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I servizi segreti tedeschi hanno sabotato le indagini sui killer neonazisti?

Hanno assassinato 9 immigrati e una poliziotta, compiuto attentati e rapine. Ma, scoperti, si sono opportunamente suicidati cancellando molte prove dei loro crimini. E ora l’unica superstite della NSU [Clandestinità Nazional Socialista] potrebbe farla franca. Anche grazie ai depistaggi dei servizi segreti.

Sulle complicità tra servizi segreti tedeschi ed organizzazioni terroristiche neonaziste stanno emergendo sempre più elementi, anche se i quotidiani di Berlino si concentrano più che altro sugli aspetti ‘di costume’ della vicenda legata ai componenti della cosiddetta NSU. Leggi tutto l’articolo su SeszaSoste.

Vedi anche:

Culture omicide
[Germania] Omicidi del kebab: quarto arresto coinvolge partito di estrema destra
[Germania] Omicidi del kebab: terzo arresto sfiora partito di estrema destra
Parole e misfatti

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La figlia del poeta Ezra Pound fa causa a CasaPound

Una notizia dell’Ansa conferma che la figlia di Ezra Pound andrà fino in fondo nella causa legale contro i «fascisti del terzo millennio».

La figlia del poeta Ezra Pound ha avviato un procedimento legale contro il gruppo di estrema destra CasaPound per l’uso improprio del nome di suo padre. Lo scrive il quotidiano britannico «The Independent». Mary de Rachewiltz, 86 anni, vive in un castello nel nord Italia e ha studiato a Firenze. Ed è proprio dopo il 13 dicembre, quando Gianluca Casseri, simpatizzante e frequentatore di CasaPound, ha ucciso due senegalesi nel capoluogo toscano che ha deciso di andare fino in fondo.

Vedi anche: Giù le mani da mio padre Ezra Pound e La figlia di Ezra Pound denuncia CasaPound

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Da Milano a Messina: ancora aggressioni razziste!

Ci sono voluti altri due morti in quell’assurda, atroce esecuzione stile Ku Kux Klan attuata da un militante di CasaPound a Firenze, perché qualche giornale timidamente desse conto della violenza razzista quotidiana che si consuma nelle nostre strade e che le rende sempre più simili all’Alabama degli anni Cinquanta. Eccone un esempio:

«Sei un negro bastardo. A Firenze hanno fatto bene. Dovevano ammazzarli tutti quanti». E ancora: «Devono bruciarvi vivi». Siamo nei magazzini della Sda di Buccinasco, periferia ovest di Milano. È il 16 dicembre, tre giorni dopo la strage in cui due cittadini senegalesi sono stati colpiti a morte dagli spari di Gianluca Casseri. Il bersaglio degli insulti è Mouhamadou Diop, nato in Senegal e residente in Italia da più di 25 anni.

Eccone un secondo esempio:

Un migrante di 42 anni di nazionalità indiana è stato sequestrato e picchiato a Patti, nel messinese, da due giovani che sono poi stati arrestati. Gli investigatori non escludono la matrice razzista del raid. Poco dopo le 7 della mattina della vigilia di Natale, i due hanno prelevato l’uomo dalla chiesa di San Nicolò, dove tutte le mattine si recava a pregare. Dopo avergli sottratto il cellulare e tolto la sim, lo hanno portato in una zona di campagna. Qui lo hanno immobilizzato dentro una gomma d’auto e lo hanno picchiato con calci e pugni.

Eccone un altro esempio:

«Negro, ora torno in casa, prendo la pistola e ti faccio vedere». Una nuova aggressione a sfondo razzista è stata compiuta ieri, 22 dicembre, a Firenze da un cinquantunenne nei confronti di un senegalese che vendeva dei libri. Una libraia ha preso le difese del senegalese contro l’aggressore.

Sono cose che non si vedono mai sui giornali, ma accadono continuamente, incessantemente. Come ha fatto la libraia fiorentina, oggi è importante non restare indifferenti, essere capaci di reagire, controbattere ovunque ai luoghi comuni della cultura razzista, leghista, nazifascista.

