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[BO] Catilina parla #03 @Mutenye


Per promuovere la memoria antifascista e la riflessione sul presente, l’Assemblea Antifascista Permanente ha apprestato nel 2009 la riedizione di un saggio notevole e scintillante sul fascismo, edito “a caldo” nel 1922: la Controrivoluzione preventiva di Luigi Fabbri.

Nel 1922 Luigi Fabbri compiva quarantacinque anni, era maestro elementare a Corticella in provincia di Bologna e militante anarchico da oltre vent’anni. La sua voce è anzitutto quella di un testimone che ha visto un’area «rossa» come Bologna e l’Emilia-Romagna diventare, nel volgere di pochi mesi, una roccaforte e anzi la «culla» del fascismo e della reazione antiproletaria. Si tratta di un’inchiesta a tutto campo che dalla cronaca minuta, narrata con gusto vivo del racconto, cerca di risalire alla forma sociale del fascismo come «controrivoluzione preventiva».

Nonostante alla fine del 1922 i fascisti distruggessero le copie ancora invendute del libro, tanto che oggi sopravvivono nelle biblioteche italiane meno di una trentina di esemplari dell’edizione originale, le tesi di quel saggio scritto in fretta negli ultimi tumultuosi mesi del 1921 ebbero fin da subito larga risonanza. Così, mentre il nome di Fabbri cade nell’oblio, il concetto di «controrivoluzione preventiva» attraversa invece per intero la storia intellettuale del Novecento fino a Marcuse e a Debord.

Così, accanto alla ristampa della Controrivoluzione preventiva, alcune/i antifascisti/e hanno pensato di portare in giro per Bologna quel racconto con una lettura pubblica di vari brani, quelli che narrano più vivacemente fatti ed episodi della violenza e dell’idiozia fascista (con breve introduzione e intermezzi musicali). Qualcosa a metà tra la presentazione di un libro e uno spettacolo di attori dilettanti.

Catilina parla
Letture (con interventi musicali) da


"La controrivoluzione preventiva"

Domenica 25 aprile alle ore 11

davanti al Mutenye
Via del Pratello, 44 Bologna

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Festa delle Resistenze Popolari

Continued…

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«Il maschio lo faccio a casa con mia moglie»

da "Noinonsiamocomplici"

 
"Il
maschio lo faccio a casa con mia moglie", così ha orgogliosamente
tuonato un poliziotto mentre perquisiva la borsa di una compagna alla
pretestuosa ricerca di esplosivo e trovandovi, invece, pericolosissimi
appunti universitari.
Ma partiamo dall’inizio. Nei giorni
scorsi era cominciato lo sciopero della fame nel Cie di Bologna; degli
scioperanti ieri 15 sono stati trasferiti nel Cie milanese dove, per
l’occasione, è stata "inaugurata" una nuova sezione. Questa mattina un
gruppo di compagne/i si è ritrovato in via Barontini a Bologna, dove
hanno sede gli uffici dei giudici di pace, per fare un’iniziativa
informativa sul ruolo di questi giudici nel dispositivo
detenzione-espulsione di donne e uomini migranti ed esprimere la propria
solidarietà a chi, rinchiuso nei lager per migranti, sceglie di
reagire.

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[FI] L’uniforme e l’anima & La controrivoluzione preventiva @Kulanka


Mercoledi 21 aprile a Firenze, presso lo spazio occupato “Kulanka antifascista e antirazzista” (kulanka in somalo vuol dire assemblea) di via Luca Giordano n. 4, dalle ore 18.30 saranno presentati e discussi due volumi recenti sui fascismi di ieri e di oggi:

L’uniforme e l’anima. Indagine sul vecchio e nuovo fascismo, curato dal collettivo Action 30, con testi di Georges Bataille, Jonathan Littell e Klaus Theweleit, George Jackson, Pier Paolo Pasolini, Michel Foucault, Gilles Deleuze e Félix Guattari, Giorgio Agamben, Umberto Eco, James G. Ballard. Qui una scheda del libro. Qui il blog di Action 30.

