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Il Sistema Ambidestro


Contrariamente a quanto si crede, a Bologna non sono i quartieri popolari il bacino della Lega Nord, ma le aree più ricche della città: i Colli, le zone residenziali di Murri e Costa Saragozza e le zone di pregio del centro storico. Per contro il quartiere meno “verde” della città è il popolarissimo Corticella, seguito da Lame, Santa Viola e Borgo Panigale. Nei quartieri più ricchi va bene anche il Pdl, che ai Colli raggiunge il 40%.

Tuttavia, l’esito delle recenti elezioni conferma il successo crescente della “strategia della paura” e del progetto cupo e reazionario della Lega Nord che, non a caso, ora piace anche nei “quartieri alti”. Ed è, come osserva AntifaResistance, un dato che si estende ormai all’Europa e alle sue istituzioni sempre più ambiguamente compiacenti verso xenofobia e neofascismo.

Il Sistema Ambidestro
da AntifaResistance

«Quando nel maggio 1996 la Lega Nord decise di istituire le Camicie verdi, l’On. Domenico Gramazio della direzione nazionale di Alleanza nazionale così commentò la notizia: “Bossi non sa che le Camicie verdi appartengono alla storia e alla tradizione del vecchio mondo attivistico della destra italiana. Apparvero per la prima volta nel 1953 ai funerali del maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani. È proprio con le Camicie verdi che nel lontano 1956 l’allora segretario giovanile del Movimento sociale italiano, Giulio Caradonna, preparò il famoso attacco alle Botteghe Oscure, al quale parteciparono con la camicia verde, fra gli altri, Vittorio Sbardella, Mario Gionfrida, Romolo Baldoni e tanti altri attivisti dell’Msi”. Gramazio, pur sbagliando data, rammentò un episodio realmente accaduto. L’assalto alla sede nazionale del Pci avvenne infatti un anno prima, nel 1955, la sera del 9 marzo, quando un centinaio di neofascisti con camicie verdi, bracciali tricolori e cravatte nere, scesi da due pullman, tentarono di irrompere all’interno del “Bottegone”. La porta venne prontamente chiusa. A quel punto si scagliarono contro la sottostante libreria Rinascita con molotov, pietre e bastoni. Nell’occasione Mario Gionfrida, detto “er gatto” (mai appellativo fu così azzardato), nel tentativo di lanciare una bomba si tranciò di netto una mano. Lo si rivedrà di nuovo in giro con una protesi in legno.»
Saverio Ferrari

«È accertato il concetto di “nazionalismo economico” applicato nel caso padano, viste le caratteristiche che lo conformano, ma in nessun caso chi lo pratica è autorizzato ad intenderlo come un progetto di liberazione nazionale e, tanto meno, tale progetto si profila differente dai nazionalismi applicati dagli stati dell’attuale Europa. Esso è un modello di organizzazione ed articolazione interna del corpo economico, di relazioni sociali di dominio, di aspirazioni espansionistiche (la Lega Nord sta già facendo passi in questo senso), di configurazioni coercitive per disputarsi aree a spese di altri popoli e soprattutto di quelli più poveri e indifesi, il tutto basato sul neo liberalismo come pilastro ideologico politico ed economico. È il blocco capitalista che anima le aspirazioni della Lega Nord nella creazione della Repubblica della Padania e non la volontà di un autogoverno né il desiderio di autogestire i propri destini. Noi definiamo il progetto leghista come tutto il contrario del modello di liberazione nazionale e sociale rivendicato dalla sinistra patriottica. È per questo che non è possibile ritrovare requisiti di accesso ad un futuro, che ci parli di libertà e progresso, nella regione che s’intende seccessionare. La nostra solidarietà va, come sempre, agli uomini e alle donne della Padania, ai lavoratori e emarginati, giovani e oppressi ma non a progetti come quelli della Lega Nord. Herri Batasuna fu invitata al Convegno del 15 settembre, e la nostra decisione fu di non andarci.»
Novembre ‘96

Durante l’ultima puntata del nostro programma abbiamo avuto modo di ribadire il nostro sostegno elettorale all’unico candidato che ci pareva degno di essere votato: Nessuno. E infatti, a ben guardare, in Italia (ma anche in Europa) fino ad un po’ di tempo fa, per dare un segnale di forte intolleranza nei confronti della politica si dirottava il proprio voto verso componenti minoritarie e spesso radicali. Oggi il malcontento è evidentemente dimostrato da una percentuale di astensionismo elevatissima.

Detto questo, i risultati “ufficiali” delle elezioni ci importano e pure parecchio. In Italia si registra un’impennata del paradigma xenofobo della Lega, solo uno dei partiti neofascisti che in Europa fanno del regionalismo lo specchietto per le allodole di una politica razzista e inequivocabilmente di estrema destra.

