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L’antirazzismo che legittima Salvini

Oggi è senz’altro un evento logico e necessario che la sinistra «democratica» sia una tabula rasa, visto che negli ultimi vent’anni non ha fatto che promuovere leggi razziste, sfruttamento, discriminazioni, pessima scuola e tanti provvedimenti estranei e anzi contrari alle tradizioni storiche del movimento operaio, rubando ai poveri per dare ai ricchi. Se volessero essere minimamente credibili nelle loro ipocrite lacrime di coccodrillo dovrebbero cominciare con chiedere a gran voce al Tribunale internazionale dell’Aja di processare Marco Minniti per concorso in torture e in crimini contro l’umanità: «Legalità, legalità!!!».

Né meno dannose e idiote sono le posizioni della sinistra sovranista, rossobruna e nazionalsocialista, infiltrata a suo tempo in Rifondazione comunista, nel PDCI e ora in cerca d’autore. Quelli come Ugo Boghetta, come Fausto Sorini, ex dirigente di Rifondazione e poi nella segreteria del PDCI: «A me sarebbe piaciuto molto che Liberi e Uguali avesse fatto da sinistra ciò che oggi fanno i Fratelli d’Italia da destra verso questo governo: tentare di influenzarlo, negoziare su due o tre punti programmatici, senza pregiudizi».

Grazie anche e soprattutto a questa gente, oggi il fascismo è più vicino, ma per contrastarlo efficacemente non si può dare spazio ad alcuna rifondazione o fronte o movimento con chi ogni giorno avvelena il futuro…

Al riguardo, segnaliamo un articolato ragionamento su «l’antirazzismo che legittima Salvini».

Sono in molti a dichiararsi preoccupati dal clima di tensione montante e a cercare di contrapporre i valori democratici alla retorica razzista imperante. Peccato che il linguaggio e la cultura siano ormai talmente impregnati del discorso xenofobo e strutturalmente razzisti che anche le opinioni espresse per la difesa formale dei diritti umani, per l’uguaglianza dei popoli, per i valori dell’antirazzismo, sono fin troppe volte esse stesse depositarie di un sapere razzista.

Esiste uno spettro di opinioni che va dalla proposta (messa in pratica) di «sparare sui negri» come Luca Traini e Gianluca Casseri o quella di «affondare i barconi» come Matteo Salvini e Elio Lannutti fino a quelle più umane, per esempio, di accertarsi che nei campi di detenzione libici sia assicurato il rispetto dei diritti umani, senza mettere in discussione la necessità dei campi, considerati inevitabili, né chiedersi perché mai dovremmo rinchiudere delle persone soltanto perché non si trovano nel proprio paese d’origine. Come questa, esistono decine e decine di convinzioni entrate nel senso comune e non più messe in questione, accettate socialmente come verità evidenti. Questo sciame di posizioni apparentemente antirazziste non sono altro che l’espressione di una opposizione interna al campo delle posizioni razziste, perché si muovono dentro la cornice di senso disegnata dal sistema di pensiero razzista. Continua a leggere su Reo tempo.

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