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[BO] L’inganno rossobruno, ovvero la «Cina popolare» di BelzeBò

Secondo la tradizione cabalistica Belzebù è un diavolo che comanda gli spiriti della menzogna. E non sorprende affatto che un gruppo di rossobruni bolognesi si sia ispirato a quel nome chiamandosi BelzeBò.

Tempo fa, BelzeBò ha organizzato alla Sala del Baraccano una serata per denigrare e diffamare le ONG, definite «Organizzazioni Non Grate» perché salvano vite umane del colore sbagliato

In seguito, BelzeBò ha pubblicizzato la presentazione del libro L’inganno antirazzista in difesa della «razza bianca caucasica», presentazione che è stata subito cancellata non appena si è chiarito di che cosa trattava quel testo…

Subito dopo BelzeBò ha organizzato un dibattito sulla «sovranità» con Ugo Boghetta, Stefano d’Andrea, Thomas Fazi e Alessandro Somma in quanto «l’importanza della lotta per la sovranità in tutti i campi della vita sociale può fornire la base filosofica per criticare le ideologie postmoderne, nonché per indicare alcuni sentieri metapolitici e (geo)politici imprescindibili per ridefinire lo Stato…».

Insomma, nonostante il travestimento era davvero facile riconoscerli per quello che sono. Così adesso cercano di darsi una riverniciata di rosso con un’iniziativa sulla «Cina popolare», ma non quella di Mao, quella di oggi…

Mercoledì 22 maggio presso la Libreria IBIS hanno infatti organizzato una conferenza su «La nuova Via della Seta» con grandi elogi della «Cina popolare»… di Xi Jinping…

Ma è un fatto che la Cina si è lasciata alle spalle da un pezzo la «rivoluzione culturale» e da molti anni si è messa sulla strada di una restaurazione autoritaria nel segno del neoliberismo capitalista.

Oggi la Cina non solo non rappresenta un’alternativa reale alla restaurazione neoliberista, ma ne è parte attiva e integrante con il suo sistema sociale fatto di sfruttamento, devastazione ambientale, diseguaglianze e sogni autoritari e imperialisti.

Ed è in fondo proprio questo che interessa ai rossobruni, ai sovranisti e ai presunti «identitari» di ogni risma e colore. Rivendicare l’autoritarismo sostituendo alle statue troppo riconoscibili di vecchi dittatori quelle di Putin, Assad o Xi Jinping presi come Fulgidi Esempi di Virtù, Ordine, Stirpe e Tradizione…

Eia eia alla larga!

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2 Responses

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  1. mirko says

    Un po’ di ridistribuzione del reddito per far crescere il mercato interno vi fa andare in estasi sovranista e identitaria? Vorreste anche voi lo stipendio da Putin o Xi Jinping come Stache e Farage che qualche soldo l’hanno messo da parte? Per questo difendete la “razza bianca caucasica” dalla “sostituzione etnica” e “estinzione”? sennò chi vi pagherà?

  2. giovanni says

    a Cina si è lasciata alle spalle da un pezzo la «rivoluzione culturale» e da molti anni si “è messa sulla strada di una restaurazione autoritaria nel segno del neoliberismo capitalista.”
    Una restaurazione neoliberista in cui gli operai hanno aumenti di paga a due cifre percentuali da vent’anni in qua.
    Siete semplicemente incapaci di intendere, figuriamoci agie (o anche solo pensare) da antifascisti.

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