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ISIS: un’ideologia reazionaria che contamina anche la sorellanza

Nove anni di guerra, nove anni di orrore…

ISIS: UN’IDEOLOGIA REAZIONARIA CHE CONTAMINA ANCHE LA SORELLANZA
di Gianni Sartori

In Siria, nel campo di al-Hol, alcune donne aderenti (per convinzione, costrizione o plagio…) allo Stato islamico hanno assassinato, massacrandola di botte, una ventenne yazida che tentava di fuggire.

Nel campo in questione sono detenute soprattutto donne sfollate da varie località siriane in precedenza occupate dalle milizie di Daesh.

L’informazione proviene da alcuni attivisti presenti nel campo per assistere i familiari (mogli, figli, madri, parenti vari… soprattutto donne e minori) dei miliziani di Isis che invece sono stati imprigionati in attesa di un auspicabile processo.

Purtroppo insieme a questi familiari dei miliziani nel campo si trovano ancora alcune donne yezide, presumibilmente catturate e schiavizzate dagli integralisti, non ancora identificate. In questo caso, ovviamente, sarebbero già state liberate. Il corpo della giovane assassinata è stato portato a Sinjar (Shengal).

Gianni Sartori

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[Ravenna] dom 25 ago h.7.30: nessuna commemorazione per il gerarca Ettore Muti!

Non avendo nulla degno di ricordo, domenica 25 agosto i neonazisti di Forza Nuova vorrebbero fare qualche saluto romano nel cimitero di Ravenna sulla tomba del gerarca fascista Ettore Muti, ironicamente detto ai suoi tempi, per la sua fama di soldato stupido e vanitoso, «Gim dagli occhi verdi». Riceviamo e condividiamo l’appello della Rete Antifascista di Ravenna contro la commemorazione neofascista di Ettore Muti e contro ogni apologia di fascismo.

Apprendiamo dalla stampa locale che anche quest’anno i gruppi neofascisti con in testa Forza Nuova avrebbero intenzione di commemorare il gerarca Ettore Muti qui a Ravenna.

Ribadiamo fermamente l’opposizione della Rete Antifascista di Ravenna a tali celebrazioni a carattere apologetico del fascismo.

Annunciamo con chiarezza che il nostro dissenso sarà ATTIVO: non intendiamo limitarci ad interpellare le istituzioni di governo locale alle quali, con senso di responsabilità, abbiamo chiesto un incontro senza avere alcuna risposta.

Le responsabilità politiche, morali e di ordine pubblico, saranno in capo a chi a qualsiasi livello, sindaco, questore e prefetto, si sia reso complice dei gruppi neofascisti e delle loro celebrazioni.

Noi della Rete Antifascista di Ravenna saremo presenti al cimitero della nostra città nella giornata del 25 agosto per impedire qualsiasi evento di carattere fascista; ci appelliamo a tutti i compagni le compagne, i/le cittadin* e le associazioni che si riconoscono nei valori dell’antifascismo, dell’antirazzismo e della solidarietà ad unirsi a noi nella presenza attiva, con qualsiasi modalità di partecipazione ritenessero consona alle loro pratiche.

Vi aspettiamo tutt* domenica 25 agosto dalle 7:30 del mattino al cimitero di Ravenna.

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Cartoline da un paese incetriolato

La recente, eclatante, scoperta di un missile aria-aria in possesso del trafficante d’armi Fabio Del Bergiolo e di due suoi degni compari ha coperto un dato di fatto molto più significativo: il fascismo non si sta semplicemente riorganizzando, ma si sta armando! Non è un caso che nel varesotto, nota zona di neonazisti, ci fossero armi e munizioni a volontà e altre ne sono state trovate nella casa del suddetto in provincia di Massa – altra zona ad alto tasso di fascisti dove, non più di un paio di anni fa, è stata scoperta un’intera cassa di armi sepolta nei boschi. Leggi tutto sul blog di Nicoletta Poidimani.

