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[BO] Ops! «inquadramento concettualmente erroneo della materia oggetto di indagine»…

Certo per Bonacini & Co. non ci sarà alcun «inquadramento concettualmente erroneo della materia oggetto di indagine». È un «inquadramento» che gli inquirenti non riservano mai a chi è gradito ai centri di potere.

Ma è questa invece la formula con cui il Tribunale di Bologna ha definito la lunga persecuzione giudiziaria contro gli anarchici di Fuoriluogo. Spediti in carcere, esposti costantemente in illustri gogne mediatiche con tanto di foto, privati illegittimamente di una sede pubblica, e tutto ciò dopo quasi un decennio di pedinamenti, intercettazioni, controlli, fermi, soprusi…

Pare, secondo i giudici, che gli inquirenti abbiano «trascurato di soppesare adeguatamente l’esito invero modesto delle risultanze acquisite nel corso delle indagini». Infatti gli «episodi delittuosi si riducono a ben poca cosa». E l’esito della mole enorme di intercettazioni telefoniche e ambientali «è di scarsissima rilevanza». Anzi, «raramente accade di leggere trascrizioni di così scarsa rilevanza probatoria».

Anche il circolo Fuoriluogo, chiuso con metodo fascista dall’autorità di polizia come covo di una pericolosa associazione a delinquere, si sapeva benissimo fin dal principio che era un luogo di dibattito e di idee: «Già in fase di indagine è apparso palese che il centro spazio di documentazione Fuoriluogo svolgesse una serie di attività latu sensu politico-culturali, quindi costituisse, sotto tale profilo, espressione del diritto di associarsi tra più persone per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale, diritto espressamente tutelato dall’art.18 della Costituzione».

Ma il fatto gravissimo della chiusura di una sede di dibattito politico non sollevò allora la minima perplessità.

Adesso tutti i giornali borghesi danno la notizia di questo «inquadramento concettualmente erroneo» (Carlino, Repubblica, Corriere), ma solo pochi mesi fa erano in prima fila a trascrivere veline di Questura e a confezionare calunnie per fiancheggiare le montature dell’accusa.

È un uso intimidatorio e vendicativo delle leggi e dei media che va crescendo nell’Italia sempre più autoritaria delle «grandi intese». E basti segnalare il caso inquietante dell’arresto di Nunzio D’Erme e Marco Bucci per un parapiglia con fascisti e integralisti omofobi di Militia Chirsti. Vedi Popoff e Zic.

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