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[Messina] Ancora una via Almirante?

Dopo Roma, Bologna, Mirano e tante altre città e paesi, ancora una concessione bipartisan alla deriva fascistoide e revisionista della toponomastica italica.

Il 23 agosto il Consiglio della 2ª Circoscrizione «della Calispera» di Messina ha deliberato di intitolare una strada comunale a Giorgio Almirante: «gesto necessario e opportuno», dichiarano unanimemente i consiglieri di centrodestra e di centrosinistra.

Non si vede che cosa vi sia di «necessario e opportuno» nel ricordare un fucilatore di partigiani, un teorico del razzismo fascista, un antisemita, un ex repubblichino, poi coinvolto nelle inchieste sulle stragi…

C’è chi, a buon diritto, aveva proposto di scrivere: «Via Giorgio Almirante, terrorista».

Vedi anche il blog di Antonio Mazzeo.

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[Riva del Garda] «Razza inferiore», e ora rischiano grosso

Nel marzo 2010 due noti esponenti di CasaPound di Riva del Garda aggredivano dopo un diverbio un ragazzo di origini marocchine in un centralissimo pub della città. Ora si è arrivati al processo. Trascriviamo sotto l’articolo del quotidiano “L’Adige” del 20/09/2011. Qui invece il volantino distribuito nel 2010 dal Coordinamento Antirazzista di Riva del Garda.

«Razza inferiore», e ora rischiano grosso

Due rivani di «CasaPound» a processo per ingiurie e lesioni dopo l’aggressione all’esterno del Pub Lochness

Rischiano una pena severa i due giovani rivani militanti del movimento di estrema destra «CasaPound» finiti sul banco degli imputati perché accusati di aver pestato un coetaneo marocchino la notte del 7 marzo del 2010, all’esterno del Pub Lochness di viale Dante. Matteo Negri, 23 anni, di Riva, e Michele Ghirotti, anche lui 23 anni e di Riva, sono accusati formalmente dalla Procura della Repubblica di Rovereto di «ingiurie aggravate» e «lesioni personali» per aver, tra le altre cose, spaccato un bicchiere di vetro sul volto del giovane marocchino, anche lui 23 anni, anche lui residente a Riva del Garda.

La prima udienza del processo davanti al giudice di pace era in calendario ieri mattina, nell’aula di via Bastione. Ma l’eccezione prodotta dal legale di fiducia della parte lesa, l’avvocato Renato Barilli, e la possibilità di arrivare ad un accordo e ad una concliazione, hanno portato il giudice Mancini a rinviare l’udienza all’inizio di novembre. L’eccezione della parte civile riguarda l’applicazione della legge del 26 aprile ’93 recante «misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa». Discriminazione che si sarebbe consumata ai danni del giovane marocchino nel momento in cui uno dei due appartenenti a CasaPound avrebbe apostrofato il ragazzo dicendogli testualmente: «Che c… vuoi razza inferiore?». E proprio in quel «razza inferiore» si può configurare il reato, secondo la parte civile. Il giudice Mancini ha preso tempo per decidere. Se dovesse accogliere la tesi della parte lesa (e con lui il pubblico ministero), il procedimento passerebbe al giudizio del tribunale di Rovereto. E i due rivani di CasaPound rischierebbero una pena ancor più severa.

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Utoya e il cuore di tenebra dell’Occidente

Quando qualche neofascista aggredisce, ferisce, accoltella un attivista di sinistra, i giornali di solito parlano di una «rissa fra balordi». Lo hanno fatto sempre negli ultimi dieci anni, anche di fronte a omicidi vili e assurdi. È una forma di minimizzazione e di spoliticizzazione della violenza reazionaria che ha trovato applicazione anche nel caso recente del terrorista cristiano che in Norvegia ha assassinato decine e decine di giovani militanti di sinistra. Ha ragione Michele Corsi quando parla del «cuore di tenebra dell’Occidente».