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Ancora fandonie sulla strage neofascista del 2 agosto 1980

Con il titolo vagamente diffamatorio di Strage di Bologna quel filo rosso che legava i Ds al Kgb, sul «Giornale» si può leggere l’ennesima rimasticatura delle fandonie intorno alla «pista alternativa» per la strage neofascista del 2 agosto 1980.

Accade a volte che qualche oscuro professore universitario in età di pensione, che non abbia mai combinato nulla di rilevante, cerchi di lasciare un ultimo segno di sé confezionando un presunto scoop subito enfatizzato sulle pagine sempre faziose e stupidissime dei giornali di regime. Così, l’anno scorso il professor Giorgio Dragoni ha sostenuto, senza alcuna prova o traccia o quadro indiziario, che Ettore Majorana dopo la sua scomparsa aderì segretamente al Nazismo

Ora è la volta di un altro professore in pensione, già funzionario del PCI fra anni Sessanta e Ottanta, poi nel PSI di Craxi, poi consulente in quello sperpero di denaro pubblico che fu l’ambigua, criminogena Commissione parlamentare Mitrokhin. Continued…

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[Firenze] Nuova aggressione razzista nei confronti di un senegalese

«Negro, ora torno in casa, prendo la pistola e ti faccio vedere». Una nuova aggressione a sfondo razzista è stata compiuta ieri, 22 dicembre, a Firenze da un cinquantunenne nei confronti di un senegalese che vendeva dei libri. Una libraia ha preso le difese del senegalese contro l’aggressore. Vedi 1 e 2.

Non è che Firenze sia un caso particolare. Anche a Bologna vi sono neonazisti che, la sera, maltrattano gli ambulanti stranieri, danneggiano la loro merce, spengono le sigarette su di loro, e ovviamente la cosa non fa notizia. Anche a Bologna si sprecano le minacce razziste. A Firenze adesso c’è solo un briciolo di attenzione in più. Continued…

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Appello: No alla marcia nazifascista a Roma il 7 gennaio

Negli ultimi vent’anni la cultura istituzionale bipartisan ha legittimato o quantomeno tollerato le organizzazioni neofasciste e ha sempre minimizzato e spoliticizzato gli episodi di violenza squadrista: le intimidazioni, i pestaggi, gli omicidi, spesso compiuti in modo indiscriminato, per un biscotto, una sigaretta, i capelli lunghi, il colore della pelle.

Contrastare fattivamente la cultura neofascista e xenofoba oggi è una imprescindibile battaglia di civiltà, e si tratta sia di opporsi alle idee, alla propaganda e alle pratiche della violenza squadrista e razzista, sia di segnalare la rete di complicità che ha consolidato gli spazi di agibilità del neofascismo.

Ben ha fatto Femminismo a Sud a dar conto di tutti quei politici, giornalisti e intellettuali che, con sconcertante superficialità o per semplice opportunismo, hanno difeso gli epigoni dei “ragazzi di Salò”. Vi è addirittura chi ha contestato quella “lista” come una modalità “orrenda e scellerata”, senza capire che oggi, dinanzi alle derive assassine del nazifascismo italiano ed europeo, si tratta come minimo di ricostruire un’etica della responsabilità culturale e intellettuale.

È ora di dire basta alle culture dell’odio razzista, a chi le propaganda e anche a chi pensa che un “dialogo” sia possibile in nome di una tolleranza “democratica” dell’intollerabile, questa sì “orrenda e scellerata”.

Nessuno spazio alle marce nazifasciste e nessuna accondiscendenza verso chi le difende!

Appello: No alla marcia nazifascista a Roma il 7 gennaio

(da Osservatorio sulla repressione)

Il 7 gennaio sfilerà per Roma una marcia nazionale neonazista spalleggiata e sponsorizzata dal sindaco Alemanno. Non ci importano le motivazioni per le quali si svolgerà questa manifestazione: non le accetteremo comunque!

Non possiamo permettere che chi semina idee razziste, xenofobe ed omofobe attraversi tranquillamente la città senza una risposta concreta e forte da parte dei movimenti antifascisti.

Non possiamo permettere che dopo neanche un mese dall’uccisione a Firenze dei due ragazzi senegalesi Samb Modou e Diop Mor da parte di un militante fascista i suoi camerati scendano in piazza. Loro sono i responsabili morali e fisici di quell’assassinio e le loro mani grondano ancora di sangue.

