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Rutilio Sermonti, l’ideologo nero sponsorizzato dal «Resto del Carlino»

Ritenuto l’ideologo di «Avanguardia Ordinovista» e del suo programma stragista, proprio quindici giorni fa Rutilio Sermonti veniva intervistato dal «Resto del Carlino» che lo accreditava come un grande del Novecento, uno dei «maggiori intellettuali della destra italiana». Ecco uno ritaglio della prosetta introduttiva del «Carlino»:

«Pensatore e studioso ha preferito rifugiarsi nella provincia al riparo della ribalta capitolina. Incontrare Rutilio Sermonti è come attraversare un secolo di storia. Un uomo brillante che a distanza di tempo non rinnega il suo passato, anzi lo rivendica con determinazione e fierezza e lo proietta nel futuro».

Ed ecco come i discepoli del «pensatore» volevano proiettarsi nel futuro a suon di bombe:

«Non bisogna colpire la Kienge perché altrimenti verrebbe individuata l’area politica responsabile dell’azione. L’azione deve essere simultanea e potrebbe colpire le città di Roma, Milano e Firenze per creare una punta di terrore, in quanto solo due bombe a Equitalia non verrebbero commentate dai media […]. La gente deve essere costretta a chiedere aiuto e quindi, dopo aver attuato azioni violente, ci dev’essere chi si propone per la soluzione del problema; questo perché le persone chiedono aiuto solo quando vengono colpite direttamente».

Che dire? Un giornale, una certezza!

Poi c’è il «Fatto quotidiano» che punta, in modo facile e riduttivo, sul lato «decisamente comico» di «Avanguardia ordinovista». Certo, anche stragisti come Gian Luca Casseri, Breivik o Giusva Fioravanti avrebbero potuto essere dei personaggi farseschi se fossero stati fermati prima e se non avessero potuto mettere in pratica la cultura omicida della destra identitaria e neofascista. Il fascismo è sempre una farsa finché non diventa violenza e tragedia.

E a proteggere l’estrema destra o sminuirne la pericolosità ci si ritrova poi come in Svezia con i neonazisti al 13% e continue violenze xenofobe. Per Natale una molotov è stata tirata dentro la moschea di Eskilstuna frequentata da una numerosa comunità somala. Almeno cinque persone sono rimaste ferite e una in modo grave. Gli altri sono riusciti a fuggire dalle finestre mentre il fuoco si mangiava tutto.

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