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Il pesce razzista puzza dalla testa

Un mese fa tutti i media gridavano al pericolo emulazione: «non è razzismo, il vero problema è l’emulazione». Ma non c’è futile notiziola o insignificante battuta da bar che non venga subito illuminata dai riflettori. Ed è esattamente ciò che potrebbe produrre emulazione.

La consigliera della Lega genovese Monica Viani digita su Whatsapp «Li odio tutti, sono delle bestie (senza offese per gli animali che sono molto più civili e puliti). Poi dicono che sono razzista… però datemi un fucile e mi calmo». E la cosa diventa una notizia.

Una dottoressa dell’ospedale di Spoleto pare abbia scritto su Facebook «I negracci con le Nike andrebbero annegati al largo». E la cosa diventa una notizia. E così via.

Ma il nodo è un altro. Negli ultimi vent’anni gran parte della politica istituzionale ha cercato di ricostituire e fomentare le idee razziste nella società. Ci sono giornali, tivù, affari, stanziamenti orientati in tal senso, e ciò che accade adesso è l’esito di anni e anni di istigazione all’odio da parte di integralisti cattolici, conservatori, leghisti, sovranisti, fasciodem e neofascisti.

Da anni, in nome di una presunta «libertà d’espressione», le Questure autorizzano, presidiano, difendono tutte le manifestazioni che incitano alla violenza razzista e anche quando sono palesemente diffamatorie.

Da anni i media di regime conducono una campagna sistematica di spoliticizzazione degli atti di squadrismo e razzismo ridotti a «bravate» o a «risse».

Non è questione di emulazione, ma di razzismo promosso e organizzato dall’alto, e oggi diffuso a tutti i livelli della società. Tanto nella versione cattivista della Lega, quanto nella versione buonista del centrosinistra securitario e pietista. Il pesce puzza sempre dalla testa.

Adesso la Festa dell’Unità di Bologna ha dedicato la sala centrale dei dibattiti alle «Vittime del Mediterraneo» proprio mentre si progettano nuovi «centri di rimpatrio» in regione e a Bologna, e l’assessore alla sicurezza Alberto Aitini ha l’impudenza di farsi chiamare il Minniti di Bologna

Sarebbe stato meno ipocrita se in quella sala avessero scritto «Vittime della legge Turco-Napolitano», oppure «Vittime della legge Minniti-Oralndo»…

Contro il razzismo, con ogni mezzo necessario!

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