Non possiamo permettere che al famoso campeggio di Subiaco che ha “riunito” vecchi, nuovi e futuri nazisti venga data continuità consentendo loro di marciare per la capitale medaglia d’oro alla Resistenza.

Rilanciamo perciò l’assemblea che si terrà all’Alberone il 22 dicembre per discutere collettivamente le modalità per rispondere a questa provocazione fascista.

Con Samb Modou, Diop Mor e tutti i compagni e le compagne assassinat* nel cuore

No pasaran! Antifascist* sempre

Collettivi autorganizzati della Sapienza e Roma3

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La tragedia dell’avanspettacolo

È apparsa su Aranea un’analisi femminista del neofascismo attuale e della rete di complicità istituzionali e culturali che lo sostiene. Oggi è importante non solo un sapere critico, ma anche autocritico che riconosca i residui della «cultura di destra» ovunque essi riemergano. Non bisogna più essere comparse, ma occorre saper nominare il conformismo, le ambiguità dei dialoghi trasversali, le parole d’ordine vuote. Leggi l’intervento qui: La tragedia dell’avanspettacolo.

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Culture omicide 2

Guarda caso! Ora anche “l’Unità” (dov’erano negli ultimi vent’anni?) si sofferma sugli stretti legami «culturali» fra l’assassino di senegalesi e Gianfranco de Turris, vicecaporedattore dei servizi culturali al Giornale Radio della RAI, andato in pensione nel febbraio del 2009, in quota ad Alleanza Nazionale e poi al PdL. Ne riportiamo uno stralcio:

“De Turris ha firmato ben due prefazioni encomiastiche ai libri di Gianluca Casseri. L’ultimo, I Protocolli del Savio di Alessandria, pubblicato a maggio per l’editore Solfanelli, è un’invettiva contro Il cimitero di Praga di Umberto Eco e conferma l’esistenza del complotto pluto-giudaico sul mondo. Nella prefazione, de Turris loda Casseri e spiega (come già fece il suo maestro Evola) che i Protocolli dei Savi di Sion, pur essendo un documento falsificato, nondimeno dicono cose vere.

I saggi di Casseri su Lovecraft sono sempre stati annunciati sui siti web più noti nell’ambito del fantastico italiano, così come il romanzo scritto con Enrico Rulli, La Chiave del Caos, sempre con prefazione di de Turris e definito bonariamente un «romanzo esoterico». De Turris è fondatore e segretario della Fondazione «Julius Evola», dedicata al «pensatore» d’estrema destra, con trascorsi fascisti e nazisti, teorico della gerarchia tra le razze. Quel che ha compiuto Casseri non è in alcun modo un «atto di follia», ma una coerente messa in pratica di queste idee”.

Julius Evola? Ma guarda che caso! Proprio il filosofastro nazista celebrato il 4 novembre scorso da Marcello Veneziani per il suo «effetto bomba sulla destra giovanile» capace – secondo Veneziani – di promuovere «il culto dell’esteta armato» e persino «comportamenti sdoppiati, quasi schizoidi»…

Ma guarda altro caso! A Verona hanno trovato la banda che ha malmenato un quattordicenne srilankese cercando di ucciderlo (il dettaglio viene ingentilito dai giornali con le solite perifrasi ipocrite: «il gruppo aveva anche tentato di far rotolare il ragazzino in mezzo alla strada per farlo investire da qualche auto in transito»). A casa di uno degli aggressori sono stati trovati un paio di manganelli telescopici, gagliardetti fascisti, simboli e gadget di Forza Nuova…

Vedi anche: Culture omicide

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Lo stragista di Firenze era un intellettuale organico della destra neofascista

Sul sito di MicroMega è apparso un articolo di Annamaria Rivera che sottolinea con lucidità i legami fra razzismo di Stato e violenza xenofoba, fra leggi razziste-securitarie e omicidi neofascisti. E mostra come lo stragista di Firenze non fosse affatto un isolato, ma un intellettuale organico della destra neofascista. Riproduciamo solo la parte finale dell’articolo.

