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La resistenza non è un reato! Lorenzo, Giorgio e Moustafà liberi subito!

Appena assunto, il neoassessore alla Sicurezza Urbana e alla Polizia Municipale di Bologna, tal Alberto Aitini, ha tenuto un discorso d’incoraggiamento alle truppe dando loro carta bianca contro l’antagonismo:

«Essere antifascisti oggi vuol dire rispettare le leggi dello Stato e rispettare voi, cioè i lavoratori che le fanno rispettare. Chi non lo fa è un delinquente e come tale deve essere trattato».

È dalla manifestazione di Genova del 2001 che le forze dell’ordine hanno ricevuto garanzia di un’ampia impunità da parte del mondo della politica istituzionale.

Così, da oltre quindici anni abbiamo vissuto una fascistizzazione crescente delle istituzioni repressive che in Italia continuano a provocare un numero rilevante di morti e feriti solo per estro sadico e omicida: Bolzaneto, la Scuola Diaz, Carlo Giuliani, Marcello Lonzi, Federico Aldrovandi, Riccardo Rasman, Aldo Bianzino, Giuseppe Turrisi, Stefano Brunetti, Niki Aprile Gatti, Manuel Eliantonio, Giuseppe Uva, Stefano Frapporti, Francesco Mastrogiovanni, Simone La Penna, Bledar Vukaj, Stefano Cucchi…

Di pari passo, durante le manifestazioni le forze dell’ordine hanno preso l’abitudine di caricare e manganellare a freddo, senza ragione, con accanimento, in dieci contro una persona a terra, per intimidire e dissuadere legittime proteste o iniziative. Ora a Modena – ed è una delle prime volte – un poliziotto è sotto processo per aver disfatto la faccia di una ragazza quindicenne a manganellate. Un caso fra mille.

Non bastano a cancellare anni di soprusi e di violenze qualche fake news come quella degli ordigni pieni di chiodi e bulloni usati a Torino contro le cariche di polizia. Una cosa stupida e autolesionista che avrebbe ferito anche i manifestanti dato che la traiettoria esplosiva di chiodi e bulloni non va certo in una sola direzione…

Invece, è un fatto facilmente dimostrabile che in Italia le forze dell’ordine siano ampiamente infiltrate da neofascisti, razzisti, bulli e picchiatori. Basti dire che nel 2014 una riunione sindacale delle forze dell’ordine ha applaudito in piedi per cinque minuti i poliziotti che, dieci anni prima, avevano assassinato a calci il diciottenne Federico Aldrovandi…

È un fatto facilmente dimostrabile che in Italia il reato di «resistenza» sia usato, da decenni, per mascherare violenze unilaterali delle forze dell’ordine. E ciò perché l’Italia non ha mai voluto riconoscere il «diritto di resistenza» sancito in gran parte d’Europa e già nella «Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino» del 1789, ma cassato nel 1947 durante la revisione della Costituzione.

Se i partigiani avessero «rispettato le leggi dello Stato», Aitini sarebbe oggi il segretario del Podestà di Bologna…

La resistenza non è un reato! Lorenzo, Giorgio e Moustafà liberi subito!

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