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Itaglia paese di merda

Nel tramonto grigio e meritato dell’Itaglia sembra che l’idiozia autoritaria sia sempre più il livello medio e «normale». Mentre in Parlamento si consolida un Partito unico di regime per garantire affari e repressione, l’unica cosa che vola alto sono i prezzi dei generi di prima necessità. Anche la verità più lampante è passibile ormai di una condanna per vilipendio.

Intanto, nella loro estrema miseria mentale, dopo il suicidio di Venner i neofascisti si sfogano cristianamente con pestaggi «a favore della famiglia tradizionale». Anche a Milano, a Torino.

Nella caduta dei punti di riferimento istituzionali, si cerca sempre più di rispolverare i valori ipocriti del perbenismo borghese. Ad esempio, a Ferrara il Comune istituisce addirittura un premio alla memoria di Nello Quilici, definito «un galantuomo». Peccato che fosse un fascista della prim’ora, coinvolto nel delitto Matteotti e poi paladino delle leggi razziali del 1938. Insomma, un altro caso di «fascista umano» che si sarebbe elevato dalle bassure del Fascismo alle vette dell’autentica «umanità» e anzi «galantumanità»…

Non c’è da meravigliarsi. In fondo, il Fascismo è stato un fenomeno di massa e ha segnato profondamente anche la storia del secondo Novecento. Basti dire che, a tutt’oggi, un onesto medico di base del Varesotto, un altro «galantuomo», e sicuramente un bravo padre di famiglia, ostenta nel suo studio un busto di Hitler e nella sala d’aspetto si possono leggere testi e articoli contro il «flagello delle immigrazioni», il «mondialismo capitanato dalle lobby giudaiche», e scritti sul nazionalsocialismo di Mussolini e di Hitler.

D’altro canto, in quanti lussuosi appartamenti della buona borghesia conservatrice di Bologna non vi è un bel busto di Mussolini, o magari le sue opere complete, o qualche vecchia bandiera del Ventennio o altri venerati cimeli? Quanti di questi ricchi borghesi neri hanno finanziato, negli ultimi cinquant’anni, l’M.S.I. o l’estrema destra fascista?

Tutti «galantuomini». E anche librerie come la Libreria Nanni o la Ceccherelli oggi mettono in vetrina i libri del Ventennio che una volta vendevano magari solo sottobanco. Forse i gestori saranno anche di destra, ma un bottegaio è sempre un bottegaio, ed è evidente che la paccottiglia nazifascista ha un mercato in crescita.

L’anno scorso il manifesto commemorativo per la strage neofascista del 2 agosto recava una scritta che presto potrebbe cadere anch’essa sotto la categoria del vilipendio contro questo torbido paese di merda:

«La strategia delle stragi dal dopoguerra ad oggi ha impedito all’Italia di divenire una democrazia compiuta. È nel cuore torbido delle istituzioni che vanno cercati i mandanti».

Forse l’Itaglia merita davvero di scomparire.

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