Luigi Fabbri, La controrivoluzione preventiva. Riflessioni sul fascismo, a cura dell’Assemblea Antifascista Permanente di Bologna, Milano, ZIC, 2009. Qui l’Introduzione dell’AAP. Qui una recensione uscita su “Alias”. Qui lo spettacolo “Catlina parla” tratto dal libro di Fabbri.

Volantino.

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Ci risponde «La Stefani»

In seguito al nostro post "Nazi-lance:
brutta propaganda alla scuola di giornalismo
" ci è pervenuta la
risposta del settimanale La Stefani che riportiamo di seguito

In merito al vostro comunicato teniamo a precisare che accogliamo con
interesse qualunque critica gli articoli del nostro settimanale, ma
riteniamo inaccettabili generalizzazioni prive di fondamento. La Stefani
non è assolutamente un "organo di propaganda", né tanto meno un
"giornale di regime".
Al contrario, basterebbe leggere più attentamente il nostro settimanale
per rendersi conto che, fin dalla sua nascita, la testata della Scuola
di Giornalismo si è distinta per l’attenzione ai temi sociali e ai
valori democratici e antifascisti.

La Stefani

Crediamo di essere stati fraintesi. Il nostro post non definisce La
Stefani come «organo di propaganda» o «giornale di regime». L’oggetto
della nostra critica è piuttosto in generale l’etica giornalistica
contemporanea e in particolare quella di chi ha scritto i due articoli
in questione.

Al di là di ciò, ci fa indubbiamente piacere che la testata della Scuola
di Giornalismo, istituzione pubblica che afferisce alla Facoltà di
Lettere e Filosofia dell’ateneo bolognese, si dichiari attenta ai valori
antifascisti.


Non possiamo che continuare a rilevare, tuttavia, che la benevolenza con
cui in quegli articoli, tutt’ora integralmente on line, si tratta di
gruppi musicali che inneggiano al Duce e alla violenza xenofoba e
omofoba con detti valori sia nettamente in contrasto. (Nodo Sociale Antifascista – Bologna)

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Filopanti: anarchico, ferroviere, comunista, partigiano


Ripubblichiamo da Carmilla questa recensione di Valerio Evangelisti all’ultimo libro dello storico Cesare Bermani. Costruire memoria dell’oppressione, testimonianza della barbarie è oggi una forma primaria di resistenza.

Cesare Bermani, Filopanti. Anarchico, ferroviere, comunista, partigiano, Odadrek, 2010, pp. 130, € 14,00.

Uno dei più importanti storici del nostro paese, Cesare Bermani, non ha mai ricevuto riconoscimenti accademici di rilievo (almeno credo), e forse è meglio così. Tra i fondatori dell’Istituto Ernesto De Martino, tra gli animatori di quella straordinaria fucina di talenti che fu la rivista Primo Maggio, a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, Bermani è stato il più illustre e coerente portavoce della “storia orale” (nata su suggestioni di Gianni Bosio, senza adeguarsi alla versione “istituzionale” della stessa disciplina), di cui ha anche descritto metodologia e presupposti scientifici (Introduzione alla storia orale, 2 voll., Odadrek, 1999-2001).

Grazie a Bermani, e quasi solo a lui, oggi conosciamo in dettaglio pagine oscure o trascurate della storia del movimento operaio italiano: dalla Volante Rossa (La volante rossa, Colibrì, 2009) alla “battaglia di Novara” del 1922 (La battaglia di Novara, Derive Approdi, 2010). Altrettante bibbie per ogni antifascista. Continued…

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Verso il 25 aprile


Dopo le considerazioni sui rottami della storia recente che pongono in posizione nuova e avanzata l’antifascismo, riproponiamo questa riflessione del Coordinamento Antifascista e Antirazzista Toscano. Sulla repressione odierna vale ciò che Fabbri scriveva già nel 1921 di fronte allo squadrismo fascista:

«Capitalismo e governanti … capirono che il fascismo era una buona arma e gli assicurarono subito tutti i propri aiuti in danaro e armi, chiudendo gli occhi sugli atti illegali, e dov’era necessario assicurandogli le spalle con l’intervento della forza armata che, col pretesto di rimetter l’ordine, correva a dar mano forte ai fascisti dove questi invece di darle cominciavano a prenderle».

