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Puntata numero 8 di AntifaResistance: gio 5 mag h.20.30

Giovedì 5 maggio in onda sempre dalle 20.30 puntata numero 8 di AntifaResistance.

Nel giorno dell’anniversario della morte di Bobby Sands, non possiamo non dedicare l’approfondimento della puntata ai compagni prigionieri, con particolare riferimento alle condizioni dei prigionieri irlandesi. Nelle corrispondenze affronteremo le attuali condizioni di prigionia per i compagni baschi in Francia e nei più noti casi di isolamento e tortura per i prigionieri rivoluzionari nelle carceri statunitensi.

L’inizio della puntata, come al solito dedicata alle notizie della settimana, avrà modo di far luce, attraverso l’intervento in diretta dei compagni presenti, su quanto accaduto fuori la facoltà di lettere nella mattinata di venerdì, quando un gruppo di fascisti armati di coltelli è stato allontanato dai compagni della Federico II, che nella colluttazione hanno subito diverse ferite da arma da taglio.

L’appuntamento è quindi sempre per giovedì sera su www.inventati.org/radiodimassa. Stay Tuned!

Il collettivo redazionale
www.antifaresistance.org

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Milano: una celtica per la Digos

“Giallo” (come scrivono i giornali) sulla croce celtica neofascista esposta in un ufficio al secondo piano di un commissariato di polizia in via Cadamosto a Milano, zona Porta Venezia. Il simbolo fascista è stato fotografato da un passante il pomeriggio del Primo maggio. La bandiera, appesa alla parete della sede della Digos (l’ufficio politico del commissariato), era ben visibile dalla strada attraverso la finestra centrale del secondo piano.

A una prima richiesta informale di spiegazioni da parte di alcuni abitanti della zona, il commissariato avrebbe risposto che si era trattato soltanto di “un atto goliardico”. Poi hanno dichiarato che si trattava di una bandiera che la Digos aveva sequestrato due giorni prima, assieme con una mazza con la scritta “Forza nuova”, ed era rimasta provvisoriamente “appesa” alla parete dell’ufficio. Infine il vicequestore ha dichiarato: “Quei simboli, come altri, sono totalmente estranei alla nostra ideologia” (ideologia!? le forze dell’ordine seguono una particolare ideologia?).

Non è forse inattendibile anche una terza spiegazione: che si tratti di una traccia minima di quella collaborazione fra “squadrismo legale e illegale” di cui già parlava Luigi Fabbri nel 1921 fra le pagine della Controrivoluzione preventiva. E che in Italia da oltre dieci anni fa morti e feriti: Bolzaneto, la Scuola Diaz, Carlo Giuliani, Marcello Lonzi, Federico Aldovrandi, Riccardo Rasman, Aldo Bianzino, Giuseppe Turrisi, Stefano Brunetti, Manuel Eliantonio, Stefano Frapporti, Francesco Mastrogiovanni, Stefano Cucchi…

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Marcello e la «cultura di destra»

È uscito in questi giorni in libreria Cultura di destra di Furio Jesi, con alcuni inediti e introduzione di Andrea Cavalletti: un libro fondamentale per chi voglia capire e contrastare le culture delle destre, nazifasciste, neofasciste, postfasciste, conservatrici, razziste, omofobe, sessiste, e i loro particolari regimi comunicativi.

Se ne è accorto persino un postfascista come Marcello Veneziani che, punto forse sul vivo, ha subito scritto sul giornale della famiglia Berlusconi, il «Giornale» appunto, una nota di biasimo alla riedizione del saggio di Jesi: «un brutto indizio che si regredisca ai feroci e cupi anni Settanta con un trattato di criminologia culturale». Continued…

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[BO] Manes Bernardini: «Noi non abbiamo certo l’anello al naso»

Manes, il demone etrusco di Porretta, ha dichiarato che la coalizione di centrodestra «non ha certo l’anello al naso»: non sono insomma degli ingenui “selvaggi”, ma solo autentici razzisti e fascisti “dal volto umano”, come scrivono compiacenti i giornali.

Ecco Manes che va in Piazzola e cosa dice? «Temo per il continuo diminuire della presenza di commercianti italiani rispetto a quelli extracomunitari».

Ogni volta Manes non sa dire altro: non punta su altro che sull’odio sociale. Eccolo di nuovo: «Precedenza ai cittadini italiani residenti in città nell’assegnazione degli alloggi pubblici».

C’è la guerra contro la Libia, centinaia di migranti muoiono in mare, e Manes cosa ne pensa? «Bossi dice “immigrati föra di ball”? Dico lo stesso anch’io, ma in bolognese. Non è una questione di razzismo. Il problema è che noi non abbiamo proprio la capacità di accogliere queste persone. C’è gente, da noi, che cerca una casa e che ha bisogno di assistenza. In queste circostanze non possiamo permetterci di accogliere i profughi del Nord Africa. Bisogna lasciarli in Sicilia e da lì riportarli subito a casa loro. Poi gli si dà una mano nei loro paesi di origine».

Va detto che, senza lo sfruttamento del lavoro migrante, questo paese sarebbe già in bancarotta, lo Stato non potrebbe pagare le pensioni, né tenere aperte le scuole, e gente come Manes finirebbe a lavorare in fonderia o a raccogliere pomodori a 2 euro l’ora.

Ma il razzismo leghista è soltanto uno schermo per l’affarismo dei faccendieri lumbard. Coprire le buche? Sì, si può fare, ma per questa ardua impresa bisognerà vendere Hera agli amici degli amici: «I soldi? – dichiara Bernardini – bisogna ragionare sulle quote di Hera, ossia i proventi derivanti da cessioni di quote in partecipate che devono essere investiti per esigenze tangibili sul territorio e non destinati a colmare ammanchi di bilancio».

