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[S. Pietro in Casale] Poggetto: fuori i fascisti dalle scuole elementari!

Domani, martedì 20 giugno, si terrà un presidio lanciato dai Cobas alle h. 11 davanti all’Ufficio Scolastico Regionale (via de’ Castagnoli, 1), per chiedere alla Direzione di prendere una posizione netta «in favore della libertà d’insegnamento e la solidarietà concreta verso le maestre di San Pietro in Casale e le/i docenti che in Emilia Romagna sono oggetto di continue intimidazioni a causa della loro didattica aperta e inclusiva».

Nelle ultime settimane, infatti, si sono svolti gli atti di un incredibile quanto squallido teatrino; il luogo è Poggetto, una frazione di S. Pietro in Casale (Bologna, Unione dei Comuni Reno-Galliera), e precisamente la scuola elementare «G. Rodari».

Il 26 maggio IlGiornale.it pubblica una notizia di un presunto «matrimonio gay» fatto «celebrare» dalle maestre di una classe elementare fra due bimbi, notizia ripresa da diversi organi di stampa cattolica ma subito smentita ufficialmente; l’articolo è a tratti delirante, non a caso riporta perfino le parole di Galeazzo Bignami, accorso per approfittare del momento di visibilità. Le maestre e la Dirigente dell’Istituto Comprensivo rispondono con due note al giornale riferendo la vergognosa falsità dell’accusa, mossa da alcuni genitori e strumentalizzata per veicolare il pensiero omofobo.

Nonostante le smentite della notizia, però, Forza Nuova non perde l’occasione e sfrutta il caso per fare propaganda «contro l’ideologia gender» – che come si sa non esiste. Alla mattina i bambini e le maestre della scuola si trovano uno striscione appeso al cancello con scritto «La vostra cultura è contro natura».

La violenza del gesto di affiggere uno striscione fascista in una scuola elementare è pari all’ignoranza delle parole utilizzate. Violenza perché i bambini vengono direttamente coinvolti, sia perché non avrebbero potuto non vedere l’enorme striscione sia perché quel «vostra» rivolge il messaggio anche a loro; ignoranza perché chiunque abbia due dita di cervello saprà che parlare di «natura» nell’epoca contemporanea è quantomeno impreciso e anacronistico.

Ma non solo: sostenere che i comportamenti non eterosessuati siano «contro natura» è anche un errore clamoroso: centinaia di specie animali condividono pratiche omoerotiche e perfino omogenitoriali, soprattutto fra le scimmie antropomorfe, ma solo la specie umana conosce l’omofobia e il patriarcato, manifestazioni decisamente culturali e poco naturali.

Quindi, a rigor di logica, se proprio volessimo utilizzare quegli stessi concetti – ridotti dai fascisti a mezzi per naturalizzare l’ideologia del dominio e dell’oppressione – è la cultura fascista e omo-trans-fobica ad essere contro natura poiché non riconosce la legittimità di ogni forma di desiderio, valorizzando esclusivamente la «famiglia tradizionale» e demonizzando le scelte libere. All’interno delle realtà fasciste come Forza Nuova o CasaPound – è sempre bene ricordarlo – la stragrande maggioranza dei componenti sono maschi bianchi eterosessuali cattolici e piccolo-borghesi, per i quali il genere femminile va protetto in quanto debole e ricopre il ruolo – come in epoca fascista – di «angelo del focolare»: le donne sono per essi «naturalmente» portate alla cura degli spazi, della prole e dei propri compagni maschi, come fedeli servitrici della famiglia e della patria.

Basta vedere il programma «Tempo di essere madri» di CasaPound, o il ridicolo programma anti-femminista dell’associazione Evita Peron (le donne di Forza Nuova): una falsa retorica sociale che con una sorta di pink washing vuole cooptare il discorso «anti-gender» per allargare la propria platea di ascoltatori e dare una facciata più «gradevole» alle proprie idee di dominio e prevaricazione dei forti sui deboli e di discriminazione delle diversità.

Questi fatti avvengono in seguito a un’altra incursione catto-fascista, avvenuta a Castello d’Argile il 31 gennaio, quando la «santa alleanza» fra Ass. Evita Peron, curia, genitori cattolici, associazioni e giornali di destra operò una criminalizzazione dello spettacolo teatrale per scolaresche «Fa’afafine», dedicato all’inclusione delle differenze, generando al culmine la grottesca scena di una rappresentazione andata in scena con i Carabinieri dentro e fuori il teatro, e i bambini accerchiati. E di un’altra intimidazione riferisce l’Associazione Primo Moroni: «poco più di un mese fa su via Castello, la strada che porta al Casone Partigiano di Rubizzano, sono comparse delle schifose scritte fasciste inneggianti al duce e contro la resistenza», e di cui Staffetta aveva dato notizia ricordando come «già in passato l’area del Casone era stata danneggiata da un incendio doloso per mano fascista, al seguito del quale i comuni del territorio hanno costruito all’interno del Parco un edificio per accogliere scuole e realizzare percorsi didattici sulla Resistenza».

La bassa bolognese è un territorio che fa gola a fascisti e omofobi, che sfruttano il vuoto politico lasciato anche dagli strascichi del terremoto e della deindustrializzazione. A Pieve di Cento si è costituito da poco un gruppo di Forza Nuova, ma i problemi non vengono solo dai fascisti vecchio stampo: un anno fa era stato invitato in una scuola Mario Adinolfi a parlare di famiglia e «gender», in seguito al quale è stato organizzato da COBAS e CESP (Centro Studi Scuola Pubblica) un convegno sul tema dell’educazione alle differenze, pesantemente ostacolato nell’organizzazione.

Ogni nuovo atto di stampo o matrice fascista in cui incappiamo è qualcosa che ci deve far sussultare, ma quando l’azione fascista è condotta in una scuola elementare ed è volta a strumentalizzare l’infanzia per diffondere un pensiero ignorante e autoritario, lo sdegno aumenta. Ma è da sottolineare come l’invenzione della fantomatica «ideologia gender» sia diventata il grimaldello di cui i fascisti si dotano per ripulirsi l’immagine e per stringere collaborazioni con il panorama fondamentalista ultra-cattolico.

L’omo-lesbo-trans-fobia è parte integrante di ogni discorso fascista; è quindi importante tenere alta la guardia e sottolineare che l’eterosessismo del carrozzone «anti-gender» è veicolo di violenza fascista, e insieme agire per diffondere la cultura dell’antifascismo e dell’antisessismo soprattutto in quei territori non metropolitani in cui l’oscurantismo è la prassi.

Ricordando il presidio di domani 20 giugno, condividiamo l’appello pubblico e firmato da varie realtà antifasciste sotto al titolo «STOP AGLI INTEGRALISTI CATTOLICI E AI NEOFASCISTI!», che ha rilanciato una manifestazione per il 29 giugno alle h. 18 in Piazza Nettuno per la difesa della scuola pubblica antifascista, laica e contraria all’omo-trans-fobia.

Invitiamo tutt* gli/le antifascist* a partecipare e a diffondere azioni e cultura antifasciste in tutti i territori.

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