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Oltraggio, mimetismo e normalizzazione

Nell’autunno del 1944 le campagne attorno a Marzabotto furono teatro di una delle più efferate stragi nazifasciste con circa un migliaio di morti, in gran parte donne, anziani, bambini e persino neonati. Nelle esecuzioni, sparavano basso per colpire i bambini.

Ora, nello stadio di Marzabotto, un calciatore dilettante del «65 FUTA», autore di un gol contro la squadra locale, dopo aver segnato si è tolto la maglietta scoprendo una t-shirt con lo stemma della Repubblica Sociale Italiana e ha levato il braccio in un saluto romano.

Ormai, pur di svolgere la loro propaganda d’odio, i neofascisti non si fermano davanti a nulla. A Budrio un raduno nazirock viene mascherato da serata di beneficenza in favore dei bambini dell’Oncologia pediatrica del Sant’Orsola…

A Savignano, l’11 novembre scorso i neonazisti di «Identità e Tradizione», nel cui simbolo compare una svastica a tre uncini, sono scesi in campo con una «iniziativa ricreativa e sociale con il Mago Paciugo» per «intrattenere i bambini con giochi di prestigio»…

È evidente che l’estrema destra neofascista e/o neonazista cerca di allargare il proprio uditorio usando qualsiasi pretesto per mascherare e rendere accettabile la propria ignobile propaganda d’odio. Del resto, i centri di potere, le istituzioni e i media borghesi cercano spesso e volentieri di spoliticizzare e normalizzare il neofascismo, forse solo per quieto vivere, o forse credendo di potersene eventualmente servire, al bisogno. Non vi può essere antifascismo senza anticapitalismo.

Restano allora attuali le parole che Luigi Fabbri scriveva, proprio a Bologna, nel 1921:

«Però ingaggiare la lotta materiale contro il fascismo, come organismo a sé, non vedendo altro nemico che lui, sarebbe un pessimo affare; sarebbe come tagliare i rami d’una pianta venefica, lasciandone intatto il tronco, come sciogliersi da qualche tentacolo della piovra senza colpirne la testa. Si potrà infliggere così al fascismo qualche sconfitta parziale, si potran seminare tra i fascisti dei lutti; ma ciò non servirà che ad inasprire inutilmente la lotta, e può servire a rafforzare il fascismo, contribuire a farlo diventare un organismo sempre più robusto.

La lotta contro il fascismo non può essere fatta in modo efficace che colpendolo attraverso le istituzioni politiche ed economiche, da cui emana e da cui trae alimento. I rivoluzionari, del resto, che mirano all’abbattimento del Capitalismo e dello Stato, se si lasciassero tirare fuori strada dal fascismo, come un fulmine che si lascia attirare dal parafulmine, e dedicassero le loro forze e si esaurissero nel combattere il solo fascismo, renderebbero un servigio alle istituzioni che pur vorrebbero demolire. Lo Stato capitalistico col babau del fascismo riuscirebbe non solo a difendersi, a viver più tranquillo, ma anche a convincere una parte del proletariato a collaborare con lui, a schierarsi dalla sua parte».

Potranno spargere ovunque menzogne, discriminazione, violenza e paura, ma non ce la faranno. Ora e sempre resistenza!

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