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[Forlì] sab 12 dic h.15: giornata in piazza contro le politiche della paura

In momenti come questi dove la guerra è ovunque ed è più palpabile che mai, un analisi della situazione con un occhio attento alla storia può servirci a disinnescare vecchi tranelli del potere.

Che gli Stati sbraitino di terrorismo quando sono essi stessi che si fondano sul terrore e sulla sopraffazione è una ben assodata contraddizione.

Nell’anniversario della strage di Piazza Fontana a Forlì si terrà un momento di incontro in strada, tra chi ha condiviso la piazza nelle iniziative antifasciste che hanno impedito ai nazifascisti di avere agibilità politica in città!!

Piazza Saffi, incrocio Corso Diaz, dalle 15:00! Porta quello che vorresti trovare. Troverai musica, bevande calde, materiale info!

Qui la locandina.

Quello che segue è invece il testo del pieghevole per avviare una riflessione collettiva sulle politiche del terrore e dell’emergenza:

Sui fatti di Parigi

Terroristi e terrorizzati

Quando succedono cose come quelle successe a Parigi il 13 novembre scorso, sai che il tuo mondo cambierà. Lo sai non perché tutti i telegiornali improvvisamente parlano di quello, o perché i capi di stato con le loro grasse facce da assassini in giacca-e-cravatta fanno proclami solenni alle nazioni, lo sai perché senti la paura nell’aria.

La paura sembra essere l’ultimo sentimento umano che gli individui riescono ancora a condividere nell’occidente fatto di metropoli e ultratecnologia. La paura è un modo di governare. Lo sanno bene gli sbirri che minacciano di botte e denunce al primo sussulto di resistenza che incontrano in un controllo documenti per strada. La paura collettiva, dilagante assume i tratti di un cappio sociale che sovrasta tutti, il cui capo è ben stretto nelle mani dello Stato.

Il terrore

Dopo l’11 settembre 2001 la «guerra al terrorismo» è divenuta la carta bianca dei potenti d’occidente per sottomettere ogni altro da loro sul pianeta terra: il cappio a soffocare tutto, nel silenzio della paura che invoca protezione ad ogni costo. Però, prima di questo dilagare di terrorismo islamico e contro terrorismo occidentale, il terrorismo in Italia per molti era quello legato allo stragismo di stato.

Piazza Fontana (12/12/1969), Piazza della Loggia, Stazione di Bologna, Italicus, Uno bianca, Gladio, solo per citare alcuni esempi italiani tragici e famosi. Ad Ankara, Turchia, il 10 ottobre scorso due bombe fatte esplodere dagli uomini di Erdogan in un corteo per la pace fanno 128 morti (stesso numero di morti di Parigi, ma ben diversa reazione…), la polizia antisommossa, dopo le esplosioni, caricherà il corteo e pesterà nel panico generale i feriti.

Il terrorismo è una pratica vecchia come lo stato: disseminare il panico spargendo sangue e proporsi come garante della sicurezza nazionale. In cambio? Obbedienza. Il terrore questa volta lo scatenano non gli Stati stessi contro i propri sudditi, ma alcuni infuriati che voglio «farvi quello che voi ci fate in Siria», così come dalle parole di uno degli attentatori del Bataclan. Per lo Stato poco cambia, prende la palla al balzo e legifera sul panico endemico.

L’eccezionale diventa regola

Il clima di terrore oggi per noi occidentali non è più però alimentato dai corpi maciullati per strada, questi li vedono in Siria, in Afghanistan, in Iraq, in Palestina, in Turchia, in Libia, in Libano, tutti paesi dove gli stati occidentali fanno la guerra per garantire la prosecuzione del proprio stile di vita basato sul dominio.

Il nostro clima di terrore quotidiano si alimenta con atrocità virtuali buttate sullo schermo, per questo i morti veri, le pallottole vere (le stesse che produciamo nelle fabbriche europee e poi vengono sparate in Medioriente) hanno riacceso i sentimenti veri, facendo tacere anche quel briciolo residuo pacifismo cittadinista che albergava più nei post dei social network che in una reale opposizione.

E su quella paura della società televisiva gli Stati impongono per difenderci dall’indifendibile leggi speciali per arginare l’emergenza. In Francia c’è già il coprifuoco a Saint Denis: se esci per strada dopo le 22:00 ti arrestano. I protocolli di sicurezza per il Giubileo a Roma hanno dato il via in Italia a quelle che saranno una serie di nuove misure repressive in chiave antiterroristica che nei fatti colpiranno la libertà di ciascun* di noi, sempre e per sempre.