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[BO] ven 13 set h.18: «I demoni di Salvini»: il vero volto della Lega tra post-nazismo e legami con la Russia

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Rivolte, pestaggi e arresti in Papua Occidentale

Oggi le ragioni dell’internazionalismo e della rivolta sono più forti che mai. Perché neocapitalismo e sovranismo portano ovunque le medesime cose: devastazione ambientale, sfruttamento, razzismo, fascismo e violenze poliziesche…

PAPUA OCCIDENTALE COME TIMOR EST?
di Gianni Sartori

La Nuova Guinea occidentale (divisa in due province: Papua e Papua occidentale, autonoma) si estende sulla porzione ovest dell’isola Nuova Guinea. Dopo anni di relativa “convivenza pacifica” con il governo centrale, negli ultimi tempi cresce la tensione, si riaccendono focolai mai del tutto spenti di contestazione. Alimentati soprattutto dai comportamenti discriminatori delle forze dell’ordine nei confronti della popolazione (anche di quella “emigrata” in altre isole indonesiane).

A Manokwari, il 19 agosto, migliaia di persone hanno voluto esprimere vigorosamente la loro protesta contro gli arresti di decine di giovani indipendentisti avvenuti nei giorni precedenti. E non sono mancati, per le strade della capitale della provincia di Papua occidentale (sotto amministrazione-occupazione indonesiana) disordini e azioni dirette: negozi e auto incendiati, segnali stradali divelti, lanci di pietre contro la polizia…

Quasi una sollevazione che ha avuto il suo culmine nell’incendio del Parlamento regionale e di un carcere (da cui sarebbero fuggiti, cogliendo l’occasione, non meno di 250 detenuti ora freneticamente ricercati). Dopo tali avvenimenti nella provincia ribelle sono stati inviati nuovi contingenti di polizia. Continued…

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#NonsoloBibbiano

Nel vuoto spinto di questa fine estate italiana, per un momento ha ripreso quota sui media il caso abietto e odioso di Bibbiano. Ovviamente, i media mettono in primo piano qualche dettaglio sensazionale per attrarre lettori, ma non si pongono domande fondamentali e assai poco rassicuranti: quali meccanismi hanno reso possibili tali violenze istituzionali? quanto sono estese? da quanto tempo durano?…

In effetti l’articolo 403 che dà ogni potere ai servizi sociali per allontanare i bambini dalle famiglie è un articolo di epoca fascista, mai modificato e applicato da settant’anni nei modi più odiosi, classisti, razzisti e discriminatori.

Ancora oggi, ogni anno sono migliaia in Italia gli allontanamenti coatti di bambini dalle loro famiglie per i motivi più vari, spesso assurdi, vaghi, ridicoli. Migliaia di genitori sono obbligati a somministrare psicofarmaci ai loro figli per non vederli affidati a comunità terapeutiche in base a diagnosi inconsistenti di «iperattivismo» o «deficit d’attenzione». Tutto in base a un modello sempre più burocratico di «sicurezza» e di «salute» che ha dietro affarismo, equilibri di potere, strutture, soldi pubblici, appalti, consulenze… Continued…

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«Qui siamo, qui restiamo»

«Tutti in regola» è il nuovo slogan lanciato dal sindaco Virginio Merola dopo lo sgombero di Xm24 con una lunga intervista al «Resto del Carlino» dalle spiagge dell’Albania… È da una vita che ci provano a riportare la loro «sicurezza» e il loro grigiore nei luoghi della creatività e della protesta sociale. E in questi anni l’autoritarismo «buonista» del PD non ha fatto altro che agevolare e ispirare il leghismo salvinista… Ora si tratta di resistere a tutto campo, con ogni mezzo opportuno, con ogni gesto necessario. Solidarietà a Vag61!

Qui siamo, qui restiamo

Il Comune di Bologna, con un avviso pubblico che riguarda complessivamente dieci edifici di proprietà dell’amministrazione, ha messo a bando la gestione dell’immobile di via Paolo Fabbri 110 che dal 2004 è la casa dei progetti e delle iniziative di Vag61. Questo atto burocratico si insinua all’interno di una storia che ha già alle spalle 15 anni di attività, grazie alle quali un piatto deposito a rischio abbandono si è trasformato in uno spazio libero autogestito frequentato giorno dopo giorno da un numero incalcolabile di persone. Un destino ben diverso, guarda caso, da quello dell’immobile che Vag61 occupò in via Azzo Gardino, prima di ottenere l’attuale sede. Dopo lo sgombero, sono passati tre lustri di completo inutilizzo con buona pace dei “progetti” sventolati all’epoca per giustificare l’intervento della polizia: basta dare un’occhiata a queste immagini per rendersi conto dello stato in cui si è lasciato ridurre l’edificio insieme al suo cortile. E ora, proprio poco tempo fa, il Demanio ha fatto sapere di non aver trovato niente di meglio da fare che mettere tutto in vendita a favor di privato. Con gli immobili pubblici funziona così, a Bologna.

