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Chi ospita i fascisti… ne paga il prezzo!

Per decenni i neofascisti sono stati protetti e sponsorizzati dalla politica «moderata» e dai media. Ogni loro omicidio o aggressione era una «rissa fra balordi». Ogni provocazione omofoba o razzista era la «legittima espressione democratica di un’opinione». Ogni presidio o corteo di squadristi era sempre autorizzato e spalleggiato dalle questure d’Italia.

Questo finché i neofascisti se la prendevano con migranti, emarginati, gay, trans, rom, antifascisti o attivisti di sinistra. Ma non appena hanno cercato di far cassa come la «fasciomafia» a Roma, o di eccedere rispetto al programma securitario dei loro padroni e mandanti progettando stragi indiscriminate come quelli di «Avanguardia Ordinovista», capeggiata guarda caso da un ex-carabiniere, ecco che adesso le istituzioni e i media scoprono tutt’a un tratto la pericolosità del neofascismo.

Dinanzi a una democrazia borghese che sempre più si chiude in un regime autoritario e violento, per manifestare le proprie idee non bastano più soltanto le parole. Chi dà ospitalità ai neofascisti commette un atto di vandalismo ben più grave di qualche tavolino o vaso di piante danneggiato.

A Milano l’Hotel Best Western Milton ha avuto un danno minimo rispetto a quello che ha prodotto ospitando neofascisti e neonazisti di tutt’Europa a cui era stata negata una sala pubblica. Sulla porta dell’Hotel Milton qualcun* ha fatto in tempo a scrivere solo «Chi ospit». Anche noi vi avremmo scritto «Chi ospita i fascisti… ne paga il prezzo».

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