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[BO] Un giornale, una certezza!

Prosegue la campagna del «Resto del Carlino» a favore della normalizzazione autoritaria promossa dalla presidente del Quartiere Santo Stefano.

Dopo le menzogne dei giorni scorsi e dopo aver persino dichiarato che «il silenzio è reato», oggi 30 maggio la cronaca locale del «Carlino» titola «Contestatori scatenati al Baraccano» per commentare una scritta a pennarello su un foglio appeso nella bacheca del Quartiere che dice «Giorgetti ti è scesa la catena!».

In effetti, di «scatenata» c’è solo la presidente del Quartiere Santo Stefano che, secondo il «Carlino», va denunciando un vasto «complotto» contro lei stessa e contro la «legalità» fatto di «minacce degli anarchici», «scorrettezze istituzionali» del PD, sms e telefonate a prefetti e parenti e ministri tutte senza risposta… E ovviamente il «Carlino» non fa parola dei suoi dispetti da bambina viziata.

Ma perché il «Carlino» ha tanto a cuore chi fiancheggia e promuove in città la cultura dell’estrema destra fino a concedere spazi pubblici ai neofascisti o a voler intitolare sale pubbliche a Rachele Mussolini?

Certo, oggi il «Carlino» non è propriamente un giornale antifascista, ma nel Ventennio è stato senz’altro un giornale filofascista. Nell’ottobre del 1944 il «Carlino» spalleggiò i nazifascisti nel negare la strage di Marzabotto. E non hanno mai chiesto scusa di nulla. Ecco quanto pubblicava il n. 243 de «Il Resto del Carlino» di mercoledì 11 ottobre 1944, anno XXII dell’Era Fascista, nella «Cronaca di Bologna»:

«Le solite voci incontrollate, prodotto tipico di galoppanti fantasie in tempo di guerra, assicuravano fino a ieri che nel corso di una operazione di polizia contro una banda di fuorilegge, ben centocinquanta fra donne, vecchi e bambini, erano stati fucilati da truppe germaniche di rastrellamento nel Comune di Marzabotto. Siamo in grado di smentire queste macabre voci e il fatto da esse propalato. Alla smentita ufficiale si aggiunge la constatazione compiuta durante un apposito sopralluogo. È vero che nella zona di Marzabotto è stata eseguita una operazione di polizia contro un nucleo di ribelli, il quale ha subìto forti perdite anche nelle persone di pericolosi capibanda, ma fortunatamente non è affatto vero che il rastrellamento abbia prodotto la decimazione e il sacrificio nientemeno che di centocinquanta elementi civili. Siamo dunque di fronte a una manovra dei soliti incoscienti, destinata a cadere nel ridicolo perché, chiunque avesse voluto interpellare un qualsiasi onesto abitante di Marzabotto o, quanto meno, qualche persona reduce da quei luoghi, avrebbe appreso l’autentica versione dei fatti».

Oggi sappiamo che nella strage nazifascista di Marzabotto furono trucidati circa un migliaio di civili più altre settecento vittime per cause di guerra.

Ma non vi sono solo questi fatti remoti. Basti dire che nel 2009 il «Carlino» ha promosso una deplorevole campagna per l’intitolazione di una strada a Giovanni Spadolini. Spadolini, che in seguito ebbe anche meriti di organizzatore dei beni culturali, fu direttore del «Carlino» dal 1955 al 1968. Ma alcuni anni prima Spadolini era stato un fascista e razzista convinto. Sei anni dopo le leggi razziali del 1938, mentre si consumava lo sterminio degli ebrei d’Europa, Spadolini deplorava, su «Italia e Civiltà» del 15 febbraio 1944, che il fascismo avesse perso «a poco a poco la sua agilità e il suo dinamismo rivoluzionario, proprio mentre riaffiorano i rimasugli della massoneria, i rottami del liberalismo, i detriti del giudaismo». Sempre durante il 1944 Spadolini scriveva ad esempio: «Tra Fascismo e antifascismo, sempre il Fascismo; tra il nemico e l’alleato tedesco, sempre l’alleato tedesco» (citato da «La Stampa», 23/4/94). E in quegli stessi anni il futuro direttore del «Carlino» collaborava con entusiasmo a «L’Assalto», giornale della federazione fascista che si distinse per la violenza della campagna antisemita.

Né va dimenticato che solo pochi anni fa una collaboratrice alle pagine locali del «Carlino», Deborah Dirani, firmava articoli elogiativi su CasaPound presentandosi come osservatrice neutrale e obiettiva, e si è scoperto poi che si trattava invece di pubblicità acritica a suoi amici e conoscenti.

E forse il caso di oggi non è poi così diverso. In fondo, l’ex ministro Maurizio Sacconi è di casa al «Carlino» e sua cognata Ilaria Giorgetti può promuovere agevolmente un po’ di mobbing mediatico contro i movimenti sociali.

Nel suo complesso il «Carlino» ci pare insomma un giornale scorretto, pressappochista e fazioso, impegnato solo ad aizzare i benpensanti contro ogni forma di protesta sociale mentre i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

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