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Un 8 novembre di resistenza popolare

Alla fine, con quattro cortei a zonzo per la città e svariate contestazioni spontanee, persino nel cuore di Piazza Maggiore, non si sa bene se l’8 novembre siano stati più numerosi i leghisti asserragliati sul Crescentone a sputare il loro veleno e a far saluti romani, oppure la gente di Bologna che, magari solo con un gesto, una voce, un dito medio, una bandiera rubata, ha voluto far sapere loro che non erano affatto graditi…

Anche nell’area pedonalizzata della T non c’è stato il solito viavai della domenica, ma un vuoto strano e singolare, perché tanta gente a Bologna ha preferito non vederli, andandosene altrove.

Resta per noi la responsabilità del sindaco e della Questura nell’aver concesso a una banda sguaiata e violenta di fascioleghisti una piazza così importante e significativa per la città di Bologna.

Resta il fatto che i saluti romani o gli slogan «Duce, Duce» davanti al Sacrario partigiano di Piazza Maggiore non possono passare per «opinioni accettabili in democrazia» se non agli occhi di un sindaco fragile e ipocrita come Virginio Merola.

Non importa se i leghisti non erano in 100.000, ma dieci volte di meno. Non importa se hanno fatto una figura da miserabili imbroglioni con la loro «grande manifestazione nazionale». Né ci soddisfa che ora i dirigenti leghisti si agitino frustrati, confusi e livorosi a coprire il loro insuccesso.

È uno sfregio che peraltro non sarebbe stato possibile senza una militarizzazione sistematica di ogni angolo del centro storico e la protezione di migliaia e migliaia di poliziotti e carabinieri.

D’ora in poi si portino sempre dietro qualche camionetta di polizia come degno ornamento della loro propaganda d’odio!

Ora e sempre resistenza!

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