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[BO] Forza Nuova a Sasso Marconi

Il copione è sempre lo stesso. Ci sono le prefetture che collocano i profughi il più lontano possibile dalla vista dei buoni borghesi, in aperta campagna, o magari fra i boschi. Poi arriva il giornalista razzista che cerca di far giornata con una notiziola piccante. Infine accorrono i neofascisti provando a spargere un po’ d’odio nazionalista.

Così, anche a Sasso Marconi sono arrivati qualche giorno fa i cattonazisti di Forca Nuova per diffondere l’ennesima bufala con cui l’estrema destra porta avanti la sua propaganda razzista. Nel volantino se la prendono con i profughi ospitati nelle campagne di Pontecchio Marconi da oltre un anno, perché avrebbero chiesto di avere l’aria condizionata:

«Capita che un gruppo di sedicenti “profughi” insceni una protesta sotto gli uffici dell’amministrazione comunale perché nella villa dove sono ospitati non c’è l’aria condizionata. No, non è una barzelletta, tutto questo capita a Sasso Marconi, la barzelletta è che il sindaco li ha pure ricevuti affermando che farà il possibile per accontentare i nostri privilegiati ospiti».

Ovviamente la cosa è falsa e l’unica barzelletta si direbbe quella delle fandonie di questi nazisti dell’Illinois. Se non fosse che promettono dimostrazioni sguaiate e odiose come quella di Treviso, o quella di Verona in cui gridavano «Servi, negri di merda, rimpatrio, sgombero, dobbiamo difendere le nostre figlie e le nostre sorelle»…

«La sezione bolognese sarà presente nei prossimi giorni sul territorio di Sasso Marconi per una serie di iniziative che dovranno portare allo SGOMBERO dei profughi presenti a VILLA ANGELI e la conseguente destinazione della struttura a nostri connazionali in difficoltà».

Più cresce il disagio indotto dalla crisi economica, più i governanti cercano di incanalare il risentimento sociale verso i soggetti deboli e marginali. Oggi il razzismo è anzitutto un trucco abietto per confondere le carte in tavola a beneficio del potere costituito. Non a caso vi contribuiscono tivù locali e grandi giornali nazionali. E anche Forza Nuova fa il suo modesto, violento lavoro di propaganda a difesa del profitto e del privilegio.

Non passeranno!

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[BO] In piazza il 2 agosto, la Resistenza continua

Tutto cambia perché nulla cambi: stato violento, fascismo di larghe intese
IN PIAZZA IL 2 AGOSTO, LA RESISTENZA CONTINUA

Dopo tanti anni di depistaggi, di polveroni mediatici, di ridicole commissioni parlamentari, di dietrologie innocentiste e autoassolutorie, di menzogne e «piste alternative», oggi il ricordo della strage neofascista del 2 agosto 1980 appare sempre più lontano, sfuocato e quasi rimosso.

Mentre un governo di «larghe intese» persegue un progetto di normalizzazione autoritaria degno del sogno gerarchico della destra, quale memoria potrà esservi della «strategia della tensione» e della violenza neofascista delle stragi? Quali parole di verità possono mai venire da chi abita il «cuore torbido delle istituzioni»?

Quei morti sono soli, nell’ombra.

Anno dopo anno, lo Stato ha sempre promesso di far luce sulla «verità», ma ormai la cosa non ha più alcuna rilevanza. A quest’ora i mandanti istituzionali delle stragi saranno senz’altro morti, con la loro buona coscienza di «servitori dello Stato». E i neofascisti dei NAR, che misero la bomba alla stazione di Bologna, adesso sono liberi e soddisfatti.

Negli ultimi trent’anni lo Stato ha vergognosamente assolto quasi tutti i neofascisti di Ordine Nuovo coinvolti nelle stragi: Pino Rauti, Franco Freda, Giovanni Ventura, Delfo Zorzi, che, riparato in Giappone, ha voluto assumere il nome di «Hagen Roi», ossia Croce Uncinata. E ci sono voluti ben 41 anni per condannare gli ordinovisti Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte per la strage di Brescia del 1974, un neofascista e un uomo legato ai servizi segreti, entrambi ormai anziani. Nessuna verità, invece, sui mandanti e sul coinvolgimento delle gerarchie dello Stato.

