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[FE] Mega-flop di Forza Nuova

A Ferrara flop comico dei neonazisti di Forza Nuova che portano in piazza xenofobia e familismo. Ottanta camerati provenienti da Treviso, Verona, Rovigo, la Romagna, le Marche e Bologna, con il solito supporto della Questura… Ecco la spassosa cronaca della «Nuova Ferrara»:

Destra anti-immigrati nella piazza vuota

Ottanta persone in corteo, l’unica scaramuccia è tra manifestanti sul dopo Fiuggi. Fatta spostare un’isolata contestatrice


Un pezzo di città a singhiozzo per tre ore, con via Darsena, un tratto di via Bologna e via Kennedy interdette a tratti tra le 15.30 e le 18, residenti che tornavano a casa con le sportine della spesa a mano («nessuno ci ha avvertiti»), bus deviati e diversi negozi con le serrande abbassate in una piazza Kennedy quasi deserta. E’ stato questo l’effetto più evidente della manifestazione anti-immigrazione di Forza Nuova, la prima iniziativa politica di estrema destra in città a memoria d’uomo. La Questura voleva evitare problemi con i manifestanti, un’ottantina provenienti da Treviso, Verona, Rovigo, la Romagna, le Marche e Bologna, diversi dei quali si erano persi per la città e che erano comunque eguagliati come numero da forze dell’ordine rinforzate da reparti della Celere. Il risultato è stato centrato, visto che il momento di maggior «tensione» è stata la scaramuccia tra… invitati al corteo, un paio di esponenti di Fiamma tricolore e La Destra dissidenti, ora Movimento identità nazionale, che si sono presi a male parole al concentramento ex Mof, «servo dei partiti», «zitti voi che dopo Fiuggi siete rimasti dentro». Dopo le scuse, è proseguito il tentativo di riunificazione degli spezzoni della destra, che era lo scopo collaterale del corteo come ha spiegato il segretario provinciale Fn, Massimo Piana.

Per il resto, si registrano solo scambi d’opinione al volo («mo lasa lì…» e risposta colorita) tra cittadini in bicicletta e l’ala ferrarese del corteo, e la contestazione silenziosa di una ragazza con il viso dipinto di bianco. Ha cercato di piazzare sull’acciottolato di via Donatori di sangue, sotto gli striscioni anti-immigrati, due cartelli con su scritto «Siamo tutti cittadini del mondo» e «L’homo sapiens è partito dall’Africa»; la Digos le ha chiesto di spostarsi, per evitare ogni grana, lei ha abbozzato un po’ malvolentieri, «hanno fatto finire il corteo proprio davanti alla sede dei Cittadini del mondo» ha poi detto per esprimere il suo disagio. In realtà, la richiesta iniziale di Fn era di proseguire fino a piazza Savonarola, la trattativa con la Questura ha poi partorito un tragitto più esterno ma qualcuno tra gli organizzatori non lo aveva capito, se è vero che ad un certo punto lo speaker ha detto al megafono «il corteo non ha potuto completare il percorso per la presenza in centro di elementi antagonisti…». Non era così, gli hanno spiegato i suoi, e la protesta è finita lì.

Contenuti politici? Pochini, slogan e striscioni a parte. «No allo ius soli, Inghilterra e Francia che l’avevano introdotto l’hanno stracciato» è il refrain ripetuto per l’intero corteo, nel corso del quale è stato ignorato il ministro Cecile Kyenge, responsabile della proposta di cittadinanza agli immigrati che nascono qui e di quella per l’abolizione del reato di clandestinità. «Contro banche e finanza mondiale, moneta nazionale» e «Europa agli europei» gli slogan di respiro internazionale; «Casa e lavoro non ce l’abbiamo noi, non ce l’avranno loro» il refrain domestico. Tra gli striscioni, da segnalare «Can che abbaia… poco cotto» con un cuoco cinese in primo piano. Nel comizio conclusivo, di fronte al banchetto di Porta Paola, le attuali politiche per l’immigrazione sono state fatte risalire «alla legge sull’aborto del ’78, che è costata 5 milioni di vite: proprio gli attuali immigrati».

Stefano Ciervo

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