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Asinus asinum fricat: Diego Fusaro a Terra dei Padri

Avvelenare i pozzi della rivolta è sempre stata una strategia del capitalismo e l’origine storica del Fascismo risale proprio al tentativo controrivoluzionario di simulare la lotta di classe in termini di nazionalismo e gerarchizzazione della vita sociale. Ma in qualche caso la storia si ripete come farsa da talk show… Il confusionario maître à penser Diego Fusaro sarà infatti ospite dei neofascisti di Terra dei Padri l’8 settembre a Modena e la cosa davvero non sorprende come nota Modena Antifascista:

Il “filosofo” Fusaro, enfant prodige del mondo accademico italiano, anticapitalista in Lacoste e professorino di una costosa università privata, è invitato come ospite pressoché ovunque, pubblica per le più grandi case editrici nazionali e imperversa quotidianamente in trasmissioni televisive di qualunque fascia oraria. La logica ci dice che se fosse veramente un “intellettuale dissidente”, o meglio ancora sovversivo, non sarebbe invitato da nessuna parte, non gli si darebbe spazio nei talk show e tantomeno credito come docente di Istituti privati per “la formazione strategica e geopolitica della futura classe dirigente italiana” come lo IASSP. Fusaro va ovunque, tranne nei luoghi che dovrebbe frequentare un autentico pensatore marxista, antisistema, in lotta contro le storture di questa società: i luoghi di lavoro, le periferie, i quartieri popolari, oppure le situazioni di lotta e di scontro sociale concreto. Viene invece spesso citato con soddisfazione dalle riviste e dai blog dell’estrema destra, in particolare quelli della galassia “rossobruna” (qui una breve introduzione), e spesso invitato alle iniziative di partiti fascisti, come fece CasaPound nel 2014.

Solo un caso? Non crediamo. Per questo non ci stupiamo della sua presenza, annunciata con tutti gli onori, al circolo neofascista Terra dei Padri il 9 settembre, come officiante del gran galà di riapertura della sede che ha ospitato concerti nazisti del Veneto Fronte Skinhead (gli stessi che a Mantova a inizio agosto hanno pestato un ragazzo con simpatie di sinistra) o vecchi protagonisti dell’eversione nera e della strategia della tensione come Mario Merlino, ordinovista implicato nelle indagini sulla strage di Piazza Fontana che ha benedetto tra scroscianti applausi l’apertura del sedicente “circolo culturale”.

Ma c’è ancora chi sostiene che Fusaro porti avanti una critica necessaria del pensiero dominante del nostro tempo. Altro che lotta di classe, critica dell’economia politica, solidarietà internazionalista e antifascismo militante: egli ne propone una con al centro l’identitarismo xenofobo, il complotto mondialista della “sostituzione etnica”, la lotta alla sedicente “teoria gender” e alle “ONG pagate da Soros” e un nazionalismo sovranista travestito da antimperialismo. Non manca nulla: è lo starter pack dell’intellettuale della Destra sociale, “né di destra né di sinistra”, che flirta col putinismo e con il lepenismo, si rifà integralmente alla Nouvelle Droite di Alain de Benoist, alla svolta rossobruna di Costanzo Preve e alle suggestioni euroasiatiche di Alksandr Dugin, riproponendo i concetti cardine della dottrina che negli anni Settanta veniva chiamata “nazimaoismo” (poi in parte sfociata nell’organizzazione Terza Posizione), una corrente ideologica pericolosamente ambigua e con capacità mimetiche da sempre presente nella storia e nel pensiero dei movimenti fascisti e nazional-socialisti.

Fusaro ne è l’espressione italiana e postmoderna più squisitamente pop e mediaticamente in vista, capace di tradurre le tesi principali di Costanzo Preve (suo maestro e pioniere italiano nel piegare il lessico concettuale marxista ai fini tradizionali dell’estrema destra) in un sistema di frasi a effetto e popolarmente capibili, tra la chiacchera da bar e il latinorum pedantesco, che il “giovane filosofo” utilizza per bucare lo schermo.

Egli ripete ossessivamente le stesse tre o quattro cose. Il risultato è un’antologia rimasticata di “marxismo” caricaturale e distorto, propaganda nazionalista-reazionaria e di pensiero anti-tecnica, caro a una certa tradizione filosofica europea antimoderna. Certe volte con risultati alquanto ridicoli, come la critica ai selfie in quanto “manifestazione del narcisismo atomizzante al quale ci costringe la società capitalistica” (cit. Fusaro), seguita dalla pubblicazione sul suo profilo facebook di un album di decine e decine di autoritratti in posa da intellettuale.

Lo stile di Fusaro è fatto di slogan iper-semplificati, che normalmente traveste di un pesante e pedante armatura di paroloni che dovrebbero suonare “filosofici” (nel senso del manuale del liceo) e citazioni – anche qui quasi sempre le stesse – del tutto estrapolate dal contesto originale e piegate alla funzione di glosse autoritative a ciascun pensierino, come nel delirante ritratto che di Gramsci, dipingendolo come nazionalista, antiscientifico e sovranista, praticamente un fascistoide lepenista…

Il discorso di Fusaro non è diverso dal discorso dei complottisti da bar, degli scie-chimicisti di Facebook, dei Salvini, Grillo, Barnard, Paragone, Povia (un altro futuro e prestigioso ospite di terra dei Padri!) e tanti altri. Non ha più valore di questi ultimi, non fornisce più strumenti teorici e pratici a chi sta in basso per liberarsi dalla corruzione e dalle angherie di chi sta in alto, non offre nuovi argomenti a tutti coloro che vogliono opporsi a questa società inaccettabile, ma ne utilizza la spinta al rifiuto per deviare la rabbia e mistificarne gli obiettivi: invece dell’unione tra lavoratori italiani e immigrati contro l’affamatore comune promuove la divisione su basi etniche e l’alleanza dei primi con la propria borghesia nazionale, invece dell’autodeterminazione femminile e sessuale indica il ritorno (si fa per dire, dato che non è mai andato via) a un modello patriarcale e maschilista, invece dell’organizzazione della lotta di classe senza frontiere propugna il conflitto geopolitico tra sovranità nazionali e opposti imperialismi.

Insomma, un’utile idiota totalmente in linea con la cosiddetta “offerta culturale” di Terra dei Padri.

Diffidate dalle imitazioni tarocche e ascoltate veri pensatori marxisti e dissidenti:

«La borghesia aizza gli operai di una nazione contro gli operai di un’altra, cercando di dividerli. Gli operai coscienti, comprendendo l’inevitabilità e il carattere progressivo della distruzione di tutte le barriere nazionali operata dal capitalismo, cercano di aiutare […] a organizzare i loro compagni dei paesi arretrati» (Lenin, Il capitalismo e l’immigrazione operaia, 1913).

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