La sola verità che abbiamo è affidata a un vecchio slogan che andrebbe inciso su tutte le lapidi delle 14 grandi stragi italiane: «Le bombe nelle piazze, le bombe nei vagoni, le mettono i fascisti, le pagano i padroni».

Di qui bisogna ripartire.

Dalla strage di piazza Fontana del 1969 a quella di Bologna del 1980, l’Italia ha sperimentato dolorosamente una lunga «strategia delle stragi» condotta da uomini degli apparati più coperti dello Stato e da neofascisti da essi personalmente organizzati, indirizzati, finanziati e protetti.

Quella violenza non è mai scomparsa, ma si è diffusa, trasformata, affinata, per essere più efficace e più pervasiva.

È iscritta in una politica sempre più feroce e sempre più impunita, la cui ipocrisia è un oltraggio alle vittime e alla verità storica.

È insita in una cultura autoritaria, nazionalista e neocoloniale promossa dallo Stato, che non ha mai smesso di generare morte e dolore.

È in quelle istituzioni «democratiche» che considerano omofobia, sessismo e razzismo come «opinioni» a cui va garantito spazio e agibilità pubblica.

È nelle forze dell’ordine che continuano a mostrarsi acquiescenti e talora conniventi con le azioni squadriste dei neofascisti e con le provocazioni di integralisti cattolici, leghisti o criptofascisti.

È nella violenza degli sgomberi, degli sfratti e dello sfruttamento sempre più esasperato, che uccide le persone più fragili e marginali.

Proprio le tante violenze e bugie di Stato ci consegnano oggi un paese impaurito, corrotto, ipocrita, perbenista, razzista, sull’orlo ormai di uno sfacelo civile senza ritorno.

Parteciperemo e invitiamo a partecipare al corteo che domenica 2 agosto raggiungerà la Stazione di Bologna per rilanciare la necessità e l’urgenza di una società altra, libera da paura e terrore. Un mondo diverso, migliore e possibile, se lo desideriamo e costruiamo insieme.

La resistenza continua!

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Un briciolo di verità sulla strage di Brescia

Finora, tra le quattordici grandi stragi dell’Italia repubblicana, quella del 2 agosto 1980 era l’unica ad avere dei colpevoli riconosciuti. Non i mandanti, ma solo gli esecutori materiali.

Ieri, quarantun anni dopo i fatti, un tribunale ha condannato all’ergastolo Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte per la strage di piazza della Loggia a Brescia. Un neofascista al vertice di Ordine Nuovo e un informatore del S.I.D. (Servizio Informazioni Difesa), cioè dell’allora servizio segreto dello Stato.

Fra ripetuti tentativi di golpe e attentati neofascisti, il 28 maggio 1974 una bomba esplodeva a Brescia in piazza della Loggia. L’ordigno era stato nascosto dentro un cestino dei rifiuti, poco distante da una manifestazione antifascista indetta dai sindacati. L’esplosione uccise otto persone e ne ferì centodue.

Ci sono voluti quindici processi, cinque istruttorie, svariati depistaggi e ben quarantun anni perché un tribunale dello Stato ammettesse una verità scomoda: che, dalla strage di piazza Fontana del 1969 a quella di Bologna del 1980, l’Italia ha sperimentato dolorosamente una lunga «strategia delle stragi» condotta da uomini degli apparati più coperti dello Stato e da neofascisti da essi personalmente organizzati, indirizzati, finanziati e protetti.

Vero è che dei quattro imputati che erano stati vergognosamente assolti nell’aprile del 2012 – Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Delfo Zorzi e il generale dei carabinieri Francesco Delfino – solo due sono tornati ora a processo. Nel febbraio del 2014 la Corte di Cassazione ha infatti confermato definitivamente le assoluzioni di Delfo Zorzi e del generale Delfino per la strage di Brescia.

Stessa trafila per la strage di Piazza Fontana. Nel 1986 andavano assolti per insufficienza di prove i neofascisti Franco Freda e Giovanni Ventura. Nel 2004 un tribunale assolveva in via definitiva anche Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni. Oggi sappiamo tante cose di quella strage. Sappiamo che quelli erano i nomi degli assassini. Ma nell’ipocrisia del linguaggio giornalistico resterà sempre una «strage senza colpevoli».