Non ci stupisce, per quanto sia comunque allarmante, che in un periodo di vuoto politico colossale e di crisi economica queste formazioni populiste riescano facilmente a infiammare l’elettorato puntando il dito contro un capro espiatorio di volta in volta diverso (il nero, il rom, il musulmano, il clandestino e così via), addossandogli le colpe di una società capitalista accartocciata su se stessa, distraendo la gente da chi davvero la sfrutta e scatenando una vera e propria guerra tra poveri senza mai smettere di servire i propri padroni.

Ma cosa c’è sotto un risultato elettorale così sorprendente? Ci sono anni di normalizzazione di comportamenti razzisti, xenofobi, misogini e omofobi.

Dalla recente distribuzione davanti ad un mercato aretino di saponette anti-extracomunitario alla fantastica trovata del White Christmas in quel di Brescia lo scorso Natale, fino alle dichiarazioni di Borghezio che qualche anno fa chiedeva a gran voce la garrota per gli omosessuali. Trovate grottesche che smettono di essere ridicole nel momento in cui, non solo sono davvero prese in considerazione e in alcuni casi anche attuate, ma soprattutto quando trovano legittimazione negli assetti istituzionali e nel bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti tutti i giorni. Normalizzazione della xenofobia che, ci teniamo bene a specificarlo, è portata avanti sia da destra che da “sinistra” (basti pensare ad i manifesti del Pd che chiedevano in modo lapidario “Via i Rom da Ponticelli” [quartiere di Napoli]).

I telegiornali si trasformano, dunque, in rituali della paura. In Italia, del resto abbiamo sentito e letto migliaia di volte di come gli operai siano ormai sicuri di consegnare alla Lega il proprio voto, in quanto unico partito in grado di difendere i posti di lavoro dalla mano d’opera immigrata. Ovviamente non si tiene conto di due fattori. Il primo è che nessuno si è mai azzardato a dire il contrario, e il secondo è che nella piccola e media impresa il voto è spesso estorto o controllato dal padrone con il ricatto della crisi e delle cassa integrazioni.

Quest’ascesa dell’estrema destra, tuttavia, non trova spazio solo in Italia, è un fenomeno in preoccupante incremento in tutta Europa. Negli ultimi anni abbiamo, infatti, assistito all’emergere e all’affermarsi di partiti non immediatamente ascrivibili nell’alveo del neofascismo tout court per estetica, simbologia e fraseologia. È evidente però che queste formazioni politiche portano avanti posizioni esplicitamente reazionarie e che, contemporaneamente, lasciano proliferare nel proprio arcipelago, neofascisti di vari tipi, garantendogli copertura e supporto. Le campagne aperte contro i minareti in Svizzera o l’affermazione di realtà xenofobe in Olanda, sono esempi di questo fenomeno. Inoltre le campagne messe in piedi da organizzazioni chiaramente reazionarie e razziste, anche se non esplicitamente fasciste, costruiscono quell’humus sociale su cui i neofascisti possono tranquillamente attecchire, perché del tutto legittimati nella loro stessa esistenza e ragion d’essere. Citando l’intervista dei compagni di Solidaridad 3A rilasciata ad un blog di informazione, “il problema fondamentale non sono i quattro nazi, ma bensì un sistema politico-giudiziario come quello spagnolo che li difende e li appoggia”.

Partendo dalla Germania, in cui l’NPD si batte da anni su posizioni evidentemente filonaziste per un ritorno ad una Germania in pure mani tedesche, è possibile tracciare un itinerario dell’estrema destra da Berlino a Mosca, passando per Vienna, Amsterdam, Londra, Parigi, Budapest.

Basta un rapido sguardo d’insieme per capire che l’originalità non è esattamente il loro punto di forza: facendo leva su un sentimento nazionalista tirato fuori dal dimenticatoio della storia, si fanno portatori di idee violente e aggressive, autoidentificandosi come unici possibili salvatori di una patria in rovina in mani straniere.

Così se in Germania, in Austria e in Olanda, due paesi con un’elevatissima percentuale di cittadini di origine turca e musulmana, è facile puntare il dito contro i minareti e promettere che attraverso la loro eliminazione tutto tornerà a funzionare, così in Ungheria si rispolvera il passato di alleati nazisti e ci si scaglia contro i rom, rimpiangendo senza vergogna i tempi in cui li si poteva mandare nei lager.

L’NPD in Germania possiede moltissime proprietà in cui forma le sue leve in puro stile hitleriano, educandole all’odio di razza e all’ideologia nazista.

Alle ultime elezioni amministrative olandesi il Pvv, il partito neofascista e anti islamico, ha guadagnato addirittura due comuni, uno dei quali a trenta chilometri scarsi da Amsterdam, e si è reso protagonista di proposte folli (celebre la richiesta di bandire il corano).

