

«Vi è una legge umana, naturale e di giustizia, che spinge tutti i popoli oppressi ad unirsi, a fratellarsi al di sopra dei confini e delle barriere, non vi sono reazioni o fascismi che possono imporre barriere alle idee di libertà e di uguaglianza … queste, come la luce e l’aria, penetrano dovunque».

Il Ribelle di Giancarlo Bocchi è un documentario dal taglio molto classico che racconta, attraverso la ricostruzione della vita di Guido Picelli, gli eventi italiani ed europei della prima metà del ’900. Un lavoro che ha il pregio di porre sotto i riflettori una figura tanto importante del secolo scorso quanto poco nota. Picelli viene raccontato come «antesignano di Che Guevara», teorico della guerriglia capace di sconfiggere con i suoi quattrocento Arditi del Popolo diecimila fascisti di Italo Balbo durante i cinque giorni della Battaglia di Parma.

Fiero oppositore del fascismo – ridicolizzò il regime inalberando la bandiera rossa sul palazzo del Parlamento italiano – riuscì a sfuggire ai numerosi agguati subiti e si dedicò poi, con successo, alla Guerra di Spagna, alla testa del Battaglione Garibaldi. Una grande figura, scomoda anche per il partito comunista italiano, che lo relegò volentieri all’estero appena fu possibile.

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[BO] 25 aprile: il “Pratello r’esiste”

“Memoria, idee, incontri, conversazioni, musica, arte, cinema, teatro, laboratori”. Ovvero: “Il Pratello r-esiste” 2013, che anche quest’anno torna ad animare l’omonima via di Bologna e dintorni. La giornata “clou” è ovviamente quella del 25 aprile, ma un primo assaggio della manifestazione è già andato in scena il 21 (anniversario della Liberazione di Bologna) e altri appuntamenti sono in calendario anche per domani ed  infine per il Primo maggio. Più dettagli su Zic. Qui il programma completo.

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[BO] mer 24 apr h.21: Donne contro. Ribelli. Sovversive, antifasciste

Riceviamo e condividiamo:

Donne contro. Ribelli. Sovversive, antifasciste

Mercoledì 24 aprile 2013
ore 19:30 aperitivo libertario

ore 21 Martina Guerrini presenta il suo nuovo libro «Donne contro. Ribelli. Sovversive, antifasciste» (ZIC, Milano, 2013, 82 pp, 7 euro)

Dalle prime sovversive che contrastarono lo squadrismo, alle operaie ribelli al regime, passando dalle militanti della cospirazione clandestina sino alle partigiane che seppero impugnare anche le armi, il fascismo dovette fare i conti con donne che non accettarono di sottomettersi al ruolo sociale e all’ideologia sessista che le voleva soltanto prolifiche e ubbidienti «giovani italiane».

A rovesciare tale subalternità, sostenuta dallo stesso Mussolini, fu una capacità di autodeterminazione che un ventennio non riuscì a vincere: dalle tante piccole storie di opposizione nascoste tra le «anonime» schedate del Casellario Politico, vengono infatti alla luce biografie di donne pronte a provocare la morale e la cultura dominanti.

Tale irrisolta contraddizione di genere emergerà anche all’interno delle formazioni partigiane e, successivamente, nella storiografia resistenziale che opererà una rimozione nei confronti delle combattenti e delle prospettive di radicale liberazione che perseguivano.

https://circoloberneri.indivia.net/iniziative/donne-contro-ribelli-sovversive-antifasciste

Vi aspettiamo!!

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