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Una persistente rimozione: lo stragismo nazifascista fra ’43 e’45

La rimozione, si sa, è uno sport molto in voga anche in Italia. Abbiamo rimosso il Fascismo, e non solo gli orrori e i crimini di guerra, ma anche l’ordinario razzismo, la retorica nazionalista e coloniale, il familismo, il vittimismo aggressivo del regime. Abbiamo rimosso le stragi di Stato, e non solo i morti, ma anche il fatto che quei morti sono serviti a costruire un mondo più ingiusto, ipocrita e violento. Abbiamo rimosso gli ultimi vent’anni di leggi razziste sull’immigrazione, i rastrellamenti di corpi «clandestini» per l’espulsione, le stragi in mare, lo sfruttamento intensivo di chi non ha le carte in regola. Ora un libro fa il punto sulle oltre 15.000 vittime civili delle stragi nazifasciste compiute fra il 1943 e il ’45 e mai indagate a fondo.

Le stragi nazifasciste del 1943-1945. Memoria, responsabilità e riparazione
a cura di ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia)
Roma, Carocci editore, 2013, 104 pp., € 14.00

Le stragi nazifasciste perpetrate contro le popolazioni civili italiane nel 1943-1945 rappresentano, com’è noto, un problema ancora irrisolto. Le loro vittime sono state stimate in un numero non inferiore a 15.000, senza contare gli effetti devastanti sull’intera vita di alcune località, come Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema e altre, dove la distruzione è stata pressoché totale.

A fronte di questa tragedia, sono stati celebrati non molti processi e con considerevole ritardo. Le sentenze emesse non sono mai state eseguite, né per gli aspetti penali né per quelli civilistici. Una Commissione parlamentare, che ha lavorato per due anni a queste tematiche, ha concluso i suoi lavori con due relazioni, sulle quali non c’è mai stata una discussione parlamentare. Sul piano dei risarcimenti, poi, nulla è avvenuto; si sta discutendo solo ora col Governo tedesco su possibili forme di «riparazione».

Insomma, siamo ancora lontani da giustizia e verità; e soprattutto siamo ancora lontani da quella piena assunzione di responsabilità da parte tedesca e italiana di cui si ravvisa l’assoluta necessità. Più che chiudere questa terribile vicenda della storia del nostro Paese, occorre definirla esaurientemente; a tal fine il volume vuole recare un contributo in termini di conoscenza presentando il lavoro compiuto negli ultimi due anni dell’ANPI e le riflessioni di alcuni tra i migliori esperti della materia che hanno partecipato al Convegno tenutosi il 29 gennaio 2013 presso la Biblioteca del Senato, con l’auspicio che ciò possa inoltre concorrere all’accertamento della verità e al doveroso riconoscimento nei confronti delle vittime e dei loro familiari.

Qui una breve recensione.

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One Response

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  1. riccardo says

    Il solo fatto che esista una cultura che permette tale rimozione ed in un certo senso la perpetui, è in fondo la prova del fatto che viviamo in una cultura che tutto è tranne che antifascista.
    Post-fascista… al massimo.
    In realtà, l’attuale cultura corteggia pericolosamente lo stragismo nazifascista e gli antivalori ad essa peculiari.
    Di tutto questo, il caso delle stragi non indagate nè punite è la classica prova provata, così come lo sono il dilagare “riabilitativo” di razzismo, militarismo, bigottismo e disprezzo per la cultura.
    Ma possiamo trovare altre prove di questo anche in quello che è il semplice livello dei media: certe pubblicità (per esempio di alcune bevande) recuperano in toto le musichette, il linguaggio, gli ambienti ed i tipi umani (di stampo… “carneriano”) del regime fascista…
    La controrivoluzione antidemocratica avviene quindi già a livello televisivo. E la tv, purtroppo, è ormai l’unica maestra degli italiani. Quel che sfortunatamente, non è per loro la storia.
    Appena possibile acquisterò il volume.
    Buone feste e soprattutto, NO PASARAN!
    rRiccardo Uccheddu

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