25 APRILE: MAI COME OGGI, RESISTENZA!
da caatoscano

I grandi mezzi d’informazione tacciono sui gravissimi fatti che avvengono in molte città, nelle università, nelle scuole, dove si verificano aggressioni da parte dei fascisti di “Casapound” e “Blocco studentesco”, di “Fiamma tricolore”, di “Forza nuova” ai danni di ragazzi di sinistra, di studenti dei “Collettivi universitari” e di altri studenti “colpevoli” di non essere fascisti.

Il tutto, spesso, davanti a poliziotti e carabinieri schierati a proteggere gli squadristi neri e, addirittura, a fermare e portare in caserma gli aggrediti.

In Toscana, da ottobre a gennaio sono stati detenuti in carcere o agli arresti domiciliari numerosi antifascisti di Pistoia, Firenze e Livorno, vittime di montature poliziesche, di false testimonianze di fascisti, di accondiscendenti provvedimenti giudiziari da parte della magistratura di Pistoia, fino alla recente condanna a due anni di detenzione di un giovane anarchico pistoiese, completamente estraneo ai fatti di cui era stato accusato. Continued…

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[FORLÌ] Acqua viola, acqua nera?


Ovviamente si tratta di un episodio marginale, locale, forse stravagante. Ma rimuovere i temi sociali – del lavoro, dello sfruttamento, del razzismo, del sessismo, ecc. – dall’azione autorganizzata può portare alquanto fuori strada. Così, secondo RomagnaOggi, a Forlì i neofascisti paiono ben accetti o tollerabili al “popolo viola” in lotta per l’acqua bene comune.

Forlì, acqua pubblica. Scissione in vista: entra Forza Nuova, esce Rifondazione

Scissione in vista nel “Comitato per l’acqua pubblica” tenuto a battesimo la sera di giovedì, al Centro per la Pace di Forlì. La Federazione di Sinistra, formata da Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, infatti, rifiuta che nel comitato entri anche Forza Nuova, formazione politica di estrema destra, e denuncia in particolare il comportamento di apertura della lista civica ‘Destinazione Forlì’. Si profila ora una scissione, con la formazione di un comitato autonomo. Continued…

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«Vita di strada» e nazi-lance: brutta propaganda alla scuola di giornalismo

«Sono la voce degli skinheads bolognesi. E fanno molto rumore. Da 12 anni in trincea. Le loro canzoni come un’arma da puntare. Profeti del RAC (Rock Against Communism), nella terra più difficile»: così comincia uno squallido articolo di propaganda sui “Legittima Offesa” di un aspirante giornalista apparso sul settimanale online “La Stefani” della scuola di giornalismo di Bologna (vedi qui e qui).

Certo, oggi il vento è cambiato e parlare bene di neofascismo sui giornali di regime è un obbligo per chi vuol fare un minimo di carriera. Un tempo i giornalisti cercavano qualche briciolo di verità, facevano inchieste, contribuivano a far crescere una coscienza critica oggettiva. Da vari anni, invece, il giornalista medio è un trascrittore di veline, un “velinaro”, un impiegato dinanzi al monitor, che aggiusta la realtà secondo le convenienze. Non fanno eccezione questi due articoli, in cui non solo non si parla di quale “offesa” sia “legittima” secondo le canzoni dei “Legittima Offesa” (l’odio e la discriminazione razziale, la violenza contro i “comunisti”, il mito del “quanto sangue quanto onore”, l’apologia di fascismo, ecc.), ma si trascura per giunta il fatto che nell’ultimo decennio i musicisti dei “Legittima Offesa” abbiano aggredito a suon di botte e bottigliate tante persone a caso, per svago da nazi, magari perché avevano i capelli troppo lunghi o una maglietta inopportuna.