Non saranno i tribunali e i media a difendere la verità. Non è certo lo Stato che può difenderci dalla violenza neofascista. Ora e sempre resistenza!

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[Verona] Bambina costretta a nascondersi dai razzisti di Forca Nuova

Bloccata da una vergognosa manifestazione contro i profughi a Verona, una donna racconta di aver preso una decisione dolorosa per proteggere la figlia italoafricana. Poiché doveva passare in macchina davanti al presidio di Forca Nuova e della Lega Nord organizzato il 20 luglio nella periferia di Avesa, ha chiesto alla bambina di stendersi sul sedile per nascondersi. E la bimba, di 9 anni, ha ubbidito, ma ha capito benissimo di cosa si trattava: «Mamma, mi nascondi perché sono africana?».

La protagonista di questa vicenda ha raccontato all’Huffingtonpost il delirio razzista di Forca Nuova, Lega Nord e dei cattonazisti di Christus Rex che tanto piacciono al cardinale Carlo Caffarra.

Di certo finiranno tutti fra le fiamme dell’Inferno giacché nel Vangelo si legge: «Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno! Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; fui straniero e non m’accoglieste» (Matteo 25).

Questi buoni cattolici gridavano invece: «Servi, negri di merda, rimpatrio, sgombero, dobbiamo difendere le nostre figlie e le nostre sorelle».

È evidente che la strategia sottilmente razzista delle amministrazioni comunali è quella di collocare i profughi in aperta campagna, lontano dagli occhi dei buoni borghesi. Nelle campagne di Bologna come nei boschi di Verona. E l’estrema destra arriva poi a caccia di voti con la frottola dell’«invasione». Questa è la situazione descritta all’Huffingtonpost:

I residenti, non capisco estenuati da cosa – in questi mesi ho solo visto gruppi di persone salire e scendere a piedi e in silenzio i tornanti che li separano da Verona (non ci sono mezzi di trasporto che raggiungono Costagrande) – hanno chiesto l’intervento di Forza Nuova per fronteggiare una situazione insostenibile.

Di insostenibile in questi mesi non ho notato niente, se non vederli fare a piedi chilometri in salita sotto il caldo padano. Insostenibile almeno per il mio cuore. Credo che la situazione si sia resa per loro intollerabile quando i profughi si sono permessi di protestare, denunciando di convivere con serpenti e scorpioni e in condizioni disagiate.

Oggi il razzismo è un affare remunerativo, ben sovvenzionato e garantito da Questure sempre disponibili a proteggere l’istigazione all’odio e la diffamazione aggravata, al fine di sviare il risentimento sociale con bufale e menzogne.

Non passeranno!

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Rimosse le lapidi sulla strage di San Miniato

Ci sono riusciti. Dalla facciata del municipio di San Miniato sono state rimosse le lapidi sulla strage del 1944, e da un’amministrazione comunale di centrosinistra. Leggi tutto su Carmilla.

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[BO] Una bufala razzista di Ètv

Oltre alla violenza squadrista, l’estrema destra italica non si gira certo i pollici. Non sapendo bene che cosa dire dinanzi a un governo destreggiante e autoritario come quello del «sinistro» Matteo Renzi, durante l’estate la fascisteria si esercita intanto nella facile arte della bufala xenofoba, da diffondere a pioggia sui social network.

Durante la scorsa estate andavano di moda i falsi casi di ebola a Lampedusa e le epidemie che avrebbero minato la rigogliosa salute italica. Quest’anno invece l’estrema destra delle bufale punta tutto su soldi, lussi e comfort che lo Stato garantirebbe ai profughi.

Ecco allora la bufala dei profughi ospitati a Villa Angeli, nelle campagne di Sasso Marconi in provincia di Bologna, che avrebbero protestato perché non c’era l’aria condizionata… In realtà, all’origine della bufala vi è un servizio video di Ètv in cui un giornalista razzista cerca di mettere in bocca questa affermazione a persone che non parlano bene l’italiano. E non ci riesce nemmeno. Invece i motivi della civilissima protesta erano ovviamente tutt’altri.

