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[Parma] 10 e 11 febbraio per una memoria antifascista


da Parmantifascista

Il 10 febbraio a Parma in largo Tito (piazzetta della periferia sud est della città su via Budellungo) si terrà dalle 12 alle 13 un presidio democratico antifascista per ribadire il grande valore della Resistenza e della lotta armata jugoslava contro il nazifascismo guidata da Tito.

L’11 febbraio a Parma al cinema “Astra” (p.le Volta) quinta edizione della manifestazione antifascista promossa dal Comitato antifascista e per la memoria storica-Parma, alternativa alla “Giornata del ricordo delle vittime delle foibe”.

Alle 21 il giornalista e saggista Franco Giustolisi, che nel ’94 scoprì l’“armadio della vergogna”, parlerà su: L’armadio della vergogna, disinformazione, Costituzione.

Seguirà il prof. Gorazd Bajc, storico, docente presso l’Università del Litorale a Capodistria e coautore del libro Foibe (Einaudi 2009), sul tema: Il problema foibe e il confine italo-jugoslavo.

Alle 22.15 saranno proiettate sequenze del filmato della BBC “Fascist Legacy” (“Il lascito fascista”) sui crimini dell’Italia fascista in Jugoslavia.

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Verso il NO VAT del 13 febbraio


Facciamo Breccia e Frangette Estreme
presentano l’istant-book

IN FONDO L’ITAGLIA È TUTTA QUA
Famiglia e sicurezza….

Bologna, 3 febbraio 2010, h 19
c/o XM24, via Fioravanti 24

Alla fine dell’estate del 2009, improvvisamente, la stampa italiana si è accorta che trans, lesbiche e gay sono oggetto di violenza: non esiste discriminazione a causa dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere nel nostro paese, ma vi sono dei “cattivi ragazzi” – dei “malati” – che si lasciano andare ad episodi di violenza; è il relativismo etico, la mancanza di ordine, a produrre tutta questa violenza, è necessario quindi aumentare il controllo, mettere telecamere ovunque, all’ingresso delle discoteche e bar frequentati da “omosessuali”, innanzitutto. Per la loro protezione, certo.

Nell’autunno del 2009 ci pensano Alemanno e CasaPound a difendere gay, lesbiche e trans. Ma anche la chiesa cattolica. Come? Ma con delle fiaccolate, ovvio! Come quelle che nei paesi della provincia italiana si fanno per i bambini rapiti e per la festa della candelora…

La risposta di Facciamo Breccia è stata la pubblicazione dell’istant-book L’Itaglia è tutta qua che mette insieme una serie di testi che giocano su corde diverse, che sono articolo per un giornale, intervento in un convegno, sdegno in una m-list, documento di un gruppo politico, in ordine cronologico, perché non si tratta di improvvisare risposte, ma di costruire percorsi.

Nessuno degli interventi è a nome di Facciamo Breccia, e non tutti/e gli autori e le autrici – individuali o collettivi – fanno parte e/o sono vicini/e a Facciamo Breccia: ognun* ha detto e scritto senza rappresentare nessuno, perché nessun movimento si “rappresenta”, ma semplicemente si muove: nello spazio fisico (le piazze, le “agorà”) e mentale (la cultura).

L’INIZIATIVA È IN PROMOZIONE DEL NO VAT 2010

Piattaforma del NO VAT del 13 febbraio a Roma

Tutti gli eventi e i dibattiti di Partizan / Fucina antiautoritaria a Roma dall’11 al 14 febbraio 2010

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Napoli, sab 6 feb: giornata nazionale di dibattito sull’antifascismo


Anche se forse non potremo essere a Napoli il 6 febbraio, riteniamo che l’incontro nazionale antifascista organizzato per quella data rappresenti un’occasione tanto più importante in quanto mira a coniugare insieme le prospettive sociali, culturali e militanti dell’antifascismo. È questa una battaglia non solo necessaria, ma decisiva in un paese che, dopo il 1945, non ha mai vissuto un autentico processo di defascistizzazione. Analisi sociale, pratica militante sul territorio, riflessione critica, controinformazione storica, contrasto di ogni iniziativa neofascista revisionista o xenofoba, solidarietà attiva contro la stretta repressiva e autoritaria crediamo debbano essere elementi fondanti dell’iniziativa antifascista. E suggeriamo anche di sottolineare due date imminenti: una ben nota e occasione di bugie di stato (la “giornata del ricordo” del 10 febbraio), una misconosciuta e rimossa (la “giornata della memoria del popolo etiopico”, il 19 febbraio).

