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Un infimo gioco delle parti

Dinanzi alla crisi crescente, i governi europei preferiscono in ogni campo i provvedimenti inutili e le idee piccole piccole.

Dopo oltre vent’anni che la politica istituzionale europea copre o sovvenziona le organizzazioni di estrema destra, ecco che adesso il problema del neofascismo e del neonazismo torna all’ordine del giorno, perché il neoliberismo comincia a temere che l’estrema destra possa passare nei prossimi anni da utile manovalanza ad alternativa nazionalista e totalitaria.

Sta di fatto che in Germania la polizia ha perquisito sistematicamente case e sedi del gruppo neonazista «Freies Netz Sud» («Libera Rete Sud») alla ricerca di materiali e documenti che consentissero di sciogliere d’autorità l’organizzazione e di metterla al bando.

Allo stesso modo, dopo l’omicidio di Clément Méric, in Francia il governo Hollande ha annunciato lo scioglimento di ben tre organizzazioni neofasciste, «Troisième Voie», «Jeunesse Nationaliste Révolutionnaire» (JNR) e «Envie de rêver». Si tratta infatti, secondo il governo francese, di organizzazioni che «hanno carattere di milizia privata» e «incitano alla discriminazione e all’odio»: insomma, la scoperta dell’acqua calda… Se si volessero applicare davvero questi criteri, bisognerebbe sciogliere anche il Front National, Forza Nuova o la Lega Nord.

Ma che sia un infimo gioco delle parti, basta a confermarlo il fatto che Serge «Batskin» Ayoub, leader di «Troisième Voie» e di «Jeunesse Nationaliste Révolutionnaire», ha prevenuto il governo francese decidendo l’autoscioglimento di queste organizzazioni, per veicolare in modi nuovi la cultura omicida della destra identitaria…

È un fatto che ogni volta che lo Stato ha decretato dall’alto lo scioglimento di sigle e partiti neonazisti, essi si sono sempre ricostituiti sotto nuove forme, con in più una legittimazione anti-sistema.

Si pensi solo allo scioglimento d’autorità della nazista «Base Autonoma» nel 1993, secondo la legge Mancino: dopo una serie di aggressioni e attentati, il ministero dell’Interno metteva formalmente fuorilegge «Base Autonoma», ne chiudeva le sedi e ne denunciava alcuni esponenti per «ricostituzione del partito fascista» e «istigazione all’odio razziale». Il risultato fu quello di far uscire dall’angolo i neonazisti con una più acuta capacità di trasformismo e di iniziativa culturale.

In quello stesso frangente, un’altra organizzazione neonazista italiana, «Meridiano Zero», preveniva le prevedibili misure repressive e dichiarava di autosciogliersi: proprio come fa ora Serge «Batskin» Ayoub con «Troisième Voie» e «Jeunesse Nationaliste Révolutionnaire»…

Non è certo lo Stato che può combattere il fascismo. Né si tratta forse di sottovalutare il pericolo di un’involuzione totalitaria del neoliberismo come ci pare faccia Elisabetta Teghil in un interessante intervento su Militant:

«Il neoliberismo è un’ideologia gramscianamente intesa come lettura onnicomprensiva della società e, pertanto, non ha bisogno nell’immediato delle soluzioni fasciste tradizionali, relegando i fascisti nel lavoro di bassa manovalanza».

È un ragionamento che parte dalla premessa fallace secondo cui l’antifascismo sarebbe una sorta di «frontismo» con il PD e i partitini della sinistra (!?) per arrivare alla proposta di un «Fronte di Liberazione Nazionale» (sic) contro il liberismo internazionalista e le multinazionali anglo-americane…

Per noi il fascismo in Italia non è mai stato davvero superato e sepolto, ma vive ancor’oggi come strumento a disposizione dei ceti dirigenti: leggi e decreti autoritari, razzismo di stato, familismo patriarcale, omofobia, sessismo, perbenismo, populismo, manipolazione revisionista della memoria sociale, politiche e campagne «securitarie», minacce e attentati contro i migranti, aggressioni e violenze neofasciste, deportazioni e psicofarmaci nei CIE.

Oggi è sotto gli occhi di tutti che il capitalismo è di nuovo in bancarotta e che lo Stato sta sperimentando un autoritarismo crescente.

Contrastare insieme il neoliberismo e il neofascismo si può, si deve, con l’azione sociale e la solidarietà internazionalista di tutti gli oppressi!

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