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Ipocrisie di governo e segreto di Stato

Oggi il governo ha tolto il segreto di Stato sulla documentazione relativa a otto grandi stragi che costituiscono una «macchia oscura» sullo Stato stesso e sui centri di potere che lo governano.

Ora la definiscono «operazione di trasparenza», qualche anno fa la chiamavano «memoria condivisa», ma non è difficile riconoscere sempre la stessa tecnica manipolatoria, ipocrita e revisionista.

Sono passati ormai dieci anni da quando, l’1 agosto 2004, una «legge», la n. 124, avrebbe dovuto modificare la disciplina che governa il segreto di Stato e l’accesso agli archivi «ripuliti» consentendo il libero accesso a cittadini e studiosi.

Ci hanno messo dieci anni per firmare le misure applicative della «legge» n. 124, forse perché c’era molto da ripulire…

E poi, nel 2011, il Tar ha stabilito che per richiedere un documento segreto (e in quanto tale sconosciuto al richiedente) occorre fornirne data e numero di protocollo perché altrimenti si costringerebbe «l’amministrazione a una complessa attività di elaborazione, ricostruzione e incrocio di una rilevante mole di informazioni, al fine di estrapolare da un corpo di documenti quelli, solo presumibilmente, corrispondenti all’interesse dell’istante».

Fatta la legge, trovato l’inganno. E intanto da anni si mette il segreto di Stato un po’ su tutto: il traffico di armi, gli appalti pubblici, persino la ’ndrangheta lumbard

Non c’ è memoria possibile senza lotta di liberazione!

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