Questo l’appello da 12dicembre.net:

Nelle giornate che hanno preceduto il 40esimo anniversario della strage di Piazza Fontana, avevamo espresso in maniera decisa la necessità di declinare la pratica antifascista in maniera più ragionata, attraverso un’analisi che tenesse conto anche di quanto su questo terreno il movimento di classe aveva prodotto nelle diverse realtà della nostra penisola. Il 12 dicembre 2009 ha dunque rappresentato, oltre che la simbolica ricorrenza della manovra stragista dello Stato, anche un momento di riflessione rispetto alle nuove articolazioni del neofascismo.

C’è chi si è concentrato sulla stretta relazione esistente tra vecchie e nuove tendenze autoritarie, chi ha messo in evidenza il continuo sabotaggio delle lotte sociali (oggi come allora represse dal braccio armato dello Stato e ignorate dai media mainstream), chi ha puntato allo smascheramento dei fascisti “riciclati” negli apparati amministrativi, chi ha guardato con maggiore interesse ai legami mai interrotti tra lo squadrismo fascista e la destra istituzionale, e chi – in ultima analisi – ha focalizzato l’attenzione su due fenomeni ormai usciti dagli argini: la deriva xenofoba e razzista che interessa ogni città e quartiere d’Italia e l’affondo revisionista che punta alla riscrittura della Storia e allo sdoganamento dei fascisti di ieri e di oggi.

Praticare oggi l’antifascismo significa quindi declinare e coordinare le articolazioni di cui esso vive sforzandoci di elaborare un paradigma teorico e pratico valido per le differenti situazioni che ci si profilano di fronte. Nell’invitare ad una discussione di questo calibro crediamo anche che non si possa prescindere dal riconoscere la triplice base su cui esso debba necessariamente poggiare, ovvero quella sociale, quella culturale e quella militante. Così come non si può prescindere, pensando ad un coordinamento nazionale, dalla costruzione di una rete di mutuo soccorso e solidarietà attiva capace di prendere collettivamente parola di fronte ai sempre più frequenti casi di repressione. Per questo crediamo sia arrivato il momento di promuovere una giornata nazionale di dibattito che ponga a confronto le diverse realtà che su questo terreno si muovono, e che questo terreno praticano, indicando sommariamente alcuni spunti di riflessione che ci auguriamo potranno essere oggetto di dibattito il prossimo 6 febbraio.

– la costruzione di un fronte comune capace di controbattere alla campagna revisionista che da anni è in corso nel nostro paese e che vede nell’attacco alla resistenza comunista il proprio architrave;

– la costruzione di una rete nazionale capace di amplificare, promuovere e socializzare quanto viene prodotto e fatto localmente e al tempo stesso in grado di riannodare il filo rosso della solidarietà militante;

– la costruzione di uno spazio di dibattito nazionale che partendo dalla nuova composizione sociale della classe sia in grado di inquadrare in termini più ampi il fenomeno razzista e xenofobo ed i compiti del movimento di classe;

Abbiamo appositamente stilato questo breve appello in una forma semplice, senza entrare nel cuore delle singole questioni e senza avere la pretesa di avere già una chiave di volta perché convinti che dovrà essere la discussione del 6 febbraio prossimo a darci una parziale risposta ai molti nodi oggi esistenti.

NAPOLI
– SABATO 6 FEBBRAIO ORE 15:00
– DOMENICA 7 FEBBRAIO ORE 10:30

presso: CENTRO CULTURALE “LA CITTÀ DEL SOLE”

vico san giuseppe maffei a san gregorio armeno N.18

ANTIFASCISTI E ANTIFASCISTE

Per il pernottamento scrivi a: corteo12dicembre at gmail punto com
N.B. L’appuntamento del 7 alle 10 e 30 del mattino è previsto esclusivamente nel caso in cui l’assemblea non riuscisse a chiudere i lavori entro la sera di sabato 6.

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[BO] RINVIATA la Giornata senza permesso

Riceviamo alle 12.23 di oggi (domenica 31):

A causa della forte nevicata che si sta abbattendo su Bologna e
provincia, e data l’impossibilità per tutti, specialmente coloro che
vengono dalla provincia e da fuori Bologna, di raggiungere il centro, la
"Giornata senza permesso" è stata rinviata.
Nei prossimi giorni
comunicheremo la nuova data.

