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Rompere l’isolamento, lottare contro la barbarie: 11-12 maggio con i 7000 in sciopero della fame

Aggiornamento. Un presidio in solidarietà con i prigionieri curdi si terrà domenica 12 maggio alle ore 17 in Piazza Nettuno.

In questi mesi, fuori e dentro le carceri turche si lotta per la fine dell’isolamento di Abdullah Öcalan ed è in corso uno sciopero della fame di massa: circa 7000 persone si trovano in sciopero della fame a tempo indeterminato, 8 persone hanno già posto fine alla loro vita per protesta, 7 delle quali in carcere.

Per dare il massimo risalto a questa lotta, la Rete Jin invita tutte e tutti a un momento di azione e di presa di parola l’11 e il 12 maggio in solidarietà con la rivoluzione curda e con la lotta per il confederalismo democratico contro stato, patriarcato e capitalismo.

Proprio la resistenza curda ci ha insegnato che ci si può opporre alla barbarie qui e ora, dall’interno di un mondo devastato dal potere e dalla violenza militare degli stati. Sta a noi non piegarci all’oppressione ed essere la goccia che fa presagire la tempesta…

Al riguardo riceviamo e condividiamo questa testimonianza di Gianni Sartori.

GLI EROI? ESISTONO E SONO SEMPRE GIOVANI E BELLI. IN MEMORIA DI AYDIN MUSTAFA HAMIT
di Gianni Sartori

Chi era Aydin Mustafa Hamit? Un soldato, anzi un ufficiale dell’aviazione irachena. Ma il suo eroismo non si manifestò in maniera incancellabile sui campi di battaglia. Tutt’altro.

Di origini turcomanne, il giovane aveva combattuto nella guerra tra l’Irak di Saddam Hussein (all’epoca alleato degli USA) e l’Iran di Khomeiny.

Nel marzo del 1988 ricevette l’ordine (un ordine che partiva direttamente da Saddam) di bombardare con micidiali agenti chimici la città curda di Halabja.

Immediato il suo rifiuto di obbedire in quanto “laggiù ci sono donne e bambini”.

Ovviamente venne arrestato e – processato seduta stante per insubordinazione – condannato a morte.

Per impiccagione, poi eseguita nel settembre 1988.

Un suo compagno di cella ha raccontato che al momento dell’ultimo saluto, Aydin si era chiesto: “Chissà se i curdi sapranno mai la ragione della mia esecuzione? Chissà se si ricorderanno di me un giorno?”.

E in effetti questa vicenda esemplare rischiava di rimanere oscurata nei meandri della Storia e delle sue innumerevoli tragedie.

Il merito – non certo indifferente – di averla raccolta dagli amici curdi e diffusa va ad Aldo Grassi.

Da parte mia concordo sul fatto che andrebbe universalmente conosciuta. E non solo dai curdi, ma almeno da tutti coloro che ancora “sentono sulla propria pelle ogni offesa fatta a chiunque in qualsiasi parte del mondo”.

Il suo coraggio è la dimostrazione che nessun uomo è destinato ad essere trasformato definitivamente in una marionetta, uno strumento del potere privo di coscienza propria. Nemmeno quando indossa la divisa. La prova – per quanto pagata a caro prezzo – che si può sempre dire “No!”.

Per questo oggi vorrei ricordarlo assieme ai curdi.

Con amore e rispetto.

Gianni Sartori

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