Oggi si cerca di far passare Casseri per un pazzo isolato, quando invece non si contano i siti e i giornali on line dei quali era collaboratore abituale, in compagnia di pezzi grossi del ‘pensiero’ di estrema destra. Fra questi, Gianfranco de Turris, ben noto non tanto quale ‘studioso’ dell’opera di Julius Evola ma piuttosto come caporedattore per la cultura del Giornale radio RAI. Non v’è impresa ‘culturale’ compiuta dallo stragista suicida (o suicidato?) che non lo veda in sua compagnia. Casseri e de Turris sono fianco a fianco nel Centro Studi La Runa (che ora, con scarso senso di rispetto per il defunto, ne ha cassato gli articoli). I due si scambiano i ruoli di relatore e moderatore in numerosi convegni e incontri di studio (si veda, prima che lo cancellino: http://ko-kr.facebook.com/note.php?note_id=335652373875). E l’uno, de Turris, scrive prefazioni o presentazioni alle opere dell’altro.

Un pazzo isolato? Ci spieghino allora come mai un giornalista RAI frequentasse un simile folle e la RAI spieghi ai cittadini italiani perché abbia (o abbia avuto per tanti anni) come redattore uno che, oltre a recensire e divulgare robaccia neonazista, aveva frequentazioni così pericolose. Fra l’altro, Casseri era attivo collaboratore del sito Stormfront, avatar del Ku Klux Klan: dunque, non è in senso metaforico che rimarchiamo lo stile da incappucciati della strage fiorentina.

Infine: da molti anni chi scrive cerca di mettere in guardia dalla saldatura pericolosa che in Italia si è realizzata fra il razzismo istituzionale e quello popolare, grazie all’opera ‘pedagogica’ svolta dalla Lega Nord nonché da governanti e amministratori di ogni tendenza, con l’attiva complicità di buona parte dei media e la connivenza, esplicita o implicita, di alcune élite. Oggi appare evidente come il cumulo di pacchetti-sicurezza, leggi e norme tesi a discriminare, inferiorizzare, perseguitare immigrati e rom abbia ottenuto anche il suo secondo scopo: accendere le torce di folle inferocite e armare la mano di killer razzisti. Con l’avanzare della crisi, della disoccupazione e dell’impoverimento di massa, della disgregazione sociale e del rancore collettivo che diviene razzismo, ne vedremo sempre di più. A meno che il conflitto sociale non imbocchi la strada giusta della lotta contro i poteri finanziari ed economici responsabili di una tale catastrofe e contro i loro comitati d’affari insediati nelle istituzioni.

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Enzo Raisi: la «trasparenza» di un (post?)fascista

Ora che le carte dell’Archivio Mitrokhin (agente del KGB fino al 1985) non sono servite ad alzare il polverone sperato intorno alla strage neofascista del 2 agosto 1980, Enzo Raisi chiede che siano «desegretate» in modo che tutti possano finalmente «conoscere tanti lati oscuri della storia recente del nostro paese».

In effetti, le carte Mitrokhin riguardano le attività coperte dei servizi segreti sovietici in Italia e il povero Raisi, non avendo trovato nemmeno un appunto sbiadito per scagionare i camerati Mambro e Fioravanti dal ruolo comprovato di esecutori della strage, si consola con la speranza di altre ghiotte rivelazioni…

Ovviamente, il buon Raisi non fa alcuna menzione del segreto di Stato italiano e delle insormontabili difficoltà di accesso alla documentazione storica italiana degli Affari riservati, dei Servizi segreti, del Dipartimento per la Sicurezza…

Quella di Raisi è una «trasparenza» a senso unico: proprio dagli archivi nostrani potrebbe uscire qualcosa sui mandanti politici delle stragi neofasciste e della «strategia della tensione».

Non sono noti, infatti, i mandanti di nessuna delle quattordici grandi stragi che hanno insanguinato l’Italia, ma sempre apparati e funzionari di Stato si sono distinti nell’organizzare depistaggi, nascondere indizi, proteggere i gruppi neofascisti che le avevano eseguite.

E intanto fino a un mese fa, per stare sul sicuro, i postfascisti e i leghisti mettevano il segreto di Stato un po’ su tutto: il traffico di armi, gli appalti, la ’ndrangheta lumbard

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