Coordinamento Migranti Bologna e Provincia


Persino il Risorgimento era antirazzista. Ad esempio Goffredo Mameli, l’autore dell’Inno d’Italia, fu un fervente antirazzista e, a suo modo, un fautore della lotta di classe. Oggi, in quest’Italia di merda, risulterebbe un sovversivo, anzi un terrorista. Basta leggere un po’ del suo Inno a Roma che ripubblichiamo come viatico alla Giornata senza permesso organizzata dal Coordinamento migranti di Bologna il 31 gennaio in via Papini 28 (Bus 27 – vedi mappa).



Dimenticate o popoli
l’ire d’un dì che muore,
sarà la terra agli uomini
come una gran città:
libera, grande, unita
vivrà una nuova vita
la stanca umanità…

Strinse fratelli insieme
slavi, africani ed itali
un duolo ed una speme:
hanno un sol campo i popoli
ed un sol campo i re.

Essere solidali con i migranti, protestare insieme a loro, denunciare il nuovo razzismo di stato è oggi l’ABC dell’antifascismo.


31 GENNAIO 2010: UNA GIORNATA SENZA PERMESSO

Programma:

h. 10.00: Cinema dell’ombra e attività per i bambini

h. 13.00: Pranzo con piatti senegalesi, marocchini (offerti dall’Associazione Hilaldi Barricella) e pachistani

h. 14.00: CONCERTI
LesTouchesLouches-popularswing/jazz manouche
Gawaa–musica marocchina

h. 15.30: Tavola rotonda/assemblea: La crisi non passa, che fine fanno i migranti?

A seguire concerto di Sabàrcon Tamà
con il gruppo senegalese NgoneyNgeuwel
Continued…

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Nella giornata della memoria


Nella “Giornata della memoria” gli Stati e le istituzioni ricordano il genocidio degli ebrei come se fossero atrocità compiute da altri, estranee all’Europa, irripetibili, misteriose. Ma già Hanna Arendt considerava l’esperienza dei lager coloniali ottocenteschi come le “prove generali” per lo sterminio nazista. E oggi quello stesso sistema politico-economico che pretende di tener viva la “memoria”, contemporanemante sparge a piene mani razzismo, sessismo, terrore e violenza. Lo si vede anche nei fatterelli più marginali.

Humor nero: «Chi vince in una gara di corsa fra un ebreo e un tedesco?»
da Incidenze

Oggi, nella Giornata della memoria, ha trovato spazio su alcuni quotidiani la legittima protesta di un gruppo di cittadini di Scandiano (Reggio Emilia) contro la diffusione, in diversi bar del nord Italia di bustine di zucchero sulle quali è stampata questa “barzelletta”:

Chi vince in una gara di corsa fra un ebreo e un tedesco?
Il tedesco, perché lo brucia in partenza.

«Invitiamo tutti – scrivono i cittadini di Scandiano – a riflettere sul fatto che le radici del razzismo e dell’intolleranza possono dare anche oggi nuovi terribili frutti. A nessuno è consentito banalizzare o ridere dell’orrore, perché l’indifferenza e la banalizzazione anche oggi possono uccidere. E se qualcuno pensa che stiamo esagerando, si ricordi dei ragazzini di buona famiglia che “per divertirsi” danno fuoco ai migranti o ai “diversi”».

L’edizione odierna de la Repubblica di Parma riferisce: «La ditta produttrice, la System Pack di Turate (Como), raggiunta telefonicamente, spiega [sic!] di ritenere “la polemica sproporzionata”…».

Intanto a Milano una svastica nella stella di David viene utilizzata dalle istituzioni locali per il volantino che invita alla commemorazione della Giornata della Memoria…

Radio Padania, invece, se la prende con Anna Frank e si produce in parole ignobili, razziste ed eterosessiste: «Non vogliamo vedere film dove gli omosessuali si slinguano tra di loro: la depravazione morale sta raggiungendo il suo limite estremo, arrivando a superare la cattiveria con la quale Hitler ha mandato sei milioni di ebrei a morire. Crepate, voi che ci date dei moralisti e dei bacchettoni, crepate assieme a Satana».

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Un neofascista amico e socio del sindaco di Bologna


Non che ci interessi commentare le miserevoli disavventure giudiziarie del sindaco di Bologna. Già nella Divina commedia Dante invitava a non prestare orecchio alle risse indecorose dei politicanti: «ché voler ciò udire è bassa voglia».

Tuttavia riteniamo un fatto pessimo che il sindaco di Bologna risulti «amico» e «socio in affari» di un neofascista bolognese come Francesco Stagni, storico militante dell’MSI, segretario del Fronte della Gioventù negli anni Settanta, negli ultimi quindici anni sempre in prima fila a negare la matrice neofascista della strage del 2 agosto, e ora vicino alla Fiamma di Storace. Uno di quei tristi, maldestri personaggi che per decenni hanno cercato di fare del revisionismo senza argomenti per inquinare il ricordo dello stragismo neofascista.

