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Contro il razzismo di Stato. Prosegue la campagna per Joy ed Hellen


A Napoli un cittadino ucraino ha fatto arrestare due vigili urbani. I due vigili gli hanno chiesto la patente, e lui ha mostrato la sua patente ucraina. Ma non andava bene. Allora gli hanno chiesto 100 euro. Due banconote da 50, una a testa. L’ucraino si allontana per andare a prendere i soldi ma invece va a denunciarli. Ed è così che C. R., 53 anni, e F. S. , 57 anni, ieri sono finiti in carcere.

È sotto gli occhi di tutt* che oggi le nuove leggi razziste dello Stato italiano espongono donne e uomini migranti a continui soprusi, taglieggiamenti legali e illegali, violenze di ogni genere, sfruttamento e morte.

E non c’è violenza più grande che quella di un’esistenza revocabile perché non hai le carte in regola o la tua vita non risulta più conforme alla legge. È ciò che fa lo Stato italiano: respingimenti, rastrellamenti, deportazioni, espulsioni, incitamento all’odio razziale…

Qualche giorno fa a Bologna la Digos e la polizia hanno attuato gravi intimidazioni agli insegnanti e agli studenti della Scuola di italiano per migranti.

Un operatore di Medici senza frontiere ha raccontato un incontro nel lager etnico della civile Bologna: «Durante la visita ho incontrato un uomo pakistano di 38 anni. Era nel CIE da circa un mese. Viveva in Italia da 10 anni e conservava gelosamente con sé il contratto da operaio a tempo indeterminato siglato con un’azienda del nord e i modelli CUD per pagare le tasse degli ultimi 6 anni. Lo scorso anno l’azienda era fallita, lui aveva perso il lavoro e non aveva così potuto rinnovare il permesso di soggiorno. Si trovava alla fermata dell’autobus quando è stato fermato dalla polizia per un controllo. Temeva di essere rimpatriato e di non rivedere più la sua famiglia in Italia». Sulle condizioni di vita nel lager di via Mattei (dove ai migranti imprigionati ora vengono sottratti l’orologio e il cellulare appena arrivati nel centro) vedi anche Zic.it.

A Milano, venerdì 15 gennaio moriva nel carcere di San Vittore Mohammed El Abouby. Mohammed, come si legge su Macerie, aveva partecipato alla rivolta nel CIE di via Corelli lo scorso agosto e in sede processuale aveva accusato l’ispettore-capo Vittorio Addesso per i suoi abusi quotidiani nel lager milanese, sostenendo anche Joy ed Hellen nella denuncia del tentato stupro, «dimostrando tutto il valore concreto della solidarietà attiva, e pagandone infine il prezzo con la propria vita», come ricorda il Comitato antirazzista milanese in un suo comunicato.

Ora, anche la situazione di Joy si sta facendo sempre più preoccupante come potete leggere qui. Per questo è importante la mobilitazione del 12 febbraio a Como: ore 6.30 di mattina davanti alla stazione di Albate Camerlata Fs e dalle ore 7 in poi davanti al carcere di Como in via Bassone 11 per aspettare Joy!

Intanto, martedì 9 febbraio ore 21 al c.s. TPO di Bologna ci sarà un incontro pubblico RESPINGIAMO IL RAZZISMO! con la proiezione di In Between. Nove Sguardi sulla scena europea.

E anche questa è una bella iniziativa: Una colonna sonora per il Primo Marzo “24h senza di noi”.

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