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Estrema destra e jihadismo

Sui giornali borghesi ogni tanto si legge che i convertiti europei all’islamismo integralista e allo jihadismo uscirebbero dalle fila dell’estremismo neofascista o comunista giacché gli uni e gli altri vedrebbero nei «sistemi democratici» solo la maschera ipocrita di trame politiche e complotti finanziari ai danni della «salute» dei popoli.

Con la loro solita vocazione al depistaggio, i «servizi segreti» italiani hanno addirittura favoleggiato di antiche cellule di brigatisti in sonno ora convertite alla Jihad…

Ma nel Novecento l’integralismo islamista e lo jihadismo si sono alimentati solo e sempre delle «controculture» dell’estrema destra. Almeno sin dai tempi di Hitler che aveva allestito un corpo di SS musulmane reclutate dal Gran Muftì di Gerusalemme.

Nel 2002 il Mein Kampf di Hitler era terzo nelle classifiche dei libri più letti in Turchia proprio quando era stato appena eletto Recep Tayyip Erdoğan, leader del partito della destra islamica AKP.

Secondo la «Frankfurter Allgemeine Zeitung» l’ISIS utilizza un provider di posta elettronica gestito dai neonazisti tedeschi. I server di questo provider si trovano negli Stati Uniti, e sono stati collocati in Stati che non perseguono opinioni razziste.

In Spagna, Diego José Frias Álvarez, militante del neonazista Movimiento Social Republicano (MSR), pare facesse parte del gruppo «Fratellanza Islamica per la Predicazione della Jihad», guidato dal barbiere di Granada Antonio Sáez Martínez. Progettavano diversi attentati in Catalogna, contro sinagoghe, attività commerciali di ebrei e il Parlamento catalano.

Tra gli jihadisti e islamisti italiani non è difficile trovare transfughi dell’estrema destra. È il caso di Giuliano Ibrahim Delnevo morto a 24 anni nel 2013 combattendo in Siria: era di formazione neofascista e aveva frequentato la sede genovese del «Fronte Nazionale». E di estrema destra è un altro convertito come Umar Andrea Lazzaro (cfr. L. Vidino, Il jihadismo autoctono in Italia, Milano, ISPI, 2014, pp. 70-76).

È un fatto che nei conflitti internazionali il neofascismo e il neonazismo si sono schierati spesso e volentieri da entrambe le parti perché quel che interessa loro è la «purificazione» attraverso la violenza.

Dinanzi alle guerre degli ultimi anni, la destra neofascista e neonazista si è sempre divisa tra «filoccidentale» e «antioccidentale»: dall’occupazione dell’Afganistan alla prima guerra del Golfo nel 1991, dalla guerra contro la Jugoslavia nel 1999 fino all’aggressione all’Iraq nel 2003, e ora al conflitto in Ucraina.

Del resto guerra, autoritarismi e integralismi si rafforzano a vicenda. C’è un American ISIS e ci sono persino degli integralisti buddisti che sostengano la loro supremazia di razza.

Poi ci sono le nuove norme in materia di antiterrorismo con l’ampliamento delle «garanzie funzionali» per gli agenti dei «servizi segreti», ovviamente «escludendo la punibilità di una serie di condotte»…

L’aut aut è chiaro. O si rovescia l’esistente muovendo guerra alla guerra e all’oppressione, oppure non ci sarà né futuro né felicità per nessuno.

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