Qui una rassegna ragionata delle principali testate online che diffondono sistematicamente bufale razziste: «Informare per resistere», «Catena Umana», «Tutti i crimini degli immigrati», «Vox News», «Imola Oggi» e «Il Primato nazionale» che è espressione di CasaPound…

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Sciacalli d’Italia

Qualche leghista o fascistello ha imbrattato con la scritta «O noi o loro, Uno Bianca» il cippo che ricorda l’agguato del Pilastro in cui la banda della Uno Bianca uccise nel 1991 tre carabinieri di leva. «O noi o loro» perché quella banda di poliziotti razzisti andava a sparare per svago nei «campi nomadi»…

Intanto Fabrizio Florestano, coordinatore ferrarese di Fratelli d’Italia, mostra di che pasta umana è fatto il partitino xenofobo di Giorgia Meloni:

«Certo, io ne prendo 100 alla volta: tempo di sparare per farli cadere in una buca e me ne date altri 100. In una giornata ne faccio fuori quanti ne sbarcano».

Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia forse non avranno carabine militari come la banda della Uno Bianca, ma la loro ideologia d’odio è la stessa di allora.

Intanto i migranti continuano a essere sfruttati e a morire per una manciata di euro al giorno. Un cittadino sudanese è morto dopo ore e ore sotto il sole a raccogliere pomodori nelle campagne pugliesi. Aveva 47 anni. Per la burocrazia italica era «in regola con il permesso di soggiorno», ma ovviamente non aveva alcun contratto di lavoro.

Su quei campi bisognerebbe mandarci Salvini, Florestano, Forca Nuova e tutti gli sciacalli che gridano che «gli immigrati ci rubano il lavoro»!…

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Ecco Forca Nuova!

Ecco il simbolo del nuovo Ku Klux Klan italico… Quelli che ti accoltellano se non rispetti le loro deliranti «gerarchie». Quelli che accendono roghi razzisti nella notte…

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Cosa sta accadendo a Treviso e a Roma?

Gli atti di squadrismo xenofobo a Treviso e a Roma non sono certamente un fenomeno nuovo, ma l’esito di anni e anni di istigazione all’odio da parte di integralisti cattolici, neofascisti e leghisti.

Da anni le Questure autorizzano, presidiano, difendono tutte le manifestazioni delle destre anche quando incitano alla violenza razzista o quando sono palesemente diffamatorie.

Da anni i media di regime conducono una campagna sistematica di spoliticizzazione degli atti di squadrismo e razzismo.

Ora, giustamente, Christian Raimo si chiede sull’«Internazionale»: «Perché non si usano le categorie del fascismo e dell’antifascismo?». Così scrive fra l’altro Raimo:

I mezzi di informazione hanno parlato di «esasperazione», di «guerra tra poveri», di «comitati spontanei di cittadini», di «rabbia». I politici hanno commentato con le dichiarazioni prevedibili. Matteo Salvini ha detto: «Accoglieteli in prefettura o a casa vostra, se proprio li volete»; il responsabile sicurezza del Partito democratico, Emanuele Fiano: «Il governo e la maggioranza sono impegnati con l’Europa e con le proprie forze per accogliere chi richiede asilo in Italia fuggendo da paesi dove è sottoposto a persecuzioni o a rischio di morte ed è contemporaneamente al lavoro per rimpatriare chi si trova in condizione di clandestinità». Basta dare un’occhiata ai filmati per vedere i manifestanti che urlano insulti o che alzano il braccio destro per fare il saluto romano e capire una cosa semplice: questi sono stati due episodi di fascismo e squadrismo.

Se i media non usano le categorie del fascismo e dell’antifascismo, è perché gran parte dell’informazione fiancheggia la propaganda razzista, magari da posizioni «moderate» di perbenismo democratico.