In ciò il sindaco Delbono è senz’altro sulla linea comodamente bipartisan di Cofferati che, ad esempio, il primo maggio 2007 diede dal palco il benvenuto al sindacato di estrema destra UGL parlando davanti a uno striscione di solidarietà allo stragista nero Luigi Ciavardini: «Strage di Bologna: Ciavardini innocente». E non fece una piega.

Con quale faccia l’attuale sindaco di Bologna prenderà parte al ricordo dei crimini fascisti e neofascisti che hanno insanguinato questa città e ne hanno segnato profondamente l’anima antifascista?

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Staffetta| Nasce il Nodo Sociale Antifascista

Raccogliamo il testimone.

Abbiamo preso parte, chi per un percorso lungo tre anni, chi per tratti più brevi, alla travagliata esistenza dell’Assemblea Antifascista Permanente, e pochi giorni fa abbiamo in tutta serenità deciso di porvi termine.
Riteniamo tuttavia ancora attuali e preziose le analisi, le sperimentazioni, il saper fare, la rete di relazioni e contaminazioni che hanno animato quel progetto.
Niente che ci possiamo permettere di disperdere.
Dunque ripartiamo, mantenendo ben saldo il timone sull’autonomia dalle strutture gerarchiche e dall’ordine del discorso del governo dei viventi, e sull’autorganizzazione sociale come metodo e come orizzonte di trasformazione dell’esistente.

Ci costituiamo qui e ora come Nodo Sociale Antifascista.


Nodo
in quanto si vuole parziale e partigiano elemento di una rete, da costruire e coltivare, all’interno della declinazione bolognese di un movimento internazionale per l’opposizione radicale all’assetto contemporaneo della politica e dell’economia globale, nel quale comprendiamo la lotta antifascista.
Crediamo sia fondamentale mantenersi in contatto e relazione con le altre realtà di movimento, dagli spazi autogestiti alle reti attive contro razzismo e eterosessismo, e lavorare per una comune capacità di rapida mobilitazione antifascista.

Sociale
poiché è alla società che vogliamo parlare, nonostante ci si debba confrontare con un tessuto disastrato, in cui la risposta al rapido deterioramento delle condizioni di vita prodotto dalla corrente crisi economica tende diffusamente a racchiudersi nella paura e nell’intolleranza.
Questa involuzione però non fa degli oppressi i complici della propria miseria, né è analizzabile a prescindere dal dato storico di secoli di egemonia culturale ancor prima che dominio materiale. Un’egemonia oggi tenace ma non certo inscalfibile, e a cui dal basso vogliamo opporci.

Antifascista, senza alcun timore di anacronismo. Quella che Luigi Fabbri, nella lucida e lungimirante analisi dell’ascesa del fascismo nella già rossa Bologna del 1921, e Herbert Marcuse e Daniel Guerin dopo di lui chiamano “controrivoluzione preventiva”, si è già riproposta in nuove forme nella strategia della tensione rapidamente dispiegata in reazione alle insorgenze degli anni Settanta, e torna nell’odierna strategia della paura.
Quella che oggi si declina nelle morti di Stato fuori e dentro le carceri, nelle legislazioni xenofobe emanate dai governi quanto dalle amministrazioni locali, nella barbarie dei respingimenti in mare, nell’esasperazione della retorica securitaria, nel sospetto diffuso ad arte verso qualunque devianza dal paradigma uniformante della famiglia bianca, cattolica, patriarcale e patriottica.
Quella da cui trae linfa e agibilità la riorganizzazione delle formazioni dichiaratamente neofasciste, comprese quelle che si travestono da avanguardia culturale e mistificano lo squadrismo nella mitologia del sogno generazionale, l’antisemitismo nella “lotta all’usura”, la svastica nella tartaruga.

Ed è proprio da “La Controrivoluzione preventiva” di Luigi Fabbri che ripartiamo. Ci incontrerete presto a presentarne la recentissima riedizione per i tipi di Zero in Condotta, che restituisce al pubblico un’opera scomparsa da ventiquattro anni dalle librerie, progetto editoriale realizzato dall’AAP e di cui ci assumiamo ora l’eredità.
Prendono il via oggi inoltre le pubblicazioni del nuovo blog Staffetta (www.staffetta.noblogs.org), sul quale ci proponiamo di dare continuità al lavoro di monitoraggio, mappatura e controinformazione antifascista, antirazzista e antisessista avviato dal blog AAP.