Aggressioni e intimidazioni che per anni non hanno meritato nemmeno un trafiletto sui giornali. E quando lo hanno meritato, i giornalisti equanimi parlavano di “rissa tra balordi”.

Ecco qualche fatto:
Un ragazzo di Cesena, la sera del 9 luglio 2005, uscendo dalla discoteca Rock Planet di Pinarella di Cervia fu affrontato da un gruppo di persone una delle quali, armata di bottiglia, lo colpì ripetutamente al volto sfregiandolo, dato che il contenitore di vetro si era frantumato. Movente dell’aggressione l’appartenenza all’area politica di sinistra: «Sei comunista, vero?» «Sì, ma che c’entra», e via al pestaggio. L’aggredito ha però riconosciuto in foto il suo aggressore: Luigi Guerzoni, detto Gigi, 34 anni, bolognese con residenza a Castel Bolognese, responsabile provinciale dei giovani di Forza Nuova, già coinvolto in gravi fatti di violenza, voce e chitarra del gruppo musicale nazirock “Legittima Offesa” (vedi Carlino Ravenna).

Verso le tre e mezza del 15 novembre 2008, due ragazzi e una ragazza che tornavano da una festa di laurea in Piazza Santo Stefano, hanno incrociato, dalle parti di Piazza della Mercanzia, un gruppo di nazisti che li ha aggrediti e picchiati. Fra i picchiatori vi erano il cantante e il batterista del gruppo “Legittima offesa”. Uno dei due è anche responsabile provinciale dei giovani di Forza Nuova. A quanto si apprende, contro i ragazzi sono state utilizzate anche bottiglie di vetro e gli sgabelli di un bar. Il ferito più grave ha ricevuto un brutto colpo all’occhio, ed ha naso e zigomi fratturati. Dovrà essere presto operato. A scatenare l’aggressione sarebbe stato l’aspetto fisico dei tre: capelli lunghi e soprattutto una chitarra e un bongo, subito preso di mira e danneggiato (vedi Zic.it).

Ed è un altro fatto che il leader dei “Legittima Offesa” abbia numerosi precedenti per reati di discriminazione razziale, porto d’armi, fabbricazione di ordigni esplosivi, violenze e minacce. Secondo l’aspirante pinocchio della “Stefani”, questa sarebbe “vita di strada, dalla parte del torto”. È la nuova professionalità giornalistica insegnata da questa società: eufemismi, perifrasi, reticenze, menzogne.

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Biologismo di Susanna Tamaro


Nella nuova offensiva culturale neoautoritaria ha un posto di rilievo il biologismo: cioè il far apparire – con naturalezza – le soggettività come “naturalmente” vincolate alla “famiglia”, alla “stirpe”, al “sangue patrio”. Eccone un esempio da Susanna Tamaro nella sua recente sortita sul “Corriere della Sera” a “difesa della vita” (non delle condizioni di vita in continuo peggioramento, ma del naso o dello zigomo di famiglia rifatto e omologato dal chirurgo estetico):

«Il corpo è l’espressione della nostra unicità ed è la storia delle generazioni che ci hanno preceduti. Quel naso così importante, quei denti storti vengono da un bisnonno, da una trisavola, persone che avevano un’origine, una storia e che, con la loro origine e la loro storia, hanno contribuito a costruire la nostra. Rendere anonimo il volto vuol dire cancellare l’idea che l’essere umano è una creatura che si esprime nel tempo e che il senso della vita è essere consapevoli di questo … Noi siamo la somma di tutti i nostri antenati…»

Magari anche certi cancri, o disposizioni al cancro, si ereditano dal bisnonno e dalla trisavola. E, per rispetto agli antenati, non dovremmo farci “omologare” alle attuali possibilità di sopravvivenza, ma lasciarlo “esprimere nel tempo”. Anche il fascismo – diceva Umberto Saba – assomiglia sorprendentemente a un cancro e qui sopra, sottolineata, avete una piccolissima, stupida metastasi concettuale.

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