L’edificio di via Paolo Fabbri 110, invece, grazie a Vag61 oggi è un centro sociale che (partito dal progetto media center e con la nascita di uno dei primissimi mercati contadini di CampiAperti in città) attraversa ed è attraversato da molteplici percorsi: il Centro di documentazione dei movimenti “Francesco Lorusso – Carlo Giuliani” (che ha ricevuto la “Dichiarazione di interesse culturale” da parte della Sovrintendenza archivistica dell’Emilia-Romagna – Archivio di Stato di Bologna), Smk videofactory e OpenDDB, il Fondo Roversi, la Palestra popolare, il quotidiano online autogestito Zeroincondotta – Zic.it, il cantiere culturale permanente di Resistenze in Cirenaica, il Comitato B.E.C.C.O. (Bologna Est Contro il Cemento e per l’Ossigeno), il Nodo Sociale Antifascista, il Condominio Bel(le)trame in sinergia con il vicino dormitorio, la musica di Bologna Calibro 7 Pollici, i cibi resistenti della Brigata cucinieri, i gruppi di acquisto solidale di Alchemilla G.a.s. e Giaz… E poi i filoni di attività – per citare le più recenti – legate alla letteratura sociale, alla lotta del popolo kurdo, alle mobilitazioni femministe di Non Una Di Meno e non solo, alle condizioni di chi viene privato della libertà o rischia di esserlo. Al fianco di questi e altri progetti, le iniziative organizzate e ospitate in via Paolo Fabbri 110 sono centinaia e centinaia: sono tutte elencate sul sito Vag61.info, se qualcuno volesse averne conferma. Per portare avanti tutto ciò, negli anni abbiamo riversato negli spazi di via Paolo Fabbri 110 un investimento sociale, politico, culturale e anche economico difficile da rendere in freddi numeri. Ma Vag61 è lì, a testimoniare ogni tassello di questa piccola grande storia. Continued…

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Israele-Russia-Arabia Saudita: gli affari sono affari, anche quelli di Stato

La loro «sicurezza», la nostra oppressione…

ISRAELE-RUSSIA-ARABIA SAUDITA: GLI AFFARI SONO AFFARI, ANCHE QUELLI DI STATO
di Gianni Sartori

Un passo indietro. Fine luglio di quest’anno.

La registrazione di una sessantina di candidati indipendenti alle prossime elezioni per il parlamento russo veniva rigettata per presunte irregolarità nella raccolta delle firme richieste. Alcuni degli esclusi non si rassegnavano e presentavano ricorso in quanto ritenevano che le “irregolarità” fossero state prefabbricate per screditare l’opposizione impedendole di partecipare alla scadenza elettorale.

Una manifestazione di protesta – davanti al municipio di Mosca, non autorizzata – veniva stroncata sul nascere dalla polizia che arrestava centinaia di persone (si era parlato di 520). Sia in questa prima occasione che in quelle successive – sempre in merito all’interdizione dei candidati – venivano ampiamente utilizzati i telefoni cellulari.

È invece di questi giorni l’altra notizia. La società israeliana Cellebrite avrebbe venduto alla polizia russa la tecnologia che consente di piratare (non vedo quale altro termine si possa utilizzare…) qualsiasi contenuto telefonico. Ossia penetrare nel cellulare dei manifestanti arrestati, accedere alle reti sociali e leggervi tutti i contenuti delle messaggerie.

La società israeliana – specializzata in cybersicurezza – si è giustificata dichiarando di “sviluppare una tecnologia che consente alle forze dell’ordine di combattere il crimine e il terrorismo” e di vendere tale tecnologia solamente a “entità giuridiche autorizzate”.

Che poi tali entità – gli Stati, si presume – siano sempre una garanzia di democrazia e di legalità… rimane tutto da dimostrare.

