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Quella ONG vicina a CasaPound e le torture in Libia

A rendere ben riconoscibili i fascismi sono sempre stati i campi di tortura e di morte per chi non è della “razza” giusta. E oggi i centri di detenzione libici finanziati prima da Minniti e poi da Salvini ci assomigliano molto. Campi in cui dovrebbe essere presente una ONG che nel solo 2017 ha preso 1 milione e 382 mila euro di contributi pubblici per contribuire a trattenere le persone in Libia…

Cosa accade davvero nei centri di detenzione libici finanziati dal Governo italiano?

Sui centri di detenzione libici abbiamo 2 divergenti testimonianze: quella italiana della onlus Helpcode e quella internazionale della giornalista Sally Hayden.

La questione, in Italia, inizia con un post. Viene pubblicato qualche giorno fa sul blog di destra “Il Primato Nazionale” ed è firmato da Francesca Totolo (per chi non la conosce: è la blogger che ha inventato la bufala dello smalto di Josefa). Leggi tutto su Sarita Libre.

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One Response

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  1. Gianni Sartori says

    LIBIA: RIVOLTA IN UN CENTRO DI DETENZIONE
    (Gianni Sartori)

    Soltanto la malafede di personaggi come i nostri attuali governanti può ancora ostinarsi a minimizzare la realtà delle gravii condizioni in cui versano migliaia dimigranti rinchiusi nei centri di detenzione libici.
    Questi centri – oltre che di tortura – sono diventati centri di estorsione con metodi mafiosi. I parenti dei migranti qui segregati ricevono dai trafficanti di essere umani molteplici telefonate con richieste di denaro in cambio del rilascio.
    Tale situazione era stata adeguatamente descritta da un reportage di Channel4 il 25 febbraio. Agghiaccianti le immagini di migranti, anche donne, incatenati, appesi al soffitto, picchiati e ustionati intenzionalmente con plastica resa liquida dal fuoco. Il giorno successivo – 26 febbraio – era scoppiata una protesta tra i 400 richiedenti asilo del centro di detenzione di Triq al-Sikka (Tripoli). Almeno 150 di loro erano riusciti a uscire dalle celle e a inscenare una protesta chiedendo l’intervento di UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). Immediata la reazione delle guardie che – dopo averli circondati – ha iniziato a picchiarli con bastoni e spranghe.
    Al momento tra i numerosi feriti, risulterebbero piuttosto preoccupanti le condizioni di due migranti ricoverati nell’ospedale di Abu Slim.
    Altri due, sospettati di essere tra i principali organizzatori della protesta, sarebbero stati rinchiusi in una cella sotterranea e sottoposti a tortura. Un centinaio di migranti sono stati inoltre già trasferiti in altri centri di detenzione (Ain Zara e Sabha).
    Gianni Sartori

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