Raccogliamo il testimone e ci rimettiamo in marcia, chi voglia unirsi a noi è il benvenuto.

Bologna, 18 gennaio 2010

Nodo Sociale Antifascista

www.staffetta.noblogs.orgstaffetta at riseup punto net

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È uscito “La Controrivoluzione preventiva” di Luigi Fabbri | Dove trovarlo

A cura dell’Assemblea Antifascista Permanente è appena uscita la riedizione della Controrivoluzione preventiva di Luigi Fabbri, pubblicata nel 1922 con il sottotitolo editoriale “Saggio di un anarchico sul Fascismo” e riproposta ora con ampia introduzione pubblicata anche su Carmilla (che ringraziamo). Va da sé che crediamo sia un libro importante anche per capire il nostro presente.

Qui una recensione pubblicata da Alias, supplemento settimanale de Il Manifesto

Dove acquistarlo:

Circolo Iqbal Masih, via della Barca 24/3 (dalle h21)
Circolo Anarchico “Berneri” – p.zza di P.ta S.Stefano 1 (i giovedì dalle h21)
Infoshock Infoshop, XM24 via Fioravanti, 24 (i giovedì h17-22)
Libreria delle Moline via delle Moline 3
Libreria Modo Infoshop
via Mascarella 24/b
Libreria Irnerio
via Irnerio 27
Libreria Feltrinelli p.zza di P.ta Ravegnana; p.zza Galvani; via dei Mille
Edicola Aldini, via di Corticella 124
Edicola Vecchiettini, via Risorgimento 21, Riale, Zola Predosa
Edicola del Pratello via del Pratello, angolo via Pietralata
Libreria Trame via Goito 3/c
Associazione Culturale Artistica “Il Secondo Rinascimento” via Porta Nova 1/a

Lo troverete inoltre in strada nelle varie iniziative di lotta. Altrimenti lo potete richiedere all’editore http://www.zeroincondotta.org/distro.html

Questa è la IV di copertina:

Nel 1922 Luigi Fabbri compiva quarantacinque anni, era maestro elementare a Corticella in provincia di Bologna e militante anarchico da oltre vent’anni e, per questo, aveva subìto intimidazioni e bastonature da parte dei fascisti. La sua riflessione sul fascismo è anzitutto quella di un testimone che ha visto una città «rossa» come Bologna diventare, nel volgere di pochi mesi, una roccaforte e anzi la «culla» del fascismo e della reazione antiproletaria.

Dinanzi a un fenomeno nuovo e difficile da interpretare, la Controrivoluzione preventiva delineava il formarsi di una cultura reazionaria di massa promossa dallo Stato e dalla borghesia «con la triplice azione combinata della violenza illegale fascista, della repressione legale governativa e della pressione economica derivante dalla disoccupazione». Per Fabbri si trattava di mostrare i «coefficienti» e i «fattori» che collegavano lo squadrismo ai nuovi assetti repressivi del potere statale, politico, culturale ed economico: le violenze fasciste non erano un fenomeno isolato o episodico, ma una funzione fondamentale di quella «controrivoluzione preventiva» attraverso cui la borghesia aggrediva le conquiste operaie e disciplinava la società.

Nonostante alla fine del 1922 i fascisti distruggessero le copie ancora invendute del libro, la tesi di quel saggio, riproposto ora a cura dell’Assemblea Antifascista Permanente di Bologna, ebbe fin da subito larghissima risonanza e contribuì al formarsi in Europa di una coscienza antifascista rivoluzionaria: il concetto di «controrivoluzione preventiva» attraversa infatti per intero la storia intellettuale del Novecento fino a Marcuse e Debord e può fornirci ancora oggi una chiave di lettura degli avvenimenti attuali.

Nato a Fabriano il 22 dicembre 1877, Luigi Fabbri è stato uno dei più attivi militanti anarchici del primo Novecento, in stretto collegamento con Errico Malatesta e i principali esponenti dell’anarchismo internazionale. Redattore con Pietro Gori dell’importante rivista «Il Pensiero», fu autore di numerose pubblicazioni di analisi e di propaganda oltreché di significativi contributi alla vita organizzativa dell’Unione Anarchica Italiana. Nel 1925 egli sarà uno dei tre maestri elementari a rifiutare il giuramento di fedeltà al regime di Mussolini e, in seguito a ciò, prenderà la via dell’esilio, prima a Parigi e poi a Montevideo, ove darà vita alla rivista «Studi sociali». Morirà nel 1935.

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