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Nihil sub sole novum: neofascisti tra squadrismi e piagnisteo

Se si astrae dal contesto della lotta di classe, fascismo e antifascismo possono sembrare ideologie opposte collocate su uno stesso piano. Ma non è così.

Intanto, lo squadrismo fascista e neofascista ha sempre operato e opera in sinergia con gli apparati dello Stato e con le istanze di controllo del capitale. È quella collaborazione fra «squadrismo legale e illegale» di cui parlava Luigi Fabbri già nel 1921 fra le pagine della Controrivoluzione preventiva.

Non vi è solo quella fascistizzazione delle istituzioni repressive che in Italia, da più di dieci anni, fa un numero rilevante di morti e feriti solo per estro sadico e omicida: Bolzaneto, la Scuola Diaz, Carlo Giuliani, Marcello Lonzi, Federico Aldrovandi, Riccardo Rasman, Aldo Bianzino, Giuseppe Turrisi, Stefano Brunetti, Manuel Eliantonio, Stefano Frapporti, Francesco Mastrogiovanni, Stefano Cucchi…

Vi è anche quella complicità tra neofascisti, istituzioni e media per cui ogni aggressione squadrista, da tanti anni, risulta sempre e comunque una «rissa tra balordi». E, dopo le provocazioni e le violenze, gli aggrediti vengono di solito vessati anche dalla polizia.

Come è avvenuto a Napoli in questi giorni durante un presidio sotto la Prefettura in piazza Plebiscito, dove un gruppo di neofascisti – capeggiati da Salvatore Lezzi, noto neofascista di Forza Nuova, a processo nel 2003 per aver chiesto tangenti ai disoccupati delle cooperative, in combutta con camorristi – ha di fatto collaborato con la polizia nell’aggredire e disperdere un presidio di studenti. E, secondo il copione consueto, gli studenti fermati hanno subito nei locali della Prefettura intimidazioni fisiche e verbali e persino danneggiamenti agli effetti personali da parte delle forze dell’ordine.

Ma lo squadrismo effettivo dei neofascisti si coniuga a un continuo, mimetico piagnisteo vittimista. Ad esempio, secondo CasaPound qualche sera fa a Parma alcuni compagni avrebbero tentato un assalto alla loro sede.

Come abbiamo avuto modo di rilevare altre volte, il «discorso» dei turbofascisti di CasaPound cerca sempre di scimmiottare, di copiare in maniera goffa, i comunicati che si fanno quando gli aggressori sono i neofascisti. Anzi, tutta la loro azione si può ricomprendere in questo atteggiamento: il copiare dai movimenti antagonisti il linguaggio, il scimmiottarne le azioni, come per far credere di giocare sullo stesso piano.

Ma nonostante il grande ammontare di danari che spendono, il risultato è spesso una pantomima ridicola e la farsa viene subito smascherata: la copia, per quanto accurata, la finzione, per quanto ben recitata, non risulta mai convincente. E la recita del vittimismo, come le palline nelle fontane o i parchimetri incappucciati, diventa l’ennesimo espediente per strappare un istante d’attenzione sui media di regime (d’altro canto sono bravini a fare le vittime: per Parma vedi 1, 2, 3, 4, 5).

Occorre allora ribadire il carattere «incomparabile» dell’antifascismo. Qualsiasi lettura del conflitto tra fascismo e antifascismo in termini di dicotomia è semplicemente errata e non fa meraviglia che i militi di CasaPound cerchino incessantemente di accreditarla.

Non si tratta di termini antitetici – che sottintenderebbero una sorta di equivalenza con il segno invertito, – ma da un lato il fascismo promuove una cultura basata sul «vuoto» e sul mito della «purezza», dall’altro il mondo dell’antifascismo si compone di culture ibride, degeneri, nomadi, plurali, rizomatiche, insieme demolitrici e creative, autenticamente ribelli e rivoluzionarie.

Proprio il mito della «purezza», per cui ogni «diversità» o pluralismo appare aggressivo e da distruggere, alimenta la contraddizione fondamentale e permanente tra le parole e le azioni dei neofascisti: tanto più il loro discorso è vittimistico – ed è la stessa macchina mitologica della destra che ha il suo motore nel vittimismo – quanto più le loro azioni sono aggressioni brutali e violente.

Nonostante CasaPound si dichiari del «terzo millennio», il suo «discorso» è sempre quello ripetitivo e sempre uguale di tutti i neofascismi, così come sempre le stesse sono le loro azioni di squadristi «illegali» al fianco dello squadrismo «legale» dei poteri repressivi.

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