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Pedagogia neofascista

È una strategia distintiva dei gruppi neofascisti e neonazisti quella di puntare sull’educazione all’odio e alla violenza di giovani e giovanissimi.

A Napoli, alcuni militanti di CasaPound progettavano pestaggi e attentati antisemiti e indottrinavano i ragazzini con il Mein Kampf di Hitler spiegando loro di non parlarne con nessuno e di non manifestare all’esterno posizioni antisemite.

A Roma, dalle sedi di Forza Nuova tappezzate da bandiere con croci celtiche e da poster inneggianti al Duce, partivano i raid razzisti di ragazzini chiamati «Bangla Tour».

In Grecia, anche i militi di Alba Dorata hanno indotto adolescenti e ragazzini a partecipare ad assalti violenti e pestaggi soprattutto contro migranti.

In provincia di Lucca un gruppo di neonazisti fra i 20 e i 26 anni ha seminato il terrore tra i coetanei della Mediavalle e della Garfagnana, tra maggio e novembre del 2013. Le aggressioni hanno seguito sempre un rituale ben preciso. In feste o luoghi affollati veniva scelta una vittima per il suo aspetto o modo di vestire, e poi provocata. Uno solo si faceva avanti mentre gli altri accerchiavano il malcapitato che non appena voltava le spalle veniva colpito alla testa. Le violenze sono andate via via divenendo sempre più gravi, da qualche escoriazione fino a 40 giorni di prognosi, con frattura del setto nasale per due ragazzi di 26 e 29 anni.

Nella metropolitana di Torino sei giovanissimi neofascisti hanno accoltellato un 27enne. Anche in questo caso il rituale dell’aggressione è molto simile: l’uomo, identificato dagli aggressori come antifascista in base al vestiario, è stato dapprima insultato e provocato, poi seguito quando è sceso e qui picchiato e colpito con un colpo di coltello al petto che ha lacerato il polmone. Tra i neofascisti, un solo maggiorenne, di 18 anni.

Non ci vuol molto a capire che si tratta di una tecnica di manipolazione della gioventù promossa da gruppi e organizzazioni dell’estrema destra.

Affiggono striscioni con scritto «Italiani per sangue», chiedono una firma contro lo Ius soli, ma quello a cui pensano sono sempre i soliti pestaggi razzisti, le solite «ronde» e squadrette di prepotenti che si credono superiori per stirpe.

Per questo a Bologna noi non vogliamo neppure l’ombra di una sede di neofascisti o di un banchetto di neonazisti. Perché cominciano con una raccolta firme e poi passano alla propaganda razzista, ai raid, alle piccole squadrette

Ora la Questura di Bologna ha autorizzato l’ennesima istigazione all’odio razziale di Forza Nuova che ha tenuto un suo sordido comizietto xenofobo in Piazza Capitini.

Nessuno spazio ai neofascisti! Non passeranno!

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