E ciò si vede anche dal convergere di tutta la politica italica su posizioni più o meno apertamente razziste, secondo una gamma di sfumature che va dal nero di Forza Nuova e CasaPound al grigio scuro del PD. Per i ceti dirigenti l’ideale è infatti il migrante «sfrutta e getta». Persone che, vessate e sfruttate, devono essere quanto meno fuori dal campo visivo. È un aspetto sottolineato da un’analisi di ∫connessioni precarie:

Il problema non è la repressione dei fascisti di CasaPound, che pure sarebbe uno spettacolo nuovo e avvincente. Su questo piano, semmai, ciò che spicca è l’evidente disparità di trattamento garantita dalle forze dell’ordine. Il problema è l’incapacità politica del governo e del Partito Democratico di articolare un discorso sulle migrazioni e sulla presenza di profughi e migranti in Europa. In realtà un discorso lo fanno, ma è lo stesso di Salvini. La differenza è solo una questione di misura. L’unico discorso pubblico del governo e dei suoi sostenitori è che, se l’Europa facesse «il suo dovere», ce ne sarebbero di meno. E allora sarebbe più facile non notarli. Il problema del governo è come tenere nascosti i migranti, mentre fascisti e leghisti fanno quelli che li cercano e li trovano. Migranti e profughi sono in ogni caso una presenza indecente.

Per la circostanza si sveglia anche «La Repubblica», senza però scomodare le categorie del fascismo e dell’antifascismo. Si tratta anzi di un giornale che, in questi anni, non ha mai perso occasione di minimizzare lo squadrismo neofascista e di screditare l’antifascismo. In un suo articolo, ora Carlo Bonini suggerisce che vi sia ben poco di spontaneo o di «patriottico» nelle recenti proteste xenofobe:

C’è di più. Nelle retrovie della campagna di odio di CasaPound e di Salvini, protetti dalla maschera posticcia dei «Comitati di quartiere» e la loro «lotta agli immigrati», si muovono, almeno fino a quando sono stati in grado di farlo, tre figure chiave della destra «politica» romana che dicono molto del doppio fondo della «rivolta». Gianni Alemanno, Luca Gramazio, Giordano Tredicine (per dirne una, partecipano nel novembre scorso alla «marcia delle Periferie sul Campidoglio»). Colpiti tutti e tre dall’inchiesta «Mafia Capitale», lavorano – per quanto ha sin qui documentato la Procura di Roma – per l’associazione mafiosa di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati il cui core business, guarda un po’, è proprio l’accoglienza dei migranti. In piazza, crocefiggono la nuova giunta Marino per le politiche e i costi dell’accoglienza e soffiano sulla rivolta identitaria che, di fatto, costringe il governo e il prefetto della città a un’affannosa e costosissima rincorsa a nuove sistemazioni per i migranti. In privato, si fanno strumento del cartello (La 29 giugno di Buzzi e la Cascina) che ha il monopolio della gestione dei centri di accoglienza e dunque tratta in posizione di forza tariffe e quote.

Già, gli affari. Affari perduti per la destra romana, affari che rendevano «più della droga». Perché per diffondere odio ci vogliono soldi. Perché il neofascismo non è un fenomeno spontaneo, ma un prodotto di laboratorio, una velenosa pianta di serra che ha bisogno di cure e finanziamenti continui per far fiori e frutti.

Per questo a Bologna noi non vorremmo vedere neppure l’ombra di un banchetto di neonazisti, neofascisti o leghisti. Cominciano con una raccolta di firme e poi passano alla propaganda razzista, ai raid, ai pestaggi… E se ogni tanto ci provano anche qui, ciò è reso possibile da istituzioni complici con lo sfascismo civile e sociale di questi anni e da un partito come il PD che pensa solo ai suoi affari dietro il paravento della «democrazia» e della «sicurezza».

Eia eia alla larga!

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[TO] Sei condanne per l’incendio al campo Rom: «Fu odio razziale»

Sei condanne per il rogo appiccato al campo Rom delle Vallette nel dicembre 2011 in seguito a una manifestazione xenofoba. «Hanno agito con odio razziale», ha dichiarato il giudice applicando le imputazioni di incendio e ostacolo ai soccorsi.

Come al solito la giustizia borghese persegue gli esecutori ma non i mandanti. Oggi le Questure autorizzano, presidiano, difendono tutte le manifestazioni delle destre anche quando incitano all’odio razzista o quando sono palesemente diffamatorie. Ma nelle istigazioni all’odio di integralisti cattolici, neofascisti, leghisti o criptofascisti non vi è una precisa responsabilità morale e civile proprio in quanto sollecitano l’azione di «anonimi» esecutori?

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