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[Parma] Caso Bonsu: a processo otto agenti

Per poco non diventava un altro caso Aldrovandi o Cucchi. Hanno detto al padre che era “caduto”, e invece era stato pestato a sangue. Al pronto soccorso gli hanno dato una prognosi di 2 giorni, e invece poi è stato sottoposto a intervento chirurgico di rimozione frammenti ossei nella cavità orbitale. Agenti, medici persino un sindaco hanno mostrato di quale pasta sian fatte le istituzioni.

Il papà di Emmanuel in aula: “Quella sera mi è sembrato mezzo morto”
dalla Gazzetta di Parma

«Un occhio gonfio, la faccia cambiata, un modo di camminare diverso: mi sembrava mezzo morto». Così Alex Bonsu ha raccontato questa mattina il suo primo impatto con il figlio Emmanuel, nel comando della Polizia municipale, dopo essere stato avvertito dell’arresto del giovane.

«Mi accorsi che le ferite non erano quelle di chi cade a terra. Mi sembrava mezzo morto». È l’impressione che Emmanuel Bonsu, il giovane ghanese arrestato «per sbaglio» il 29 settembre 2008 durante un’operazione antidroga dei vigili urbani di Parma, fece a suo padre Alex subito dopo la cattura. A ricordarlo è stato il padre, sentito oggi nel processo in corso a Parma contro otto dei 10 agenti che avevano partecipato al fermo.

L’uomo ha raccontato di aver ricevuto una telefonata a casa la sera dell’arresto del figlio. «La persona che mi aveva chiamato mi spiegò che dovevo andare al comando per riprendere Emmanuel. Io non avevo capito bene quello che era successo. Per questo presi con me mio figlio Giosuè (all’epoca quindicenne, ndr) e mia moglie». Lì l’ispettrice capo Stefania Spotti (che il padre ha riconosciuto in aula) gli spiegò che «Emmanuel si era fatto male scappando nel corso dell’arresto, ma io mi accorsi che le ferite non erano quelle di chi cade a terra. Mi sembrava mezzo morto». Allora, chiese spiegazioni al figlio: «lui mi rispose che non era caduto, ma che lo avevano picchiato». A quel punto tra il genitore e gli agenti presenti nacque una discussione e l’uomo disse che sarebbe andato in fondo alla vicenda, annunciando una denuncia ai carabinieri. In effetti, dopo il passaggio al pronto soccorso, la famiglia Bonsu – ha ricostruito sempre il padre – andò dai carabinieri ma al citofono di emergenza non rispose nessuno, rinviando quindi la denuncia al giorno dopo.

In aula Alex Bonsu ha raccontato anche la visita che il sindaco di Parma Pietro Vignali gli fece a casa il pomeriggio del 24 dicembre 2008. «Per me il sindaco è come il padre di tutti – ha premesso – e fui contento che venisse in casa nostra. Mi disse di non fare troppo rumore e non speculare sulla vicenda». Ma, rispondendo a una domanda del legale del Comune di Parma, ha precisato: «Il sindaco non mi disse che dovevo smettere di difendere mio figlio e verificare quello che era successo». Poi ha aggiunto di non aver subito comportamenti razzisti da parte della gente a Parma ma di aver avuto qualche difficoltà dal giorno della denuncia. «Ci sono delle persone che si comportano benissimo con me e con la mia famiglia ma altre che, appena mi riconoscono, non mi trattano bene», ha concluso.

Prima di Bonsu c’è stata la testimonianza del dottor Alberto Beldrighi, consulente di parte civile. «Quando Emmanuel fu visitato al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore fu sottoposto a esami radiologici, anche al cranio – ha spiegato – Nonostante ciò la prognosi fu di soli due giorni, praticamente corrispondente a un granello di sabbia in un occhio». Durante l’arresto Emmanuel fu ferito all’occhio sinistro e successivamente è stato sottoposto a un’operazione maxillo-facciale per rimuovere alcuni frammenti di osso nella cavità orbitale. «Una prognosi, quella del pronto soccorso, ai limiti del falso», ha commentato il giudice Paolo Scippa. Beldrighi ha aggiunto che dal giorno dell’arresto Emmanuel «non è più lo stesso» e che «si è chiuso in se stesso e ha modificato radicalmente la propria vita in peggio».

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