Come per ogni altro caso analogo infatti (vedi Patriot Act post 11 settembre negli USA o l’operazione strade sicure del 2008 in Italia) l’eccezionalità del momento verrà protratta indefinitamente sotto la minaccia costante del prossimo attacco. Nessuno è al sicuro, più lo si ripete più ci si crede, più ci si crede più si invoca sicurezza. E più sicurezza vuol dire più polizia e militari, ipertecnologia di controllo totale; più sicurezza vuol dire più stato di assedio. Più guerra. L’emergenza, come la crisi non è più l’eccezione, è la straordinarietà che si impone come prassi in un contesto dove ogni amenità si normalizza nel giro di poche ore. E ci si abitua.

Nel deserto della paura, gli avvoltoi con la bandiera…

La Francia come risposta immediata ai morti di Parigi fa piovere bombe sulla Siria e chiude le frontiere. Si comporta come uno stato in guerra e dichiara di esserlo: una sincerità eloquente dopo un decennio di massacri per «scopi umanitari». Il paese è in guerra, l’Unione europea tutta che di quel paese è alleata è in guerra e in guerra devi scegliere da che parte stare. In questo caso facendo fede alle semplificazioni da derby giornalistico, o stai con l’occidente o stai con l’ISIS. «Dalla parte dell’Italia» si sente gridare nelle strade dai fascisti e razzisti che stanno montando di arroganza e consensi in tutto lo stivale.

I fascisti del terzo millennio o i leghisti di Salvini che hanno oramai assunto i tratti di un vero e proprio partito ultranazionalista e cristiano-cattolico sono i crociati anti-islam che gettano e getteranno benzina sul fuoco della caccia all’immigrato. La guerra tra civiltà è in realtà il ben più spicciolo odio razziale xenofobo e la violenza dei servi frustrati scagliata contro i più deboli di loro.

I fascisti innalzano inni patriottici e sognano nuovi forni crematori, incendi di campi rom e assalti alle moschee, in questo razzismo militante si incanala la rabbia spaventata di quanti, attraverso il fanatismo protettivo della patria si sentono di appartenere a qualcosa. In guerra si polarizzano e si accentuano le divisioni in chiave dogmatica ed escludente. Il fanatismo made in Italy trova nei fascisti dei molteplici schieramenti, partitici e non, un’avanguardia pronta a erigersi guida del popolo, per la salvezza nazionale. Ovviamente non sono il potere, la ricchezza, la guerra, il colonialismo e il suo sfruttamento che, nella mente del terrorizzato, causano il terrorismo, ma la provenienza e il colore della pelle di chi lo esercita.

Non cadere nella trappola

L’ascendente che ha l’ISIS su individui di mezzo mondo non è certo spiegabile coi video su youtube o con la carta del «fanatismo religioso»: lo schierarsi con l’Isis, abbracciando dettami per noi aberranti, ma facendolo di certo con una determinazione fuori dal comune, sembra spiegabile con la ricerca di una pienezza esistenziale che un mondo di cose, falsità e vuoto etico non fa che negare quotidianamente.

Il mondo occidentale nega la vita e la sua passionalità. Le sostituisce con oggetti che puoi produrre e oggetti che devi comprare. In questo momento storico dove la crisi permanente ci ha abituati alla miseria e alla famelica gara di «tutti i poveri contro tutti gli alti poveri per aspirare al benessere dei ricchi», ci mancava davvero solo un pretesto imponente per scatenare la guerra sociale, ma non in chiave classista, ma razzista.

Le parole potranno essere passate di moda, ma la realtà è immutata: esistono coloro (sempre di meno) che dominano e coloro (sempre di più) che vengono dominati. Nel mezzo una miriade di schifose strutture e intermediari che fanno in modo che lo status quo non cambi (sbirri, leggi, informazione etc.). Se è vero che gli atti di Parigi hanno scatenato ondate di emotività sepolta, vogliamo far sì che i sentimenti che si esprimono non siano di paura, di diffidenza, di abbandono alle mani dell’autorità o di cattiveria nei confronti del capro espiatorio, ma di solidarietà tra sfruttati contro le guerre dell’occidente, di lucida presa di coscienza che il terrore è la vita a cui l’occidente condanna miliardi di vite ogni giorno, in tutto il mondo.

La Nato, l’Unione europea, le industrie belliche, i governi degli stati occidentali sono i mandanti della strage di Parigi, coltivando nel cuore di chi hanno sfruttato e bombardato per anni l’odio per tutta la gente di questa parte di mondo.

Contro le guerre dell’occidente in tutto il mondo e contro la guerra tra poveri nei paesi in cui viviamo; contro gli stati e il loro terrorismo, contro i fascisti e la loro propaganda di odio.

Affinché il sogno di un mondo altro non muoia nella miseria esistenziale, nella paura, nelle braci degli ultimi roghi di streghe.

Anarchiche e anarchici

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