Risaliva invece alla fine dell’anno scorso (dicembre 2018) la notizia che un’altra società israeliana (il gruppo NSO tecnologie, noto per un suo computer, il Pegasus) era sospettata di aver fornito all’Arabia Saudita la tecnologia atta a sorvegliare il telefono di un esponente dell’opposizione. Un certo Jamal Khashoggi a cui si interessavano i servizi segreti di quel paese. Conosciamo la conclusione…

Per il Washington Post tale azienda nel 2017 avrebbe organizzato una serie di riunioni (sia a Vienna che in un non meglio precisato “Paese del Golfo”) negoziando un contratto di 55 milioni di dollari per fornire il Pegasus 3. Un altro dissidente saudita ha denunciato l’azienda israeliana accusandola di aver aiutato Riyad a sorvegliare le sue telefonate con Khashoggi.

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Altri scalpi per Bolsonaro…

Fascismo, sopraffazione e violenza poliziesca avanzano nei più diversi e lontani angoli del pianeta e sta a tutt* noi fermarli prima che sia tardi!

ALTRI SCALPI PER BOLSONARO…
di Gianni Sartori

Per quanto è stato possibile finora ricostruire un gruppo di poliziotti armati di tutto punto, a bordo di veicoli e di elicotteri, avrebbe assalito una comunità indigena nel centro-ovest del Brasile. Terrorizzando, picchiando e ferendo diverse persone appartenenti agli autoctoni Kinikinawa. L’aggressione è stata in parte, ma solo inizialmente, ripresa in un video. Altre immagini riprese successivamente mostrano volti feriti e sanguinanti.

Di cosa sarebbero accusati i Kinikinawa? Semplicemente di aver rioccupato, il primo agosto, una piccola parte dei loro territori ancestrali, terre che erano state letteralmente rubate dagli allevatori. L’operazione di legittimo ritorno da parte degli indigeni si stava appunto concludendo quando è arrivato l’attacco delle forze dell’ordine.

A quanto sembra non c’è stata un’ordinanza ufficiale, emessa da un giudice, per espellere i Kinikinawa. Presumibilmente la polizia ha agito su richiesta di un sindaco o direttamente degli allevatori. Da gennaio, con l’arrivo al potere di Bolsonaro, le aggressioni e le invasioni di territori abitati dalle popolazioni autoctone si sono moltiplicate.

Gianni Sartori

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[BO] Un inquietante comunicato dei «Poliziotti democratici e riformisti» sullo sgombero di Xm24

Dopo lo sgombero di Xm24, il «Movimento dei poliziotti democratici e riformisti» di Bologna ha pubblicato un inquietante comunicato con cui intende segnalare una presunta «violenza psicologica» subita dagli agenti durante lo sgombero…

Lasciamo stare che i poliziotti a Bologna abbiano una storia di tutto rispetto in fatto di violenze, e basti soltanto ricordare che il 20 maggio 2019 hanno effettuato una carica violenta, inutile e irresponsabile lungo una via stretta e senza vie di fuga come Via dell’Archiginnasio, mettendo a repentaglio l’incolumità di un migliaio di persone che contestavano un comizio neofascista.

Forse i poliziotti impegnati nello sgombero di Xm24 si aspettavano folle plaudenti di residenti felici e invece, nonostante fosse un caldo martedì d’agosto, si sono trovati di fronte un migliaio di persone, vecchi, ragazzi, famiglie, bambini, che manifestavano tutto il loro sdegno e il loro dissenso.

Forse si aspettavano di poter agitare i manganelli e invece si sono trovati lì senza far nulla a chiacchierare sotto il sole o a giocare con i telefonini, avvertendo la critica e il disprezzo di tanta gente accorsa sul prato antistante Xm24 mentre da tutta Europa arrivavano comunicati di solidarietà e quello sgombero vergognoso diventava la prima notizia sui media nazionali.

Noi abbiamo visto poliziotti che si davano il cambio passando tranquillamente tra i manifestanti e ricevendo critiche e ironie del tutto adeguate allo scempio che rendevano possibile: un luogo di autogestione e di sperimentazione dal basso attraversato da migliaia e migliaia di persone e da molteplici esperienze politiche, musicali, culturali, agricole e antropologiche, che veniva fatto a pezzi da una ruspa sotto gli occhi di coloro che amavano e avevano fatto vivere quel posto per diciassette anni… Continued…

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