Utoya e il cuore di tenebra dell’Occidente

Perché i mass media occidentali negano il carattere terroristico delle stragi accadute in Norvegia e la loro matrice di estrema destra?

di Michele Corsi

Il fondamentalista cristiano Anders Behring Breivik ha fatto esplodere un’auto vicino ad alcuni uffici governativi di Oslo, capitale della Norvegia, ed ha ucciso una novantina di giovani sull’isola di Utoya. La reazione dei mass media occidentali, appena si è diffusa la notizia dell’esplosione, è stata unanime: è un attentato opera del terrorismo “islamico”. Sono anche apparsi (poi fatti rapidamente sparire) articoli di accompagnamento che analizzavano il fenomeno del fondamentalismo in Scandinavia e di come assai astutamente questi gruppi utilizzassero gli immigrati di quei Paesi tolleranti. Continua a leggere su precaria.org.

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Storia di due fascisti: da presunti assassini a predicatori

Nasce sul finire di un anno fa il comitato “Calcio e Società”, il cui promotore è proprio Guido Zappavigna, ex ultrà uno dei capi dei BOYS insieme a quell’altro fascistone Mario Corsi (entrambi ora speker radiofonici), consigliere circoscrizionale per Alleanza Nazionale in XII circoscrizione, accusato per l’omicidio di Fausto e Iaio, fra gli indiziati della strage di Bologna, sempre insieme a Corsi. È curioso e insieme darammaticamente comico vedere che ad oggi questi stessi personaggi si occupino di un problema come quello della violenza negli stadi.

Continua a leggere su Senza Soste

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[Palermo] Sindaco di Villabate vuole via Rommel e via von Richthofen

Una via per ricordare il generale nazista Erwin Rommel e un’altra dedicata a Manfred von Richthofen, asso dell’aviazione tedesca, entrato nella leggenda con il soprannome di «Barone rosso». L’idea che siano «personaggi meritevoli di essere menzionati nella toponomastica cittadina» è venuta a Gaetano Di Chiara, ex di AN e sindaco di Villabate, comune alle porte di Palermo, che con la giunta ha deliberato l’intitolazione di alcune nuove strade.

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[Reggio Emilia] Casapound giù la maschera!

A Reggio Emilia si è svolto il 15 settembre un presidio contro l’apertura della nuova sede di Casapound nel quartiere di via Adua, in via Veneri 9. L’obiettivo del presidio è stato quello di informare il quartiere sui nuovi scomodi vicini di casa. Sono stati distribuiti volantini informativi sull’attività (quella reale, non quella di facciata) di Casapound e un dossier specifico su questi nuovi/vecchi fascisti. Vedi il resoconto completo su GlobalProject.

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[Napoli] Manifesto anti-Mussolini: il Comune lo oscura

A Napoli il Comune ha deciso di censurare la gigantografia contro il culto di Benito Mussolini, opera degli artisti Sebastiano Deva e Walter Picardi realizzata per chiedere la chiusura al pubblico della cripta Mussolini a Predappio: «No luce mio duce».

Secondo l’amministrazione comunale, l’autorizzazione richiesta per l’affissione avrebbe riguardato un contenuto differente da quello poi apparso sul manifesto.

I due artisti si dicono sorpresi che un atteggiamento del genere sia adottato proprio a Napoli, città che ha ricevuto la medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza durante le Quattro Giornate (27-30 settembre 1943), in cui un’insurrezione popolare segnò la fine dell’occupazione nazista e fascista della città. Napoli fu la prima fra le grandi città europee a insorgere contro gli oppressori, essendo poi da esempio per tutte le altre. «Un’eredità che va portata avanti con orgoglio», rivendicano Deva e Picardi, «soprattutto adesso che c’è un pericoloso ritorno ed avvicinamento della cultura giovanile al pensiero fascista».

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Fabio Garagnani, “Reazionario pleonastico” dell’anno

Non c’è che dire. Oggi il premio al “Reazionario pleonastico” andrebbe certo conferito all’onorevole Fabio Garagnani.

