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[Ravenna] Ampia mobilitazione contro Forza Nuova

Sabato 18 aprile 2015 a Ravenna, una nuvolosa piazza del Popolo ha vissuto una, oramai rarissima, partecipazione politica spontanea e autorganizzata contro il presidio di un partito neonazista come Forza Nuova, in piazza per vanverare le sue grottesche opinioni, ad una settimana dalla ricorrenza della Liberazione.

All’inizio del presidio diverse persone, associazioni, riscoperti antifascisti e solidali si sono trovati spontaneamente per occupare la piazza e gridare la loro protesta contro la presenza dei neonazisti in città. In molti non possono accettare un partito che si richiama a una «resistenza identitaria» per porre una diversificazione dei diritti in base alla cittadinanza, nello scellerato tentativo di creare un apartheid tra immigrati e cittadini italiani.

Questi discorsi sono inaccettabili poiché offendono l’intelligenza e la dignità umana e non è possibile ignorarli. Così è stato boicottato il presidio neonazista «legalmente concesso» occupando abusivamente uno spazio pubblico. E tanta gente ha infranto gli ordini della Questura per prendere parte alla mobilitazione diretta in piazza.

Attraverso cori, fischi e slogan il presidio è stato messo a tacere. E ciò nonostante il fatto che i neonazisti fossero difesi da quattro blindati antisommossa, da tutto il reparto DIGOS e ROS, senza contare i vari carabinieri, poliziotti e vigili urbani attenti a sorvegliare la zona.

Ovviamente tutto s’è svolto senza incidenti (sempre che un uovo caduto dal cielo non possa venir chiamato “incidente”, ma al massimo “miracolo”!).

Quella mobilitazione ha voluto ribadire che la cultura è in continuo cambiamento e che lo striscione forzanuovista «resistenza identitaria» è solo una tetra provocazione senza alcun senso.

Oggi che quasi tutta l’umanità si riversa in città strutturate e regolamentate su scala globale, che le culture e la produzione devono seguire standard internazionali, la «cultura nazionale» e le «tradizioni popolari» sono una menzogna buona solo per i turisti, i nostalgici e gli imprenditori del tempo libero.

Oggi la «cultura» istituzionalizzata mistifica il passato per celebrarlo e lo celebra soltanto per mantenere il proprio dominio sul presente. Ma la cultura deve essere rottura dell’esistente, deve raccontare il mondo per rovesciarlo e costruire per tutte e tutti un futuro diverso.

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