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Partito della Nazione o stato di polizia?

Continua la mutazione del PD. In una regione «rossa» come le Marche era in lista l’ex sindaco di Fermo, Saturnino Di Ruscio (ex An, poi berlusconiano, tosiano e infine approdato all’Udc). Nel 70esimo della Liberazione ha condiviso su Facebook il post di stampo fascista «Io non festeggio» con annesse contumelie contro «sciacalli e traditori della Patria».

Dinanzi alla cattiva pubblicità lo hanno messo da parte, ma quando lo avevano accolto nelle liste del centrosinistra non ignoravano certo che fosse un fascista…

Che vi sia una convergenza crescente di tutta la politica istituzionale all’ombra di un univoco «stato di polizia» lo mostra anche, per restare alle Marche, la candidatura nel centrodestra del governatore uscente di centrosinistra, Gianmario Spacca.

Ma al di sotto del trasformismo, del revisionismo e del razzismo delle istituzioni vi è poi un’attività capillare, incessante di disciplinamento sociale che sanziona chi protesta o non si allinea.

Oggi le questure su indicazione della polizia politica impongono misure quali il divieto di dimora, il foglio di via o l’avviso orale senza nemmeno più passare per un tribunale, ma con la discrezionalità tipica di uno «stato di polizia».

E se hai l’aria vagamente non «italica» in una città «rossa» come Bologna puoi finire intimidito, perquisito, insultato, picchiato, azzannato, ammanettato persino sugli autobus, anzi soprattutto sugli autobus.

Qualche scusa, qualche imbarazzo se la cosa viene fuori, e poi tutto come prima…

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