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Riscrivere la realtà è un’operazione necessaria a ogni regime autoritario

A Mantova un neofascista ex militante di Ordine Nuovo pare abbia ucciso un suo vecchio camerata con un colpo di pistola per motivi abbastanza poco chiari. Ma il «Corriere» ci scrive sopra un romanzetto eroico degno di miglior causa, parlando di indefiniti «segreti» senza mai usare parole come «stragi» o «strategia della tensione»…

«Entrambi, quella mattina del 17 gennaio, alle 9.30, erano armati. Tallarico d’un coltello a serramanico e Muratori di una pistola automatica. Quasi fossero pronti all’ineluttabile duello. Uomini senza paura. Quella lama era rimasta vicina al cadavere mentre la pistola, che aveva esploso tre colpi, non è stata trovata. Difficile sia stata buttata in acqua. Muratori è tipo svelto, analitico, lucido; non uno che si fa fregare facilmente».

Oggi, l’eufemismo verbale è diventato lo sport più praticato da giornalisti e politicanti. Quasi 1.000 persone l’anno muoiono per incidenti sul lavoro dovuti in gran parte all’inosservanza delle regole sulla sicurezza, ma ogni volta, per loro, è una «tragica fatalità», una «imprevedibile disgrazia», mentre la parola «sicurezza» viene brandita dai media come una clava contro i poveri, gli emarginati, i senza tetto, i profughi e i migranti…

A Cologno Monzese, comune a guida leghista con un consigliere di CasaPound, il 20 e 21 aprile verrà riprodotto un campo militare nazista per rievocare i giorni dell’occupazione tedesca. A promuovere l’iniziativa, intitolata «La vita di campo di un reparto di fanteria tedesco nelle settimane precedenti la Liberazione», è il gruppo 36 Füsilier Kompanie, un’associazione militare commemorativa che sfoggia apertamente insegne naziste. Ma per il sindaco festeggiare la Liberazione in divisa nazista è solo una «ricostruzione storica»…

Analogo è il caso della nave di Proactiva accusata di «associazione a delinquere» e «favoreggiamento dell’immigrazione clandestina» per aver salvato delle persone in mare e non averle consegnate alla guardia costiera libica. Anziché «respingimenti in mare» – che sono formalmente proibiti dalla legge – basta dire «salvataggio da parte della guardia costiera libica» e l’orrore diventa accettabile e umanitario…

Lo stesso può dirsi per la recente strage di manifestanti palestinesi. Il tiro al bersaglio dall’alto con fucili di precisione su persone disarmate diventa per i giornali italiani «violenti scontri», «violentissima battaglia»…

Persino sulla morte recente di un presentatore televisivo, i media hanno scritto fiumi di inchiostro sul suo «sorriso» senza riuscire a pronunciare la locuzione «cancro al cervello», ma solo «ischemia cerebrale»…

Qualsiasi reticenza, eufemismo, manipolazione, viltà e menzogna per far sembrare che siamo a posto, che tutto va bene e che questo è il migliore dei mondi possibili. Perché distruggere i significati è un’operazione necessaria a ogni regime autoritario. Altrimenti le persone potrebbero anche parlarsi e capirsi.

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