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Le conseguenze dell’odio. Pratiche antifasciste negli USA

È uscita su jacobinitalia.it un’intervista di Maddalena Gretel Cammelli a Daryle Lamont Jenkins in cui si riflette sugli sviluppi recenti del movimento antifascista statunitense e sulle sue pratiche molteplici di resistenza attiva al neonazismo, al suprematismo e al razzismo.

«Essere antifascista significa che tu lotterai per quello in cui credi e per cui lavori. Significa che lotterai per quello che è necessario. Lotterai per quello che sei. Abbiamo costruito e ottenuto tante cose in questa società e non cederemo solo perché alcune persone hanno dei problemi con noi. Ricordo di aver sentito una persona dire che il nazionalismo è provare orgoglio per cose di merda che non hai fatto tu e contemporaneamente odiare persone che non hai mai incontrato. Il fascismo ne è un’estensione poiché forza il nazionalismo su di te, stabilendo se tu possa o meno far parte della nazione. Se non aderisci a questo rigido nazionalismo sei tagliato fuori. Non è tollerabile e non dovrebbe essere tollerato. Essere antifascista significa opporsi a tutto questo. Significa dire di no, perché abbiamo altri piani. E se tu finisci in mezzo ai nostri piani, i tuoi saranno sradicati»… Leggi tutto qui.

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