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Il dottor Torquato Tasso e la «religio mortis» di Fratelli d’Italia

Nel nazionalismo nostrano vi è una bizzarra contraddizione di fondo. Quanto più l’estrema destra si dichiara patriottica identitaria e italianissima, tanto più mostra di non conoscere quasi nulla delle glorie autentiche del nostro passato e di sapere solo scrivere la parola “Tradizione” con la ti maiuscola, senza aver la minima idea delle tradizioni vive e molteplici del paese in cui abitano.

Anzi, a volte certi esponenti dell’estrema destra conoscono poco anche la lingua italiana, tanto che, se chiedessero la cittadinanza, alcuni di loro non passerebbero il livello B1 richiesto dal Decreto Salvini.

«La cultura è una cosa seria, serissima», scriveva qualche giorno fa sulla sua pagina Facebook l’esponente ferrarese di Fratelli d’Italia Alessandro Balboni, lamentando i pochi onori riservati dal Comune di Ferrara alla tomba del grande Torquato Tasso sepolto, a suo dire, nel cimitero cittadino istituito però solo nel 1813…

Poco tempo prima, lo stesso Balboni aveva ritrovato un’altra tomba malamente negletta dal Comune di Ferrara, quella di Italo Balbo.

In entrambi i casi si tratta ovviamente di omonimi. Sarebbe bastato entrare in una biblioteca e consultare una banale enciclopedia per stabilirlo. Resta però la propensione di Fratelli d’Italia per le tombe immaginarie e per ciò che Furio Jesi chiamava la «religio mortis» della peggior cultura di destra.

Eia eia alla larga!

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