Dopo aver invocato stizzosamente l’intervento della polizia e dell’esercito per impedire eventuali fischi contro le autorità durante la commemorazione della strage del 2 agosto; dopo aver accusato di «vilipendio della Repubblica» e di «atteggiamenti potenzialmente eversivi dell’ordine democratico» il presidente dell’Associazione delle vittime del 2 agosto Paolo Bolognesi; eccolo ora impavido con un’interpellanza al Ministro dell’istruzione in merito ai testi di storia adottati nei licei Galvani, Minghetti e Sabin di Bologna.

Secondo Garagnani in tali libri «sono del tutto trascurati, soprattutto per quanto riguarda la regione Emilia-Romagna, gli anni che vanno dal 1945 al 1948, nei quali la violenza di sinistra insanguinò tutta la realtà regionale, mentre si enfatizza il ruolo della Resistenza e dell’allora Pci».

Già, sarebbe giusto illustrare ai giovani il tradimento della lotta partigiana fra il 1945 e il 1948, quando dopo la Liberazione i fascisti che avevano commesso crimini documentati ebbero subito l’amnistia (assassini, torturatori, stupratori, persecutori di ebrei, speculatori, criminali di guerra, ecc.) e i partigiani subirono persecuzioni legali a non finire.

Comunque, per coerenza, l’«onorevole» dovrebbe forse dimettersi dal Parlamento visto che la Costituzione a cui egli ha giurato fedeltà è proprio «nata dalla Resistenza»…

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Fascisti a Milano: un nuovo libro d’inchiesta di Saverio Ferrari

Conoscere le ideologie, gli assetti e le pratiche del neofascismo contemporaneo è importante per contrastarlo sul territorio e per chiudere ogni possibile spazio sociale a idee razziste, gerarchiche, militariste, familiste, omofobe. Fra pochi giorni sarà in libreria il volume Fascisti a Milano. Da Ordine Nuovo a Cuore nero di Saverio Ferrari.

Con il taglio dell’inchiesta giornalistica, il lavoro di Ferrari prende le mosse dall’assassinio, rimasto ancora oscuro, del giovane neofascista Alessandro Alvarez nei pressi di Milano nel marzo 2000. In quella vicenda, a cavallo tra estremismo e malavita, fu anche indagato un ex terrorista nero. Da qui l’avvio, grazie al supporto di una ricca documentazione giudiziaria, di un viaggio nell’estrema destra milanese, riannodando storie e figure del passato: la “banda Cavallini” dei primi anni Ottanta, il reclutamento di mercenari per le guerre d’Africa, l’accoltellamento di un consigliere comunale nel 1997… Fino agli anni più recenti, segnati dall’espandersi del fenomeno naziskin, dall’infiltrazione nelle curve, ma anche da episodi inquietanti quali l’organizzazione di un attentato a un magistrato antimafia. In questo percorso si evidenziano i legami politici e personali che continuano a collegare il mondo della destra radicale con quello della destra istituzionale.

Nelle librerie dal 21 settembre

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Il campo di concentramento di Visco rischia di diventare un centro commerciale

Il campo di concentramento di Visco (Udine), lager dell’esercito italiano che tra il 1941 e il 1943 ospitò circa 3 mila sloveni e croati, rischia di diventare un centro commerciale.

Fra il 1941 e l’8 settembre del 1943 il regime fascista e l’esercito italiano misero in atto una sistematica pulizia etnica e costruirono numerosi campi di concentramento in cui furono internate decine di migliaia di civili sloveni, croati, serbi e montenegrini. Nel lager di Visco furono rinchiusi moltissime donne e bambini.

Il presidente della SKGZ (Slovenska kulturno-gospodarska zveza, l’Unione culturale economica slovena) Rudi Pavšič, la maggiore fra le organizzazioni rappresentative della comunità slovena del Friuli Venezia Giulia, ha chiesto che questo simbolo della sofferenza di migliaia di esseri umani venga conservato e protetto.

Vedi SKGZ. Slovenska kulturno-gospodarska zveza

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