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CasaClown e il Commissario

Dopo la frottola della «sede» di CasaPound in via Guerrazzi, il leader Carlo Marconcini mente ancora per camuffare i protettori dell’organizzazione neofascista nel PdL cittadino dichiarando ai giornali che sarebbe stata la Questura di Bologna a far aprire la Sala dell’Angelo dopo che era stata occupata quella del Baraccano da centinaia di attivisti antifascisti.

Così il Resto del Carlino: «La Questura ci tiene poi a precisare che la scelta di spostare l’incontro di Casapound alla Sala dell’angelo in via San Mamolo non è stata mediata dalle forze dell’ordine, come riferito oggi pomeriggio dal leader di Casapound Carlo Marconcini. Casapound, spiega piazza Galilei, ha preso contatti con il quartiere per trovare una sala alternativa e il Santo Stefano ha proposto la Sala dell’Angelo».

Immaginatevi la scena: un sabato dopo mezzogiorno, quando negli uffici non c’è quasi più nessuno, il neofascista Marconcini telefona e ottiene una sala di quartiere per la quale ai comuni cittadini è richiesta la compilazione, mesi prima, di un sacco di scartoffie…

Che non si scopra chi dà ai neofascisti le sale comunali, si direbbe una preoccupazione che il contafrottole Marconcini aveva avuto già subito prima della conferenza, quando dichiarava a OggiBologna: «“Abbiamo detto alle forze dell’ordine che la conferenza l’avremmo fatta comunque e che, se non si trovava una sala alternativa, saremmo entrati dentro al Baraccano, per cui avevamo avuto l’autorizzazione e la disponibilità dalle 13 alle 18”. La mediazione della Digos, a quel punto, ha proposto la sala dell’Angelo, accettata da Casapound. Casapound, in questo modo, ci ha rimesso i soldi della prenotazione al quartiere Santo Stefano. “L’avevo affittata a mio nome come privato, dato che non siamo un’associazione riconosciuta. È costata tanto” aggiunge Marconcini». In questa dichiarazione vi sono varie frottole accertabili, e anche l’ultima frase sembra proprio la solita bugia vittimistica…

Ora, è un fatto che a Bologna si continuino a mettere a disposizione sale comunali a organizzazioni neofasciste. E in una città commissariata la responsabilità ricade sul commissario, quel commissario Cancellieri che ha già concesso in passato sale ai neofascisti, che ha cercato di affossare la commemorazione pubblica della strage neofascista del 2 agosto, che si è distinta per decreti autoritari e arroganti (1, 2, 3). Fino a sognare di candidarsi a sindaco di questa città…

Non sarebbe certo nostra competenza ricordare che la legge fondamentale della Repubblica Italiana, ovvero la Costituzione, in particolare la XII disposizione transitoria, vieta espressamente la riorganizzazione sotto qualsiasi forma di un partito fascista.

Non dovremmo nemmeno ricordare che la legge 645/52, la cosiddetta legge Scelba, contenente le norme di attuazione della disposizione costituzionale, all’art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque «fa propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione di partito fascista», oppure da chiunque «pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».

Certamente l’associazione «CasaPound Italia» dichiara sul suo sito l’intento «di sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio». E agisce in tutt’Italia in modo conseguente con le sue premesse di organizzazione neofascista. Del resto, il precedente leader bolognese di CasaPound, Alessandro Vigliani, è stato condannato in primo grado per aver «fatto parte di un’associazione ispirata all’ideologia nazifascista e finalizzata all’incitamento dell’odio», progettando e compiendo «aggressioni a extracomunitari, omosessuali ed ebrei, e risse allo stadio con ultrà di opposta ideologia politica». Ops!

Troviamo certamente significativo che il commissario se ne freghi delle Costituzione su cui ha giurato. Con il suo luminoso esempio, ci invita tutte e tutti a riattivare quella guerra di civiltà e di liberazione fermatasi in Italia nel 1945 e che oggi illumina il Nord Africa e scuote l’Oriente.

Come abbiamo gridato per le strade di Bologna il 26 febbraio: «Fiducia nello Stato non ne abbiamo, l’antifascismo è nostro e non lo deleghiamo!».

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