È una vecchia ricetta che in Lombardia risale all’età di Maria Teresa d’Austria & figli, come cantava nel 1785 l’abate Giuseppe Parini: «E fingendo nova esca / al pubblico guadagno, / l’onda sommuovi, e pesca / insidioso nel turbato stagno». Poi però venne l’età delle rivoluzioni.

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Ondata di aggressioni neofasciste su commissione

Approfittando del periodo preelettorale, i neofascisti alzano il tiro con un’ondata ben sincronizzata di piccole e grandi provocazioni, aggressioni, violenze, accoltellamenti, nel tentativo di favorire un clima di paura, di disordini, di repressione che accompagni la progressiva stretta autoritaria di un paese in crisi e in guerra. Continued…

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[BO] 150 anni contro: Contro corsi sulla storia d’Italia

Il Circolo anarchico Berneri ha avviato un programma di contro-corsi sulla storia delle rivolte, dei movimenti popolari, delle insurrezioni, delle resistenze che hanno attraversato la storia dell’Italia “unita”. Continued…

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[BO] Iniziative per il 25 aprile

Riceviamo e condividiamo la segnalazione di alcune iniziative organizzate a Bologna per la Festa della Liberazione. Continued…

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Faziosità di «Repubblica» sulla mobilitazione antifascista di Palermo

Come al solito, la «Repubblica» prosegue nell’opera di sdoganamento dell’ideologia neofascista e di normalizzazione del paese. Dopo la protesta antifascista a Palermo contro la presentazione del libro agiografico su CasaPound, uno dei tanti giornalisti aperti o amici ha evocato sulle pagine locali «antichi olezzi di carta bruciata, prodromi di successive nefandezze».

Non si è accorto che oggi sono altri quelli che propongono il rogo dei libri. Né ha considerato che un libro non è un oggetto al di sopra di ogni presa di posizione. Avrebbe scritto le stesse cose se si fosse trattato di un libro di palese istigazione all’odio razzista, sessista, omofobo o antisemita? O se si fosse trattato di una mitizzazione dell’eroismo dark di Cosa Nostra?

Ecco: si tratta di un libro neofascista, anzi della leggenda agiografica di un’organizzazione il cui programma politico riprende alla lettera la Carta del Lavoro fascista del 21 aprile 1927, e non a caso si dichiarano «fascisti del terzo millennio».

In tutt’Italia costoro praticano con sistematicità l’aggressione squadrista e il loro guru indiscusso, Gianluca Iannone, ha una spiccata e documentata attitudine per il pestaggio. «Nel dubbio mena» è uno dei motti preferiti e più applicati dai militanti di CasaPound, e recentemente hanno rivendicato il valore culturale del «pugno nello stomaco» e del «calcio nei denti». Continued…

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150 anni di colonizzazione della Sicilia

Condividiamo dal sito di Sicilia libertaria questo volantino del Gruppo anarchico di Ragusa, diffuso nei giorni scorsi anche nell’area bolognese perché oggi è utile e necessario ricordare la verità effettiva dell’unificazione italiana contro la propaganda di Stato e la sua mistificante “memoria condivisa”.

150 ANNI DI
Colonizzazione della Sicilia

Uomini di Stato e delle istituzioni, politici opportunisti e una massa di sprovveduti festeggiano il 150° anniversario dell’Unità d’Italia; noi preferiamo ricordare cosa realmente accadde in Sicilia e come tale Unità è stata realizzata.

In realtà la Sicilia venne annessa al regno di Piemonte, da cui fu considerata da subito un “problema di ordine pubblico”, mentre i siciliani furono considerati un popolo di ribelli e di briganti da domare con le maniere forti.

Repressione, corruzione, malgoverno furono l’impronta dei Savoia, che calpestò già sin dai primi mesi l’entusiasmo con cui migliaia di siciliani avevano accolto Garibaldi, precedendolo e seguendolo nell’opera di pulizia dei borboni. L’annessione si rivelò l’ennesimo passaggio dei poteri sull’isola da un re straniero a un altro, la riconferma degli assetti feudali, dei privilegi nobiliari, la repressione di tutte le aspirazioni all’eguaglianza, tanto da indurre quegli stessi insorti a fianco dei garibaldini a promuovere una nuova rivoluzione: per liberarsi definitivamente dalla monarchia, per riconquistare una volta per tutte la libertà dagli oppressori. Continued…

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[BO] Sempre più in basso: l’ultras leghista delle ronde si candida a sindaco

La Lega Nord non ha idee, ma fomenta e cavalca le paure, gli egoismi e i risentimenti di un paese impoverito, confuso, violento, ipocrita, sull’orlo ormai di uno sfacelo civile senza ritorno.

La Lega Nord non fornisce risposte, ma asseconda le pulsioni d’intolleranza che essa stessa ha contribuito a creare: e chiama questo «ascoltare la gente».

La Lega Nord è un partito come altri: corrotto, colluso, bugiardo, truffatore, affarista. La banca leghista Credieuronord ha coperto le truffe sulle quote latte. Un’altra truffa da un miliardo di euro è stata contestata al parlamentare leghista Fabio Rainieri, presidente della Commissione agricoltura della Camera. Vi sono amministratori leghisti come Angelo Ciocca che hanno rapporti con boss della ’Ndrangheta, o che sono stati sorpresi con le mazzette in mano, o che fanno cospicui favori a parenti e amici. Vi sono comuni leghisti così ben amministrati da dichiarare bancarotta. Continued…

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