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Giudici e poliziotti a difesa di CasaPound

È di pochi giorni fa la sentenza del Tribunale di Roma relativa al processo intentato contro CasaPound dalla figlia di Ezra Pound, Mary De Rachewiltz, per appropriazione indebita del nome del padre e poeta. Il giudice, tal dott.ssa Daniela Bianchini, ha dichiarato infatti che «il nome di “CasaPound” è diverso e autonomo rispetto al nome “Ezra Pound”», e che «l’associazione in quanto tale opera in modo del tutto legittimo», «né ha in alcun modo legittimato l’uso della violenza sotto il nome del poeta Pound».

Il giudice dichiara ciò citando la nota informativa fornita in allegato dall’avvocato difensore di CasaPound, Domenico Di Tullio, e firmata dal Prefetto della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione Mario Papa in data 11 aprile 2015, nella quale i militanti di CasaPound sono descritti come bravi ragazzi desiderosi di promuovere «una rivalutazione degli aspetti innovativi e di promozione sociale del Ventennio», grazie ad «un impegno a tutela delle fasce deboli», e dove le violenze di cui si sono negli anni resi protagonisti, sembrano dovute al «cosiddetto antifascismo militante» che «non riconosce il diritto all’agibilità politica a CasaPound».

Probabilmente non solo il Prefetto Mario Papa, ma anche il Giudice Bianchini erano già in settimana bianca quando il 13 dicembre 2011 il militante di CasaPound Gianluca Casseri uccise due lavoratori senegalesi a Firenze e ne ferì altri tre; oppure erano già in spiaggia quando, a luglio 2014, i militanti di CasaPound accolsero i richiedenti asilo a Roma a suon di pietre contro il bus; o non sappiamo immaginare dove fossero, quando a Cremona altri militanti di CasaPound mandarono in coma il compagno Emilio, in prognosi in ospedale per 50 giorni, e poi potremmo continuare, da Piazza Navona nel 2008 fino a Tor Sapienza nel 2014. Ma probabilmente non importa dove erano né dove stanno tutti i giorni, quando i fascisti di CasaPound diventano «bravi ragazzi», invece che semplici «squadristi», come loro stessi si sono definiti più volte, inneggiando al mito dello «squadrismo mediatico» ogni volta che una delle loro incursioni violente doveva essere trasformata e attualizzata per questa società spettacolarizzata.

Quello che ci importa però è che, come fu un tempo, ancora oggi i fascisti non sono da soli, bensì accompagnati e custoditi da istituzioni di tutti i livelli. Era Renzi sindaco di Firenze all’epoca di Casseri e ricordiamo bene la sua presa di posizione al riguardo. E oggi giudici e polizia ci dicono che sono «bravi ragazzi», mentre sull’agenzia di stampa Adnkronos vengono direttamente riportate solo le parole di Iannone e Di Tullio, senza dare voce alcuna a chi si è imbattuto nella violenza squadrista di CasaPound.

Nulla di nuovo. Luigi Fabbri nel 1922 scriveva le stesse cose: «i fascisti veri e propri, col distintivo all’occhiello, sono relativamente pochi; ma è la solidarietà, l’aiuto diretto e indiretto, la complicità mal dissimulata di tutte le varie forze di conservazione sociale che li rende forti».

La battaglia continua.

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