In Inghilterra un sentimento da sempre latente di odio razziale contro gli immigrati indiani e pakistani, ormai anche di quarta o quinta generazione, è ultimamente esploso in una spirale di violenza anti islamica grazie al British National Party. Al suo fianco in questa lotta xenofoba c’è il piccolo ma sempre più influente English Defence League, ultimo nato di una florida stirpe di organizzazioni neofasciste. Anche qui, come in Olanda, l’estate scorsa il BNP alle elezioni europee ha ottenuto un successo straordinario, e con la prospettiva di un governo di coalizione sempre più probabile, è verosimile una sua affermazione alle elezioni generali di maggio.
Continuiamo con il nostro excursus nei centri del potere neofascista in Europa, e non possiamo non fare tappa in Francia. Anche qui il nemico è l’arabo, il musulmano, ma anche l’ebreo e lo zingaro. C’è da dire che Le Pen si è dato piuttosto da fare. Il Fronte Nazionale non è più una novità da tempo, né lo sono le percentuali improbabili che ottiene nelle sue province di riferimento (come un 30% ottenuto a Marsiglia pochi anni fa). Episodi di violenza razzista sono all’ordine del giorno in tutta la Francia, e le periodiche rivolte nelle Banlieue a causa delle insostenibili condizioni di vita diventano il pane quotidiano dell’informazione di massa per celebrare continuamente quella stessa liturgia del terrore di cui si parlava prima.

Mentre nella Penisola Iberica la xenofobia riprende antiche paure congenite al franchismo anche in aree dove la dittatura ebbe meno forza e maggiore opposizione. Nella ricca Catalogna la percentuale di immigrati musulmani è tra le più alte del paese. Qui la formazione Plataforma per Catalunya ha dato vita a una campagna xenofoba, che ha guadagnato forti consensi soprattutto tra i ceti medi. Questo movimento, nato di recente, ricalca la formula della Lega Nord: identità locale-odio per il diverso. Nel piccolo comune di Vic lo stesso governo cittadino, guidato da PSOE, CIU e ERC, ha recepito le proposte di Osep Anglada, leader di Plataforma per Catalunya. L’ayuntamento ha vietato di iscrivere nelle liste comunali gli immigrati illegali, questa iniziativa, di fatto, li priva di assistenza sanitaria e educazione primaria. La legge è stata, già, fermata dal governo nazionale per incostituzionalità. Il caso, però, appare un esempio pericoloso in un paese dove è forte il sentimento di appartenenza alla piccola patria.

In Ungheria il partito di estrema destra Jobbik registra in questi ultimi mesi una fortissima crescita, sottraendo porzioni rilevanti di consensi al partito Fidesz, il quale a sua volta, negli ultimi mesi si è attrezzato politicamente per “coprirsi” a destra. Ciononostante, la violentissima propaganda anti-rom di Jobbik al quale era tra l’altro legata la “milizia” Magyar Garda, sciolta d’imperio dalla Giustizia ungherese, sembra dare i propri frutti. Proprio l’11 aprile alle 19 si sono chiusi i seggi per le elezioni politiche in Ungheria. La vittoria della destra appare schiacciante, con una percentuale che sembra aggirarsi intorno al 56%, conferendo con ogni probabilità il titolo di premier a Viktor Orban. Per quanto riguarda l’estrema destra le prime stime sembrano conferire a Jobbik addirittura il 15%, superando, dunque, di gran lunga le aspettative che lo accreditavano intorno all’11%.

Ancora, il caso più terribile di ascesa di organizzazioni neofasciste e neonazista è probabilmente quello russo. Al disfacimento dell’URSS l’enorme arricchimento di pochi e l’improvviso impoverimento di quasi tutti ha spianato la strada al razzismo e all’odio. Il proliferare di gruppuscoli paramilitari che in tutto il paese aggrediscono, pestano e spesso uccidono impunemente antifascisti, ebrei e caucasici, rende la Russia il più grave degli esempi che abbiamo cercato di analizzare. Occorre evidenziare che, oltre alle poltrone della Duma occupate da rappresentanti di partiti schiettamente fascisti, è proprio il partito di Putin a proteggere le violenze naziste; non è un caso, infatti, che dopo l’omicidio di Ivan a Mosca i suoi compagni abbiano manifestato proprio davanti alla sede della componente giovanile del partito di Putin.

Senza dilungarci oltre, partendo dall’Italia, abbiamo quindi cercato di mettere in evidenza le similitudini di un fenomeno purtroppo in rapida diffusione in tutto il resto d’Europa. Continuiamo a combattere ogni forma di fascismo, di razzismo, di omofobia, nella consapevolezza del loro ruolo di servi, nella consapevolezza della nostra libertà.

Del resto come ha detto lo stesso Borghezio ad una conferenza di qualche anno fa in Provenza da Nissa Rebela (ovvero da quel Philippe Vardon che la giustizia d’Oltralpe ha già riconosciuto colpevole di istigazione all’odio razziale e di ricostituzione di partito fascista): “Occorre insistere molto sul lato regionalista del movimento. È un buon modo per non essere considerati immediatamente fascisti nostalgici, bensì come una nuova forza regionalista, cattolica, eccetera eccetera… ma dietro tutto ciò, siamo sempre gli stessi”.

12/4/2010

Posted in Generale.


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